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LUDOVICO FULCI

  • L'EUROPA DEGLI ITALIANI

    data: 06/11/2018 12.40

    L'Europa è una realtà, che è nei fatti. Questi fatti sono la progressiva riduzione delle distanze geografiche, che le vie e gli strumenti di comunicazione hanno ridotto fin quasi ad annullarne gli effetti. In poche ore raggiungiamo città un tempo così lontane da essere luoghi di fiaba, inoltre sappiamo quel che succede a Parigi o a Norimberga qualche minuto dopo che il fatto è accaduto. Tutto questo crea obiettivi comuni che tutti i paesi europei devono darsi se vogliono veramente affrontare e risolvere i problemi dell'economia, dell'ambiente, della difesa militare, della tutela della salute. Sono problemi ormai indifferibili e che nessuno stato appartenente all'area europea può pensare d'affrontare indipendentemente dagli altri.
    Quelle indicate, alle quali potrebbero aggiungersene altre di minore importanza, sono solo le principali questioni che attualmente si pongono nei consessi internazionali del Vecchio Continente. Sono in fondo le ragioni per cui pubblicazioni ormai storiche come “Le monde diplomatique”, “Internazionale” e “Limes” sono riuscite a conquistare un notevole numero di lettori che se non sono qualificati, tengono a qualificarsi.
    D'altro canto che senso ha stare in Europa senza portare nella nuova casa comune il meglio di quel che si possiede delle proprie risorse morali e intellettuali?
    Non ci si può lasciar condurre con pigra rassegnazione dagli altri in un momento in cui si deve essere al contrario attori responsabili e coscienti di un'operazione volta al miglioramento delle condizioni di vita sia nostre, sia delle generazioni future. Ed è questo un compito che spetta a tutti i governi degli stati europei, essendo ciascuno di essi ricco, oltre che di risorse economiche, anche di memoria storica, di talenti, di rinomanze giustamente guadagnate nel tempo.
    La lotta paziente e costruttiva dev'essere contro ogni tentazione egemonica. L'Europa è uno dei più ricchi angoli del mondo, composto da paesi che sono fra i più ricchi della Terra. Un'egemonia di qualunque natura che volesse trasformarsi in egemonia politica sarebbe la fine dell'Europa e un ridursi delle grandi potenzialità che ha uno spazio geopolitico contenuto in un'area non tanto vasta ma di un'impressionante varietà dal punto di vista culturale.
    Che cosa sono io in condizione di fare? Questa è la domanda che dovrebbe porsi ogni stato della comunità europea mettendo ciascuno a disposizione il proprio talento. Se però non ci si fa avanti nessuno si ricorda di noi, né possiamo noi da soli mettere a fuoco le nostre reali capacità. Son cose queste che emergono da un confronto che fin qui nessuna intelligenza politica ha avuto la lungimiranza di promuovere.
    Ci sono gare sportive e festival internazionali soprattutto di cinema ma tutto questo è troppo poco perché le varie nazioni siano a turno poste nella condizione di mostrare la propria creatività.
    Un fatto obiettivo è che l'Italia possieda il più ricco patrimonio artistico esistente al mondo. Un patrimonio che è sempre meno sfruttato, se è vero che il turismo nel nostro paese ha conosciuto delle flessioni non allarmanti ma preoccupanti, costituendo il turismo la voce fondamentale della nostra economia.
    Diventando l'Italia Europa i suoi confini si ampliano. Come da più punti di vista Firenze ha guadagnato qualcosa trasformandosi, dopo l'Unità, da capitale di un granducato in città d'arte italiana, la stessa cosa può accadere quando importanti centri culturali (come Bologna o Napoli), religiosi (come Assisi), artistici (come Pompei o Venezia), industriali (come Milano) si relazionano all'Europa intera. Va da sé peraltro che sono i fiorentini i bolognesi i napoletani gli assisiani, i veneziani a doversi muovere per primi senza limitarsi a creare gemellaggi internazionali che restino lettera morta. 
    Tra italiani ce lo possiamo dire: bisogna evitare che si compiano con l'Unità d'Europa gli stessi errori che a suo tempo si fecero con l'Unità d'Italia. Due processi politici inevitabili, per cui se allora il Sud pagò suo malgrado fu anche perché si aggregò con un ritardo di dieci anni a un corpo politico e amministrativo preesistente che celebrò la Spedizione dei Mille come sottile operazione politico-militare e non come conquista della libertà da parte delle popolazioni meridionali, dandosi a queste il benvenuto nel Regno d'Italia. E' il guaio di lasciarsi liberare dagli altri, invece che da sé. Perché altrimenti il piano Marshall, con tutti gli equivoci che comportò? Il Liberatore, che si tratti del Piemonte sabaudo o degli Stati Uniti d'America, reclamerà sempre il conto. Fortunatamente, per quanto riguarda l'Europa, l'Italia è tra le Nazioni che per prime pensarono a un'Europa Unita. Questo però non basta a farci stare tranquilli. E allora che fare?
    Tenere le ricchezze tra la spazzatura è vizio di chi ha ricchezze in esubero. Un incidente che può capitare a un grande gioielliere, come perdere un pietra preziosa, finita chissà dove, è un incidente che difficilmente accadrebbe nella casa di un impiegato pubblico. Se si riportassero alla luce tutti i tesori d'arte presenti nel paese, molti dei quali nascosti, dimenticati, dispersi, rubati, gli italiani aprirebbero gli occhi su una realtà: l'impossibilità di gestire un patrimonio tanto ingente. Tanto vale allora investire su una parte di esso mettendolo a disposizione dell' UE, e in cambio ottenere un abbattimento del debito pubblico nazionale. Sarebbe già un ottimo risultato se, per tale via, riuscissimo a cancellare gli interessi che, accumulandosi nel tempo, impediscono di fatto la riduzione del debito stesso.
    L'idea sarebbe allora questa o qualcosa che a questa somiglia. Il turista che viene in Europa dagli USA, dall'Australia, dall'Asia e vuole entrare a contatto con la civiltà europea,  potrebbe iniziare il suo giro turistico o dal presente e andare a ritroso nel passato, o nel passato e andare avanti fino al presente, notando come la nostra cultura sia una cultura dell'accumulo delle memorie storiche, aspetto che la caratterizza. Si tratterebbe dunque di fissare due mete fondamentali dove collocare due grandi poli museali, l'uno d'arte e civiltà preistorica e antica, l'altro d'arte e civiltà contemporanea. La Banca Centrale Europea, chiamata a realizzare il progetto, a gestire l'operazione, acquisirebbe i tesori d'arte e al progetto potrebbero concorrere tutti i paesi europei, ciascuno mettendo a disposizione le opere d'arte e di civiltà che vorrà cedere. Spagna, Portogallo, Grecia aderirebbero sicuramente a un progetto di questo tipo e l'Italia si prenderebbe il merito morale d'aver compiuto il primo passo in tale direzione. Un passo significativo anche perché è tale la qualità e la quantità del nostro patrimonio artistico-culturale da non avere competitori nel campo.