Libro

IL CAPO NON E' UN SANTO
di Luigi Irdi

Luigi Irdi, autore di Il capo non è un santo (Fazi Editore, 269 pp., € 17,50) cuce una spassosa e amara parodia dell’Italia che al suo capo somiglia fin troppo. Un paese immaginario e annichilito dalla febbre da reality. La lettura è a chiave, ma trasparente. Siamo in una nazione che si chiama Patonzia, un paese da Nord a Sud tutto allineato con l’operato del governo, e governato da un Capo senza nome (ce n’è bisogno?) onnipotente padrone della Tv Spaziale. L’evento dell’anno è la finale del programma Tv “La Grande Padella”, spartiacque nella storia della Televisione Spaziale. Mai prima era stata raggiunta l’equazione “massimo risultato minimo sforzo” nella realizzazione di un programma televisivo. I 500 concorrenti, metà uomini e metà donne entrano in una padella con indosso solo il perizoma dello sponsor in un tripudio di orchestre, e telecamere (vi ricorda qualcosa?). Pioggia di farina, acqua e pangrattato offerti dagli sponsor sulle coppie di concorrenti che per tre mesi si contendono il titolo. Il regolamento è rigidissimo, gli accoppiamenti possono avvenire solo sotto la superficie della pastella e senza che si intuiscano movimenti o bolle d’aria. Per gli amplessi regolari punteggio 10. Protagonista di Il capo non è un santo è un giornalista, Piero Damezzo, cronista di nera senza contratto per il giornale baluardo della stampa libera di Patonzia City L’Idea. Anche l’autore è un giornalista ed è stato per molti anni in forza al Corriere della Sera e all’Europeo. Il mondo dei giornali lo conosce dall’interno e ne traccia una satira feroce. Ma la situazione a Patonzia per l’informazione è molto peggiorata: iva al 60 per cento sui prodotti tipografici, la fornitura di corrente elettrica e il combustibile per il riscaldamento degli uffici calcolata al minimo per consentire la stampa dei giornali. Nella morsa del freddo i giornalisti fanno la fila al bar per riempire le borracce di punch bollente al mandarino e pestano con i guantoni da sci sui tasti del computer. Le redazioni tutte trasferite in un vecchio stadio di calcio alla periferia di Patonzia City. La stampa è in trappola. Ma Piero Damezzo ha un’idea per la testa. La struttura di Il capo non è un santo è quella di un romanzo di fantascienza, la trama quella di un giallo. L’idea lancia un concorso, “Indovina di chi è”, vince chi indovina il proprietario di un sedere zoomato in una foto in prima pagina. Damezzo è l’autore dello scatto rubato e l’eroe che si prende in carico la soluzione del giallo. Incontra una giovane giornalista, Sara, e la coinvolge nel lavoro, anche se sarà lei a coinvolgerlo nella vita. Sono diversi, lei per le indagini propone di cercare su Google e lui, chandlerianamente risponde: «No, andiamo fuori di qui». Ma anche il Capo nel frattempo si innamora di Clelia, una commessa dell’ OverCoop di Patonzia City, e questo cambia tutto. Riconoscere attraverso i nomi da Cartoonia, personaggi della cronaca politica fa sorridere e insieme angoscia. Inutile rivelare la trama. Quello che conta è l’immagine in filigrana che grazie allo humor e all’abilità dell’autore si riesce a decodificare. Il moltiplicatore dell’umorismo è liberatorio, ma il riso scricchiola di fronte alla trasparenza della metafora. L’universo enfatico, surreale ma profondamente concentrazionario in cui vive il protagonista è quello che riconosciamo. I nomi sono esilaranti: una città Clitoria, l’organo di Governo la Camera de’ Noantri, la moneta il fiorino. C’è poco da ridere. «Trova uno in grado di vendere un buon aspirapolvere e il Paese sarà tuo», scrive Irdi in rete. E fa male sentirglielo dire. Il capo non è un santo guarda a Blade Runner e a Orwell. La copertina non è di Karel Thole, l’illustratore di Urania, ma una vignetta graffiante e rivelatrice di Vauro. Per chi non avesse capito, il Capo è proprio lui. La satira deve molto a Berlusconi. Sembra chiamarla, calamitarla, esigerla. Se non ci fosse già stato forse qualche satirico l’avrebbe inventato. Forse è andata proprio così.

CINZIA LEONE (il Riformista)

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IL CAPO NON È UN SANTO

di Luigi Irdi

Editore Fazi (euro 17,50)