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UMBERTO BINETTI

  • A PROPOSITO DI "ISMI":
    IL GRILLISMO...

    data: 02/12/2019 12.13

    Devo confessare che non ho mai avuto particolare simpatia per il suffisso “ismo”. Sarà perché, come lo definisce la Treccani, lo si usa nella maggior parte delle volte con tono negativo o spregiativo. Resta il fatto che dopo il fascismo, il nazismo e il comunismo (Mussolini, Hitler, Stalin per intenderci) e dopo l’ondata lunga del berlusconismo, quella medio-lunga del renzismo e quella in itinere del salvinismo, oggi, che si voglia o no, alla porta bussa il sardinismo.
    Ma di nessuno di questi “ismi” intendo parlare.
    C’è un altro personaggio degno di questo suffisso che, a mio parere, imperversa da tempo ed oggi merita la primissima pagina. E se le precedenti nominate “correnti” sono figlie dei tempi in cui si espressero e si esprimono, il possessore del suffisso di cui vi voglio parlare è il più scaltro, il più imprevedibile.
    Vi sto parlando di Grillo e del GRILLISMO.
    Più volte mi è capitato di scrivere del comico italiano. Etichettandolo non solo come un bravissimo artista, ma come attento studioso del nostro tempo.
    Ma “l’invocazione” per la sua presenza attiva nell’agone politico italiano lanciatagli da Zingaretti pochi giorni fa, davvero mancava nell’elenco delle anomalie da me studiate.
    In verità mi sono sempre posto l’interrogativo se il genovese sia un banale visionario nell’accezione italiana o in quella inglese (con visionary si descrive qualcuno che ha le idee chiare sul futuro e/o che è molto originale e creativo).
    Di una cosa si può essere certi. A fronte di una decisione presa dalla intoccabile e infallibile Piattaforma Rousseau (l’aggettivo più consono, per me, rimane, “luogo di assenteisti” viste le percentuali dei votanti ogni volta che si esprimono), lui, entra in scena e, stavolta stimolato dagli ex odiati piddini, per l’ennesima volta mischia le carte.
    Il visionario o visionary, scegliete voi, ricompare e detta le regole.
    Grillo, allora, mi appare sempre più condizionato dal Geremia biblico e quando ricompare improvviso segue la prassi del “io ti ho creato ed io ti distruggo”.
    Perfino il far riferimento al CAOS come elemento necessario per i cambiamenti me lo mostra sotto tali fattezze.
    Innumerevoli le sue esternazioni finalizzate a ciò. Dal suo metaforico volto truccato da Joker, al vaffa inviato ai suoi grillini, dal “non siamo più quelli di dieci anni fa” al “prevedo cose magnifiche nei mesi futuri”.
    Che lui abbia un programma e non navighi a vista, su questo non ci piove.
    Se poi sia consapevole che i suoi tragitti mentali abbiano come vittime o fortunati protagonisti gli italiani, di questo ho seri dubbi.
    Di una cosa, invece, sono certo.
    Se uno Stato, un popolo, una democrazia è arrivata a mettersi nelle mani di un comico (rimane il suo mestiere) beh….qualcosa non funziona.


     

  • PERCHE' "SARDINE"
    E NON SARDE?

    data: 27/11/2019 22.49

    Chiariamo subito che non sono un ittiologo e quindi non aspettatevi da parte mia alcun tipo di chiarimento di carattere zoologico.
    Mio compito, invece, come antropologo, è capire e studiare un Movimento che, come forma comportamentale, non ha precedenti in Italia e forse nel mondo intero.
    Ovvio che stia parlando del Movimento di opinione che da pochissimi giorni sta riempiendo i quotidiani in termini di notizia ma in special modo affolla le piazze.
    Prima di entrare nel merito di questa unicità appena espressa sarebbe opportuno chiarire perché sardine e non sarde.
    Perché è un Movimento nato da giovanissimi? Non credo.
    Penso invece ad una sottilissima differenza.
    Le sardine e le sarde sono pesci “poveri” entrambi ricchissimi di sostanze benefiche per il nostro corpo ma la sarda è pesce fresco appena pescato mentre la sardina è conservata sott’olio, come dire “di seconda mano”.
    Detto questo e con l’augurio che tale annotazione sia di pubblica utilità ritorniamo all’unicità di tale Movimento.
    Mai una protesta in piazza (luogo riconosciuto come l’unico davvero capace di creare un “Noi politico”) è stata rivolta contro una opposizione. Qualsiasi forma di protesta, anche le più pacifiche come quelle realizzate fino ad ora dalle Sardine, è stata SEMPRE espressa nei confronti di chi detiene, in quel momento, il Potere.
    Nel nostro caso, allora, mi domando: scendo in piazza per dire “signori dell’opposizione non ci piace come lo fate?” oppure “signori dell’opposizione non dovete opporvi ma dovete adeguarvi al Potere attuale?”.
    È necessario sbrogliare questo nodo altrimenti tutto sarà sempre fumoso e non sarà possibile dare qualsiasi interpretazione.
    Ma io provo a dare una terza via.
    Alle Sardine non piace né il Potere che governa, né chi si oppone per poi prenderne il posto. Alle Sardine è fin troppo chiaro che chi si professa di sinistra non lo è più da tempo e chi dice di essere di destra non persegue quegli ideali tipici di una cultura conservatrice ma pur sempre democratica.
    Forse questo ci vogliono dire questi giovanissimi.
    Forse vogliono farci intendere che non è poi tanto complesso distinguere ciò che è necessario e buono per la gente, da ciò che non lo è ed è cattivo.
    Forse è un tentativo, essendo senza dubbio puri, di ricordare concetti base come buono e cattivo. Bene e male. L’Etica come una volta la si definiva.
    Se, invece, tra pochi mesi, le Sardine si faranno strumentalizzare da chicchessia, beh allora avremo chiaro il perché hanno deciso di chiamarsi sardine e non sarde.
    Non fresche ma conservate. Pronte all’uso quando sarà necessario.
     

  • SIAMO ALLA FRUTTA…

    data: 22/11/2019 14.29

    Come dire “siamo alla fine” o ancora meglio, per quanto mi riguarda, al “fine corsa”.
    E se anche, nel tempo, la “frutta” è stata seguita, in un pranzo, dal caffè, allora io vi dico che siamo all’ammazza caffè.
    Completamente sommersi da problemi che si perdono negli ultimi nostri trent’anni e più di Storia, come il Mo.S.E. , l’Italsider di Taranto o come lo volete chiamare, l’Alitalia, il dissesto idrogeologico, la crisi economica senza fine, il fallimento della globalizzazione a cui stanno per aggiungersi le prossime sciagure come il MES europeo (ultima forma di sciacallaggio sul residuo di sovranità che ci è rimasto) e il “blocco” dei c/c per il pagamento di tasse come l’IMU (se è una fake news lo vedremo tra breve – sperando di non doverlo verificare con una sorpresa in Banca).
    NOI… di cosa parliamo, invece? Su cosa facciamo le più succulente analisi?
    Sulle appena nate Sardine (ma il fermo biologico esiste ancora?); sulle percentuali dei votanti sulla Piattaforma Rousseau di cui, ancora oggi, non si ha un dato certo su quanti siano gli iscritti (100 mila, 123mila, 83 mila: c’è l’imbarazzo della scelta perfino se cercate di fare la più approfondita delle ricerche spionistiche) e infine del fascismo dilagante.
    Sulla nascita delle Sardine, sia chiaro, non ho nulla da obiettare. I ragazzi mi fanno una tenerezza senza limiti. Puliti, preoccupati del loro avvenire che diverrà tra pochi anni terra bruciata, legittimi protagonisti del loro futuro.
    Ma in loro vedo l’OLTRE.
    L’oltre politica, come lo è stato con il Movimento Cinque Stelle. Nessuna parvenza di qualsiasi tipo di programmazione e/o idea. Facilmente strumentalizzabili.
    La prima verifica sul campo è stata che, a fronte di una espressa dichiarazione di un NO netto e intransigente ad ogni forma di odio, la risposta degli italioti è stata una moltiplicazione incredibile di violenza verbale sui media, dal “a testa in giù” al “vi bruceremo vivi” come amplificazione – sicuramente non voluta dai ragazzi - al loro legittimo antisalvinismo.
    Ed è drammatico che i protagonisti di tale aberrazione siano i nostri giornal(a)i!!!
    Questo esercito di propagandisti, di opinionisti brizzolati al soldo di improbabili politici che altro non sono che falsi tribuni e ciambellani da quattro soldi.
    Di informazione seria manco l’ombra.
    E come non parlare dei voti on line della sempre più misteriosa piattaforma Rousseau dove 19 mila dei 25mila votanti circa (70%) decidono il futuro del loro movimento in quel di Emilia e di Calabria?
    Nessuno, fino a ieri, si è domandato (parlo sempre dei giornalai) che fine abbiano fatto il resto dei 100 mila/123mila/83mila ammesso che esistano.
    Cifre già di per sé striminzite a fronte di milioni di voti di pochissimi anni fa.
    Nessuno alza un benché minimo interrogativo su tale assenza.
    E poi infine il fascismo dilagante, la preoccupazione che da un momento all’altro compaia qualcuno per strada con bottiglioni di olio di ricino.
    Io il fascismo, essendo nato nel 1951 non lo conosco di persona. Conosco la Storia che mi ha consentito – e parlo per me – di essermi formato come un convinto antifascista e, aggiungo, nemico di ogni forma di autoritarismo e di comportamenti dittatoriali e di questo ne sarò sempre orgoglioso.
    Ma so anche, per studi svolti, cosa siano i contesti in cui nascono movimenti, anche quelli più drammatici per l’intera umanità.
    La verità è un’altra. Molto più chiara ed evidente. Nascosta. Tanto da farci sentire tutti – nessuno escluso – degni rappresentanti di quella IPOCRISIA di cui siamo colmi e per colpa della quale, un giorno, scoppieremo, come palloni pieni d’acqua.
    Destra e sinistra.
    Tutti nascosti dietro questi due aggettivi qualificativi che appiccichiamo a qualsiasi cosa, con una personale convenienza che mi appare davvero vergognosa.
    Teniamola pure in auge questa “segnaletica stradale” ma diamole, una buona volta un programma SERIO di supporto perché si capisca dove “la destra e la sinistra” vogliano andare a parare.
    Vi sembra così irrealizzabile individuare PRECISE PRIORITA’ DA PERSEGUIRE PER IL BENE DELLA NOSTRA NAZIONE?
    Vi sembra fantascientifico proporli al Popolo e dire loro “Questo è il nostro programma, riteniamo di poterlo sviluppare attraverso precisi tragitti programmatici e ora ve li proponiamo”?
    Di destra e di sinistra? Ok. Ma io mi accontento di tipo A o tipo B, progressista o conservatore, democratico o repubblicano, al gianduia o al pistacchio.
    E poi invitare il Popolo, attraverso il voto democratico a fare una scelta precisa e definitiva almeno per una legislatura completa
    Niente da fare!!!
    Il dopo tangentopoli (i risultati di tale “pseudo rivoluzione” sono davanti ai nostri occhi ed è preferibile stendere un centinaio di veli pietosi su di esso e non andare oltre nell’analisi), invece, ci ha lanciato verso un nuovo modo di fare politica.
    All’assenza di programmi e attraverso una operazione di lifting sul “destra/sinistra” è nato prima il berlusconismo e l’antiberlusconismo e ora il salvinismo e l’antisalvinismo.
    E questo lo dico come uomo di sinistra (quella che intendo io, ovviamente…)
    Un’autentica malattia, una fissa perpetua che ha ingessato e continua ad ingessare le menti di chi dovrebbe fare politica propositiva.
    Ed ovviamente, in assenza di idee e di conseguenti programmi questa perenne guerra al grido “dagli all’untore” non può che generare solo ed esclusivamente odio e violenza.
    Io davvero non so cosa ci possa essere dopo “l’ammazza caffè”.
    Forse nulla.
    O forse una sana e lunga riflessione in attesa del nuovo pranzo dove, anche a scapito della nostra salute, sarebbe utile “non mangiare frutta”
     

  • DENTRO O FUORI?
    SOLO UNA QUESTIONE
    DI PUNTI DI VISTA

    data: 20/11/2019 18.15

    Spesso, per poter sostenere l’idea che non siamo affatto l’ombelico del Creato, ci viene proposta la visione della Terra ripresa da un satellite in giro per il Cosmo. L’immagine è cruda e senza possibilità di considerazioni alternative. In quel punto che si intravede, nello “spazio senza spazio”, ci siamo noi, appiccicati uno all’altro, desiderosi di aria per poter emettere un respiro.
    Altro che ombelico.
    L’uomo primitivo, di fronte a cotanta grandezza aveva come sua unica arma di difesa quello di spalancare la bocca, emettere qualche suono di stupore e poi, nel silenzio GUARDARE.
    Poi, col tempo, provare a VEDERE. E poi PENSARE e infine RAGIONARE sulla sua personale assoluta limitatezza.
    Oggi, nell’era dell’immagine, della visione asettica, della estetica che ha definitivamente cancellato l’etica, si è ritornati ad un GUARDARE secco, anonimo, nell’assoluta incapacità di renderci conto del nostro Essere. Questo effetto a ritroso ha portato con sé una falsa e contorta consapevolezza.
    Siamo noi l’ombelico del mondo.
    Almeno fino a quando un mega asteroide ci spazzerà via o i dogmi dilaganti nella nostra mente produrranno un big bang ulteriore di tipo distruttivo.
    Siamo dentro o fuori da questo corto circuito con copyright umana?
    Quello strano figuro nella foto di copertina è dentro quella cella e guarda fuori in cerca dell’agognata libertà? O è dentro e guarda l’intera Umanità imprigionata?
    Dipende dal “punto di vista”. E non è un caso che non si usi il termine guardare ma vedere. Chi guarda non può capire. Chi vede può, poi pensare ed infine ragionare.
    Pur vivendo nell’era della trasparenza, ufficializzata dalla tecnologia – specie quella digitale – in cui tutto è conosciuto e frutto di informazione, tale libertà di visualizzazione ci ha portato ad una conclusione estrema.
    Il VEDERE portato alle sue estreme conseguenze non ci ha indicato la strada per il PENSIERO ma ci ha indirizzato verso una forma di pornografia visiva.
    Vediamo un “corpo” per intenderci. Solo un corpo senza ciò che esso contiene.
    Questa necrosi dell’identità ha avuto come prima devastante conseguenza la perdita dei significati delle parole e quindi del pensiero ragionato.
    Una corbelleria detta diviene “provocazione voluta”.
    Un’analisi sociale e/o politica diviene strategia, tattica.
    Dimenticando, in questo caso, che tali percorsi mentali possono avere una ragion d’essere solo e solamente se finalizzati ad un preciso obiettivo.
    Altrimenti strategia e tattica sono e rimarranno masturbazioni mentali.
    Abbiamo perso la nostra IDENTITA’ UMANA. Questo il risultato di tale ipotetica evoluzione tecnologica.
    Una porta che divide chi è dentro e chi è fuori.
    Basterebbe buttarla giù. Ma ci deve essere chiaro da che parte andare.
    E quel “punto di vista” di cui parlo all’inizio di questa analisi è il cuore del problema.
    Dove stiamo andando presto lo sapremo.

    Nota: la foto è del maestro Cosmo Mario Andriani
     

  • L'ASSENZA DELLA POLITICA
    (DA VENEZIA A TARANTO)

    data: 18/11/2019 09.27

    ATTO I - MOdulo Sperimentale Elettromeccanico: per intenderci MO.S.E. Ritornato alla ribalta prepotentemente in questi giorni, sappiamo tutti perché. Iniziata nel 2003 e affidata al Consorzio Venezia Nuova che opera per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia - la complessa opera viene sospesa nel 2014 in quanto, a seguito di indagini giudiziarie scattano 35 arresti e 100 indagati eccellenti tra politici di primo piano e funzionari pubblici, per reati contestati quali creazione di fondi neri, tangenti e false fatturazioni. Lo Stato interviene al fine di assicurare il proseguimento dei lavori e la conclusione dell'opera: a dicembre 2014 l'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) propone la straordinaria gestione del Consorzio, cui segue la nomina di tre Amministratori Straordinari. Evito di indicare a quanto ammonti in termini finanziari l’intera opera. Voglio, invece, segnalare, l’assenza nelle vicende giudiziarie del più volte Sindaco di Venezia il filosofo Cacciari, che per venti anni combatte ferocemente – senza risultati – il progetto. Fa effetto sentirgli dire che, ad oggi, nessuna tipologia di verifica, nemmeno una banale “prova” sia stata fatta per verificare il funzionamento del Mo.S.E. Vari Governi si sono succeduti dal 2003 in poi, ma, sembra che a nessuno sia venuta in mente la possibilità di un minimo collaudo in corso d’opera.
    ATTO II.1960. L’Italsider di Taranto di proprietà pubblica nasce nel luglio del 1960. Lo stabilimento viene costruito nel quartiere Tamburi, per una superficie complessiva di oltre 15 milioni di metri quadrati. Qui, invece, non è un problema di alta o bassa marea. Qui, la vita non deve attendere situazioni estreme per essere spezzata. Al di là dei vari proprietari che si susseguono nel tempo, qui si muore giornalmente. In modo lento e inesorabile. Oltre ad incidenti sul lavoro, l’intera zona Tamburi segnala percentuali altissime di malattie mortali causate dall’aria infetta. In perfetta coincidenza le due problematiche, oggi, ci vengono proposte in tutta la loro drammaticità. Domanda: e la politica? Per essere più precisi: i Governi che si sono succeduti? Come si sono posti di fronte a tali estreme situazioni?
    UNA CHIASSOSA ASSENZA. Chiassosa perché i personaggi preposti a svolgere attività governativa e quindi a scelte rigorose su tematiche nazionali preferiscono confrontarsi in modo CHIASSOSO E FASTIDIOSO sui Media.
    Niente altro che questo.
    Due annotazioni finali che la dicono tutta.
    La prima. Pochi giorni fa un Ministro di questo pseudo Governo (il precedente non era da meno e così via nel tempo a ritroso) ha espresso la sua posizione intransigente a proposito di una precisa scelta politica con le seguenti parole “A costo di rimetterci la pelle continuerò la mia battaglia”… Sono rimasto “basito”!!! Mi son detto: “È sotto ricatto oppure ha scambiato la sua “poltrona” per la sua pelle?” Propendo per la seconda ipotesi.
    La seconda. Ieri, in una trasmissione televisiva ascoltavo il sempre più radical chic Bertinotti (ogni volta che lo vedo si risveglia in me un interrogativo: l’abito non fa il monaco oppure si?) apprezzava la presenza del primo ministro Conte in quel di Taranto ma ricordava che andare come se fosse un privato cittadino (“Sono qui per ascoltarvi ma sappiate che non ho in tasca alcuna soluzione”) era la estrema dimostrazione dell’ASSENZA DELLA POLITICA.
    Chapeau Fausto.
     

  • E' TEMPO DI PROVOCAZIONI:
    FASCISMO E COMUNISMO

    data: 12/11/2019 19.41

    L’hanno definita una “risoluzione” che passerà alla Storia. Giovedì 19 settembre c.a., il Parlamento europeo ha approvato, con 535 voti a favore, una risoluzione intitolata “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” in cui, di fatto, si equiparano i regimi nazisti e fascisti a quelli comunisti.
    È questa la provocazione? Assolutamente no. È invece quella che vi sto per proporre.
    Io trovo tale risoluzione alquanto scontata e direi abbastanza tarda, nel tempo.
    E le lamentele, le proteste, di alcuni personaggi nei confronti di tale decisione ancora una volta mi propongono individui che fanno fatica a vedere oltre la propria punta del naso.
    Mi spiego.
    Va da sé che se tale risoluzione fosse stata proposta dal Parlamento italiano per il popolo italiano sicuramente sarebbe legittima un’autentica ribellione nei confronti di tale decisione. La nostra Storia ci ha proposto un periodo nerissimo e durissimo: il fascismo. Ed è superfluo spiegarne le ragioni.
    Ma provate, invece, a parlare di comunismo in Russia o meglio negli Stati della ex U.R.S.S. Provate a parlare di Stalin, dei suoi Gulag, dei milioni e milioni di morti che tale dittatura ha prodotto. Oppure prendiamo pure l’ex DDR o l’Ungheria o la martoriata Polonia in cui tra nazifascismo e comunismo post bellico c’è l’imbarazzo della scelta.
    Forse, davvero, è arrivato il momento di sdoganare alcuni termini (fascismo e comunismo) lasciando in piedi ciò che le due tipologie dittatoriali hanno portato con sé in termini di comportamento.
    Violenza, odio, prevaricazione e razzismo. Comportamenti, atteggiamenti e idee pregne di tali nefasti sentimenti.
    Uno dei più grandi Storici in vita – Alessandro Barbero – che io amo profondamente afferma con estrema chiarezza “Siamo tutti razzisti. Perché l’altro non sono IO. È diverso. E il diverso non piace”.
    Spetta poi alla cultura, alla educazione che ci viene offerta, capire il diverso, “viverlo e abitarlo” come affermava Hegel. E pur considerandolo diverso, perché non è me, rispettarlo e capirlo.
    Ci vorrebbe, invece, una risoluzione non europea ma mondiale che punisca ogni forma di odio e di prevaricazione nei confronti di ogni essere umano, a prescindere da improbabili ideologie di merito.
    Potremo sempre definire ed etichettare Kim Jong Un come dittatore di sinistra, Maduro come fascista (ma c’è chi lo definisce comunista), Xi Jinping come comunista (ma c’è chi lo definisce per i suoi comportamenti nel suo Paese fascista) e così via dicendo.
    Ma ciò che li rende “fastidiosi” sono i loro comportamenti, il loro rapporto con il popolo che governano. Frasi e affermazioni, che partono da destra o da sinistra finalizzate esclusivamente a fomentare odio e discriminazione, possono e devono essere etichettate come fasciste e comuniste in ugual misura, se hanno come punto di riferimento storico Hitler, Mussolini e Stalin. Su questo non ci piove.
    E allora come trovo “fasciste” talune affermazioni di Salvini, così trovo “comuniste” alcune affermazioni di Saviano, giusto per fare un nome.
    Vorrei, infine, pregare, chi, mi auguro con educazione, criticherà questa mia provocazione, adducendo il fastidioso distinguo tra un uomo di Governo (Salvini) e uno scrittore (Saviano) come motivazione che i “piani” sono diversi.
    Ho sempre considerato l’Informazione e la conseguente Comunicazione, di questi ultimi periodi, arma letale pro odio.
    Ergo chi compare sui media in modo EVIDENTE ha pari forza.
    Che si chiami Salvini, Saviano o Giovanni Rossi.
     

  • QUELLA SEDIA VUOTA
    NELLA TRATTATIVA
    ARCELOR MITTAL-GOVERNO

    data: 10/11/2019 21.03

    I tavoli di trattativa per la risoluzione della vicenda delle acciaierie tarantine sono ormai da considerare senza sosta. Il Governo italiano ha così deliberato. Nessuna possibilità di rottura e l’ARCELOR MITTAL dovrà trovare il modo per rispettare i “patti”.
    I “patti”. Così sono stati definiti gli accordi tra la società franco – indiana e lo Stato italiano. Ed io, con la mia immaginazione mi trasferisco nelle stanze dove si tratta, dove si prenderà la decisione finale.
    Da una parte Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, dall’altro il governo italiano con Conte e ben cinque ministri. Scorgo una sedia vuota. E capisco che c’è un assente. E capisco chi manca. Il rappresentante del terzo elemento in campo. Quello, secondo il mio parere, più importante. Quello che dovrebbe avere l’ultima e decisiva parola in merito all’aspro confronto.
    Da una parte il capitale, gli affari, gli investimenti, i guadagni e le perdite, lo sviluppo (così lo chiamano); dall’altra chi dovrebbe garantire il lavoro, il benessere (così lo chiamano) di oltre diecimila lavoratori.
    L’assente è il rappresentante dell’Ambiente.
    E chi pensa che tale rappresentante abbia dato delega alle due parti di essere rappresentato è un imbecille patentato. Perché questo è e sarà l’eterno problema legato a qualsiasi soluzione possibile.
    Venticinque anni di trattative con imprenditori vari e Governi vari non hanno sciolto il principale dilemma. Taranto vive una dicotomia perenne.
    Vuoi lavorare? Allora metti in preventivo che sarai assai vicino alla morte.
    Alternative? Assolutamente nulle.
    Uno potrebbe pensare che la motivazione sia che la lavorazione dell’acciaio porti in modo naturale la morte per chi opera nel settore; che essere nelle vicinanze degli altiforni preveda questo nefasto rischio.
    Poi si accorge che, in altre parti del mondo ciò non accade. Che tale binomio non è inevitabile.
    Allora?
    Sono pugliese e, quando capita, visito la città di Taranto. Ho perfino passato alcuni mesi della mia vita a “giocare a fare il marinaio”. E conosco la zona di Tamburi e quel fumo bianco quasi perennemente in vista nel cielo.Innumerevoli volte mi sono chiesto quando avrebbero evacuato quel quartiere. ricostruendolo in un luogo sano.
    Avevo venticinque anni quando lo pensavo. Ora ne ho quaranta in più.
    Siamo in periodo di Bilancio. I nostri politici si dimenano per far quadrare i conti.
    Ecco, io penso che se quella sedia vuota avesse il suo VERO rappresentante direbbe: “consideriamo come priorità assoluta quell’Ambiente che rappresento in questa sede, quell’Ambiente che avete distrutto ANCHE a Taranto. Al di sopra di ogni decisione, salvaguardatelo, risanatelo e mettete in salvo le migliaia e migliaia di persone che, ogni giorno si devono confrontare con questa abominevole dicotomia tra lavoro e morte”.
    E se qualcuno mi dovesse, con tutta naturalezza, rispondere “mancano i fondi” con altrettanta naturalezza risponderei “incominciamo a non acquistare F35” e lo direi solo come inizio di una provocazione senza fine.
    Quando l’essere umano avrà chiaro nella testa il concetto di priorità?


     

  • E VENNE IL TEMPO
    DELLO SCISMA

    data: 07/11/2019 15.28

    Nessun timore. Non intendo spaventare il lettore con improbabili invasioni islamiche in terra vaticana, né, tanto meno entrare in tematiche teologiche inerenti il dogma della Sacra Romana Chiesa. Ma uno scisma di altra tipologia, in questi giorni c’è stato. Eccome.
    Il cardinal Ruini – non stiamo parlando di un cardinale qualsiasi ma dell’ex Presidente della CEI e uomo di spicco della nomenclatura vaticana – ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera: “La Chiesa dialoghi con Salvini”.
    Premesso che ho sempre ritenuto autentiche ingerenze quelle, da sempre, proposte e imposte dalla Chiesa nella vita politica e sociale dei vari Paesi di religione cattolica e su tutti l’Italia che, di fatto ospita lo Stato pontificio, le esternazioni del cardinale di Sassuolo rischiano davvero di avere l’effetto della classica pietra lanciata nello stagno.
    Dall’intervista rilasciata al Corriere, Ruini si dilunga poi su temi più “intensi “e su tutti il secolare dilemma sui sacerdoti coniugati o no. Ma è del risveglio di tipo “politico-pastorale” che voglio trattare.
    “Il cattolicesimo democratico, in concreto il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia ha sempre meno rilevanza” così si è espresso l’autorevole cardinale. Aggiungendo elementi ulteriori circa l’uso di immagini sacre da parte del leghista e sulla sua supposta e innata cattiveria che una certa sinistra accredita al leghista che, di fatto, addolciscono di molto quello che da tempo è uno dei cavalli di battaglia della sinistra anti salviniana.
    La reazione interna – intendo nel mondo ecclesiastico - sembra sia stata abbastanza immediata e alquanto accesa, da quelle che sono le notizie che per ora trapelano.
    Lungi da considerare tali esternazioni come imprimatur al politico sovranista, sembra che – è questo è il mio modesto parere – la Chiesa, almeno una parte di essa, si sia finalmente aperta ad un confronto con l’elemento determinante in cui le vicende umane e politiche si dipanano.
    Parlo del CONTESTO, della realtà in cui tali vicende prendono vita e si sviluppano.
    Chiedersi quanto tale esternazione possa cambiare il percorso dei fatti sarebbe una stupida e affrettata operazione di analisi.Non certo perché si debba attendere una sorta di eventuale contro risposta di Papa Francesco. Ammesso che ci sia. Ma essenzialmente perché credo in modo convinto che ormai da tempo qualsivoglia considerazione e analisi da parte dei detentori della Fede non faccia più breccia nella mente dei credenti.
    Rimane in piedi, per ora, un fatto o meglio una affermazione asciutta ma sostanzialmente chiara.
    “La Chiesa dialoghi con Salvini”.
    E in questo periodo di assoluta confusione ideologica non è certo cosa da poco.
     

  • SPOSTANDO L'INTERESSE
    DAL CLIMA A GRETA...

    data: 03/11/2019 19.48

    Michelangelo Buonarroti, Wolfang Amedeus Mozart, Isaac Newton, E poi Bob Dylan, Steve Jobs e buon’ultima – per ora – Greta Thunberg. Cosa leghi questi personaggi è presto detto. Semplicemente il morbo di Asperger.
    Quali siano i sintomi di tale sindrome – state sereni - non è assolutamente l’oggetto di questa mia riflessione. Di una cosa però sono certo: mi potreste accusare di essere andato a pescare il meglio, ma non c’è dubbio che la giovane svedesina sia sicuramente in buonissima compagnia.
    Ma è il suo atteggiamento e comportamento, riferibile a tale “sindrome”, che però fa notizia su tutti i rotocalchi.
    Esempio? La trasformazione della sua pettinatura e dei suo indumenti nell’ultima apparizione nelle principali tv statunitensi. Niente trecce e abito sobrio quasi post adolescenziale.
    Oppure le sue preoccupazioni per lo spostamento del prossimo importante summit sul clima dal Cile alla Spagna. Lei che non viaggia in aereo e ora è alla ricerca di un passaggio via mare.
    È disturbo schizoide di personalità? Eh sì!! Perché questo è uno dei sintomi di questo “morbo”. Ognuno ha libertà di pensare qualsiasi cosa ma io non me lo immagino il Michelangelo o il pensieroso e riflessivo Newton vittima di tale abnorme comportamento.
    Allora? In me inevitabile l’idea che si voglia spostare l’interesse sul vero tema. Ancora una volta siamo di fronte ad un interesse morboso verso il SOGGETTO e un disinteresse, a mio parere voluto e programmato, sull’OGGETTO di cui il soggetto è latore.
    Perché di clima dovremmo parlare. Sull’ambiente dovremmo dissertare. Sulla Natura “snaturata” dovremmo riflettere.
    Batto e ribatto il ferro su quello che è il tema di cui da tempo mi faccio portatore talvolta apparendo anche antipatico e ripetitivo. Una corretta COMUNICAZIONE. Un invito costante a soffermarsi sui veri problemi.
    Una volontà globalizzante che dovrebbe una volta per tutte farci dimenticare questa nostra morbosa attenzione sull’individualità per lasciare spazio alle problematiche comunitarie.
    Forse è molto più importante auto sensibilizzarsi su temi globali e determinanti che riguardano l’intera umanità che non sulla facile e inevitabile strumentalizzazione della giovane svedese o sul suo taglio di capelli.
    Pensando a ciò che leggo, in questi giorni, su quasi tutti i giornali riguardo alla Thumberg mi dico: “E’ come trovarsi di fronte alla Pietà di Michelangelo e chiedersi chissà se il Buonarroti vestisse alla moda e baciasse la mano alle donne del tempo”.
    Lo troverei demenziale.
     

  • LA PERDITA DELL’IDENTITA’,
    CUPERLO, CALENDA...

    data: 01/11/2019 19.25

    Perdere coerenza in alcuni propri pensieri e/o azioni è cosa che, di fatto, è divenuto un problema quotidiano. Davvero è quasi impossibile trovare qualcuno ligio alle proprie idee, al proprio modo di vivere. C’è una incoerenza per certi versi dilagante.
    E non parlo certo di chi sfoggia un Rolex da 6.000 euro al polso parlando di operai e cassa integrati o cose similari, ma di chi vive in costante incoerenza di tipo patologico.
    Non ci si rende conto, invece, che la causa è ben più grave.
    Trattasi di PERDITA DI IDENTITA’.
    Sfogliando una qualsiasi enciclopedia – cosa che faccio molto spesso essendo un attento cultore del logos – ci si troverà di fronte a diverse motivazioni rispetto a tale perdita. Identità sociale, affettiva, corporea, di genere, sessuale, culturale per finire ad un termine che ingloba tutte queste specificità: esistenziale.
    Ieri ho assistito in una trasmissione televisiva molto seguita dagli italiani – secondo lo share – ad un confronto aspro e talvolta drammatico tra due politici che, a mio parere, hanno davvero smarrito (temo in modo definitivo) le loro rispettive identità.
    Cuperlo e Calenda.
    Entrambi provenienti dallo stesso partito politico. Cuperlo, da anni ormai, un clandestino all’interno del PD, un fuori uscito “non uscito”, abbarbicato alla sua identità politica di sinistra mascherata dalla sua leggiadra raffinatezza. Intendo la sua immagine lontana dalla storica “classe operaia”.
    Calenda, uomo nato politicamente all’ombra di Luca di Montezemolo, che attacca il governo giallo rosé (il rosé è chiarissimo, quasi annacquato).
    Assenza di identità. Chi sono, cosa pensano e cosa vorrebbero fare per riprendersi le proprie native identità è difficile capirlo.
    “Non siamo i tuoi nemici” ha affermato, ad un certo punto il ceruleo Cuperlo, quasi con le lacrime agli occhi. Una sorta di “RISVEGLIATI” espresso con una frase diversa. Ai più attenti, è sembrata una battaglia tra due identità nascoste, ormai lontane, che ogni tanto facevano capolino per poi riscomparire.
    E così, mentre da una parte si comunica alla pancia, al pancreas, al fegato – quasi mai al cervello – riscuotendo riconoscimenti in costante salita, dall’altra, disperatamente si va alla ricerca di una identità che non c’è più. Scomparsa o meglio volutamente affossata in nome di un Potere da raggiungere a tutti i costi ed in ogni modo.
    Questi due uomini, davvero, mi hanno fatto più tenerezza che rabbia.
     

  • COMUNICAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA

    data: 28/10/2019 16.40

    Se c’è un’analisi che questa mattina non intendo fare è quella riguardante i risvolti politici in merito alle ultime votazioni umbre, né sulle naturali conseguenze figlie dei risultati emersi.
    Ci stancheremo, in questi giorni, di sentirne e prevedo un bla bla bla di dimensioni industriali.
    Mi auguro, invece, che almeno questa volta – ma in realtà ne dubito fortemente – ci sarà qualcuno che si dedicherà con certosina attenzione e massimo impegno allo studio della Comunicazione.
    In verità devo dire che il “rinato” Massimo Giannini di Radio Capital (mai come in questo periodo l’ho trovato lucido, termine che pensavo gli fosse sconosciuto) sembra essersene accorto.
    Ieri gli ho sentito fare, finalmente, una affermazione che dava di verità cristallina: “Salvini, in questi mesi, si è radicalizzato tra la gente, cosa che la sinistra ha da tempo dimenticato”.
    Finalmente si è riscoperta “l’acqua calda”. Evviva!!!
    La cosa che in questi mesi trascorsi mi ha fatto più penare in termini assoluti è sentire i sinistri – stavolta dovrei chiamarli imbecilli ma è nota la mia educazione – affermare: “Salvini non è mai al Ministero ma sempre a far campagna politica tra la gente”. Frase insulsa, assolutamente insignificante che, tra l’altro, dà il senso della limitatissima capacità di questi personaggi di usare il loro cervello.
    Un giorno, qualcuno mi spiegherà cosa intendono questi signori per “campagna politica”.
    Forse qualcuno spiegherà loro che andare in un negozio per acquistare un paio di scarpe e scambiare con il commesso un pensiero politico “È” fare campagna politica.
    Ricordo una frase da me e dai miei “compagni” di una volta ripetuta come un mantra che esprimeva il distacco tra la gente e la politica oltre che il ribrezzo e rabbia nei confronti della “casta”. Suonava pressappoco così: “Se ne stanno abbarbicati all’interno delle loro torri d’avorio”.
    Lo dicevamo con disprezzo e con profonda stizza.
    A seguire si è passati al “sono sempre in TV a fare comizi”; poi all’“apri FB e vedi sempre le loro facce”; ed infine alle micro domande/risposte attraverso twitter.
    Insegno da quarantacinque anni – come dire una vita – Comunicazione. Quarantuno nel mondo teatrale, quattro all’Università.
    Ed ho sempre sostenuto che la vera, grande, unica e autentica Comunicazione sia quella che definisco corporea. Avere di fronte il soggetto con cui interloquire, percepire i suoi stati d’animo, leggergli in faccia la rabbia o la contentezza, l’amore o l’odio oltre che ascoltare de visu i suoi pensieri e le sue parole.
    La Comunicazione verbale, ricordo sempre ai miei giovani studenti e una volta lo ripetevo fino alla noia ai miei attori, è la codificazione di sentimenti che si nascondono nel nostro IO più profondo ed è già, di per sé, una “traduzione” che prevede massima attenzione. Una errata interpretazione, anche se causata non dalla inesattezza di chi codifica ma dalla predisposizione umorale di chi ascolta può dare risultati dannosi.
    Figuriamoci i pensieri trasmessi via digitale (pc, cell e marchingegni vari).
    Salvini, invece, come si dice in gergo, ci ha messo la faccia. Ed ecco i risultati.
    Da me -scusate tanto la mia presunzione- largamente previsti da tempo immemore.
    Ora, come sempre più spesso accade in Italia, la parola passa alla Magistratura.
    Eh sì. Non è un errore di battitura. Avrei dovuto dire “passa ai cittadini”.
    Su questo filone mi taccio. Non è il caso di allargarmi ulteriormente.
    Da una parte l’Italia, quella viva e “votante”. Dall’altra l’Italia delle “spie”, degli scandali, delle corruzioni e collusioni.
    A chi maggior audience?
     

  • DUE IMBROGLIONI CARISMATICI

    data: 16/10/2019 22.56

    Chi l’la spuntata? Chi era in difficolta? Quale il momento in cui uno dei due sembrava cedere? Chi sembrava più sicuro? Chi il meno incisivo?
    Non vi sto dando delle informazioni sulla fine di un incontro di boxe, né della finale di un open di tennis. Ma se solamente sbirciate (vi prego non leggete vi rovinereste l’intera giornata) i rotocalchi o peggio ancora il rosario del XXI secolo (cell) e il suo Tempio (pc/tablet), questi sono gli interrogativi che trovereste scritti dai giornalai (noterete che stavolta non ho posto parentesi intorno alla “a”).
    Prima di parlarvi dei due LOSCHI FIGURI diamo subito la palma del vincitore dell’incontro (che non era né di boxe, né di tennis per chi non sa di cosa parli),
    Ha vinto Bruno Vespa, per lo share raggiunto. Abbastanza scontato devo dire, visto che gli italiani sono molto più sensibili a scontri di questo genere e non magari a trasmissioni serie sulla tragedia in Siria o sui ghiacciai che si sgretolano.
    Ma questo è un altro discorso che è meglio per tutti mettere da parte.E così ci siamo trovati di fronte i politici – a detta dei giornalai – con più carisma che possediamo in Italia. Carisma: “quanto occorre a determinare un ascendente o una influenza indiscutibile e generalizzata su altri (autorità, saggezza, dottrina, prestigio, fascino, ecc.)”. QUESTO DICE UN NORMALE VOCABOLARIO USUFRUIBILE DA PORTATORI DI NEURONI SANI NEL CERVELLO.
    Chi è in piena necrosi neuronale (giornalai) può serenamente rintracciare tali elementi “prestigiosi” nei due mattei (minuscolo).
    PER I NORMODOTATI… NO!!!
    Due stili, due modi di guardare, due ritmi di codice linguistico, due modi di sorridere, di muoversi, di scrivere, assolutamente diversi.
    Una cosa, invece, assolutamente identica: DUE IMBROGLIONI.
    Io ci aggiungerei: DUE IMBROGLIONI CARISMATICI.
    Del tutto evidente che nel confronto (anche su questo termine bisognerebbe fare una attenta analisi linguistica…) l’assente era il popolo italiano. Il lavoratore precario, il disoccupato, quello sofferente nelle periferie, l’operaio cassa integrato, ecc. Quelli che, probabilmente, erano appiccicati alla tv per sentirsi dire cose sul futuro, sulla speranza di un benessere redistribuito in modo “umano”.
    Per la cronaca, il sottoscritto era comodamente seduto in poltrona per umana curiosità e, ve lo giuro, per studio. SOLO PER STUDIO.
    Non mi soffermerò certo a parlarvi del loro “non parlato”, dell’assenza di un minimo di cultura politica. Marc Augè, famosissimo antropologo francese, coniò un termine per definire quei luoghi di passaggio come la hall di un aeroporto o le sale di attesa delle Stazioni. Le definì NON LUOGHI. Dove nessuna tipologia discorsiva, di dialogo è possibile. Luoghi di passaggio.
    Ecco, l’altro ieri lo studio di Vespa era un luogo di passaggio.
    Altro non ho da dire se non di una cosa di cui sono certissimo. Non so chi abbia vinto, secondo i canoni dei giornalai, ma so per certo chi ha perso.
    L’ITALIA E TUTTI GLI ITALIANI.
    E sono ben consapevole di essere, come tutti gli altri, corresponsabile e complice di questo risultato.

  • IL SOGNO, LE MASCHERE,
    LE METAFORE...

    data: 16/10/2019 22.55

    Credo che sappiate – parlo di chi mi onora di attenzione – che è da una vita che parlo di Grillo e ovviamente, negli ultimi tempi, posso anche essere apparso quasi vittima di una “fissazione”. Ma il nocciolo della questione è proprio lì. Non sto parlando del Movimento, bensì del Grillismo.
    Io credo che la manifestazione napoletana per i 10 anni del Movimento meriti attente letture. È il comico genovese che ora mi interessa su tutto. Perché ritengo che ciò che si sta vivendo, in Italia, in termini politici, ha un solo e unico protagonista: Beppe Grillo.
    Salvini? Sulla sua improvvisa scelta di “crisi politica” in stile Papeete mantengo i miei dubbi. Ingenuo? Non credo.
    Renzi? Solo un pallone sgonfiatosi autonomamente in periodi referendari. Ripeterà “la perdita d’aria” inevitabilmente. Troppo interessato a sé stesso e… a sé stesso… e a sé stesso… ad libitum.
    Il genovese, invece, lo seguo praticamente dal 2006. Per intenderci, dopo pochi mesi dalla nascita del suo Blog.
    Ma ritorniamo a Napoli. Intanto, perché Napoli e non Roma, Bari, Palermo o addirittura Foggia…???
    Perché credo che un piccolo riconoscimento di addio al giovane Di Maio fosse d’uopo.
    IL SOGNO. Grillo ha avuto un sogno nel cassetto. Da tempi lontanissimi. Io, una volta, l’ho identificato nella sua unica presenza di valore in ambito cinematografico.
    “Cercasi Gesù” di Luigi Comencini (1982) per cui fu premiato come miglior attore esordiente con il Donatello.
    Cambiare il mondo o quanto meno provarci. Credo che questa sia stata per moltissimo tempo la sua “fissa”. E ci ha provato con tutta la forza fino a farlo divenire un sogno irrealizzabile, percependo in modo chiaro, giorno dopo giorno, che in una società dove l’assenza quasi totale di elementi essenziali come la spiritualità dell’essere umano, il rispetto per la natura e l’ambiente, l’etica, l’onestà intellettuale non davano alla sua progettualità alcuna possibilità di successo. Così è divenuto un visionario o, quanto meno prova con tutto sé stesso a farcelo credere.
    LE MASCHERE. E così dal “misterioso” personaggio dei fumetti di Alan Moore e David Lloyd (V per vendetta) che combatte il Sistema con ogni mezzo, si è passati al Joker-Grillo (sottotitolo: Io sono il caos).
    A causa di violenze subite sin dalla tenera età, Joker- Grillo, ha deciso non di combatterlo il Sistema, ma di distruggerlo.
    A tutti i costi.
    Azzerando la sua creatura, innanzi tutto. Informando i partecipanti che “forse non ve ne siete accorti ma in dieci anni tutto è cambiato e siamo cambiati dentro”.
    Ed ovviamente portando dentro al caos programmato, quel Partito che gli aveva precluso perfino l’iscrizione un po’ di anni prima e l’amatissimo Renzi.
    LE METAFORE. Nei suoi ultimi comunicati, Beppe Grillo, mi ha portato in mente più volte l’amato Jep Gambardella de LA GRANDE BELLEZZA.
    In una frase che quasi dà inizio al capolavoro di Paolo Sorrentino.
    VOLEVO DIVENTARE IL RE DEI MONDANI. IO NON VOLEVO SOLO PARTECIPARE ALLE FESTE. VOLEVO AVERE IL POTERE DI FARLE FALLIRE.
     

  • LE COMICHE FINALI

    data: 14/10/2019 15.31

    Mentre la guerra imperversa a meno di cinquemila chilometri da noi (anche stavolta non dalla parte opposta del mondo), mentre si è ufficialmente acceso l’ennesimo focolaio non meno pericoloso di quello palestinese, mentre un po’ di soldatini - tagliatesta dell’ISIS - se ne tornano a casa ( a proposito di questi ultimi non sono ancora riuscito a capire chi li paga “davvero”), l’italiano medio è tutto infervorato per le nostre Comiche, che io invano spero siano quelle finali ma che i fatti, ogni giorno, mi dicono sempre essere “le penultime”.
    Ad esempio, pensavo che il raduno cinquestellare di Napoli fosse la chiusura!!! Ahimè non è così.
    Sul palco di questa splendida città che io amo e che dette i natali ai miei antenati si sono alternati i Potenti di QUESTOMOVIMENTOCHENONCEPIU.
    Lo ha dichiarato, finalmente, a piena voce il suo “inventore”. Il comico genovese – era ora!!! – ha dichiarato che “è inutile pensare che abbiamo la stessa identità di dieci anni fa, non è così, siamo diversi, diversi dentro e se ora vi lamentate, a fanculo vi ci mando io”. Il tutto davanti ad una folla festante…
    Festante di che?
    Sarebbe dovuto bastare per il de profundis dell’ex Movimento. Invece no. Il comico ha voluto mettere fino in fondo la lama nella piaga. Ha ricordato agli astanti che ora il PD ha finalmente una “narrazione” che Di Maio, Di Battista, Casaleggio e buon ultimo l’avv. Conte hanno regalato alla banda del buco (leggi PD+Renzi).
    Tant’è che quest’ultimo - intendo l’avvocato foggiano - prossimo alla formazione di qualche altra “Italia” (consiglio “l’Italia s’è rotta”) ha raccontato di questa nuova società nostrana fondata su quattro pilastri. Su questa ultima affermazione, le mie nobili dita si rifiutano di formare sulla tastiera qualsiasi concetto compiuto.
    Comiche finali, quindi, con tutti gli ingredienti per essere considerate tali?
    Macché!!!
    Preparatevi a martedì.
    Tutti sintonizzati su RAI1. Va in scena il confronto/scontro tra i due Matteo a “Porta a porta”
    Salvini v/s Renzi.
    “Lo scontro finale” non è stato inserito nel titolo. Perché? Ve lo dico nel mio dialetto ovviamente subito dopo tradotto. “De mò la pigghie!!!”. Traduzione: “Da ora la prendi!!!”. Traduzione della traduzione: “Non è affatto il finale”.
    Dubito che si parlerà di Governo, di programmi, di prospettive e di altro materiale similare.
    Prevedo, invece, che si prenderanno a sportellate sui furti non chiariti (Banche, soldi spariti, ricerca di rubli), di spie in quel di Roma, di costumi da bagno e divise militari, ecc. ecc..
    Tutti dinanzi alla tivvù martedì. Ci sarò anch’io, ovviamente, per quella che tutti pensano essere la “comica finale”.
    Quasi tutti. Perché io credo che ci sarà da ridere ancora.
    Lo sfascio è appena iniziato.
    Vi confido una cosa.
    Sono molto più curioso e in attesa di quello che accadrà il 19 ottobre in quel di Roma. Alla manifestazione della destra italiana, per intenderci.
    Mi interessa ovviamente, come tutti, in quanti saranno. Ma ciò che mi attizza di più è non quanti saranno ma CHI CI SARA’.
    Intendo dire le classi sociali, quali ceti, CHI, spero pacificamente, sfilerà per le strade di Roma.
    Forse potrebbe essere quella l’ultima comica?
    Spero davvero di no. Se dovesse essere così, vi garantisco che, a seguire, ci sarà solo da piangere.
    E ce lo saremo meritato a pieno titolo.
     

  • BARACCOPOLIS
    3) NUOVE GENERAZIONI?

    data: 07/10/2019 22.19

    Abbiamo iniziato questo racconto con tre personaggi che ho definito di spicco, nella vicenda che stavo analizzando: Di Pietro, Cusani, il Popolo Italiano. Dimenticando i politici (alcuni ancora in vita e perfettamente operanti di cui sappiamo pressoché tutto… o quasi), dei tre, da me segnalati come “di spicco”, di almeno due possiamo dire abbastanza.
    Di Pietro con alterne fortune visse le sue stagioni politiche, l’attuale settantenne Cusani pagò il suo conto con la Giustizia. Ci rimane ora solo il Popolo Italiano.
    Anch’esso, si suppone, cambiò. Nuove generazioni presero il posto delle precedenti. Avevamo lasciato un Popolo che ci era sembrato “complice” del Sistema. Tra non molto ci dovremo chiedere se anche lui, come Di Pietro e Cusani, subì cambiamenti o no.
    Ma torniamo al racconto. Siamo alla fine del 1994. Il Cavaliere di Arcore si insediò l’11 maggio dello stesso anno. L’11 dicembre venne raggiunto da un avviso di garanzia abbondantemente reso pubblico con tempi a dir poco sospetti e il 22 dicembre il novello primo ministro rassegnò le sue dimissioni.
    Il Popolo italiano, inteso come nuove generazioni, accolse quella vicenda – la mia è una semplice supposizione - con stupore.
    Per nuove generazioni - meglio chiarire - intendo quelli che avevano appena raggiunto la maggiore età negli anni di Tangentopoli a cui mi permetto di aggiungere la porzione di italiani della generazione precedente (dai 45 ai 60) che aveva vissuto con maggiore attenzione la vicenda giudiziaria.
    La prima considerazione è tassativa e conseguenziale. Tangentopoli non era affatto terminata. Bisognava attaccare ogni eventuale recrudescenza. Senza dubbio tale fu la considerazione dei magistrati.
    Ben diverse le considerazioni, ovviamente, del Cavaliere.
    Le conseguenze furono l’apparizione del primo governo “tecnico” nella persona di Lamberto Dini.
    E finalmente le forze progressiste del Paese, trovatesi per la seconda volta, in pista “sgombra” conquistarono il Potere.
    Il Popolo italiano, chiamato alle urne espresse il suo voto ed una macro coalizione garantì la governabilità.
    Siamo ancora nei periodi in cui, il “protagonista di spicco multiplo” (leggi Popolo) riteneva di poter esprimere una volontà traducibile, poi, attraverso la realizzazione di un Governo coeso.
    Tutto durò ben poco. Ma con una conseguenziale operazione che, per la prima volta, portò, dopo due anni di Prodi, un ex comunista alla poltrona di Primo Ministro: Massimo D’Alema.
    Giusto il tempo per arrivarci che un avvenimento sconvolse l’intera sinistra italiana. Siamo nel 1998 e, nell’anno a seguire, l’Italia, per la prima volta dal dopoguerra, partecipò a bombardamenti in territorio straniero.
    Ho sempre considerato il Kossovo l’inizio della fine di ogni forma possibile di sinistra ortodossa in Italia.
    È in questo periodo, per esperienza personale, che verificai, in prima persona, un estremo scollamento tra giovani generazioni e sinistra riformista.
    Il Popolo Italiano tra globalizzazione dilagante e abbandono di valori umanitari e pacifisti incominciò a perdere “la bussola” nel senso che si infilò in una confusione “ideologica” che oggi mi sembra dilagante.
    Cosa era, è e sarà di destra. Cosa era, è e sarà di sinistra.
    Sono i periodi del “dì qualcosa di sinistra” di morettiana memoria. Una consapevolezza che tutto stava finendo.
    Inevitabile il ritorno del Cavaliere, marcato a uomo dalla Magistratura sempre più politicizzata.
    Sono gli anni che stanno per farci conoscere il primo devastante fallimento della globalizzazione.
    È la finanza americana che ce lo propone con tutta la violenza possibile.
    Siamo nell’estate 2007 e il fallimento della Lehman Brothers ci preavvisò che sulla economia reale a livello mondiale, in pochissimo tempo, si sarebbe abbattuta una crisi economica senza pari.
    Solo un anno di Prodi II per tornare, nel 2008 nelle mani (per la terza volta) del Cavaliere.
    Tre indizi spesso portano ad una prova.
    L’Italia popolare (il tempo del Popolo italiano era ormai finito inevitabilmente) svoltò a destra.
    Una annotazione credo sia oltremodo necessaria. In concomitanza al fallimento della Lehman Brothers (esattamente un mese dopo), Beppe Grillo organizzò il primo V-day.
    Chi erano quelli che riempivano le piazze? Curiosi? Erano di destra o di sinistra?
    Di lui e di questo “dilemma amletico ne parleremo diffusamente.
    Intanto si avvicinava il fatidico 2011.

     

     

  • BARACCOPOLIS
    2) BOMBA AD OROLOGERIA?

    data: 02/10/2019 17.18

    Non amo particolarmente le tesi complottistiche. Perché in verità non mi appaiono veritiere. A meno che non si usi un altro termine: geopolitica.
    L’interrogativo rimane, comunque, intatto a distanza di quasi trent’anni.
    Un’altra domanda, invece, mi appare molto più interessante e a cui si può dare con un minimo di certezza una risposta credibile. Perché è mancata quella affermazione liberatoria del popolo italiano: “Ma lo sapevamo tutti”.
    Tutti complici?
    Tenete sempre in mente questo mio interrogativo. Usatelo come una sorta di sotto testo o un pensiero “ancestrale” nascosto nella parte più occulta del nostro cervello.
    Andiamo per gradi e continuiamo il racconto.
    Uomini di spicco in galera, suicidi eccellenti in cella, partiti decimati.
    Inevitabile voltare pagina. Decisione del tutto evidente e quanto mai necessaria.
    In tutta la vicenda, più o meno, raccontata con dovizia di particolari sui mass media, di fatto, l’intero arco costituzionale, era stato decapitato.
    Vigeva una strana concezione di presunzione di innocenza, a dir poco singolare, espressa dal giudice Davigo che affermava, quando il pool di Mani Pulite veniva accusato di essere giustizialista: “Non li mettevamo dentro per farli parlare, ma li mettevamo fuori dopo che avevano parlato”.
    Evito qualsiasi forma di giudizio.
    Resta un fatto incontrovertibile che, salvo l’ex PCI, tutti pagarono un pegno pesantissimo. Su motivazioni del tipo “non poteva non sapere” su cui scivolarono la maggior parte dei politici di spicco fecero da contro altare storie come quella di Primo Greganti, cassiere del PCI/PDS che non portò a nessun risultato accusatorio nei confronti delle alte sfere del suo partito in quanto “non si poteva risalire a chi fu consegnato il miliardo e spiccioli” frutto di una tangente.
    Sia chiaro che non sto affatto dicendo che c’era aria di complotto o che la giustizia del tempo fosse filocomunista.
    Ho preso il caso Greganti per il solo fatto che credo che tale personaggio sia diventato, ben presto, una sorta di incubo per un personaggio che a breve sarebbe divenuto protagonista assoluto del palcoscenico politico italiano.
    Amo la matematica e sono ben consapevole che due+due fa quattro. Non ci piove. Ma so anche che tre +uno fa quattro e pure uno+uno+due. Intendo dire che il risultato è lo stesso ma come arrivarci può essere diverso.
    Il risultato di tale situazione (cioè il quattro) si racchiuse in un nome: Silvio Berlusconi.
    Perché un rampante imprenditore, non ancora sessantenne, conosciuto molto di più dalla massa per aver portato una squadra di calcio appena risorta dalla Serie B a divenire la migliore in tutto il mondo con una marea di successi e non per le sue operazioni televisive ed edilizie diviene un autentico punto di riferimento?
    È lui, secondo me, che sogna tutte le notti Greganti e sente odore di “comunisti che mangiano i bambini” e che “non mettono dentro i cattivi per farli parlare, ma li mettono fuori dopo che hanno parlato”.
    “Forza Italia”, perfino il nome del nuovo partito evidenziò un certo nazionalismo e patriottismo. Eravamo tutti abituati a partiti che esprimevano una ideologia seguita dall’aggettivo “italiano”. Qui, invece compare il nome della nazione, ITALIA.
    E quel “forza” interpretabile in tanti modi (3+1 o 1+1+2).
    Propongo due possibilità.
    La prima: “Su italiani, ci sono io per far ritornare grande l’Italia”.
    La seconda: “Italiani non disperate. Voi ormai orfani del vostro modo di vivere e di gestire le cose (raccomandazioni, segnalazioni, scambi elettorali, concussioni varie, ecc. ecc.) ritroverete in me chi rimetterà in piedi il sistema.
    La risposta fu immediata dal giorno dopo il trionfo del Cavaliere.
    La magistratura oltraggiata perché una operazione di ripulitura appariva già invalidata e l’intera sinistra incredula che, pur avendo l’intero spazio per accaparrarsi il Potere veniva azzerata da un illustre sconosciuto (in termini politici) si mise immediatamente al lavoro.
    Il tutto a cavallo di due date FONDAMENTALI.
    1989, caduta del Muro di Berlino e decesso definitivo del comunismo mangia bambini.
    1994, Marrakech, la realizzazione del OMC (Organizzazione Mondiale per il Commercio).
    In pieno globalismo emergente e futuro vincitore su tutti i fronti.

  • BARACCOPOLIS
    1) 1992

    data: 30/09/2019 21.22

     “(…) Sin da quando mettevo i pantaloni alla zuava”. Questa frase/ricordo/immagine, pronunciata dal protagonista della vicenda del momento, mi è rimasta stampata nella testa. La affermò con risolutezza Bettino Craxi rispondendo ad una delle domande fatte dal P.M. Di Pietro nel processo Mani Pulite.
    Parlava dei finanziamenti illeciti ai partiti. Del sapere, lui e tutti gli italiani, che la macchina politica funzionava così. Che il propulsore per farla funzionare erano i proventi occulti di chi, poi, avrebbe richiesto, a fatto compiuto, il contributo maggiorato da interessi.
    Ero, in quei periodi, uno dei svariati milioni di italiani che seguiva con morboso interesse, la “caduta degli Dei”.Una ventata di “trasparenza”, termine che per la prima volta prese le prime pagine dei giornali e delle televisioni.
    I personaggi di spicco della vicenda, oltre ai politici incriminati erano tre, dal mio punto di vista.
    Su tutti questo giovane abruzzese/molisano di Montenero di Bisaccia. Ex operatore lucidatore e operaio in segheria in Germania, poi, dopo la laurea, nella Polizia giudiziaria ed infine vincitore del concorso di Uditore giudiziario.
    Con evidenti difficoltà ad utilizzare un italiano appena sufficiente, aveva un elemento di assoluto spicco forse figlio delle sue origini popolari: un atteggiamento e un comportamento tipico di chi deve confrontarsi con il classico “ladro di galline”.
    Era questo un elemento prorompente. L’estrema dicotomia tra lui e i personaggi politici di evidente spessore culturale che si avvicendavano su quella sedia, di fronte a lui e al pubblico assiepato, che, assumeva la fisionomia di un’autentica sedia elettrica. Giorno dopo giorno….
    L’altro personaggio di spicco, chiaramente era Sergio Cusani. Figlio di un importante industriale del rame. Consulente finanziario, con una laurea mancata e attivista della estrema sinistra durante il periodo universitario.
    Le tangenti ENIMONT, battezzate al tempo come “la madre di tutte le tangenti” lo vide come assoluto protagonista oltre che imputato.
    L’altro personaggio di spicco, quello che ritengo sia stato il più determinante, il più deflagrante, il più decisivo era un personaggio che definirei multiplo, corposo, scomodo.
    IL POPOLO ITALIANO.
    Fu lui, in ultima istanza, a decretare la fine di una certa Repubblica (definita come Prima).
    Ignari, tutti, nessuno escluso, che in quel momento moriva un periodo storico che, nel tempo non sarebbe stato capace di produrre una politica/altra.
    Alternativa, trasparente, pulita, espressione di un popolo desideroso, come ogni popolo di una giustizia sociale.
    “(…) Sin da quando mettevo i pantaloni alla zuava”. Così esternava Bettino Craxi, ed io avido come tutti, di seguire quella vicenda, al momento in cui proferì quelle parole che significavano “ho sempre saputo che il sistema funzionasse così” mi ritrovai a considerare quella dichiarazione assolutamente veritiera.
    Anche io, da quando portavo i pantaloni corti, nel mio paese nel quale seguivo attentamente le vicende politiche (ho avuto sempre un debole per tale “materia”) sapevo che il propulsore della macchina politica erano questi fondi illegittimi e fuori dalla legge.
    Perché tutto diventava pubblico e specialmente perché tutto il popolo italiano non aveva espresso in coro un liberatorio “Ma lo sapevamo tutti”?