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MARIA ROSARIA GRIFONE

  • LA MUSICA NATA NEI LAGER

    data: 23/01/2019 21.32

    I lager si portarono via la libertà, la dignità umana, la quotidianità dei musicisti ebrei, ma non la loro musica che nei campi di concentramento ha avuto un ruolo importantissimo, rappresentando una via di fuga temporanea dagli orrori e dall’incubo della realtà che li circondava. Sembra incredibile, ma anche nei campi di prigionia e di sterminio, di lavori forzati, di internamento e di transito - in cui venivano negati tutti i diritti umani - sono nate migliaia di composizioni.

    La musica concentrazionaria spazia tra i più diversi generi: musica colta, cabaret, jazz, canto religioso, popolare e tradizionale, musica di camerata, leggera, d’intrattenimento e per varietà, operine e musica per ragazzi sino a opere frammentate o ricostruite dopo la guerra. E’ stata prodotta dal 1933 (anno di apertura dei Campi di Dachau e Börgermoor) fino al 1945 da musicisti imprigionati, provenienti da qualsiasi contesto nazionale, sociale e religioso. 

    Ogni Campo ha avuto la sua genesi ed è stato soggetto a fenomeni di deportazione differenti l’uno dall’altro. Non solo, ma la produzione musicale di ogni singolo Campo è spia dell’estrazione sociale dei deportati, della loro capacità creative in quel determinato luogo nonché della possibilità di accedere o meno a strumenti musicali e di eseguire le proprie opere. La musica è stata scritta anche da ufficiali tedeschi o soldati italiani nei Campi degli Alleati e non solo da ebrei o cristiani o comunisti deportati nei Campi del Terzo Reich. La creatività musicale ha accomunato dunque uomini che si trovavano su fronti diversi.
    La produzione musicale creata in cattività o in condizioni minime ed estreme di privazione dei diritti fondamentali dell’essere umano è stata ritrovata e studiata, grazie soprattutto al lavoro del Maestro Francesco Lotoro che ha fondato nel 2014 l’Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria. Prima di lui, ci sono stati però altri studiosi della musica concentrazionaria: il musicista e partigiano Schmerke Kaczerginski, il professor Guido Fackler dell’Università di Würzburg, Johanna Spector, Ulrike Migdal, David Bloch, Elena Makarova, Gabriele Mittag, Gabriele Knapp, Joza Karas, Bret Werb, Robert Kolben, Milan Kuna, Blanka Cervinkova e altri. Il titolo di pioniere della musica dei campi di concentramento spetta sicuramente al musicista e cantante di Cracovia Aleksander Kulisiewicz, morto nella sua città natale nel 1982. Durante la sua prigionia a Sachsenhausen i tedeschi compirono su di lui esperimenti medici per il vaiolo sino a fargli perdere la voce. Dopo la guerra, dedicò la sua vita a raccogliere il materiale musicale e poetico scritto dai deportati nei Campi del Terzo Reich. Voleva pubblicarne un’antologia ma il volume non vide mai la luce.
    La musica concentrazionaria è da considerarsi autentico Patrimonio dell’Umanità che va preservato per le future generazioni come una delle più importanti eredità della storia ricevute dalla terribile vicenda delle deportazioni. La musica scritta nei Campi aperti dal Terzo Reich veniva scritta per gli intrattenimenti dei sottufficiali tedeschi, ma non si trattava di un fatto sporadico, si formavano vere e proprie orchestre, come nel reparto femminile di Birkenau oppure ad Auschwitz o a Mauthausen.
    Nei lager tedeschi, nei gulag russi, nei campi giapponesi e africani, furono moltissime le donne che composero musica, a volte con il consenso dei loro aguzzini, a volte segretamente, creando pagine di grande bellezza e valore che invitano a riflettere su un lato ancora poco conosciuto della composizione musicale, quello femminile. La produzione musicale femminile costituisce una grande lacuna nella storia artistica dell'umanità. Se pochissime donne sono riuscite in passato a sfidare le convenzioni e a imporsi come pittrici, scrittrici, scultrici, le compositrici sono praticamente inesistenti nella storia della musica. Per questo è particolarmente importante recuperare le opere di compositrici cancellate dalla storiografia ufficiale.
    "La musica scritta in lager e gulag è positiva perché esalta la vita, annichilisce persino le ideologie totalitarie e rende uno dei più grandi omaggi all'ingegno umano – ha dichiarato il Maestro Lotoro, che ha fatto rivivere a Roma il 16 gennaio scorso in un concerto alcune delle partiture create dalle compositrici in cattività -. Le donne musiciste, persino di fronte all'ineluttabile, crearono poesia e musica su patria perduta, figli e mariti lontani, resistenza al nemico senza mai rinunciare a gusto, fantasia e senso dell'umorismo; nella loro musica il dolore si fa colore”.
     

  • CHI LEGGE, COSA, QUANDO

    data: 04/01/2019 15.57

    Netto segnale di ripresa del settore editoriale: è quanto emerge dal report dell'Istat “Produzione e lettura di libri in Italia”, presentato a fine 2018 e relativo ai dati dell'anno precedente. I titoli pubblicati sono aumentati del 9,3% e le copie stampate sono cresciute del 14,5%, con un'inversione del trend decrescente che ne aveva caratterizzato l'andamento dal 2014. Andando ad esaminare i dati nello specifico, si nota però che la ripresa ha interessato soprattutto i grandi marchi mentre i piccoli e medi editori hanno registrato delle flessioni. Negli ultimi vent'anni la produzione libraria è stata caratterizzata da un andamento contraddittorio se si considera la quantità di titoli pubblicati e il numero di copie stampate: dal 1997 al 2017, infatti, i primi sono aumentati del 35% mentre la tiratura si è ridotta di quasi la metà.

    Lo studio evidenzia che la maggioranza dei lettori si trova al Nord e tra i ragazzi. La quota più alta di chi legge un libro si ritrova tra i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Il 12,7% è un lettore “forte”, ossia legge almeno un libro al mese. Tra i lettori “forti” anche le persone dai 55 anni in su, che mostrano le percentuali maggiori: 16,5% tra i 55 e i 64 anni e 17,4% tra gli over 65. La popolazione femminile mostra una maggiore inclinazione alla lettura già a partire dai sei anni: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 34,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. L’abitudine alla lettura si acquisisce in famiglia. Tra i ragazzi di 11-14 anni legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. Proprio il settore dell'editoria dedicata ai ragazzi è in forte crescita nel 2017, con un aumento del 29,2% delle opere e del 31,2% delle tirature. Ad incrementare maggiormente la produzione per questa fascia di lettori è l'editoria educativo-scolastica, con un raddoppio dei titoli e delle copie stampate.

    Il report registra 1.459 editori attivi nel 2017. Di questi, l'85% non pubblica più di cinquanta titoli all'anno. In particolare, il 54% sono piccoli editori che non superano le dieci opere annue mentre il 31% sono medi editori che producono un numero di libri compreso tra undici e cinquanta. Il rimanente 15% è costituito dai grandi editori che pubblicano oltre l'80% dei titoli sul mercato e circa il 90% delle opere stampate.

    Il settore editoriale italiano appare fortemente polarizzato dal punto di vista geografico. Al Nord si concentra oltre la metà degli editori attivi. La sola città di Milano ospita più di un quarto dei grandi marchi.
    Le opere originali pubblicate in prima edizione costituiscono ben il 61% delle proposte editoriali del 2017, segno che il mercato punta più sulla novità che sulla longevità dell'offerta. Le ristampe rappresentano solo un terzo del totale e i titoli in edizioni successive sono appena il 5,3%.
    Lo studio dell'Istat evidenzia che oltre il 79% delle proposte editoriali del 2017 rientra nella categoria “varia adulti”, anche se proprio per queste opere si è registrata la riduzione del 5,3% delle opere stampate rispetto all'anno precedente, a fronte di una lievissima crescita, pari all'1%, del numero di titoli. Quanto ai contenuti, quasi il 29% dei libri pubblicati è un testo letterario moderno, un'ampia categoria che comprende romanzi, racconti, libri gialli e d'avventura, ma anche libri di poesia e testi teatrali.
    Altro aspetto interessante evidenziato dal report dell'Istat, è che i diritti di edizione di quasi il 16% delle opere librarie pubblicate in Italia sono stati acquistati all'estero: si tratta di oltre undicimila titoli stampati in circa quarantadue milioni di copie, oltre un quarto della produzione complessiva. La materia prevalente dei titoli orovenienti all'estero è la narrativa moderna. Oltre il 43% dei libri per ragazzi, inoltre, è tradotto da una lingua straniera che quasi in un quarto dei casi è l'inglese. Ancora marginale è invece la quota di mercato dei titoli italiani i cui diritti di edizione sono stati venduti all'estero: si tratta solo del 2% della produzione libraria italiana, che corrisponde a circa cinque milioni di copie stampate.
    La composizione percentuale dell'editoria specializzata evidenzia, inoltre, che per più del 70% dei casi si tratta di piccoli editori che mostrano una più elevata propensione alla specializzazione tematica delle loro proposte.
    Per quanto riguarda la distribuzione, dallo studio dell'Istat emerge che gli editori considerano le librerie indipendenti e gli store online i canali di distribuzione su cui puntare. Nel 2017, inoltre, sono stati proposti anche in formato e-book quasi ventisettemila titoli, pari al 38,3% delle opere a stampa pubblicate in Italia, confermando il trend in crescita negli ultimi anni. I titoli per i quali si rende disponibile l'edizione digitale sono soprattutto libri di avventura e gialli (83,2%). Oltre il 90% dei libri disponibili anche in formato digitale è stato pubblicato da grandi editori, i quali propongono una versione e-book per il 43,5% delle opere che pubblicano a stampa. Interessante notare che il 15% degli e-book proposti nel 2017 presenta contenuti o funzionalità aggiuntive rispetto alla versione a stampa della stessa opera, come ad esempio collegamenti ipertestuali e applicazioni audiovisive o multimediali. La lettura e il download di libri online e e-book sono attività diffuse soprattutto tra i giovani; in particolare, si dichiarano fruitori di questo tipo di prodotti e servizi più di un ragazzo su cinque di età compresa tra 15 e 24 anni.
    Sul fronte dei prezzi, nel 2107 si è registrata una lieve riduzione: in media il prezzo di copertina è sceso a 19,65 euro contro i 20,21 dell'anno precedente. Il calo maggiore riguarda i titoli pubblicati da piccoli editori. Come per gli anni precedenti, comunque, anche nel 2017 circa la metà della produzione libraria è costituita da opere con un prezzo di copertina non superiore ai quindici euro.
    Da sottolineare che le attività di produzione editoriale si sono arricchite nel tempo di nuovi contenuti e competenze. Nel 2017 l'attività più praticata è stata la partecipazione a saloni o festival letterari in Italia e all'estero che ha interessato oltre il 50% degli operatori attivi del settore. Un ulteriore 40% circa ha poi affiancato alla pubblicazione di libri quella di riviste o periodici.

  • LA CULTURA FA ECONOMIA

    data: 23/11/2018 22.11

    Gli eventi culturali e dello spettacolo stimolano l’economia e generano ricchezza nel territorio. E’ quanto emerge dalla ricerca Spazi culturali ed eventi di spettacolo: un importante impatto sull’economia del territorio, condotta dall’Università IULM per AGIS, l'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. L’indagine sottolinea in modo inequivocabile il valore della cultura e dello spettacolo italiano in termini di ricaduta economica sui territori: ogni euro speso nella gestione di una struttura cinematografica o teatrale genera infatti 1,7 euro di produzione di beni intermedi sul territorio e 2,4 euro di valore aggiunto.

    La cultura, dunque, può svolgere un ruolo strategico nello sviluppo del territorio. È facile collegare il concetto di sviluppo culturale di un territorio alle opere architettoniche, alle mostre e ai musei. In realtà le possibilità di dare un impulso importante all’economia di un Paese attraverso gli eventi culturali sono innumerevoli.

    Gli effetti economici e occupazionali generati nel contesto urbano dalla presenza di una sala cinematografica o di un teatro o dalla realizzazione di un evento culturale derivano sicuramente in primo luogo dagli investimenti e dalle spese attivati dai gestori e organizzatori, sia pubblici che privati, per la realizzazione della loro attività.

    Alle spese di gestione e organizzazione si affiancano poi le spese degli spettatori: il 68% degli intervistati dichiara che l’uscita per assistere ad uno spettacolo teatrale o cinematografico è in genere un’occasione per altre spese. Oltre al biglietto di ingresso, l’attività di cinema e teatro genera, infatti, una spesa media a spettatore di 53 euro, pari a cinque volte il prezzo d’ingresso in una sala cinematografica e a circa il doppio del prezzo di un ingresso al teatro.
    Il territorio, attraverso la cultura, diventa laboratorio di costruzione di benessere, luogo di accoglienza e di incontro, ponte comunicativo fra residenti e turisti. Nel caso dei festival e degli eventi di musica live, ad esempio, hanno particolare rilievo le spese effettuate dai turisti nella località dove si svolge la manifestazione, a partire dal soggiorno fino allo shopping e all'acquisto di prodotti locali. Anche i trasporti generano una spesa: il 73% degli spettatori, infatti, raggiunge il cinema o il teatro in auto.
    Tuttavia gli eventi culturali, sebbene strettamente connessi al territorio su cui risiedono e alle risorse distintive dell’area in una sorta di legame bi-direzionale, non contribuiscono solo al suo sviluppo in termini turistici, ma si configurano altresì come un forte incentivo all’intero sviluppo economico locale.
    Per quanto riguarda le preferenze del pubblico, dalla ricerca emerge che il cinema continua ad essere la più seguita tra le varie forme di spettacolo: nell’ultimo anno il 97% degli intervistati è andato almeno una volta in una sala cinematografica e il 94% si dichiara soddisfatto della qualità delle strutture. Tuttavia, la frequenza resta bassa: solo il 20% va al cinema due o più volte alla settimana. I festival hanno soprattutto un pubblico di affezionati: chi partecipa a questi eventi di solito lo fa più di una volta all’anno. Lo spettacolo è un’occasione di socialità: il 94% va al cinema con partner, amici o parenti.
    La maggioranza degli spettatori è compresa nella fascia di età 35-44 anni. Cinema e teatro sono, infatti, frequentati da chi ha già acquisito una certa capacità di spesa. I più giovani rappresentano meno dell’11% degli spettatori, mentre dopo i 45 anni la fruizione di spettacoli diminuisce progressivamente sia per maggiori impegni familiari e di lavoro, sia per la difficoltà di raggiungere le strutture quando non sono sotto casa.

  • COPYRIGHT, FERMI AL 2001

    data: 06/11/2018 12.58

    Un voto in bilico sino all'ultimo, quello con cui il 12 settembre scorso il Parlamento Europeo ha fissato il principio che anche nel mondo online le opere protette dal diritto d'autore e utilizzate a scopo commerciale si pagano e che le grandi piattaforme - non più gli utenti - sono responsabili per i contenuti che condividono.
    Le norme sul copyright nell’Unione Europea sono ferme al 2001. Erano state concepite diciassette anni fa per uno scenario completamente diverso in cui non esistevano quei colossi del web che oggi utilizzano i contenuti culturali e creativi per realizzare enormi ricavi. L’approvazione della proposta di Direttiva ha visto prevalere le ragioni degli editori e degli autori, che chiedono maggiori tutele per i prodotti condivisi online e per la cultura e l’identità europee, su quelle dei giganti del web e dei sostenitori della libertà totale della rete. Due i punti su cui si è sviluppato maggiormente il dibattito: l’articolo 11 che prevede che le piattaforme e gli aggregatori di notizie debbano pagare agli editori un compenso - erroneamente chiamato “link tax” - sugli snippets condivisi (titolo e breve estratto del testo), e l’articolo 13, che gli slogan antiriforma hanno ribattezzato “bavaglio al web”, che richiede alle piattaforme online di negoziare accordi di licenza equi con i titolari dei diritti d'autore.
    Perché la Direttiva europea sul copyright è così importante? Innanzitutto perché la mancata regolamentazione degli utilizzi dei contenuti creativi penalizzerebbe pesantemente chi li crea, che continuerebbe a trovarsi in una situazione di perenne debolezza nei confronti dei grandi gruppi tecnologici americani come Google e Facebook, e perché bloccherebbe la crescita nei settori creativi con la conseguente diminuzione di posti di lavoro qualificati, soprattutto tra le giovani generazioni.
    Nel confronto tra piattaforme digitali e autori di contenuti emerge infatti il tema del cosiddetto “value gap”, ossia del valore attualmente non riconosciuto ai titolari della proprietà intellettuale da parte degli intermediari tecnici. Questo è il vero problema che molti giganti della tecnologia vogliono nascondere. La mancanza di chiarezza legislativa ha avvantaggiato le piattaforme di internet gratuite. Servizi online simili non hanno gli stessi obblighi. Quello che è evidente, tuttavia, è che le piattaforme di streaming gratuito retribuiscono i propri creatori di contenuti dieci volte meno rispetto all’abbonamento pagato dai propri utenti.
    Ma qual è l’opinione dei cittadini su questi temi? L’indagine “Copyright & US Tech Giants”, condotta da Harris Interactive alla vigilia del voto dell’Europarlamento del 12 settembre scorso, ha evidenziato che l’89% degli italiani - dato maggiore rispetto alla media europea che non supera l’87% - è favorevole ad un giusto compenso per gli artisti e i creatori di contenuti per la distribuzione delle proprie realizzazioni sulle piattaforme internet come Facebook e YouTube. La ricerca inoltre ha esaminato l’opinione relativa all’articolo 11 della Direttiva, che prevede una forma di compenso a favore dei creatori dei contenuti protetti da copyright. In linea con la proposta della Direttiva, l’86% del campione italiano, percentuale maggiore di tutta Europa, ritiene che siano i giganti del web a dover remunerare gli editori quando riutilizzano i loro contenuti, come foto, articoli e video. E’ particolarmente rilevante che 4 italiani su 5 (il 78%, ancora una volta percentuale più alta rispetto agli altri Paesi europei), ritengono che le piattaforme internet abbiano più potere rispetto all’UE, tanto che il 62% degli italiani, in linea con la media europea, teme che i tech giants americani con la propria influenza compromettano il corretto funzionamento della democrazia in Europa. Infine, quasi 7 italiani su dieci (pari al 66%), in linea con la media europea, ritiene che i giganti del web non condividano in modo equo i ricavi generati dalle proprie piattaforme con i creatori di contenuti.
    La riforma, però, è ancora lontana dall'essere arrivata in porto. La proposta di Direttiva sul copyright sta seguendo l’iter di una procedura legislativa ordinaria, che consiste nell’adozione congiunta di un atto da parte di Parlamento e Consiglio su proposta della Commissione. Il Parlamento adotta una posizione sul testo della Commissione e la trasmette al Consiglio. Il Consiglio può approvare il testo dopo una serie di negoziati fra Parlamento, lo stesso Consiglio e la Commissione, all’interno del cosiddetto “trilogo”. Dopo l’accordo la proposta dovrebbe tornare nelle mani della Commissione parlamentare competente, in questo caso la Commissione giuridica, chiamata ad approvarla e rimandarla in aula per il voto della Plenaria. Se l’assemblea darà il suo placet, si arriva all’approvazione finale del Consiglio, con un voto a maggioranza. Tutto ciò dovrebbe accadere entro il prossimo mese di aprile, quando si terrà l’ultima Plenaria disponibile, prima della scadenza della legislatura.