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LEONARDO COEN

  • LA REPUBBLICA E LA LEGA
    DA PASSALACQUA A LERNER

    data: 29/05/2019 18.15

    Il supponente Gad Lerner si domanda, a proposito della fulminea metamorfosi realizzata in un anno della Lega guidata dal ducetto del rosarietto, “alzi la mano chi li aveva presi sul serio trent’anni fa”. Stupisce che lo chieda dalla prima pagina di Repubblica, perché il quotidiano di Scalfari è stato il primo grande giornale a seguire, con la dovuta attenzione, il movimento fondato da Umberto Bossi ed, in particolare, Guido Passalacqua - purtroppo non più con noi - che già da allora aveva messo in guardia i superficiali analisti (i soliti che i giornali elevano ad esperti) dal sottovalutare le potenzialità della Lega Lombarda e la capacità di attrarre i moderati, come infatti è avvenuto.

    Passalacqua capì prima di tanti altri la possibile evoluzione a livello nazionale e come ciò potesse avvenire prima di tutto nelle “non-città “ e nella provincia del Paese, non presentandosi come un partito di classe bensì di interessi condivisibili, legati al territorio e alle necessità individuali.

    Il “prima gli italiani!” è stato preceduto dal “prima i lombardi!”, poi dal “prima i padani!”. Il populismo iniziale è stato mixato, su suggerimento putiniano (è il capo del Cremlino il vero burattinaio, il suo ideologo Aleksandr Dugin ha seminato in Italia grazie alla Lega e all’editore Novaeuropa - andate sul suo sito e capirete...). Ma Passalacqua aveva intercettato la critica leghista del neoliberalismo “egemone” nella postmodernità. Dugin, infatti predica la riscoperta dei valori come la giustizia sociale, la comunità di popolo, la libertà della persona nell’ottica di un nuovo progetto politico per scassare l’ordine prevalente. E' l’Europa che considera accentratrice, quindi “nemica” delle istanze sovraniste.

    Strano che Gad Lerner non abbia presente che Repubblica mise in guardia, grazie a Passalacqua, il mondo della politica tradizionale. È facile pontificare sfruttando la popolarità, e con la memoria sbrindellata. Ma certe volte ammettere che qualcuno, molto prima di te, era stato attento alle dinamiche della politica - non a quelle dello spettacolo - significa mettersi in ombra. E questo, alle volpi che sanno sempre come muoversi, non è gradito. 

  • CASALINGA DI VOGHERA?
    DI ARBASINO, NON DI ECO

    data: 25/05/2019 17.38

    Pagina 15 del pretenzioso “Robinson” supplemento al numero di Repubblica, in edicola questo sabato 25 maggio (0,50€). Titolo dell’articolo a tutta pagina: “Caro Cussler, stupiscici”. L’articolo è firmato da Luca D’Andrea. È lui a stupirci. Con una citazione grossolanamente sbagliata. D’Andrea attribuisce a Umberto Eco la paternità della mitica espressione “la casalinga di Voghera”. Che fu battezzata invece da Alberto Arbasino, scrittore raffinatissimo e geniale, soprattutto quando racconta mostre, spettacoli, opere liriche. D’Andrea è giovane, ha 40 anni, è di Bolzano. Non ha vissuto gli anni d’oro della scoppiettante Milano culturale negli anni Sessanta. Dovrebbe leggere i libri di Arbasino, come Fratelli d’Italia o il meraviglioso Anonimo lombardo. Arbasino è stato uno dei grandissimi primi collaboratori di Repubblica, quando il quotidiano di Scalfari aveva ottime pagine culturali e difficilmente sarebbe passato un errore del genere. Comunque, errare è umano. A me, per esempio, capita spesso. Maledizione... 

  • SE REPUBBLICA RIPUBBLICA...

    data: 05/05/2019 16.23

    All’inizio dell’avventura editoriale, Repubblica veniva sfottuta dai rivali e chiamata Ripubblica. In effetti, spesso capitava di rincorrere le altre testate che potevano vantare maggiori agganci e meno diffidenze all’interno delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura. Ci vollero anni per capovolgere la situazione. Tuttavia... soprattutto negli ultimi tempi il quotidiano romano ha preso l’abitudine di riscrivere storie e inchieste proposte su altre testate, in Italia e all’estero. Queste scrivono e Ripubblica rilancia. Tanto, chi se ne accorge? Non certo gli scarsi lettori della carta stampata...
    L’ultimo caso? Domenica scorsa l’Avvenire pubblica un fondo sull’attacco alle ong e sulla strozzatura nei confronti delle politiche di solidarietà. All’interno, due belle pagine con dati, esempi, interviste. L’Avvenire è un buon giornale, è una miniera di articoli interessanti. Pure nello Sport, dove pesca spesso e volentieri Gianni Mura... Comunque, venerdì - cinque comodi giorni dopo - esce una pagina di Ripubblica che riassume il lavoro dell’Avvenire. Titolo: “Guerra alla solidarietà”, il sommario spiega che c’è l’attacco del governo al non profit “dai bambini all’accoglienza”, mentre l’occhiello è più dettagliato. Insomma, un sano riciclo valorizzato da una grafica colorata che l’Avvenire non aveva. D’altra parte, qualche pagina prima - sempre sul numero di venerdì della Repubblica - in fondo all’intervista su Leonardo di Renzo Piano, l’archistar enuncia la filosofia della spugna: “Ai ragazzi dico: non aspettate che qualcuno vi dia, prendete, rubate quel che vi serve. L’arte del fare è saccheggio. Non c’è niente di male. L’importante è prendere per poi restituire...”. Restituire, nel caso dell’articolo, dovrebbe essere un piccolo segno di correttezza professionale, ossia ricordare l’origine dell’idea, e citare il giornale che ha suggerito lo spunto sul Terzo Settore assediato dal governo. 

  • PERCHE' LA SINISTRA E' VIVA
    E PUO' TORNARE IN CAMPO

    data: 05/04/2019 16.06

    Non ne posso più degli opportunisti che hanno costruito la loro lucrosa carriera sfruttando la sinistra e adesso la ripudiano raccontandone la fine del ciclo storico, come se non avessero contribuito alla sua agonia. Nessuno nega l’erosione dei principali temi che hanno strutturato l’identità della sinistra (delle sinistre) nello scorso secolo, e mentirei se negassi l’oggettiva difficoltà di una ricostruzione - ideologica e movimentista. È chiaro che al centro di questo “rinnovamento” ci debbano essere i fondamenti della sua dottrina: per molti della mia generazione - quella postbellica - le referenze politiche si radicavano nelle lotte dei movimenti operai, nell’antifascismo, nella Resistenza, nel fatto che fosse depositaria di una certa idea del Bene: solidarietà verso gli emarginati, diritti civili, welfare state, democrazia parlamentare, rispetto delle minoranze, libertà, salvaguardia della Costituzione, lotta alla corruzione...
    Sono anche convinto che la sinistra - quella che ho sempre concepito, cioè progressista e “pluralista” - debba essere per sua natura la sentinella della democrazia e delle libertà, paladina degli ultimi e nemica delle diseguaglianze, perciò ostile a chi le favorisce. Ma mi rendo conto che l’evoluzione sociale, economica e tecnologica ha scombussolato gli equilibri globali e quelli politici. Il social-liberalismo sulle questioni culturali, di costume, sulla scuola, sul lavoro e soprattutto sull’immigrazione - divenute marcatori identitari essenziali - focalizza posizioni inconciliabili. La sinistra si è mostrata è ancora si mostra incapace di comprendere l’insicurezza culturale dinanzi alle sfide spesso estreme del comunitarismo, dell’islamismo, dei migranti. Non bastasse, le linee di frattura fra sinistra e destra sono oggi meno globali e più fluide che in passato. Mi spiego: si può essere d’accordo su una posizione particolare di un partito senza tuttavia aderire all’insieme del suo programma. Le differenze politiche non sono scomparse, ma su molte posizioni (economia, welfare, cultura, rapporti internazionali) le vecchie differenze schematiche non funzionano più. Bisogna affrontare il presente senza che il passato condizioni l’analisi della realtà. In questo senso, dire che la sinistra è morta è essere in malafede. Semmai, proprio perché la realtà al tempo del web è più reattiva che mai, possiamo dire è più difficile essere di sinistra, dinanzi all’invasione sistematica della propaganda e dei media in stragrande maggioranza (penso a tv e social network) manipolati dalle destre. Ma restano di base alcuni dei valori fondamentali della sinistra, quelli che ne forgiano sensibilità e comportamenti: la rivolta contro ogni forma d’oppressione e ogni regime illiberale; l’attenzione rivolta alla situazione economica e sociale delle fasce di popolazione più povere, la lotta contro soprusi, abusi di potere, la corruzione politica e le connessioni mafiosi nello Stato e nell’economia. A parole, anche le destre affermano di voler combattere mafie e corruzione...la crisi della sinistra sta tutta qui, nel fatto che ad un certo momento ha dimenticato quale fosse la sua autentica vocazione, quella di difendere gli interessi dei più deboli, gettandoli in pasto ai populisti che hanno captato malessere e rabbia, per convertirli in consenso e potere. 
    La Storia, ahinoi, si ripete. Arrivati al potere, i nemici della sinistra, dopo avete illuso chi li ha plebiscitati, li ha delusi. La delusione provoca spesso rancore. Il rancore cova, può esplodere. Gli ultimi e i penultimi della società chiedono il conto e se non sei in grado di saldarlo, te la fanno pagare. In questo turbolento passaggio non basta invocare giustizia e progresso accomunandoli a sacrifici e “la colpa è dei poteri forti”...
    La morale delle sinistre di una volta è degradata, anche se il principio basilare resta quello di far conciliare il bene individuale con quello dell’organizzazione collettiva. La globalizzazione e l’accelerazione tecnologica hanno destrutturato lo sviluppo dell’individualismo (legato alla società dei consumi) e l’idea della supremazia etica del movimento operaio. Non solo, in crisi è finita pure la famiglia tradizionale.
    La morale comune, ha spiegato lo storico Jean-Pierre Le Goff, “e le riserve di umanità” non sono scomparse ma non sono più appannaggio di una classe particolare, tantomeno appartengono ad un campo politico: sono legate a una educazione primaria, a un’esperienza umana è una formazione personale presenti in seno alle differenti categorie sociali e partitiche. Al contrario, come scrivevo prima, disonestà, cinismo e disprezzo riguardano tutti, sia a destra che a sinistra. Come gli scandali che hanno colpito le sinistre quando sono state al potere...(purtroppo). Il che ha minato quella pretesa d’essere moralmente superiori...la repubblica dei buoni sentimenti...
    Ovvio che queste sono notazioni, tracce per discutere ed approfondire. La sinistra che qualcuno vuole seppellire frettolosamente senza appurarne l’effettiva morte, è viva, e può tornare a combattere. Ma confrontandosi con i suoi errori, la sua ambiguità e le sue colpevoli negligenze. Chiedendo idealmente scusa per le promesse mancate e per il tradimento dei valori che la sua dottrina patrocinava. Valori attuali, quei valori che fanno paura a populisti e sovranisti, i quali stanno accelerando i tempi per estendere la propria egemonia. Sanno infatti che più passa più il tempo lì smaschererà. 

  • LA CORRUZIONE DELL'ONESTA'

    data: 21/03/2019 20.04

    Dunque, adesso il gioco è finito. Ci siamo adeguati al “sistema”, siamo andati oltre brevettando la corruzione dell’Onestà. Del resto, ci teniamo ben stretti alle poltrone ben pagate dagli stupidi - in buonafede, però - che hanno creduto al Cambiamento. Quale? Quello del “quando ci ricapita?”... come ha detto non a caso il giustizialista Marcello De Vito, gran paladino della legalità, ex candidato sindaco di Roma,presidente dell’Assemblea capitolina, “dividiamoci questi”, che non erano i tortellini ma torte da spartire di quattrini dei costruttori romani - oh, le intercettazioni sono chiare e precise, indubbie. Il probo moralista De Vito usava le parole come un randello per fustigare gli altri, gli avversari politici, scatenando l’indignazione e la rabbia della gente. La plebe gli ha creduto, l’ha votato, e come lui ha votato anche tutti i grillini che dicevano d’essere “meglio” e diversi da chi li aveva preceduti al potere. Illusi!
    Ormai, quasi ogni giorno, scopriamo che i fustigatori della malapolitica sono come i loro predecessori che additavano al pubblico ludibrio, anzi, sono peggio, perché ipocriti. Oh, non generalizzo: tuttavia, la cronaca è impietosa, e l’azione del governo confusa, sbracata, pura propaganda. Per brama di potere i Cinquestelle si sono alleati alla Lega pensando che si poteva far convivere due populismi divergenti, ma hanno clamorosamente sbagliato. La Lega li sta fagocitando. Impone un’agenda xenofoba, sovranista e scellerata che non a tutti gli elettori grillini è gradita. Ma i parlamentari 5S sanno che se rompono il patto, tornano a casa, i sondaggi lo certificano, hanno perso quasi la metà dei consensi. Perché hanno deluso. Perché i loro elettori si sono accorti che sono stati presi per i fondelli.
    L’Italietta sarà ignorante ed incolta, starà incollata davanti alla tv per farsi frullare il cervello da imbonitrici asservite e zotiche (basta scrollare i canali delle tv private per capire a che infimi livelli sono calati i cosiddetti talk show), ma non è del tutto scema. Passata la sbornia, si accorgerà per esempio che questo governo sta pilotando il Paese dritto nel pantano della recessione e del disastro finanziario ed allora, dopo aver ridimensionato i pentastellati, assesterà una bella pedata anche all’ex fidanzato della Isoardi. Infatti, il malcontento si sta diffondendo a macchia d’olio, già c’è chi non ne può più... i giovani sono disgustato, e lo dicono scendendo in piazza, pigliando a virtuoso pretesto la sacrosanta battaglia per la difesa della Terra contro gli sconvolgimenti climatici ed ambientali causati da un capitalismo selvaggio e predatorio.
    Nel frattempo, fra un condono e un regalo ai mafiosi (vedi le nuove norme sugli appalti...), fra deliranti manifestazioni sulla famiglia e svendita del Paese alla Cina (ma anche agli oligarchi russi e agli sceicchi), cerchiamo di sopravvivere il peggio del peggio, vacciniamoci contro la politica spazzatura e speriamo che la resa dei conti (e del Conte) si avvicini. Soffia di nuovo il vento ed ulula la bufera... occhio a non finire tutti per terra. O sottoterra. 

  • LA GENTE E' STUFA
    DEL BALLIFICIO SALVINIANO

    data: 19/03/2019 07.45

    I sondaggi più recenti hanno registrato il sorpasso del Pd rispetto ai Cinquestelle (21,1 contro 21 per cento) e un’avanzata minima della Lega che guadagna solo uno 0,2 per cento rispetto ad una settimana fa, restando comunque ben salda al 33 per cento. Contro la brutta e vergognosa stagione dei rancori, dell’odio e dei sovranismi, qualcosa si muove. I giovani, le donne, le persone di buon senso che non vogliono un’Italia fuori dall’Europa e dal contesto delle società civili. Anche un forte segnale contro i rigurgiti dei fascistoidi e degli xenofobi che usano il web per diffondere paura e allarmismi smentiti dalle cifre e dai dati ministeriali.

    La gente è stufa della macchina del fango che porta solo malora. La gente è stanca del ballificio continuo di un ministro degli Interni e dei suoi alleati di governo che mentono ad ogni piè sospinto. È venuto il momento di allontanare dalla partecipazione attiva alla vita pubblica coloro che sono perniciosi per gli equilibri democratici del Paese, coloro che ne minano la libertà ed attentano ai nostri diritti, coloro che promettono lavoro e invece lo distruggono, coloro che nuocciono al bene collettivo e tramano con disinvoltura e impudenza contro le istituzioni dello Stato, contro la scuola, la ricerca, la formazione, contro la memoria storica...e contro l’antifascismo, Il vaccino che ha permesso al nostro Paese di sopravvivere alle macerie fisiche e morali del Ventennio. L’antifascismo come valore al quale restare fedeli, ovviamente aggiornato e rapportato ai nostri giorni.

  • VIMINALE SENZA MINISTRO
    PER 20/25 GIORNI AL MESE...

    data: 14/03/2019 09.38

    Ho letto la bella inchiesta di Milena Gabanelli e Gian Antonio Stella apparsa oggi (13 marzo) a pagina 9 del Corriere della Sera, in cui smascherano il capo della Lega, ministro latitante degli Interni (c’è stato appena 5 giorni), che ha utilizzato spregiudicatamente e illecitamente voli di Stato per visite private, presente in Parlamento solo l’1,73 per cento delle sedute in cui si è votato.

    In 9 mesi di governo ha prodotto la miseria di due leggi, 4 question time,1 comunicazione in Parlamento ed è intervenuto in tre commissioni. Ha usato la maggior parte del suo tempo per scopi elettorali e per presenziare persino alla fiera delle armi di Doha, nel Qatar (30 ottobre). No comment. In altri Paesi sarebbe stato cacciato via a pedate. Nel nostro, fa il fanfarone di un governo che si prostra ai diktat del Cremlino e alle promesse di Pechino, ai quali non interessano le sorti dell’Italia ma quelle russe e cinesi, nonché indebolire e spaccare l’Unione Europea, compito che questo governo sta attuando ineffabilmente. (Facebook, 13 marzo 2019) 

  • L'ottava vittima italiana
    del volo Ethiopian, Al Bano e il KGB...

    data: 14/03/2019 09.32

    Otto le vittime italiane del tragico volo Ethiopian. Ma i giornali ne ricordano sette, raccontandone le biografie. Di Rosemary Mumbai, invece, non si dice nulla, si scrive solo il nome, ultima nell’elenco dei morti italiani. Repubblica la cita assieme all’inglese Joanna Tools: le due sventurate lavoravano alla Fao e vivevano a Roma, come si scopre nelle sei righe che chiudono - in fondo alla seconda colonna - un articolo che descrive chi erano le due ragazze romane Pilar e Virginia, funzionarie Onu che avrebbero dovuto partecipare alla conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite a Nairobi.

    Chi era Rosemary?

    Possibile che sia stata trascurata, travolta dall’effetto collaterale in chiave giornalistica del truce “prima gli italiani” (sottinteso: quelli “veri”...)?

    Ai tempi d’oro di Repubblica, quando il giornalismo cercava d’essere, nel limite del possibile, un mestiere serio, scomodo e complicato, se non fossimo stati capaci di scoprire chi era Rosemary ci avrebbero impalati (giustamente).

    D’altra parte, in linea con questi tempi grami per il giornalismo, nel sito di Repubblica.it si può leggere un articolo sulla vicenda che ha appena coinvolto Al Bano. Il cantante pugliese è infatti stato inserito dalle autorità di Kiev nella lista nera degli individui che minacciano la sicurezza dell’Ucraina. Come mai? Al Bano paga la sua ostentata ammirazione per Putin. Nell’articolo si riporta una recente intervista del cantante, che spiega come abbia conosciuto il leader del Cremlino: “L'ho incontrato tre volte. Nel 1986, durante una tournée in Russia, feci 18 concerti a Leningrado e altri 18 a Mosca. In uno di questi era presente anche lui, allora capo del Kgb. Il giorno dopo venne in albergo per complimentarsi."...
     
    Peccato che Al Bano abbia raccontato una supercazzola, ma chi lo cita non se ne è accorto. E questo è grave. Perché Putin non è mai stato capo del KGB, dove è entrato nel 1975 quando aveva 22 anni e mezzo, e dove è rimasto in servizio per sedici anni. Al momento del congedo, era tenente colonnello. Dal 1985 al 1990 ha vissuto a Dresda per conto del KGB collaborando con la Stasi, utilizzando come copertura un’identità di interprete. Bastava informarsi, ed evitare di diffondere simili sciocchezze. Le fake news sono sempre in agguato. Anche nelle redazioni di chi vuole combatterle... (Facebook, 11 marzo 2919)