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MARCO PATRIARCA

  • TV7, 40 MIN. A DI BATTISTA
    PER COMMENTARE IL G20

    data: 07/11/2021 14:31

    In occasione del G20 a Roma, una significativa occasione di visibilità italiana e del governo Draghi, alla Tv7 si erano chiesti come e con chi commentare l’evento con alcuni autorevoli interlocutori. Conchita e Parenzo ci devono aver pensato a lungo; e pensa che ti ripensa finalmente, per una simile occasione, è venuta loro l’idea di mettere al centro della trasmissione niente di meno che Alessandro Di Battista. Per lui è stato un insperato successo; per un pubblico ragionevole un evento di parte particolarmente impegativo; per la Tv7 una inopportuna provocazione.

    L'idea di consacrare quaranta minuti agli sproloqui di Alessandro Di Battista in pieno G20 che vede al centro l’Italia ha lasciato molti basiti. I ben più autorevoli ospiti (come Monti e Canfora), hanno molto educatamente balbettato qualche osservazione senza riuscire ad attenuare di un millimetro la quantità di insulsaggini che, liberamente e mai interrotto, Di Battista ha potuto riversare su Draghi, sul suo ruolo nel governo del paese, sulle inutili "chiacchiere" in corso al G20, sulle eterne manipolazioni dei giornaloni e sull'informazione italiana, sul capitalismo ecc., usando espressioni trite e ritrite prese dalla vecchia sinistra, peraltro maledettamente simili a quelli illiberali della nuova destra radicale. Nella sua veste politica non abbiamo ancora sentito nulla di utile o di propositivo da Di Battista, il pessimo esempio di un giovane erroneamente acculturato, sicuro soltanto del proprio odio per tutto ciò che lo circonda, che traspare da ogni sua frase e suo gesto. E’ sorprendente che alla Tv7 non abbiano trovato qualcuno di meno ideologico e farneticante da mettere al centro del commento sul G20 a Roma... 

  • E' ARRIVATO IL MOMENTO:
    DIMENTICARE CACCIARI...

    data: 05/09/2021 19:57

    Di Massimo Cacciari mi piaceva l’acume dell’analisi politica e la vis polemica. Ora non più. Trovo la sua presa di posizione pubblica in tema no Vax e no Green pass pretestuosa, mal argomentata, francamente banale e dunque, nelle circostanze, dannosa. Davvero, come scrive, il grande pubblico non ha risposte sugli effetti visibili pubblicamene riscontrati del Covit 19? Davvero manca l’informazione? Davvero le misure, anche drastiche, da adottate per impedire i contagi mettono in pericolo le libertà costituzionali e addirittura la democrazia?

    Con questi argomenti Cacciari ha scatenato un vespaio nel quale sono scesi in campo decine di scrittori, intellettuali e giornalisti, fra i quali registriamo le critiche (blande) del giurista prof. Zagrebelski (La Stampa del 4.9). Quando Cacciari ha dichiarato urbi et orbi che la democrazia non può vivere con le restrizioni imposte dalla pandemia, ho fatto un salto. E allora? – mi sono chiesto - come combatterla se non con gli strumenti che abbiamo? Se centinaia di virologi che hanno dedicato una vita allo studio dei virus assicurano che l’efficacia dei vaccini certificati e approvati ne impediscono il contagio bisogna prenderli molto sul serio, adottare misure anche drastiche e vaccinare il più possibile tutte le persone esposte. Non solo per proteggere loro stesse ma soprattutto per proteggere gli altri.

    Ma Cacciari non parla mai degli altri; è un perfezionista esigente e “democratico” e ha alimentato la falsa idea che il Green Pass per sua natura crei disuguaglianze, cittadini di categoria “A” e “B”. Chiede che, prima di imporli, dell’evoluzione dei vaccini e dei contagi si sappia tutto e che sia previsto anche ciò che nessuno può sapere o anticipare: allergie, eccezioni, situazioni speciali. E soprattutto chiede “risposte attendibili“ anche sulle compatibilità dei vaccini con altri farmaci. Insomma, lui per primo vorrebbe informazioni virologiche complete, dati esaurienti e soprattutto garanzie. Argomenta la necessità di tali esigenze come se il paese vivesse all'oscuro di tutto, in mano a incompetenti e non vi fossero in giro medici curanti attendibili. E come se con il nuovo decreto relativo al Green Pass il governo stesse certificando la sospensione del diritto e lo stato di eccezione di Carl Schmitt.

    E la democrazia? Cacciari ci ricorda che “la democrazia è critica, informazione, domande e ascolto”. Con il sostegno di argomenti così esigui Cacciari ha sollevato una inutile e dannosa polemica fra troppi trafficanti di parole, alcuni poco attendibili, su temi di cui non sono competenti, e ha ingenerato un’ulteriore diffidenza non solo verso i vaccini ma verso gli intellettuali di cui non abbiamo certo bisogno.

    Per molti suoi estimatori potrebbe essere venuto, come per Michel Foucault, il momento di “oublier Cacciari”.  

  • PERCHE' NEMMENO QUELLO DI DRAGHI SI PUO' DEFINIRE "GOVERNO TECNICO"

    data: 09/06/2021 18:47

    Dopo la crisi irreversibile del governo Conte, in pieno stallo, con un Parlamento schizofrenico e delegittimato, nel bel mezzo di una devastante pandemia, la scelta da parte del Presidente Mattarella di affidare un nuovo governo a una persona del prestigio internazionale di Mario Draghi è stata subito salutata quasi da tutti da un’ondata di ottimismo; ma non dai guardinghi Dioscuri delle politica italiana in carica. Draghi infatti è fatto di un pasta diversa e non è stato scelto da loro ma, come prevede la costituzione (art.92), dal Presidente Mattarella e il Parlamento ne ha poi confermato appassionatamente la nomina. Data l’autorevolezza e l’esperienza di Mario Draghi alcuni commentatori si sono subito lanciati in previsioni messianiche sulla rinascita anche morale del Bel Paese in rovina; mentre i politici, felici di trovarsi ancora in carica, hanno ambiguamente finto di rinunciare a alla solita politica politicante; ma certo non alle loro prerogative e alle rivendicazioni che ora possono essere messe in questione dall’autorevolezza del nuovo presidente del Consiglio.

    In proposito è nata subito la vecchia teoria, tutta italiana, sempre in agguato fra gli intellettuali e i puristi della democrazia riguardo alle pretese disavventure dei cosiddetti governi “tecnici”, quelli che qualcuno preferisce designare come quelli “degli esperti”. Come scrive la prof. Elsa Fornero ad esempio, gli esperti “…fanno i calcoli e forniscono i mattoni… e spesso poi si rammaricano della loro miope pochezza" (La Stampa 31.5 21). Essendo nominati in emergenza, i “tecnici” non apparterrebbero alla politica, la quale, chissà perché, verrebbe sospesa, anche se è confermata da un Parlamento in carica. Perfino il prof. Massimo Cacciari che apprezza Draghi perchè lavora “ai piani alti mentre i politici si azzuffano al piano terra” (La Stampa 29.5.21), poi si aggiunge alla non piccola schiera delle Cassandre sugli esiti forzatamente illusori del suo governo “tecnico”; in questo in buona compagnia con tanti altri. Fra cui come non menzionare il polemico e risentito articolo del generale Fabio Mini (Limes marzo 2021), secondo il quale, dopo un'"abile strategia” che avrebbe portato alla formazione del suo governo, Draghi avrebbe presto “scoperto gli effetti distruttivi che il sistemino provocava nei partiti ... e ora dovrebbe rendersi conto che la sua politica porterà al suo fallimento”.

    Che cosa dire poi del velenoso Marco Travaglio? Questi afferma urbi et orbi che per fortuna il governo Conte aveva già bello e pronto per il “tecnico” Draghi il documento programmatico di accesso al New Generation UE (NG-UE9 che, secondo lui, lo stesso Conte “ha portato a casa”; un documento, quello di Conte che, come ha scritto Sabino Cassese sul Corriere della Sera, conteneva “generalità che sfioravano il ridicolo”. Ma la campionessa in materia dei pericoli dei governi “tecnici” è la filosofa Donatella Di Cesare che, su La Stampa (4 giugno), titola: Il Tecnico rende vacuo il politico. Un titolo che, come filosofa, forse avrebbe dovuto rovesciare: non è il tecnico che produce il vuoto della politica ma è il vuoto politico a produrre il tecnico, al quale il Presidente conferisce l’autorità politica temporanea necessaria alla salus reipublicae. Dopo aver elencato “tutti i limiti del tecnico” la Di Cesare conclude: “ …Se le cose stanno così,  se la democrazia è avvertita come un caos ingombrante allora i rischi sono gravi”. Le previsioni della presidenza Draghi hanno poi le gambe lunghe: sulla rivista Britannica Prospect (aprile 21) la prof. Lucia Rubinelli da Cambridge scrive che il presidente Mattarella nominando Draghi ha fatto qualcosa di strano (a strange thing to do) e sentenzia che di conseguenza il povero Draghi non potrà che far aumentare l’instabilità del paese.

    Davvero Draghi è solo un cosiddetto “tecnico” e non è un politico? Dieci anni da direttore generale del Tesoro, alla guida della Banca d’Italia e otto anni a quella della BCE:  non si sarebbe occupato di politica? Scherziamo? Che cosa si fa in quelle sedi se non politica previsionale, complessa e di lungo respiro che interessa l’Italia, l’Europa e il mondo? Che cosa fa il “tecnico” Draghi a Palazzo Chigi all’apice della cabina di regia in contatto con il Parlamento e la Conferenza delle Regini se non politica: salvarci dalla pandemia, gestire il Next Generation EU (NG-EU), guidare le prime riforme, trattare direttamente con la Commissione Europea, negoziare misure fiscali internazionali, agire sul fisco e sulla legislazione in materia d lavoro ecc. non è forse politica legittimata dal voto parlamentare? 
    Sabino Cassese ha sempre dichiarato pubblicamente e per iscritto con chiarezza esemplare che “i governi tecnici di fatto non esistono” e, citando il suo maestro Massimo S. Giannini, afferma che “ …non si può identificare la politica unicamente con i partiti a cui attribuiamo un ruolo monopolistico che non hanno e non hanno mai avuto...". Molti cosiddetti “tecnici”, prosegue Cassese, “come ad esempio Carlo Azeglio Ciampi, stanno per finezza, astuzia e capacità di trattare una spanna al di sopra il grosso dei parlamentari…” (Limes, marzo 2021).  Oggi tutti percepiscono che l‘attuale Presidente del Consiglio è il portatore in Italia di un’aria nuova nella politica italiana, restituendoci la dignità perduta e introducendo, non solo nell’immaginario, altri esempi a cui l’intero paese possa ispirarsi, diversi da quelli ingannevoli e illiberali che peraltro, in varie occasioni, hanno sfidato impunemente la Costituzione Materiale di un’Italia pienamente occidentale ed europea.

    La crisi italiana infatti non è solo politica ed economica ma morale ed è ancora attraversata da  corruzione e inefficienza; una crisi che non hanno certo creato i due governi Conte, ma che essi hanno aggravato. Oggi mentre gran parte degli italiani sognano la ripresa, saranno felici di non sentire più sparate, sguaiati vaffa, surreali sproloqui e sorridenti banalità. La scelta di Draghi ha già dato un taglio a tutto ciò. L’attuale governo, rimarrà in carica per il tempo che servirà sperando che resti il più lontano possibile dalla politica politicante a lui non congeniale, e forse potrà far uscire l’Italia dalla crisi. Frattanto però, fa specie che tanti intellettuali e autorevoli commentatori abbiano dedicato un tale numero delle loro dotte considerazioni a “tutti i limiti del tecnico” e così poche alle nuove aspettative di crescita e innovazione previste dal NG- EU, senza neppure accennare alle nuove prospettive per l’indispensabile ruolo geopolitico e non secondario che l’Italia dovrà esercitare in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo.
     

  • LA VERGOGNA DEL VIDEO
    DI GRILLO E LA TENUTA
    DEL "PAESE REALE"

    data: 27/04/2021 18:43

    Sapevamo che la politica Italiana fosse seriamente degradata ma nessuno poteva immaginare che al degrado si aggiungesse la vergogna come dimostra il caso Grillo. Ora siamo pronti a tutto: Beppe Grillo il capo carismatico, fondatore del maggior partito in Parlamento si è coperto di una vergogna che si estende ben oltre la sua persona. Per tentare di coprire suo figlio da un probabile rinvio a giudizio per stupro, perpetrato dl con altri tre amici, ha attaccato la magistratura farneticando intorno all’antica, vieta giustificazione di tutti gli stupratori, quella della vittima consenziente. Dopo le sue urla non è riuscito a proferire la più piccola parola di semplice rammarico per la vittima, e neppure a stigmatizzare gli altri assalitori. Ha solo gridato furiosamente la difesa del figlio contro ogni evidenza circa l’enormità dei fatti attribuiti a lui e ai suoi suoi compari. Indipendentemente da come quelle violenze saranno valutate in sede penale, questo ci dice tutto che stoffa siano fatti i loro autori e di qual sia il mondo a cui appartiene anche Beppe Grillo.
    Per conto suo il capo dei 5S, con le sue odiose illazioni verso la vittima, e quelle gravi verso la magistratura, si è posto al più basso livello di abiezione possibile. L’ex ministro Matteo Salvini aveva già cominciato a denigrare la magistratura quando gli serviva (sequestro sulla Open Arms, negoziazioni di tangenti a Mosca). Come allora, trattandosi di un personaggio pubblico come Grillo, che riveste un importante ruolo nella politica italiana, molti si sarebbero attesi le sue dimissioni spontanee o politicamente indotte dalla presidenza dei 5S. Nulla di tutto ciò. I suoi grillini lo sostengono malgrado tutto, anche loro senza vergogna, e quasi tutti i politici, quando si tratta dei delicati equilibri della politica politicante, da sempre abituata ai “distinguo”, sono rimasti cautamente silenziosi.
    Un tale vergogna infatti ha appena sfiorato la politica ormai abituata a tutto. Le reazioni a fatti di tale orrore, alla violenza sessuale, alla sopraffazione sulle donne, alla volgarità e al disprezzo di qualunque sentimento morale misurano pubblicamente il comune sentire di un paese. Nel nostro caso, per fortuna, i paesi sono due: quello della politica, dei social e dei media che ne rispecchiano le ambiguità e ne celano le bassezze, e quella delle persone comuni. Per capire la differenza bisognerebbe ascoltare ogni mattina al programma Rai Prima Pagina le opinioni di una maestra di scuola, di una madre, di un laureato disoccupato, di un immigrato, di un sindaco di paese, di un pensionato, di un cooperatore o di una vittima di un errore giudiziario. Dalle loro domande semplici e dirette, talvolta assai polemiche, e dalle loro repliche appare un popolo italiano diverso che quasi non conosciamo: intelligente, pieno di buonsenso, intellettualmente avvertito, ben informato e pieno di aspettative, lontano da quello che ci appare dalla politica politicante, dai social e dai media. Eppure i sondaggi ci raccontano che nelle previsioni di voto i due poli fallimentari tra cui si dibatte la politica italiana da tre anni pare che tengano: secondo loro il gradimento dei 5S e di Salvini, malgrado tutto, sarebbe ancora alto. Ma saranno attendibili questi sondaggi?
     

  • "ITALY IS BACK"

    data: 01/04/2021 19:33

    Nel nostro annus horribilis i problemi della pandemia occupano ormai migliaia di pagine di giornale e intere giornate di trasmissioni radio-televisive e hanno in larga misura oscurato i molti tragici eventi che hanno insanguinato lo Yemen, la Birmania, incrudelito in Cina, in Egitto e in Turchia e nel Mediterraneo. Son tutti eventi che continuano a inquietare il nostro mondo ferito nel quale la politica estera occidentale, già sfigurata dalla presidenza di Donald Trump, è ancora impotente. Frattanto lo stesso mondo occidentale non è più lo stesso: gli Stati Uniti hanno un nuovo presidente, incoraggiante, non più ostile all’ Europa, che ha rapidamente cancellato il ricordo del suo infelice predecessore; l’Unione Europea è tornata alla ribalta grazie alla strabiliante novità di un impegno finanziario comunitario e politico. simil-federale previsto, dal programma Next Generation EU (NG-EU) che segnala una nuova fase nella storia della difficile integrazione europea. La terza novità occidentale poi è certamente il nuovo governo italiano in mano a un capo esplicitamente filo europeo e filo atlantico, di provate capacità, che ha consentito al commentatore politico irlandese Eamon Cuffe di osservare con soddisfazione, nel corso di una conferenza internazionale europea in Zoom, che con il nuovo governo “Italy is back”.

    Nel paese in cui milioni di cittadini italiani si erano lasciati pericolosamente sedurre dai vaffa di Beppe Grillo, dal populismo dei suoi inesperti amici e dalla prepotenza demagogica anti occidentale di Matteo Salvini oltre che da una politica italiana vuota ed eternamente politicante, senza costrutto e senza visione, ho trovato singolare che sia un qualsiasi Eamon Cuffe ad annunciare in una conferenza pubblica che “Italy is back". Si può osservare in proposito che l’Italia, terza colonna dell’Unione Europea, sembra “tornata” in campo proprio mentre, quasi una fatalità, quattro eminenti italiani sono dei campioni dell’Unione Europea: Mario Draghi, David Sassoli, Paolo Gentiloni ed Enrico Letta, i quali, dalle loro rispettive cariche, sembrano averne in mano le chiavi proprio mentre l’annunciata assenza dell’indispensabile Angela Merkel potrebbe far mutare la stessa politica europea della Germania.

    Se da una parte la pandemia ha devastato mezzo mondo, e dall’altra i disastri economici, sociali e politici che lascia intorno a se, ha reso evidente, se mai fosse necessario, come si muovono i grandi giocatori sulla scacchiera mondiale. Il quadro che la scacchiera ci lascia intravedere è inquietante: Stati, grandi e piccoli, tutti armati, molti governati da personaggi pericolosi, vivono nella paura, in Asia, in Africa e soprattutto nel Mediterraneo. Nel gioco degli scacchi i re, le regine, le torri, gli alfieri, i cavalli e i pedoni, si muovono ognuno secondo le regole del gioco; ma la scacchiera del mondo reale è anarchica: in questa i giocatori, anch’essi con i loro re, torri, regine, alfieri, cavalli e pedoni, pur di vincere, li muovono a loro piacimento, cambiando le regole del gioco, sono spesso maldestri e, senza preoccuparsi che, come nel gioco vero, un misero pedone nascosto può divenire la causa di uno scacco matto, cioè di una guerra.

    Per questo l’area del Mediterraneo, che da italiani ci interessa maggiormente, è quella dove si annidano problemi di politica interna più complessa in mano a governanti poco affidabili. In assenza di una realistica geo-politica europea, una strategia strettamente mediterranea, economica, culturale e di sicurezza oggi potrebbe essere svolta solo dai paesi mediterranei culturalmente più attrezzati e interessati, quali ad esempio, quelli ancora fedeli allo spirito originario del Trattato di Roma del 1957. Una tale strategia potrebbe essere guidata dall’Italia e dai suoi campioni europeisti, fintanto che sono in carica.
     

  • PIU' DI MEZZO PARLAMENTO
    ANTI-LIBERALE
    E CONTRO L'EUROPA

    data: 06/02/2021 18:15

    Mentre il presidente Sergio Mattarella confermava il fallimento dell’onorevole Roberto Fico nella sua ricerca di una nuova maggioranza a sostegno del governo Conte2,  il suo sguardo era di giaccio. Quando poi ha rotto ogni indugio annunciando di conferire il nuovo incarico a Mario Draghi, se da una parte un tale annuncio ha sollevato gli animi, dall’altra è suonato come un autorevole monito del Presidente ai partiti sulla loro responsabilità nelle conseguenze di una tale scelta. A nessuno può sfuggire infatti che Mattarella ha conferito ad massimo esponente del liberalismo europeo l’incarico di portare alla ragione un movimento-partito come i 5S, la Lega salviniana e Fratelli d’Italia anti liberali e anti europei per vocazione culturale e politica. I quali dovranno farci sapere quanta parte dell’elettorato condivida la Costituzione liberale italiana.

    Leggendo le prese di posizione di molti dei nostri parlamentari e dal florilegio delle strampalate opinioni politiche che viaggia su social, e nei talk show, non ne sono molto sicuro. Anzi, se guardiamo alla composizione del nostro Parlamento attuale si può riscontrare che ben oltre la metà dei deputati in (32% di 5S + il 17% della Lega e il 8% di Fratelli d’Italia e qualche frangia della sinistra radicale) si sono dichiarati in varie fasi e con diversi accenti anti liberali e anti europei. Approvano ancora la costituzione liberal democratica del 1948? Si sentono ancora parte dell’Unione Europea? Quali i loro progetti? Quali le loro prospettive? Quale economia propongono? Che cosa pensano sulla posizione dell’Italia in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo?

    Sappiamo che Matteo Salvini alla vicinanza con le istituzioni europee (dona ferentes con il New Generation-EU) preferisce quella “senza trappole” di Mosca, che la Meloni, con i suoi rigurgiti fascistoidi, tifava per un tipo come Donald Trump, che i 5S anti-casta, ma che ne sono quella nuova, con alle spalle una serie di fallimenti inescusabili e inescusati, senza uno straccio di programma occhieggiano alla UE per ragioni tattiche e guardano all’ America sbagliata: quella latina e non a quella rinnovata di Joe Biden, e piuttosto alla CIna; in quanto alla figura di Mario Draghi hanno farneticato di lui cose, che forse oggi non ripeterebbero, ma che non sono certo di buon auspicio per un nuovo governo che saranno chiamati a sostenere. Le reazioni di questi gruppi e dei social, che li seguono, alla nomina di Draghi è la prova che una parte non piccola degli italiani (persino la celebre signora di Voghera) ha già subito una sorta di mutazione antropologica e ci sta abituando ad un diverso tipo di comunicazione pubblica trasformando la nostra democrazia in una sorta di demo- idiozia, nella quale tutto ha diritto di ascolto politico: paragoni sballati, citazioni a sproposito e vere proprie assurdità che passano poi nel linguaggio usato persino in Parlamento che ne sta divenendo lo specchio. Questo peraltro è composto di molti deputati improvvisati, passivi ma saccenti, e di scarsa competenza, che sono la vera ragione del fallimento del governo Conte2.

    Se così stanno le cose si può ben capire l’avversione che costoro, e i social più intemerati che li seguono, già manifestano per un personaggio come Mario Draghi, una persona di esperienza e di successo che appartiene alla categoria delle persone-guida affidabili di cui la democrazie sono sempre state avare, ma le sole di cui la gente ha ragione di fidarsi. Draghi è un liberale europeo di tipo einaudiano, attento agli altri, sicuro di ciò che dice, intellettualmente onesto e fedele alla massima einaudiana ”conoscere prima di deliberare”.  E’ dunque qualcuno che i nostri improvvisati deputati farebbero bene ad imitare, invece di contrastare, e divenire essi stessi degli esempi per i più giovani e per un rinnovamento della politica in Italia.

    “Il mio parere – scriveva Fyodor Dostoesky - è che ai nostri tempi non si sa più affatto chi s’ha da stimare in Russia. E bisogna riconoscere - concludeva amaramente - che, per un paese, non saper più chi s’ha da stimare è un’atroce calamità.“

     

  • "ALL'IDEA DI QUEL METALLO"

    data: 02/02/2021 20:14

    Quasi tutti i commentatori di politica in Italia e in Europa si trovano davanti un’impasse diabolica: come evitare le elezioni in tempi di pandemia e salvare un governo moribondo sostenuto da un Parlamento senza legittimazione; i quali rischiano di lasciare il paese piombare in una recessione profondissima e forse non recuperabile. Nell’assegnazione dei fondi europei la parola Recovery andrebbe sostituta con Next Generation EU (NG-EU) e bisognerebbe discutere di priorità e di singoli progetti, di chi li realizza, come, con quali tempi, quali risorse, quali controlli e quali risultati attesi.

    Invece i nostri parlano solo di soldi. Il funzionamento del NG-EU in questo è assai semplice: niente progetti conformi - niente soldi. I nostri invece non parlano che delle montagne di soldi “che arrivano” , e di come spenderli, sedotti "dall’idea di quel metallo" come canta Figaro. Il NG-EU inoltre nasce anche per incoraggiare una nuova generation della classe politica. Qualcuno ha qualche idea in proposito? Per la gestione del NG-EU infatti servono competenze che il nostro governo e il suo non eccelso entourage non possiedono. Non solo: continuando questa legislatura con un Conte 3, sarà questa a eleggere il nuovo capo dello Stato e il mondo politico che abbiamo ormai conosciuto da due anni troverà il modo di occupare parte dello Stato e la scena politica per i prossimi 20 anni. Quest’ultimo pensiero dovrebbe essere meditato da chi in questi giorni ha i mano il futuro dell’ Italia e dell’ Europa.  

  • RENZI? I PROBLEMI VERI
    SONO QUELLI DI MERITO

    data: 24/01/2021 18:03

    Il primo problema che si aggira rumorosamente nel governo Conte 2, in piena pandemia, è che l’Italia - non a caso è la massima beneficiaria dello straordinario programma Next Genetration EU (NG-EU) - potrebbe sprecare o non realizzare adeguatamente le ingenti risorse di questo programma, quasi un nuovo Piano Marshall pensato per l’Italia. Un attento ed efficiente uso del NG-EU potrebbe riformare, rilanciare progetti, modernizzare la PA, rianimare il sistema fiscale, riorganizzare l’intero settore della giustizia; potrebbe peraltro recuperare una parte dei danni economici causati dalla pandemia del Covid 19. Nel mezzo di tale problema il più duro critico del governo su questo punto è stato ed è Matteo Renzi. L'uscita di Renzi e di IV dalla maggioranza di governo per questa causa ha fatto infuriare sia il PD che i 5S, che lo la considerano un traditore, un astuto ricattatore e guastatore, e ritengono ormai di aver chiuso con lui al 100% (David Crippa).

    Il secondo problema per il governo e per l’Italia, è che nel merito Renzi ha ragione. Dopo aver favorito la creazione del governo Conte 2, Renzi con il suo partito Italia Viva fin dall’inizio ha tenuto una corda intorno al collo del governo soprattutto per questa ragione. Davanti all’arrendevolezza del PD ai 5S - non solo sull’attivazione del MES, ma del NG-EU di cui sopra, assolutamente indispensabile per l’ Italia - Italia Viva aveva imposto alcune importanti modifiche al programma annunciato dal governo Conte 2 minacciando di farlo cadere. Alcune (riguardanti la sanità) hanno di poco migliorato il programma, ma sono state ritenute del tutto insufficienti e tutta la gestione avanzata dal governo è ritenuta impresentabile a Bruxelles. Pertanto Renzi ha fatto uscire Italia Viva dalla maggioranza di governo che ora tenta di resistere con gli aiuti esterni di altre forze politiche dei cosiddetti “costruttori”.

    Critiche simili a quelle di Renzi vengono da fonti ben più autorevoli. Sabino Cassese, in un ampio articolo sul Corriere della Sera, ha stigmatizzato alcune proposte postate nel programma NG.-EU del governo italiano come “vicine al ridicolo”. Carlo Cottarelli, la Fondazione La Malfa, che ha consegnato al governo un suo attento studio, non sono stati da meno; per non dire dei ritardi denunciati da Paolo Gentiloni e delle “preoccupate” critiche e degli ammonimenti giunti dalla BCE e da Valdis Domvroskvis (vice presidente della Commissione EU). Nel testo sulle proposte del governo vengono enunciate idee, priorità, finalità e cifre ma dei singoli singoli progetti non si sa quasi nulla. Il problema al riguardo è molto serio: i progetti pubblici su temi qualificanti come la Scuola, la Giustizia, il Fisco e la PA, sono operazioni complesse; devono partire da analisi di settore aggiornate da professionisti muniti di nuovi dati (non obsoleti); i capi progetto responsabili devono essere pochi, esperti e possibilmente selezionati dal mondo dell‘impresa, e non della politica; la quale deve solo amministrare, coordinare e controllare i lavori lavoro con commissari dai curricula giudiziari impeccabili. I progetti dovrebbero trattare per lo più progetti di durata che devono essere suddivisi in fasi di lavoro, comprese le singole azioni necessarie per ogni fase, assegnandole a singoli responsabili amministrativi o tecnici. Come si insegna ormai ovunque nel mondo nei corsi di project management, si devono anticipare i risultati attesi dal progetto e, nel nostro caso, valutarne i vantaggi per le prossime generazioni, indicarne le risorse e stabilirne la coerenza con i costi previsti prima per ogni fase e poi per tutto il progetto.

    Tenendo presente che le abitudini italiane in materia di “elasticità” negli appalti pubblici, in "aggiustamenti” e/o "aggiornamenti" di tali costi, legati a temperie politiche e/o altro, potranno non essere accettate dalla Commissione europea e metterebbero l’Italia sulla lista nera dell’Unione Europea proprio nella più importante sua fase del suo rilancio. Nel tentativo di salvare il governo,  il presidente Conte e la scombinata compagine dei 5S si dovrebbero essere accorti che, con Renzi o senza Renzi, il più serio problema per l’Italia oggi è un programma coerente e fattivo che porti al successo delle aspettative provenienti dal NG-EU e che sue chiavi non si trovano a Montecitorio ma in Europa.
     

  • L'ASSALTO AL CAMPIDOGLIO
    UNA LEZIONE UTILE
    PER TUTTE LE DEMOCRAZIE

    data: 09/01/2021 19:33

    Dopo la scioccante insurrezione al Campidoglio americano del 6 gennaio,  il vice presidente Mike Pence, come molti altri repubblicani, ha subito preso le distanza dal presidente Trump e in mano le redini di una situazione ancora incandescente. Non ci sarà guerra civile in America, come molti vaticinano, ma l’insurrezione contro il Campidoglio americano resta un evento sconvolgente e rimarrà negli annali della storia della politica americana. Si è drammaticamente dimostrato come in un paese di democrazia avanzata, dove la gente sa leggere e scrivere, un’insurrezione violenta possa, tramite i social network, essere scatenata da un personaggio istituzionale adducendo ragioni del tutto inesistenti. Infatti, malgrado i controlli sulle schede elettorali effettuati dalle stesse commissioni repubblicane, non si è trovata la più piccola prova di eventuali frodi elettorali. Eppure Trump urla la sua vittoria e, come ci confermano tutti i commentatori in loco, centinaia di migliaia di americani, anche se non ne esiste alcuna prova, sono convinti che le elezioni siano state truccate.

    La prima osservazione è che una così efficace manipolazione dei cittadini rappresenta un pericolo micidiale per qualsiasi democrazia; la seconda è che sarebbe utile indagare come le poche ma aggressive squadre dei proud boys di Trump siano riuscite a sintonizzarsi con un’altra rabbia, quella della folla non solo degli scontenti arrabbiati anti-sistema, e forse non necessariamente fanatici dell’ex presidente, ma con i più violenti fascistoidi e razzisti. Da questa vicenda Trump esce politicamente a pezzi, mentre sul suo partito, il famoso GOP (grand old party) pesa il non aver capito in tempo a quali limiti di follia potesse arrivare il loro triste campione. Eventi del genere sono successe nella storia ma è stupefacente che questa sia avvenuta negli Stati Uniti.

    In casa nostra fra i preoccupati commenti, le invocazioni alla pace e le dichiarazioni ufficiali, si sono distinti i nostri sovranisti Matteo Salvini, Giorgia Meloni e l’ineffabile Vittorio Sgarbi. Salvini, che detesta il liberalismo quanto Trump, fin dalla vittoria di Biden aveva riservato un suo giudizio; sull’attacco al Campidoglio, dopo aver condannato la violenza (ci mancherebbe) ha notato come Trump, dopo averli lodati, ha invitato i suoi bravissimi proud boys, e gli altri gli insorti (che lui stesso aveva sobillato) a tornare subito a casa. La Meloni è stata più attenta e asciutta e ha solo stigmatizzato la violenza, ma ha resistito alla tentazione di fare della sociologia spicciola; cosa che ha lasciato al professor Sgarbi, felice sindaco di Sutri, più esperto di democrazia. Sgarbi, è sembrato di capire, considera l’insurrezione di Washington un fenomeno quasi fisiologico delle democrazie; ne sarebbe possibile persino una contro Giuseppe Conte. Poi si è avventurato in paragoni bizzarri fra cui la manifestazione “democratica” cosiddetta “delle monetine” contro Bettino Craxi degli anni ’80. E così persino da eventi preoccupanti che interessano gli assetti del mondo, ciascuno a casa propria sfrutta quel tanto di visibilità più o meno parrocchiale che possiede, per darci la misura della intelligenza politica che circola intorno a noi e nel mondo.

  • NEXT GENERATION UE:
    MA LA POLITICA ITALIANA
    E' PRE-MODERNA

    data: 01/12/2020 21:36

    “Coloro che spendono i soldi propri per se stessi”- sosteneva Milton Friedman – “sono sempre molto attenti; coloro che spendo soldi propri per gli altri sono invece più generosi; ma i più pericolosi – egli sostiene - “sono coloro che spandono soldi degli altri per gli altri”.  Neanche a dirlo, fra questi ultimi Friedman pone gli stati. Gli stati infatti sono governati da politici, i quali, diversamente dagli imprenditori, che conoscono bene il loro mestiere, davanti a un certo numero di grandi progetti, ne valutano le priorità soprattutto secondo criteri di opportunità politica;  hanno solo generiche e poco aggiornate competenze di settore, non ne conoscono i risvolti tecnici e le fasi operative rispetto ai tempi e ai risultati attesi. Dunque devono affidarsi a manager pubblici di esperienza, possibilmente lungimiranti, e ad accreditate imprese private. Per tali progetti i committenti, per così dire, sono i cittadini contribuenti, visto che le risorse finanziarie impiegate sono le loro e dell’esito dei progetti i governi hanno la responsabilità sia amministrativa che politica. 

    Nel caso del Next Generation EU o Recovery Fund le cose stanno assai diversamente: le risorse finanziarie disponibili, previste per ogni stato membro, non sono in mano ai governi ma alla Commissione Europea, e la reale consistenza e affidabilità dei singoli progetti da finanziare, il loro monitoraggio e la rendicontazioni fanno parte di accordi comunitari che i governi hanno sottoscritto e sono tenuti a rispettare; pena la loro messa in mora e l’eventuale taglio delle risorse.
    Generalmente per i grandi progetti nazionali di interesse pubblico i governi aprono i cosiddetti tavoli: politici, tecnici e amministrativi, dove i partiti politici, gli imprenditori e la banche, per così dire, giocano a Monopoli: tanto per la Scuola, tanto per i trasporti, tanto per lo Sport o la Giustizia ecc. Ovunque nel mondo le lobby, interessi di parte, anche occulti, e intemerati operatori, onesti e meno onesti, sono sempre in agguato; tuttavia, malgrado le difficoltà di cui sopra, tali tavoli sono indispensabili ai governi. Nelle organizzazioni internazionali il gioco del Monopoli è impossibile: le regole si scrivono prima, i tavoli le devono rispettare e i risultati si valutano dopo. Il contesto appena descritto dovrebbe aiutarci a capire, e forse a far capire, quanto la politica Italiana sia ancora culturalmente lontana dalla modernità e dall’Europa, e quale salto di qualità e di efficienza nel project management pubblico dovrà essere messo in campo dal governo se non vuole che il Next Generation EU, quasi disegnato per rimediare ai problemi italiani, divenga per tutti una pericolosa delusione.



     

  • TAGLIO DEI PARLAMENTARI?
    UNA RIFORMA PARZIALE

    data: 08/09/2020 16:55

    Se i 5S dovessero vincere il referendum relativo al taglio dei parlamentari, sarebbe il loro primo successo dopo una sfilza di fallimenti nel governo giallo-verde da far vergognare persino Tartarino di Tarascona. Errori che sono costati miliardi che hanno accresciuto il debito pubblico e ingannato i contribuenti: reddito di cittadinanza, quota cento, TAV, Flat tax, irrinunciabile ostilità verso l’Unione Europea, apertura verso la Cina (pendant di quella di Salvini verso la Russia). Per non dire degli assurdi ostacoli frapposti ad ogni passo nel non facile governo di coalizione con il PD, il cosiddetto Conte 2. Il quale Conte ha persino dovuto difendersi dal trafficante di parole Luigi Di Maio, per poter argomentare utilmente e difendere le prerogative finanziarie italiane nel programma Next Generatio EU.
    I 5S sono molto ansiosi per l’esito della loro improvvida iniziativa; infatti, dopo una tale imbarazzante lista di fallimenti, di gaffe e di manifestazioni di presunzione, prepotenza e incompetenza, se vincesse il SI al Referendum, i 5S. alla fine un unico progetto potrebbero realizzarlo. Il peggiore. Il taglio dei parlamentari è una riforma parziale, intempestiva, in piena crisi da Covid 19, che farebbe risparmiare allo stato solo un pacchetto di milioni, mentre l’attenzione nazionale dovrebbe essere concentrata sulla selezione e progettazione di riforme vere, quelle finanziabili dal New Generation EU, un programma complesso pensato per i giovani, la ripresa e l’occupazione; riforme mirate e controllabili dalla Commissione Europea, la cui esecuzione imporrà coerenza, esperienza e competenza.
    Nel merito, il progetto di diminuire il numero dei parlamentari non è certo un’idea nuova. Non è mai stata realizzata poiché avrebbe dovuto essere sempre associata a un insieme di altre riforme, fra cui quella del sistema bicamerale perfetto (le due Camere da hanno le stesse funzioni, ma votano separatamente), un’adeguata rappresentanza regionale, un potere diversamente articolato del presidente del Consiglio e una nuova legge elettorale; non certo da ultimo, il mantenimento della centralità del parlamento della vita democratica adatta a una società civile economica e politica policentrica e poliarchica come quella italiana.
    I passati fautori del “taglio” (Bozzi, Pannella, Vassalli e altri), consapevoli della complessità di tagliare senza un progetto di riforma coerente con l’insieme dell’ordinamento (tema a cui Santi Romano ha dedicato la vita), dopo avere ben letto grandi giuristi come Costantino Mortati e Pasquale Stanislao Mancini, vi rinunciarono. Non così i 5S. i quali saltano a piè pari i problemi in cui si erano imbattuti il loro predecessori; non sanno chi siano Mortati, Romano o Mancini e non gliene importa nulla. La promessa elettoralistica del “taglio” nei 5S infatti fa parte delle bandiere populiste sbandierate all’insegna della furia anti-casta e anti- poltrone (salvo le loro) e il tentativo di diminuire il ruolo del Parlamento in attesa poi di poterlo sostituire, come hanno promesso, con una grande macchina digitale del genere della Casaleggi&c. Per questo il loro ideale di democrazia è sempre quello di una volontà generale che, grazie a Rousseau, potrebbe imporsi anche in forza di una minoranza. E’ un‘idea che peraltro essi già praticano in casa propria. Alexis de Tocqueville aveva messo in guardia le democrazie dalla “tirannia della maggioranza” ma chissà se abbia mai pensato alla tirannia della minoranza. Nel caso dei governi a cui partecipano i 5S, poi, si tratterebbe per assurdo della minoranza di una minoranza: infatti, la libera volontà politica dei deputati dei 5S non è proprio libera e si forma anche in un organismo esterno alle istituzioni, appunto la Casaleggio&c. in barba al divieto costituzionale di vincolo di mandato previsto per i parlamentari. Per questo il presidente Conte e il segretario del PD Zingaretti, per non avere sorprese, prima di fare programmi di governo e anticiparne il contenuto all’indispensabile Di Maio, farebbero bene a fare un salto presso la Casaleggio&c. per sondare gli umori dei soci 5S. che ne finanziano l’attività per acquisire qualche straccio di indicazione sul voto in Parlamento dei deputati 5S.
    Se al Referendum prevalesse il NO, l’intento esclusivamente mediatico ed elettoralistico dei 5S, diverrebbe evidente. Le conseguenze potrebbero essere: A) I 5S subirebbero un colpo quasi mortale, e anche Salvini ne sarebbe danneggiato; B) i due personaggi, Di Maio e Salvini, che hanno spadroneggiato sul palcoscenico politico italiano degli ultimi due anni, quasi sicuramente ne uscirebbero male; in latinorum: simul stant et simul cadunt; C) il governo Conte 2 potrebbe cadere e cadrebbe forse lo spauracchio di un governo Salvini, cioè del governo di una destra anti liberale, anti europea, autoritaria e fascistoide che, con buona pace di Berlusconi, di un centro- destra liberale scaverebbe la tomba.
    Se prevalesse il SI lo scenario sarebbe diverso. Il Governo Conte 2, con i suoi limiti, potrebbe continuare come business as usual; ma con mille problemi fra cui: A) la scelta e la gestione finanziaria e operativa delle importanti riforme che si renderanno finanziabili dal Next Generation EU, ma che richiederanno un notevole impegno (si pensi solo alla riforma della giustizia e quella della scuola), una a sfida non da poco tenuto conto della dilagante incompetenza di intere aree del settore pubblico che verranno coinvolte per gestire in tempi utili e risorse adeguate tali riforme. B) Il rimedio ai conflitti interni del Pd e della stessa maggioranza; C) la posizione di critica “costruttiva” al governo Conte 2 da parte del partito di Matteo Renzi Italia Viva, nella formulazione di una nuova legge elettorale organica. Il quale Renzi, reso forse più umile e più competente, dopo i suoi passati errori, potrebbe dare una nuova voce al PD e alleggerire il peso dei 5S nella maggioranza di governo. Renzi tuttavia, pur tenendo la ghigliottina alta vicino al collo del presedente Conte, non avrebbe il coraggio di farla cadere. Dopo il fallimento del suo (non certo peggiore) referendum del 2016, Renzi è cauto e fa pensare alla storiella americana del gatto di Mark Twain; il quale, si diceva, si era seduto una volta su una stufa bollente, dopodiché non si era mai più seduto su una stufa neppure fredda.
    (Società libera, 6 settembre 2020)
     

  • SALVINI E DI MAIO, AMMACCATI
    MA POSSONO ANCORA
    COMBINARE DISASTRI

    data: 04/07/2020 15:14

    Matteo Salvini sostiene che lui stesso e l’ex collega separato Di Maio decideranno chi sarà il nuovo presidente della Repubblica. Le malelingue sostengono che hanno già in serbo candidature eccellenti (persino di Grillo, Sgarbi, Meloni o Dibba). I due personaggi sono ambedue antisistema e anti europei (vedi MES) e favorevoli al famoso decreto Sicurezza. Si tornerà ai vecchi tempi quando ai promettenti appelli demagogici dei giallo-verdi agli elettori gli sciagurati risposero. Nacque così il governo più fallimentare dal 1948. Per questo i due campioni sono elettoralmente un po’ ammaccati ma potrebbero ancora compiere qualche altro disastro.
    Dal canto suo Salvini rimedia rilanciando la sua unica grande idea: la visione dell’Unione Europea come un soggetto estero ostile, una trappola le cui regole mettono l’Italia “sotto sorveglianza per imporre altri diktat.” Senza la UE – egli sostiene - staremmo molto meglio e, da sovrani come siamo, troveremo altri amici al di fuori dell’Unione, con i quali la Lega peraltro ha già da tempo intessuto ottimi rapporti, pare senza trappo.
    In vista di elezioni nazionali, del capo dello Stato e nelle Regioni, per non presentarsi a mani vuote Salvini sta arruolando un manipolo di collaboratori che ormai ricoprono cariche pubbliche e di sottogoverno nei gangli importanti delle Regioni e dello Stato secondo un vero e proprio manuale che, come dicono, sempre le solite malelingue, non lascia scoperto alcun sito di potere, anche quelli dormienti come per esempio una film commission o un’associazione musicale, cose che egli riattiva occupandosene personalmente.
    In questa missione Salvini non è certo un neofita: ha infatti imparato da Bossi che la politica è una faccenda complessa e maledettamente costosa; servono mediazioni, blog digitali, esperti informatici, convegni, viaggi, visite eccellenti, comizi, stampa locale e social media, cioè soldi e ancora soldi. E’ poi essenziale far affluire risorse per il costante e duro lavoro della Cooperativa Radio Padana (780.000 € solo dalla Camera dei Deputati), un vero proprio fiore all’occhiello della Lega (niente giornaloni) che assicura l’efficacia delle sue brillanti e costose campagne elettorali; quelle che devono salvare l’Italia dalla rovina in cui la stanno gettando gli ex comunisti, gli ex socialisti, gli ex democristiani con buona pace di una pattuglia di liberali.
    In quanto all’Unione Europea, nulla i nostri eroi del vecchio governo aborrono più dell’austerità e delle piccinerie della nordica frugalità imposta dai suoi guardiani e, come i gallo-romani antichi, timeunt Danaos et dona ferentes e non cadono nella grande trappola dei finti vantaggi del MES architettata dalle grandi banche per metterci la corda al collo e, come ha detto Di Maio, “usare l’Italia come un bancomat”. Poiché la Lega sente di appartenere al mondo dell’impresa, ha dato vita a decine di iniziative economiche fra cui due società utili per promuovere, muovere risorse, organizzare e gestire nuovi progetti: come la Dea Consulting e la Sistema. Intranet s.n.c .
    Quest’ ultima, è costituita da due soli soci (Morisi e Paganella) che le sono interamente dedicati. Anche in questo caso, non bisogna dare ascolto alle malelingue: i collaboratori lavorano duro: sono un esercito di consulenti, architetti, avvocati, esperti informatici, mediatori, interpreti, persino di russo, virologi medici esperti del sistema sanitario regionale del livello di Formigoni, che lavorano come matti a distanza, in rete e in Skype, per il benessere degli italiani. Ai fini della trasparenza dei conti per fortuna la s.n.c. non ha l’obbligo della tenuta dei libri contabili e i commercialisti della società la possono difendere dalle intrusioni, alcune già in corso, della magistratura e dell’Intendenza d Finanza.
    Di Maio non è fatto della stessa pasta di Salvini. Anche per lui il consenso politico è in calo ed ha perso la disinvolta sicumera dell’omino in blu; non ha una voce tuonante e non galvanizza le folle come il suo ex collega separato. All’inizio i 5S, al governo con la Lega, dovevano apparire nemici del sistema e alternativi al potere, e soprattutto promettere. Divenuti essi stessi parte del sistema, avevano tentato una serie di cambiamenti che, messi in pratica a costi siderali, hanno fallito lasciando l’odiato sistema ancora peggiorato. Malgrado ciò, in un altro governo sono ancora loro il sistema. Di Maio poi, non ha mai avuto - come i suoi amici forse immaginavano - l’ambizione di sparare le quattro verità politiche cinque-stellate in faccia al potere; anche perché, per farlo, di quel potere avrebbe dovuto conoscere la storia, le implicazioni e i segreti.
    Ma ora? Mentre l’infaticabile Salvini, come faceva il Duce, invoca continuamente gli italiani come un patriota, Di Maio assomiglia più al membro deluso di una setta ancora ispirata dalla finta maschera istrionica di Beppe Grillo, gestita dall’abilità contabile di Casaleggio e fiancheggiata dal tristissimo Dibba. Costoro possono contare ancora sulla quota del 32% dei parlamentari si ha l’impressione che, per non morire, stiano tessendo la rete delle cariche, degli incarichi, delle consulenze e dei social che tengano ancora in piedi la fabbrica del loro consenso.
    Gli uni e gli altri, forse in virtù dell’enormità del loro caso politico, possono contare su un alleato davvero insperato, e in parte in spiegabile in Italia: il quasi silenzio della stampa, della televisione e dei media su temi imbarazzanti che in qualsiasi paese farebbero tremare un partito. Ad esempio: a chi chiede pubblicamente a Salvini che fine hanno fatto i 49 mln di euro scomparsi nel nulla dalla casse leghiste, nessuno commenta il suo silenzio. Chi vorrebbe sapere che seguito ha avuto l’inchiesta sul tentativo tangentizio ENI a Mosca del sig. Salvoini & c. messo a punto dalla segreteria di Matteo Salvini, anche qui regna un silenzio, questo sì sovrano, su una vicenda dai risvolti cospirativi. Inoltre molti vorrebbero indagare quali procedure, chiamate e/o criteri selettivi vengono adottati per le nomine gli alti dirigenti pubblici, soprattutto in materia sanitaria, legati alle Regioni amministrate dalla Lega. Nulla.
    In quanto ai 5S i giri finanziari interni, fra soci delle Casaleggio srl, e il suo ruolo direttamente politico, sfidiamo chiunque a trovare esempi in altri paesi dove vi siano personaggi pubblici e politici così disinvoltamente spregiudicati e incompetenti; persino nella politica estera siamo pericolosamente all’improvvisazione, come quella favorevole alla Via della seta della Cina ma indifferente alla rivolta di Hong Kong; per nulla dire di quella vergognosa di sostegno di fatto al regime venezuelano di Maduro da parte di un paese amico della democrazia come l’Italia.
    La commistione dei due capi politici è poco rassicurante anche perché le alleanze geo-politiche dell’Italia sono garantite da nessuno. Sul rischio di andare a fondo in Europa, il nostro autorevole ma silenzioso Presidente della Repubblica potrebbe almeno richiamare le Camere in questo senso. In caso di elezioni poi, da capo delle Nazione Mattarella potrebbe gentilmente consigliare agli elettori italiani, prima di votare, di attenersi al consiglio del suo illustre predecessore Luigi Einaudi: “Conoscere prima di deliberare”.                  
     

  • CHRISTINE-ANGELA-URSULA
    LE TRE MODERNE "EFORE"
    CHE POSSONO
    SALVARE L'EUROPA

    data: 18/06/2020 16:32

    Quando la città era in pericolo gli antichi Spartani ricorrevano agli efori; personaggi di élite, esperti nell‘arte del comando, nel diritto e nella di politica, personaggi carismatici al di sopra delle parti. Anche le Provincie Unite nel ‘600, durante il Secolo d’Oro dei Paesi Bassi, avevano istituito gli efori; un corpus di funzionari di Stato che dovevano il loro prestigio, e la loro capacità di intervento nelle emergenze, più alle loro capacità personali che alle loro alte cariche.

    In un periodo di grave crisi dell’Unione Europea, e soprattutto dei suoi membri, l’Europa, forse senza saperlo, potrebbe aver trovato i suoi efori; solo che, anziché efori,  nel nostro caso sono efore: si tratta di tre donne autorevoli dotate di ragguardevoli curricula politici, economici e giuridici, oltre che di un carisma che le pone dieci piani al di sopra dei ben meno autorevoli capi di governo e del personale politico in carica negli stati membri, soci del Club europeo. Le efore europee sono: Angela Merkel, cancelliere della Repubblica Federale di Germania; Christine Lagarde, presidente delle Banca Centrale Europea e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea.

    La crisi europea avviene nel periodo di una svolta del mondo globale preoccupante soprattutto per l’Europa. Se l’Unione Europea riuscirà a salvare il grande lavoro svolto in 63 anni e far raggiungere almeno l’inizio di un'unità anche politica dei suoi membri, ciò potrebbe avvenire per merito delle nostre tre efore. Esse infatti non hanno solo forti qualifiche e alte cariche ma il loro DNA trasuda anche dell’intelligente buonsenso pratico e del coraggio delle donne antiche. Questo consentirà loro di raccontare, senza veli e senza trafficare con le parole, le cose europee così come stanno e fustigare i governi nazionali e le burocrazie comunitarie irrimediabilmente riluttanti ai cambiamenti.

    L’efora Lagarde, per esempio, con la sua famosa gaffe, ha avuto il merito di ricordare, per nulla maldestramente, ai famelici governi in cerca di soldi, soldi e solo di soldi, che la BCE non è una mutua assicuratrice e che essi prima di pretendere aiuto e mettere le istituzioni europee sotto accusa, come fanno i sovranisti, dovrebbero fare le pulizie in casa propria.

    L’efora Merkel è l’ultimo membro dell’albo d’oro di quelli che hanno fatto l’Europa come Monnet, Adenauer, De Gasperi, Einaudi, Kohl o Delhors, ed è l’unica con l’autorevolezza necessaria a trascinare altri con la forza dell’ esempio. Dalle crisi - Merkel lo ha ricordato in questi giorni - nessuno esce mai indenne, ma tutti cercano coesione e solidarietà per tutto ciò che i singoli Stati nazione non possono fare da soli: come la difesa, la salute, l’ambiente, l’immigrazione, la cultura e ricerca; ivi compresa la politica estera nella quale nessuno Stato membro, come non cessa di ricordare Mario DraghI, oggi può dirsi sovrano.

    La terza efora è la presidente delle Commissione Ursula von der Leyen; la quale “parlando dolcemente ma portando un grosso bastone” (consiglio del presidente Teodoro Roosevelt ) ha intenzione di dare finalmente battaglia alle discrasie fiscali, bancarie e sociali che oppongono fra loro gli Stati membri tramite paradisi fiscali interni, architetture societarie e dumping di tutti i tipi, artifizi che distorcono la concorrenza, tradiscono il mercato, penalizzano ingiustamente molte industrie e discriminano gran parte dei lavoratori.

    Le tre efore potrebbero attivare il loro potente diapason e lanciare nuovi progetti cooperativi fra stati membri, come quello sul vaccino europeo, il recovery fund o il progetto PESCO di Difesa Europea e altri e predisporre gli strumenti integrativi ad hoc fra gli stati membri. Dopo l’inutile retorica dell’Europa “sempre più stretta” vaticinata dal trattato di Maastricht il treno europeo viaggerebbe così su binari specifici, più limitati ma sicuri. L’Europa, grazie al prezioso lavoro delle tre efore, potrebbe finalmente integrarsi e divenire il regno delle buone pratiche economiche e politiche, e pretenderne il rispetto da tutti i paesi con cui gli Stati membri continuamente trattano.
     

  • LETTERA APERTA
    AL MINISTRO SALVINI

    data: 17/07/2019 19:43

    Caro Ministro Salvini, Le scrivo per manifestarle la mia preoccupazione sulle sorti dell’Italia in mano al governo più dissociato e disastroso della storia italiana; fatto di progetti inconcludenti, di rinvii, di mezze verità e mezze bugie e condotto all’insegna della pura demagogia. E’ un governo, di cui Lei è attualmente il campione al cui vertice si trovano leader presuntuosi e incompetenti che hanno degradato  lo status europeo e internazionale dell’ Italia facendo pagare lo scotto dei loro errori  ora ai viventi ma  poi a coloro che devono nascere. Tutte le scelte elettoralmente  sbandierate, tutte assai discutibili,  e fin qui adottate, anche se in fieri, si sono rivelate errate, cambiate o camuffate da qualcos’altro e l’intera legislatura finora  può considerarsi un fallimento completo (Fornero, flat tax, il reddito, la quota cento, la sicurezza, il debito pubblico, la crescita zero-meno  ecc.) senza elencare oltre cento decreti mai convertiti; salvo attribuirne  le colpe all’Unione  Europea, ai “giornaloni” e ai “professoroni”, e persino a  parte delle  istituzioni (come  la  Magistratura) che  remano contro, ma  mai e poi mai all’approssimazione e alla  disinvolta incompetenza  mostrata dal  governo. Grazie  allo stile e all’ ideologia  cosiddetta sovranista, da Lei introdotta, l’ Italia è totalmente isolata in Europa; un sovranismo senza sovranità,  senza futuro e un’ideologia fondata sul nulla e di fatto dipendente da tutto e da tutti, presto forse anche dalla Russia di Putin. 
    iò che nel bene e nel male aveva assicurato al paese un percorso europeo decente  se non creativo è stato disperso  grazie alla sua tracotante e inutile battaglia contro la UE e personalmente contro alcuni alti  funzionari (“ burocrati”) e  commissari europei che, diversamente da Lei, conoscevano bene il loro mestiere.  Il suo linguaggio volgare e offensivo da curva sud istigatore di odio verso immigrati e le ONG; la sua ripetuta  assenza alle 6 riunioni  per  riformare  il trattato di Dublino sull’immigrazione in Europa (mentre Lei era a  Mosca) ha fatto il resto per poterla annoverare fra i peggiori cittadini italiani mai eletti a cariche apicali delle istituzioni nazionali. Lei ripete che i Suoi molti nemici sono ampiamente compensati dai Suoi milioni di amici-elettori, e ciò le basta. Non ne sarei troppo sicuro: anche  il pieno di voti da lei raggiunto nelle  elezioni  europee di Maggio 2019, messo confronto con la realtà elettorale  del’ Italia  che  vota, in rapporto alla  popolazione, come recentemente ha osservato il Prof. Cassese, non sorpasserebbe di molto il 10-5% degli italiani di cui Lei pretende di essere  l’esclusivo portavoce. 
    La Sua forza mediatica  è tutta nella straordinaria potenza del Suo stile, il Suo linguaggio, le Sue promesse (anche se disattese) le Sue battute volgari  e l’uso sarcastico dell‘insulto, come  quelli  indirizzati  a Commissari UE  (Moscovici, Juncker) o quelli  vergognosi diretti alla  Comandante della Sea Watch Carola Rackete imitati con oscenità dai Suoi fans. Il Suo potente  diapason ha evidentemente  la forza di far risuonare istinti altrettanto truculenti negli animi della parte  dell’elettorato che ancora L’ammira. Francamente non pensavo vi fossero tanti  elettori  italiani così recettivi di un tale florilegio di volgarità, ed anche così insensibili alle beffe perpetrate  ai loro danni: come quella  della ridicola modalità restituzione dei 49 milioni di Euro sottratti ai contribuenti  dalla  Lega, quella della nuova (nascosta) manovra di 7. 6 miliardi alla legge finanziaria  (“ … non ne  cambieremo una virgola”) oltre ai suoi prepotenti attacchi alla Magistratura (“ non adatta  all’ Italia”), o alla falsa disconoscenza dei suoi ben introdotti  amici  lobbisti filo-Putim come  Savoini (la Sua ombra a Mosca e Roma con il Presidente Putin) inquisito  per gravissime ipotesi di corruzione, se non di cospirazione (ne ha il physique du rôle !); si tratta di un personaggio a Lei maledettamente vicino al centro di una vicenda sub judice molto grave, non solo corruttiva, ma anche di politica interna ed estera nel dipanarsi della quale Le sarà difficile fare spallucce e, come si dice a  Roma, buttarsi a Santa nega.           
    Per il  futuro dell’ immigrazione, peraltro molto diminuita anche per il (pur discutibile) merito dell’ ex Ministro Minniti, da qui a poco, senza accordi seri con la UE per rivedere  il trattato  di Dublino, dal Lei colpevolmente disatteso, non riuscirà a fermarsi  anche sulle coste italiane. Per tale problema, se Lei sarà ancora  Ministro dell’ Interno, cosa che non mi auguro, potrebbe rimpiangere quell’“ubriacone” di Juncker visto che la nuova leadership Europea e gli altri soci del Club europeo  potrebbero esserLe  molto meno amici. Infatti, grazie a  Lei, l’Italia già ora ha ben pochi alleati in Europa.
    Poiché nelle difficile circostanze  ostili all’Italia nessun politico può fare ameno di un alleato, se la Russia illiberale di Putin, anche  grazie  a Lei, riuscirà a erodere  l’ Europa divenire un grande protagonista nel Mediterraneo, come  sembra possibile, se Lei  sarà ancora  governo, Le sarà riconoscente e potrebbe anzi divenire il Suo solo amico e alleato, illiberale come Lei e ostile all’ Europa e al resto dell’Occidente. Tenuto conto  però del  basso  livello economico e sociale russo l’Italia certo migliorerebbero l’inter-scambio commerciale, ma la Russia avrebbe poco altro da offrire che non abbia carattere strategico e militare. D’altro canto gli espliciti auspici di Putin a Roma (il 2 Luglio) sulla fine del liberalismo scartano definitivamente l’idea, molte volte auspicata dopo il 1989, di un’ europeizzazione della Russia e lasciano intendere altri scenari  che forse (forse) non piacerebbero neppure ai Suoi amici ed elettori.       
    Per un rinnovamento istituzionale e politico dell’ Italia Caro Ministro, non abbiamo bisogno di demagoghi, ma di figure autorevoli  dotate di esperienza e  forza creativa e di onestà intellettuale.  I pellerossa e i cinesi del Tao in casi estremi, come  quello dell’ Italia odierna, chiedevano aiuto agli antenati, i quali, lontani dalle cure terrestri, li avrebbero sempre ben consigliati. I nostri ci raccomanderebbero di reclutare  attenti  clinici, esperti chirurghi, onesti economisti  e umili scienziati sociali; è ciò che molti cittadini normali, come  chi scrive, stanno facendo in attesa di risposte che ormai, molti ci assicurano, verranno quanto prima.       
    Con i miei  rispettosi saluti                             
    Marco A. Patriarca,15 Luglio 2019