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PASQUALE ROTUNNO

  • E IL PENSIERO CRITICO?

    data: 11/12/2018 11.18

    L’immensa mole di conoscenze offerta dai media digitali richiede competenza per accedervi, saperla selezionare, crearla, trasmetterla. Ciò impone fatica, studio per tutta la vita. Chi non vuole fare fatica o pensa non sia necessario, si autoesclude. Molto facilmente arriva a un punto in cui non riesce più a distinguere informazione da disinformazione, l’esperto dal ciarlatano. Non sa più scegliere le fonti conoscitive corrette, non sa dove esse siano, non sa recuperare la conoscenza che gli serve.
    In rete prevalgono gli aspetti deteriori del comportamento individuale e collettivo: oblio di sé, incostanza, fatuità, incapacità di raccoglimento e concentrazione. I deliri individuali e le fake news create da gruppi di potere raggiungono con un clic il mondo intero. La disintermediazione doveva smascherare il falso: hanno invece prevalso i fomentatori d’odio. La posta in gioco non è (solo) il vero in sé: è la crisi del legame sociale fondato sulla fiducia nell’altro. È urgente un’educazione non scettica al pensiero critico.
    Il filosofo della scienza Giovanni Boniolo nel saggio Conoscere per vivere (Meltemi) ricorda che “la verità non è auto-evidente”. Va diffusa la conoscenza di ciò che rende valido un argomento. Esporre buone ragioni significa ammettere l’esistenza di altre ragioni possibili, magari contrarie. Presentare un’argomentazione significa constatare una differenza di punti di vista. Ciò consente di riconoscere le differenze come un valore, non un pericolo. Se, con i filosofi John Dewey e Charles S. Peirce, intendiamo la democrazia quale “comunità di ricerca”, tutti siamo impegnati a rivedere le nostre idee di fronte a nuovi argomenti e fatti. C’è bisogno di cittadini capaci di ragionamento, di osservazione, di pensiero sistematico; in grado di agire in modo autonomo, senza lasciarsi influenzare passivamente dall’opinione della maggioranza e dalla propaganda. Ad essi non è richiesta l’onniscienza, ma di saper riconoscere gli pseudo-esperti e i demagoghi che infestano tv e web. Come nella scienza, così in democrazia a chi parla si chiede onestà intellettuale: esibire tutti i fatti rilevanti, ascoltare le critiche. Quest’ideale è lontano. Pur costantemente connessi ci si nasconde l’uno all’altro, si elude la conversazione, quella autentica in cui ci concediamo di essere completamente presenti e vulnerabili con le nostre idee. Dalla Grecia antica il poeta Mimnermo ci interpella ancora: “La verità sia con te e con me,/ di tutte le cose è la più giusta”.