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UMBERTO BINETTI

  • IL MIO IMBARAZZO
    DI ESSERE ITALIANO

    data: 18/06/2020 16:04

    Spesso mi si etichetta come inguaribile pessimista (alla Arthur Schopenhauer per intenderci). Sarei un bugiardo se dicessi che non ami moltissimo quel filosofo. Ma credo che sia molto più onesto e coraggioso fare una disamina su tutto ciò che sta accadendo nel nostro Paese e poi, chiedersi magari: si può essere anche moderatamente ottimisti?
    Sgombriamo innanzitutto il campo da qualsiasi cosa che potrebbe portarci su vie/altre razionalmente non analizzabili. Sto parlando di speranze, auspici, auguri e atteggiamenti similari. La mia verità (non di altri per carità….) è un’altra.
    Sentirsi Italiani, in questo periodo divenuto un po’ troppo lungo mi imbarazza e non riesco a nasconderlo. La pandemia “covidiana” targata 2019 e la conseguente crisi economica sembrerebbe segnare questo periodo. Ci si potrebbe nascondere dietro questa “verità” e dire serenamente “Certo se non ci fosse stata questa drammatica situazione, beh…….allora….”
    Beh cosa? Mi chiedo.
    È sbagliato proporre la situazione che stiamo vivendo nel seguente modo “a causa della crisi economica e susseguente COVID19” invece di anteporre il Corona Virus come elemento deflagrante?
    Ricordo a tutti che non siamo nel campo della matematica e la regola commutativa secondo quale l’ordine degli addendi non cambia il risultato, in altre materie che non siano matematiche, non funziona.
    Rispettiamo i tempi cronologici.
    Si potrà dire che la situazione pandemica ha aggravato ULTERIORMENTE la situazione.
    Dire il contrario è per me fonte di IMBARAZZO per far riferimento al titolo dell’articolo.
    Ma continuiamo nella disamina.
    Conseguente a tale situazione si è ritenuto necessario realizzare una grande riunione/assemblea denominata Stati Generali. Non entro nel merito ma, per esempio, mi chiedo cosa abbia voluto dire “tenere le porte chiuse” all’Informazione.
    Per chi ha sempre criticato come me la banda Bildenberg (porte chiuse) in giro per l’Europa trovarsela in casa non porta imbarazzo?
    Lasciamo da parte COVID19 e economia MES non MES.
    Passiamo ad altro.
    Ieri per “ritardi del sistema” il Sig. Carminati ha lasciato le patrie carceri. Alla faccia del bicarbonato di sodio!!!
    Domanda. Ma è la terza fase come il COVID19? Si va tutti in discoteca?
    Reazione personale? IMBARAZZO.
    Proviamo a cambiare pagina.
    Riusciremo a mettere fine al dilemma Bonafede – Di Matteo?
    E Palamara & company ce li dobbiamo tenere ancora per un po’ di tempo?
    Mentre scrivo bussano alla mente altre situazioni e davvero c’è il rischio che il mio articolo non abbia mai fine.
    Proverò a convivere con questo IMBARAZZO patologico, allora.
    E se vi va chiamatelo pure pessimismo cosmico.
     

  • 1992, TANGENTOPOLI
    2019, PALAMARA

    data: 09/06/2020 14:10

    PRIMA FASE. 17 febbraio 1992.
    È la data di inizio di Tangentopoli. Il giovane magistrato Antonio Di Pietro ottiene dal GIP Italo Ghitti un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese.
    28 ottobre 1993. Parte il processo a Sergio Cusani che coinvolgerà l’intera classe politica ed imprenditoriale italiana.
    Velocità inusuale per la nostra Giustizia ammalata da tempi immemori di elefantiasi cronica.
    Nel breve intervallo tra le due date – giova ricordarlo - muoiono assassinati Giovanni Falcone il 23 maggio 1992 e Paolo Borsellino il 19 luglio dello stesso anno.
    Da una parte POLITICI – IMPRENDITORI/FINANZIERI – MAFIA e forse una parte copiosa di apparati dello Stato.
    Dall’altra un pool di magistrati (Antonio Di Pietro, Gerardo D'Ambrosio, Francesco Saverio Borrelli, Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Armando Spataro, Francesco Greco e Tiziana Parenti) sospinti dalla opinione pubblica, dai giornali e forse da interessi geopolitici dei quali ultimi, come da prassi, non sapremo mai nulla.
    SECONDA FASE. Maggio 2019
    Luca Palamara magistrato di fama e bravura indiscusse (altro che Mario Chiesa….) componente del CSM nonché Presidente dal 2018, a soli 39 anni, dell’Associazione nazionale magistrati viene indagato per corruzione e con lui emerge un vero e proprio scandalo tra i massimi esponenti della magistratura italiana.
    Come naturale “anniversario” temporale di tale vicenda a maggio 2020 esplode il caso Bonafede – Di Matteo – Basentini.
    All’ombra del virus biancorosso (Covid19) escono dalle carceri autentici “galantuomini”, una parte dell’Italia inorridisce e per una situazione casuale (?!) una telefonata in diretta TV alza il coperchio sul pentolone sempre colmo dell’Italian political style.
    La trasmissione “opinionista” con il più alto indice di gradimento italiano (Non è l’arena) ci propone una sorta di naturale continuazione della vicenda Palamara.
    Così, da settimane, sulla vicenda e sul palcoscenico della trasmissione si alternano magistrati pronti a dare una spallata definitiva al cosiddetto regime.
    Proviamo a immaginare una benché minima ipotesi.
    Escludo, senza se e senza ma, l’idea che il conduttore di tale trasmissione sia il braccio armato della “destra” con finalità quella di far “saltare il banco” altrimenti tanto vale affermare e/o ipotizzare che il Pool di Mani pulite nel lontano 1992 fosse il braccio armato dell’allora PCI.
    Non semplice interpretare la vicenda ma un legame con la prima fase lo si potrebbe esprimere nel seguente modo:
    Da una parte POLITICI – IMPRENDITORI /FINANZIERI – MAFIA e forse una parte copiosa di apparati dello Stato a cui, stavolta, aggiungere una parte copiosa e altisonante di TOGHE.
    E dall’altra parte……………????
    Una volta c’era l’opinione pubblica e, su tutto e tutti, l’informazione con i suoi giornalisti.
    Oggi, anche una gran parte di questi ultimi, sembrano, collusi in tale devastante vicenda.
    È indubbio che si sia tutti ben consapevoli che la nostra attuale Società apparentemente depressa si sia stabilizzata su una nuova motivazione nevrotica di carattere ormai generazionale. Non più sensi di colpa per i misfatti compiuti bensì dare una risposta possibilmente positiva al dilemma “ce la farò o non ce la farò”, “sono dentro o fuori al Sistema?”.
    Essere fuori dal proprio ruolo, ancor peggio non averlo, è ciò che di più drammatico ci possa accadere.
    L’altro giorno il coup de theatre lo ha messo a segno il sempre vivo Luigi De Magistris: “Sulla scarcerazione dei boss sento puzza di 'ndrangheta'”, lanciando nel lago la metaforica pietra in attesa dei cerchi concentrici a venire.
    Insomma, sembra di poter dire che ci siamo rimasti solo noi definiti “opinione pubblica”.
    Allora credo sia tempo di alzare la testa.
    A meno che l’organo contenitore del nostro pensare non sia più da tempo sopra il nostro collo.
     

  • PIU' CI OMOLOGHIAMO
    PIU' CI SENTIAMO PARTE
    DI UN SISTEMA VINCENTE

    data: 03/06/2020 17:39

    Nella patria del consumismo e del capitalismo, nello Stato che nell’immaginario collettivo ha rappresentato per secoli e secoli il concetto di libertà, di parità tra popoli e razze, sembra che una “categoria” di lavoratori sia allo sbando. Parlo degli Stati Uniti d’America. Metalmeccanici Agricoltori? Pescatori? Macché. Gli psicologi.
    Può apparire una notizia priva di fondamento o addirittura l’ennesima fake news in libera circolazione sui nostri mezzi di comunicazione e di informazione propagandata. Eppure ciò che affermo corrisponde a verità.
    Per intenderci Freud, Jung, Lacan - per fare i nomi più altisonanti - sembra siano fuori moda. Verrebbe da pensare che la Terra si sia svuotata di depressi, nevrotici e affini. Quasi un nonsense.  Ma come? COVID19, perenne crisi economica, venti di guerra a destra e a manca, non bastano Meglio chiarire allora.
    Gli psicologi arrancano ma solo perché una nuova categoria di professionisti della psiche avanza. Si chiamano CONSULENTI FILOSOFICI. E la motivazione di questa apparente rivoluzione sta nel cambio della patologia da curare.
    Oggi la prima necessità è nel rimettere a posto il PENSIERO.
    La gente non pensa più. Per essere più chiari, non ha più la percezione della realtà. Cosa sia vero o falso, buono o cattivo, utile o superfluo.  Quell’individuo che una volta per mera volontà della cultura cristiana era stato posto al centro dell’universo è in piena crisi esistenziale.
    La tecnica e il danaro, antichi mezzi a disposizione dell’uomo per raggiungere sviluppo e progresso sono assurti a principali fini del nostro vivere.
    Tanto da poter affermare, a proposito di psicologia, che sia legittimo aggiungere a pieno titolo accanto ad Es, Super Io e Io, un inconscio tecnologico.
    Per dirla tutta, allo storico inconscio pulsionale freudiano, fatto di sessualità e aggressività, ormai da una ventina d’anni si ha a che fare con una società (ma non siamo noi?) che ci chiede “di essere perfettamente omologati all'apparato di appartenenza (sia esso amministrativo, burocratico, industriale, commerciale), per evitare di toccare con mano la propria inadeguatezza rispetto alla perfezione della macchina, e scoprirsi null'altro che un modo deficiente d'esser macchina, una scandalosa non-macchina, un clamoroso Nessuno” come Umberto Galimberti, un po’ di anni fa, ebbe a dire a proposito di questa silenziosa e rivoluzionaria trasformazione.
    Basterebbe soffermarsi solo per un attimo, a rileggere l’ultimo periodo vissuto all’ombra del virus pandemico per rendersi conto che tutto ciò che ho appena affermato calza alla perfezione.
    Cerchiamo allora la “macchina” in questo periodo “funesto”
    Come tutte le “macchine”, nell’era della tecnica, anche essa è segnata – meglio dire celata - sotto una sigla. In questo specifico momento storico si chiama OMS con i suoi protocolli, con i suoi rapporti con le grandi case farmaceutiche e sue naturali (?!) appendici.
    Conseguenziale l’altro elemento: il danaro che, come si sta evidenziando in tale periodo, più di ogni altra problematica, opera su diversi tavoli, siano essi semplicemente economico finanziari sia politici e geopolitici.
    Appare evidente che la tecnica appena ricordata non sia più uno strumento nelle mani dell’uomo/individuo bensì una complessa “attrezzatura” in cui si è, ormai da tempo, piccoli e infinitesimali ingranaggi.
    E se sei o, ancor peggio ti senti semplicemente ingranaggio, allora non ti rimane altro che sperare di essere riuscito in un’opera di integrazione tecnologica che nulla ha a che fare con l’Io individuo.
    Non è azzardato dire che viviamo nell’Era delle “psicologie di adattamento”.
    Di una cosa si può essere certi. Ci giudichiamo in base alla nostra capacità a saperci integrare con la “macchina”. Più ci omologhiamo e più crediamo di essere parte del Sistema che, per definizione, è sempre vincente.
    Forse il tempo ci riconsegnerà una lettura seria di questa ultima vicenda pandemica fatta di lockdown, di inviti tramutatisi in ordini nel tempo a comportamenti talvolta svuotati di sensibilità.
    Preferisco terminare questa riflessione dedicando un PENSIERO ad altro.
    Si chiama OSSITOCINA. Un ormone prodotto dal nostro cervello capace di aumentare i comportamenti pro-sociali come altruismo, generosità ed empatia e che ci porta ad essere più propensi a fidarci degli altri e più bravi a riconoscere le emozioni.

    Spero con tutto il cuore che questo ultimo periodo di distaccamento e di spiccata asocialità non abbia causato sterilità nei nuclei ipotalamici produttori di tale “magnificenza umana”.
    Lo so bene che emozioni, sentimenti, empatia, non producono “sviluppo” (tecnica e danaro) ma rimango convinto che siano elementi basilari per quello che si definisce “progresso”.
    Pier Paolo Pasolini, nel lontano 1973 tentò di ricordare un po’ a tutti la manovra subdola che provava a rendere tali concetti similari e c’era una classe politica e una ideologia ad essa di supporto che avrebbe dovuto svelare l’oscuro tentativo.
    Ma ci tocca ammettere che tale manovra nel tempo sia perfettamente riuscita.
     

  • COME LA MAGISTRATURA
    E' PASSATA IN 18 ANNI
    DA BORRELLI A PALAMARA?

    data: 27/05/2020 15:35

    Diciotto anni fa ascoltammo un po’ tutti attoniti il messaggio di Francesco Saverio Borrelli all’apertura dell’anno giudiziario del 2002: "Resistere, resistere, resistere". Difficile dimenticarlo. Difficile non ricordare come tale invito senza dubbio di carattere politico lasciò perplessi gli italiani tutti. Specie quelli che avevano seguito con attenzione e partecipazione la stagione di Mani Pulite da poco conclusa. Ricordo, come fosse ora, gli applausi di alcuni e l’abbandono, da parte di altri (parlamentari), della Sala della cerimonia.
    In questi giorni molti hanno identificato, in modo simbolico e non, quel momento in un autentico “travaso” di Poteri dalla Politica alla Magistratura. Un entrare in campo inteso come freno o ultimo baluardo rispetto ad un momento storico in cui la politica pareva voler mettere il bavaglio all’operato della Giustizia.
    A distanza di diciotto anni dobbiamo, invece, vidimare un percorso per lo più delittuoso da parte di un manipolo (copioso) di uomini della Legge di altissimo profilo.
    Era prevedibile? Inevitabile? Sulla buonafede (da non scambiare con Bonafede) di Borrelli difficile avere dubbi. L’intero percorso del magistrato ne è stato elemento probante.
    Ma è bastata (ancora una volta con la mano magica del COVID19) la vicenda della “liberazione” di Zagaria e compagni – perché di liberazione si è trattato – e il conseguente scontro tra il Ministro della Giustizia e il giudice Di Matteo, per risollevare quell’incredibile polverone pieno di veleni legato alla vicenda Palamara.
    È bastato chiedersi semplicemente il perché del repentino cambiamento di idea circa la nomina alla direzione del DAP a favore di tale Basentini a discapito di un “fuoriclasse” come Di Matteo, per rimescolare le carte riportando sotto i riflettori le trattative Stato-Mafia e le intercettazioni telefoniche su Palamara con un numero cospicuo di magistrati.
    È perfino ricomparso, sui media, il parere dato a suo tempo all’alto magistrato romano dall’allora ex Presidente della Repubblica Cossiga che lo definì “faccia da ceffo, peggiore delle scatole di tonno dal nome similare”.
    Insomma una Magistratura, foss’anche in modo parziale, fatta da uomini di altissimo spessore, assolutamente inquinata e delittuosa.
    Con la classica ciliegina sulla torta rappresentata dalle intercettazioni fatte dall’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati nonché consigliere del CSM Palamara riguardanti il sen. Salvini.

    E ora?
    C’è chi dice che è opportuna una riforma che parta dal suo interno. Come dire: è la stessa magistratura che ha l’obbligo di ripulirsi. Chi invece vede in questa devastante situazione che inficia in toto la credibilità dell’intera magistratura, almeno nell’immaginario collettivo, il momento buono per realizzare un’autentica rivoluzione capace di ridare ad ogni Istituzione i suoi giusti compiti e limiti e per poter parlare una volta per tutte di un Paese libero e democratico.
    La falla è enorme e l’opinione pubblica, pur in un momento in cui vige legittimamente l’interesse a salvarsi il lato B (leggi COVID19) e il portafoglio (leggi crisi economica) sembra non voler far cadere nel dimenticatoio tale vicenda.
    Sembra.
    Lo si capirà dal come l’Informazione intenderà “usare” tale vicenda nei prossimi mesi. Per ciò che è trapelato circa il livello altissimo di collusione tra giornal(a)i e i figuri di cui si parla non c’é da rimanere allegri.
    Ma ancora una volta dobbiamo aggrapparci alla solita trita e ritrita frase: “Finché c’è vita c’è speranza”.

     

  • GRAZIE CORONA
    PER AVER SCOPERCHIATO
    IL VASO DI PANDORA

    data: 24/05/2020 15:19

    ll vaso di Pandora è, nella mitologia greca, il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura. “Per vendicarsi di Prometeo, il titano che aveva donato il fuoco agli uomini rubandolo a Zeus, il re degli Dei decise di regalare la donna – Pandora – agli uomini.
    Secondo il racconto tramandato dal poeta Esiodo il vaso era un dono fatto a Pandora da Zeus, il quale le aveva raccomandato di non aprirlo. Quel vaso, che avrebbe dovuto contenere il grano, conteneva invece i mali che affliggono l'uomo e che erano fino a quel momento separati da lui.
    Pandora, che aveva ricevuto dal dio Ermes il "dono" della curiosità, non tardò però a scoperchiarlo, liberando così tutti i mali del mondo, che erano gli spiriti maligni della vecchiaia, gelosia, malattia, pazzia e il vizio”.
    Cambiate il nome alla bellissima donna (così la definisce Esiodo) e chiamatela Corona o COVID.
    Davvero complesso elencare tutto ciò che ci è apparso dinanzi agli occhi in virtù della decisione di Corona ad aprire il suo vaso.
    Abbiamo scoperto l’OMS, il suo direttore generale e il suo “debole” per Xi Jinping; le attenzioni estreme del “filantropo” Bill Gate sul tema delle pandemie e vaccini annessi; abbiamo scoperto l’interesse della medicina (?!) per gli studi sui e con i virus attraverso laboratori dediti alla ingegnerizzazione di tali elementi; abbiamo assistito al confronto – meglio dire scontro – tra luminari della scienza con curriculum più o meno credibili tanto da abituarci a diagnosi che passavano, nell’arco di una settimana, da “banale influenza” a “peste bubbonica”.
    E, in questo “settore” si potrebbe continuare ad libitum. Corona ci ha ulteriormente informato sulla scarsa credibilità della Informazione e conseguente Comunicazione, dato da tempo conosciuto, ma che nell’occasione ha raggiunto livelli inimmaginabili. Un’autentica Informazione ad orologeria. Ha perfino dato i natali ad una nuova metodologia statistica, valida non più a livello globale ma esclusivamente in forma territoriale.
    Tra tamponi sì e tamponi no, tra analisi sierologiche e misurazioni di temperature, ancora oggi non si ha ben chiaro se questa pandemia sia, in termini di numeri di decessi, in linea se non addirittura al di sotto delle precedenti similari esperienze. Salvo una constatazione evidente: l’attenzione spasmodica a tale vicenda da imputare al fatto che questa volta il virus ha colpito essenzialmente zone “benestanti”. Per essere ancora più chiaro non quei continenti in cui la morte è praticamente di casa.
    Ma Corona ha, su tutto, messo in chiaro, una volta per tutte, una drammatica VERITA’. Questa davvero da tutti noi conosciuta da tempo ma sempre celata (vergogna?). COSA SIAMO DIVENUTI E CHI SIAMO, OGGI.
    Friedrich Nietzsche, alla fine dell’800 ci informava che “Dio è morto”. Tale affermazione, deve essere chiaro, prevedeva che, un tempo, “L’Ente supremo” era vivo.
    Oggi gli elementi che caratterizzano questa Umanità in pieno nichilismo è l’assenza di uno scopo, l’assenza di un perché alla motivazione per cui val la pena vivere, la totale disgregazione dei cosiddetti Valori.
    Una Umanità vuota, senza sentimenti ed emozioni, senza etica. Pronta a svendere qualsiasi supposto Valore, foss’anche la Libertà individuale, pur di vivere. Meglio dire sopravvivere.
    Espressione massima di tale nefanda situazione è stato l’abbandono – non trovo altro termine - dei propri cari nel momento del loro trapasso in cambio della propria vita da salvaguardare.
    E, ancora una volta, mi corre l’obbligo di puntualizzare che ciò è avvenuto a fronte di un rischio di contagio.
    Rischio e non certezza.
    Una umanità completamente legata alla Tecnica e al Denaro divenuti nuovi incontrastati Esseri sovrannaturali a cui far riferimento ed a cui vendere la nostra esistenza terrena.
    Si potrebbe davvero continuare all’infinito tante sono le Verità “scoperchiate” da Corona.
    Dovremmo dire “Grazie Corona” per aver aperto quel vaso.
    Ma tutti, credo, abbiamo un grosso timore. Che pur di fronte a tali verità che ci hanno denudato completamente poco o nulla cambierà.
    Non ci resta, allora, che rimetterci nelle mani del Mito originario in cui Pandora lasciò nel fondo la Speranza e quando decise di riaprire il vaso la lasciò libera.
    Credo ci rimanga solo quella.

     

  • IL MERCATO
    DELLE PAROLE

    data: 15/05/2020 09:50

    Ho sempre privilegiato, in ambito comunicativo, la trasmissione orale rispetto a quella scritta.
    Pur nella consapevolezza della validità del postulato “Verba volant scripta ma-nent” e di quanto sia molto più semplice affermare di non aver detto una cosa a fronte di uno scritto indelebile e sempre presente – salvo stracciare repentinamen-te il materiale – rimane un dato incontrovertibile.
    L’udire, aggiunto al vedere, ci consente di avere un elemento ulteriore per poter verificare e conseguentemente capire la fonte comunicativa.
    Quando intendo oralità, intendo ovviamente quella de visu, sia essa espressa in un luogo in cui è possibile la vicinanza corporea sia attraverso un mezzo mediati-co che ci consenta di poter guardare il trasmettitore nelle “palle degli occhi” come si suol dire.
    Il codice orale è già di per sé un mezzo di comunicazione “secondario” proprio perché attraverso dei termini precisi si deve tramettere un pensiero, una emozio-ne, un elemento capace di colpire. Dobbiamo scegliere termini giusti. E, in questo caso, non sarà uno schiaffo se vogliamo offendere o una carezza se vogliamo tramettere felicità.
    La retorica nel suo significato originario è il mezzo usato sia nella trasmissione scritta che in quella orale. L’uso delle parole o l’eloquenza che dir si voglia.
    Ma è indubbio che è più facile percepire quello che si definisce in gergo “il sotto testo”, ciò che rimugina nella mente della fonte mentre codifica il suo pensiero, quando si è di fronte a chi vi parla grazie a quell’aiuto che “l’udire” vi offre nella codificazione.
    Eppure oggi, forse come non mai, sia negli scritti e ancor più nella narrazione orale si è di fronte ad un “mercato” delle parole.
    E la retorica la si deve, quasi sempre, definire nella sua accezione dispregiativa. Un parlare e un uso delle parole che ci dà l’idea di essere improntato a una vana e artificiosa ricerca dell’effetto.
    Forse perché, specie nell’ambito politico – a cui credo si sia aggiunto per certi versi in modo imprevedibile in questi periodi quello della scienza – non c’è più una comunicazione tra i due protagonisti (sorgente e bersaglio) in quanto il loro posto è stato preso da un banale venditore e da un altrettanto mediocre acquiren-te.
    E allora è gioco forza chiedersi chi detti le regole di “mercato” e chi ha predomi-nanza tra domanda o offerta.
    Ai termini/merce molto in voga in questo periodo come populismo, sovranismo e il sempre più di moda complottismo, giusto per fare degli esempi, negli ultimi tempi si è aggiunto un altro termine che letteralmente sta spopolando.
    PREVISIONE: termine che, specie in questa fase pandemica e susseguenti effetti economici, ha perso il suo significato originario e da semplice concetto di “ipotesi sul futuro” è divenuta una sorta di verità su cui fare affidamento.
    Su questo concetto “futuristico” si stanno realizzando campagne di Comunicazio-ne estese che hanno incredibilmente segnato le nostre vite e purtroppo credo con-tinueranno a condizionarle.
    Viviamo in un Mercato delle parole con cui, credo, ci si dovrà confrontare sempre più con maggiore attenzione e con una buona dose di sospetto.
    Altrimenti finiremo, inevitabilmente, per essere esclusivamente semplici consu-matori al servizio di comuni venditori di parole.
    Se non vittime.

     

  • MA E' COMPLOTTISMO
    CHIEDERSI SE QUALCUNO
    CI STIA MARCIANDO?

    data: 09/05/2020 16:50

    Lungi dal pensare di scomodare il best seller del 2007 SHOCK ECONOMY di Noemi Klein o le migliaia di inchieste sulle Torri Gemelle proviamo ad ipotizzare scenari futuri a fronte della ormai globalizzata e globalizzante vicenda del Covid19.
    Fatta salva quella che appare una verità assoluta secondo la quale, qualsiasi ipotesi o qualsiasi opinione non si allinei con quella ufficiale è soggetta ad essere definita complottista, penso che nulla ci vieti di ipotizzare scenari/altri.
    Atteniamoci ai due principi cardine della Ragione secondo i quali ciò che è non può non essere (principio di non contraddizione) e sul fatto che l’esistenza di una causa è motivo di esistenza di un secondo momento, detto effetto (Platone docet).
    Sulla base di ciò, non possiamo non definire, il Covid19, un virus. E non possiamo evitare di constatare che a causa della sua esistenza gli effetti ottenuti sono stati devastanti.
    Ma proprio perché stiamo parlando di Ragione e non di un tema SACRO che prevede, nel suo esistere, una commistione di più codici, ecco che possiamo libe-ramente viaggiare sui diversi significati da dare alla malefica esperienza virale.
    In una straordinaria conferenza di alcuni anni fa, il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti, a proposito di “oscillazione” dei significati, riportava, come riferimento, Giacomo Leopardi nel “Canto notturno” quando chiedeva alla Luna cosa ci stesse a fare nel cielo. Domanda da folle si potrebbe dire se non intendes-simo bene il senso di tale domanda e ciò che implica tale oscillazione di significa-to in merito alla sua esistenza.
    Potremmo, ad esempio licenziare la vicenda COVID19 come un meritato castigo di Dio o l’effetto inevitabile della ribellione della Natura divenuta vittima sacrificale di manipolazioni umane. Ma rimaniamo nel campo della Ragione e da qui proviamo a non spostarci.
    Come si sia creata - trasmigrazione da animale ad essere umano o industrializzazione di un virus in spazi laboratoriali - non è elemento di analisi.
    Atteniamoci agli effetti. Gli ultimi dati scientifici ci consegnano una situazione che, lentamente, sembra stia evaporando. Il tutto sempre etichettato come frutto di previsioni. Fateci caso ma mai tale termine è stato usato con tanta facilità di-menticando (a mestiere?) che una previsione non è mai un dato certo al quale poter dare sufficiente credibilità. Gli effetti comunque, sotto gli occhi di tutti, sono il numero dei decessi, i contagiati, gli asintomatici e via dicendo.
    Soffermiamoci, invece, su quelle oscillazioni dei significati che meritano massima attenzione. Cosa è cambiato a fronte di tale drammatica esperienza? Cosa ha lasciato sulla pelle dei “sopravvissuti”?
    Elenchiamo dei dati.
    - Un evidente cambiamento in termini di approccio psico–fisico con “l’altro” sia esso estraneo o congiunto come si usa definire un certo tipo di tipologia umana a cui ci legano forme di affettività
    - Una rilettura totale delle priorità del nostro pensare e vivere che, mai come in questa occasione, ha posto l’importanza della nostra vita al di sopra di qualsiasi altro concetto immaginabile, compreso l’abbandono del nostro amato/a ad una dipartita nella assoluta solitudine ed una compressione della libertà individuale che ha raggiunto livelli imprevedibili
    - Una situazione di carattere economico che, a detta degli esperti, dovrà farci ri-vedere in tempi brevissimi il significato di due termini come “necessario” e “superfluo” nella vita di tutti i giorni.
    A fronte di tutto ciò credo sia legittimo chiedersi se a fronte dei principi prima espressi – non contraddizione e causa ed effetto – qualcuno ci stia “marciando” magari per cambiare o manipolare lo status quo.
    C’è chi dice che tale modo di pensare sia “complottistico”. E se fosse solo una “oscillazione” di significati?
    Forse non è utile abbandonarsi alle ennesime previsioni.
    Atteniamoci alla Ragione e attendiamo a breve risposte facilmente verificabili.

     

  • LIBERI TUTTI...

    data: 04/05/2020 15:53

    Proviamo per una volta ad osservare in modo asettico questa particolare quarantena, osservandola nella sua lunga e per certi versi estenuante evoluzione o involuzione (fate voi) e chiederci cosa è accaduto e cosa, per certi versi, ci sta accadendo ancora.
    Fatta salva l’esistenza e alta pericolosità del virus in giro, nell’arco di pochi giorni l’intera Italia si è rintanata in casa propria considerando tale comportamento come l’unico capace di preservarci dal rischio del contagio.
    Le indicazioni pre DPCM (bisogna non dimenticare) erano così espresse: “Vi invitiamo a rimanere a casa e ad uscire solo ed esclusivamente per motivazioni serie e necessarie”. Tutti noi, sicuramente la stragrande maggioranza, abbiamo accondisceso a tale invito pur a fronte di informazioni che man mano ci venivano date dai virologi ed epidemiologi di diverse “colorazioni” e con curriculum variegati, che ci informavano quali fossero i comportamenti a rischio e le conseguenti contromisure: distanza, mascherine che non c’erano o di fatto reperibili al mercato nero (leggi farmacie), guanti, assembramenti da evitare, ecc. ecc..
    Intanto l’ANGOSCIA DELL’IMPONDERABILE cresceva. Continuavamo a chiederci: “Ma se usiamo questi elementari accorgimenti perché mai rinchiudersi in casa”?
    Le ipotesi da mettere sotto la lente di ingrandimento, alla lunga e col tempo sono divenute tre: 1) Gli scienziati non ci dicono la verità. E se il virus fosse nell’aria? 2) Siamo essenzialmente dei “discoli consapevoli” e quindi ce ne fottiamo degli accorgimenti. Quindi meglio rimanere a casa. 3) Una metodologica verifica sul campo, di carattere sociologico ed antropologico, finalizzata ad appurare che tipo di risposta si sarebbe avuta in caso di “limitazione di libertà” da parte della cittadinanza.
    L’ultima delle ipotesi rapidamente messa da parte seguendo la regola atavica che chi va contro qualsivoglia “regime” altro non è che un complottista.
    Un dato comunque ha tenuto in piedi la situazione creatasi. Un dato drammatico. I decessi aumentavano, le zone rosse pure. Poi, lentamente, la discesa e l’avvicinamento graduale all’attesa Fase 2.
    La limitazione di libertà – questa volta non si parla di inviti ma di libertà concessa e non concessa con un avviso chiaro e perentorio di “richiusura di rubinetti” - ha ottenuto un risultato eccellente, anche se l’immagine del gregge nella sua accezione “classica” ci è apparsa sempre più ben visibile.
    Con l’uso di appropriati mezzi (DPCM) l’invito, infatti, è divenuto imposizione. La tv in particolare ci ha evidenziato come “si stia bene in casa” (di 200mq con un figlio) ed abbiamo sfogato le nostre esigenze di libertà con concerti musicali sui balconi, esposizione di bandiere tutti al grido “Insieme ce la faremo”.
    I più rivoluzionari si sono espressi con piccole passeggiatine con il proprio cagnolino e con in testa il quesito posto sin all’inizio: “Ma se sono a distanza di due metri, mascherina, ecc. ecc. perché mai devo rimanere recluso?”.
    I complottisti – per intenderci il tizio steso sulla spiaggia deserta inseguito da gendarmi e da droni o le 14 persone in chiesa di 300m/q intimati allo sgombero per assembramento – hanno avuto la peggio.
    Ora parte la fase 2.
    Siamo tutti estremamente curiosi di verificare sul campo cosa succederà.
    Chi, liberato, si scaraventerà per strada e in che modo (vestiario e distanze).
    Legittima curiosità, credo da parte di tutti.
    Concludo con una ulteriore considerazione. Lasciando da parte il dato pandemico, sento di poter affermare che in questo periodo un’altra pandemia si è compiutamente sviluppata. Quella dell’analisi e susseguente applicazione– praticamente appannaggio di tutti nessuno escluso – del “come si fa comunicazione”. In questo caso non si tratta di rischio di contagio ma di contagio avvenuto.
    Siamo tutti consapevoli che, specie in questo periodo, la Comunicazione ha perso un elemento DETERMINANTE per poter essere percepita in modo reale e veritiero: il contatto fisico. Intendo tutto ciò che in una piazza - per usare questo spazio come prototipo eccellente - ci permette di guardare negli occhi chi ci comunica, percepire il suo sguardo, notare le sue posture fisiche, misurare i suoi silenzi, ecc..
    Nell’era del digitale come mezzo comunicativo, che nel tempo ha evidenziato una falsa simmetricità tra sorgente della comunicazione e suoi bersagli (falsa democrazia), tutti gli elementi prima esposti come facenti parte della Comunicazione sono venuti meno.
    E su questa situazione pandemica non so davvero se una cura e/o un vaccino potrà esserci in futuro per fermare tale virus dilagante.
    Quanto la Comunicazione ha pesato su questa vicenda del Covid19 – per tornare al tema principale - ce lo diranno i posteri.
     

  • COSI' L'IRONIA
    PASSANDO DAL CINISMO
    ARRIVA ALL'ODIO

    data: 28/04/2020 19:28

    Uno degli elementi, nella Comunicazione, che, in questi periodi ha subito una autentica lievitazione è il rapido percorso – meglio dire trasformazione – a cui abbiamo dovuto assistere che ha “riletto” l’ironia in cinismo fino ad un uso smisurato dell’odio. Certamente il terreno politico è stato sempre humus privilegiato per tali percorsi ma l’ultima vicenda pandemica ha finito per dar libero sfogo a questa bieca metamorfosi.
    Le dispute da bar Sport su temi politici a mo’ di tifoseria calcistica da tempo mi erano sembrate punta dell’iceberg di tale metamorfosi ma il Covid19 e il conclamato Potere alla Scienza hanno finito per creare una sorta di miscela esplosiva che ha reso “naturale” la trasformazione comunicativa espressa nel mio titolo.
    Studiamo il percorso.
    Alle incertezze sulle scelte politiche si è, per certi versi sovrapposta una improbabile “verità”: quella della scienza, nel nostro caso, medica. E così, giornalmente, dobbiamo attendere, via TV, le ultime scelte/decisioni di carattere politico – meglio dire inerenti a principi costituzionali spesso calpestati – dopo il vaglio scientifico che sembra essere l’unico contenitore di “verità”.
    Ma quali verità? Sicuramente trattiamo di verità relative. La debolezza del pensiero umano fa sì che queste stesse argomentazioni ricadano comunque nella sfera del relativo. E la verità relativa è sempre filtrata da quella che viene definita “confirmation bias”: quel fenomeno cognitivo umano per il quale le persone tendono a muoversi entro un ambito delimitato dalle loro convinzioni acquisite.
    Così, in questo periodo, agli abitudinari e giornalieri scontri partitici (la politica è altra cosa) ci hanno proposto un acceso scontro tra i possessori della Verità (relativa) circa le soluzioni di carattere scientifico capaci di sconfiggere o almeno indebolire il COVID 19.
    Tutto il resto è marginale, relativo, essendo condizionato dalla salute pubblica e/o se volete dal rischio di imbattersi in un improvviso decesso.
    Dinanzi alla vita, non si fanno sconti.
    Di fronte a tale verità oggettiva di cui non sappiamo con certezza la provenienza, di come la si contagi (colpo di tosse, goccioline conseguenziali, da malati e da asintomatici, più col freddo e meno col caldo, ecc. ecc.) di quali tipologie farmaceutiche far uso, di numeri di decessi con statistiche diversificate, di luoghi a rischio e non e così via ad libitum, la metamorfosi IRONIA, CINISMO, ODIO ha preso vita trasformandosi in una pandemia a latere.
    La diversità di opinioni anche tra esperti del ramo ha cambiato il suo significato. Ora è definito “complottismo”. Non sei in linea con le idee di regime (il termine è voluto)? Allora sei complottista. Punto.
    E così affermazioni che poco tempo fa si definivano dubbie e discutibili si sono trasformate in dichiarazioni espresse da chi è ormai dedito all’alcool dopo aver ottenuto, qualche anno prima, un premio Nobel.
    In questa pletora di virologi (perché non definirli in modo più corretto? Burioni è un allergologo, Tarro un virologo, Capua veterinaria) si è data via libera alla mefistofelica metamorfosi che ha portato prima ad un mal celato cinismo ed infine ad un odio dilagante.
    “Se tu sei stato candidato al Nobel io sono stato a Miss Italia” e “Su una cosa ha ragione Burioni: lui deve fare le passerelle come Miss Italia, ma senza aprire bocca” credo sia stato la punta dell’iceberg, in ambito nostrano, di questo repentino passaggio dall’ironia all’odio.
    Ovviamente il tutto corroborato da giornalisti o giornalai, che dir si voglia, che mentre denigravano uno dei due, dimenticavano di aver, a suo tempo, asfaltato la Capua, giusto per non nascondere il nome e oggi inneggiata, scambiandola in mercante di virus in giro per il mondo.
    Così e molto tristemente dall’ironia che una volta dominava il linguaggio letterario e si poneva come la vera coscienza della libertà ontologica si è passati ad una permanente aggressione usata come unica arma di autodifesa.
    L’ironia diviene insulto e talvolta minaccia.
    Per poi stabilizzarsi nell’odio.
     

  • FILOSOFIA DEL DOPO COVID
    FRA VITA/MORTE E LIBERTA'

    data: 25/04/2020 15:17

    Alcuni anni fa in modo devo dire provocatorio chiesi (ed ottenni) che il mio corso di Antropologia della Comunicazione cambiasse “titolo”. Antropologia della Comunicazione e del digitale mi sembrò potesse in modo molto più onesto rappre-sentare meglio il percorso di studi. Conseguenza di una consapevolezza frutto di attenti studi anche con sperimentazioni di tipo pragmatico che tale ultima forma di Comunicazione rappresentasse non solo una metodologia/altra ma una forma evidente di trasformazione antropologica dell’essere umano.
    I suoi comportamenti sia dal punto di vista sociale, culturale, psico-evolutivo, sociologico, artistico espressivo, filosofico religioso, agli occhi di un attento stu-dioso appaiono evidenti. E la vicenda del COVID-19 ha reso ancor più manifesta tale trasformazione.
    Voglio ancora una volta ricordare che è, in assoluto, la prima volta che la Comunicazione “sanitaria” e sue susseguenti elucubrazioni di stampo politico ha potuto usufruire in modo massiccio di questa tecnica metodologia. (info sfera digitale).
    Inevitabile che in tempi brevissimi anche i filosofi non potessero non interessarsi, in modo esplicito, a tale metamorfosi: un combinato esplosivo tra una situazione pandemica e una corrispondente comunicazione che sta portando ad una serie di scelte e di comportamenti conseguenziali – e qui urge un’analisi non solo antro-pologica ma filosofica – che non ho difficoltà a definire a dir poco imbarazzanti.
    L’eufemismo mi sia, come non mai, consentito.
    Le mie riflessioni hanno avuto una naturale amplificazione dopo la lettura di un articolo, di pochi giorni fa, di Giorgio Agamben che ritengo, senza ombra di dubbio poter definire uno dei più completi e maturi filosofi europei.
    Il suo “Homo sacer” è e rimane pietra miliare sul tema del bio potere. Perché di questo si tratta nel momento in cui si riesce a liberare la propria mente dal timore di perdere il bene primario assoluto: la vita. Si tratta, senza se e senza ma, di bio potere.
    Agamben pone tre corposi interrogativi soffermandosi su temi forti come la perdita della sacralità della morte, la perdita di una libertà non solo fisica ma emozionale e spirituale oltre che affettiva e l’assenza del ruolo della Chiesa (sarebbe più giusto parlare di presenza religiosa) e dei giuristi nel loro campo di azione.
    A fronte di un virus di cui ancora oggi poco si sa, l’arrendevolezza dell’essere umano è stata praticamente totale. Come definire se non “comportamento barbarico” il lasciar morire, senza alcun conforto emozionale di vicinanza fisica, le per-sone più care? Quanto influirà sulla nostra psiche il sapere che, per necessità di salute pubblica, tanti di questi corpi/anima sono stati cremati o addirittura sep-pelliti in fosse comuni (difficile da cancellare le immagini americane)?
    La sacralità della morte elemento essenziale del pensare filosofico e antropologico abbattuto da un morbo/virus sconosciuto e privo di alcuna certezza scientifica.
    Agamben si sofferma poi, sulla limitazione della libertà individuale. Durante la guerra, ricorda, il coprifuoco limitato in certe ore, limitava la nostra libertà di movimento. Oggi a fronte di un rischio che ancora ora non è possibile precisare, viene chiesto di limitare totalmente la nostra libertà.
    Un rischio e tengo a ribadirlo. Non una certezza!
    A fronte di tali due elementi essenziali (vita/morte e libertà) non può essere sottovalutato il conseguente comportamento dell’essere umano. E non possono essere soggiaciute le scelte/direttive, di conseguenza prese da chi amministra la res publica, sui comportamenti dei cittadini protagonisti di essa.
    In questa situazione di assoluta e riconosciuta confusione non può nemmeno spaventarci l’idea della famigerata app inserita nei cellulari “garante” della nostra salute pubblica.
    Su questi due grandi problemi appena esposti, Agamben riflette anche sulle assenze. Su due, in particolare. Su quella religiosa (rifacendosi ovviamente alla Chiesa romana) e sulla sua assenza in merito alla sacralità della morte.
    Se, come credo essendo un credente, il corpo è semplicemente un involucro, la sua presenza accanto ad Anime che abbandonano la terra per ben altri lidi, avrebbe dovuto essere totale e massiccia. Senza reticenze, il filosofo ricorda che Francesco abbracciava i lebbrosi e che una delle massime opere di misericordia è quella di visitare gli ammalati.
    E poi su quella dei giuristi insensibili ad affrontare temi determinanti come la totale sostituzione del potere esecutivo a quello legislativo, al riconoscimento (la mia sarà una impressione), quasi fosse legge, delle parole del primo ministro e del capo della protezione civile.
    Ovviamente evito di dilungarmi sulla ipotesi (molto oltre ad una ipotesi) dell’uso dell’app poc’anzi ricordata.
    Riflessioni che ritengo necessarie ritenendo gli interrogativi di Giorgio Agamben assolutamente legittimi.
    Ho, per concludere, una verifica appena fatta sul campo. Ai miei numerosi amici ho proposto l’articolo del filosofo italiano, chiedendo loro cosa ne pensassero. Stranamente e per la prima volta non uno mi ha degnato di una risposta.
    Mi sono chiesto: “Chi tace acconsente?”
    Mi è rimasto un dubbio.
    Ho timore che il loro silenzio sia invece la reazione di chi, forse, a fronte di tali interrogativi, si sia sentito denudato.
     

  • DALLA PANDEMIA LA FINE
    DELLA GLOBALIZZAZIONE?

    data: 19/04/2020 17:37

    Alcune doverose e necessarie premesse.
    · Non sono uno che si fa abbindolare da teorie complottistiche, se non altro perché la geopolitica è materia che mi appartiene ed è assolutamente seria. Ma sono anche ben consapevole che tale materia è quella che crea il numero maggiore di fake news e di bordate di shitstorm (tempeste di merda) che giornalmente riempiono la tanto amata info sfera digitale;
    · Credo che non sia più il tempo del “chi ha avuto, avuto, avuto e chi ha dato, ha dato, ha dato. Scurdàmmoce o ppassato, simme e Napule paisà” in quanto non tutti ovviamente siamo napoletani e specialmente perché è giunta ormai ora di riusare la memoria, facendola funzionare almeno a medio termine;
    · Nessuna idiosincrasia per il “cogito ergo sum” cartesiano ma preferisco di gran lunga il “dubito ergo sum” agostiniano se non altro perché è proprio il dubitare che rafforza l’azione del pensare.
    Va da sé che questa vicenda virale finirà. Come è accaduto in passato per situazioni similari. Ma è altrettanto indubbio che la vicenda del COVID-19 ha un particolare che la rende, per certi versi esperienza non paragonabile ad altre. Parlo della sua GESTIONE usando questo termine, volutamente in maiuscolo, perché di gestione si è trattata nell’accezione giusta che si deve dare a tale termine: “amministrazione o conduzione, con poteri decisionali, di una azienda o impresa pubblica o privata”.
    Netta la sensazione che tale pandemia sia stata “inquinata”. Parlo ovviamente di Informazione su di essa, capace di produrre verità. Da chi e perché tale inquinamento è davvero complesso rispondere senza poi cadere in pensieri complottistici da cui fortissimamente voglio tenermi lontano.
    Ma resta un dato di fatto.
    Gli interrogativi si sprecano e non sono certo frutto di semplice curiosità ma della doverosa necessità di capire fino in fondo.
    Mi viene in mente quasi immediatamente il giornaliero rapporto che si ha con la Informazione circa i numeri legati al COVID-19.
    Intendo riferirmi al numero dei decessi, degli infetti, dei guariti.
    Dati statistici inattendibili nel momento che si usano sistemi diversi Paese per Paese e quindi ci si trova a confrontarsi con nazioni come la Svezia, la Germania ed altre con percentuali irrisorie rispetto ai devastati dati italiani.
    Inevitabile poi ascoltare dichiarazioni o ancor peggio motivazioni legate a ritardi o addirittura a semplice iattura.
    O ancor peggio quando ci si trova, come il 25 febbraio scorso, alla quasi contemporanea seconda ondata pandemica in oltre 60 Paesi del mondo, ricordandoci che da tempo tutti i voli aerei tra Nazioni erano stati bloccati.
    Come, poi, non porsi interrogativi sul motivo scatenante la pandemia.
    Sulle due ipotesi più accreditate come quella del passaggio tra pipistrello e essere umano e l’altra legata a sperimentazioni in laboratori scientifici dove, da tempo, erano in atto ricerche e studi fino ad una sorta di ingegnerizzazione del virus c’è da scrivere un intero tomo enciclopedico.
    Non è certo stato il COVID-19 a risvegliare nella mente di tantissima gente (scienziati, studiosi, intellettuali e uomini e donne pensanti) dubbi sull’OMS da decenni sotto la lente di ingrandimento, specie per i ricchissimi finanziamenti da parte di Bill Gates e del “cartello” dei Big Pharma.
    Al di là di tutte queste domande a cui, credo, si sia restii (da parte dei “gestori”) a dare risposte esaustive, resta un fatto incontrovertibile se non altro perché legato alle precedenti esperienze.
    Anche il COVID-19 lentamente scomparirà.
    Per lasciare spazio ad un’altra forma pandemica che potrebbe portare non solo altri morti ma conseguenze – in questo caso parlo squisitamente di geopolitica – catastrofiche.
    La crisi economica che sta per raggiungerci sarà di tipo epocale e sarebbe davvero interessante per tutti leggere le riflessioni su tale tema date al Wall Street Journal, pochi giorni fa, dall’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger che, credo, non sia l’ultimo arrivato.
    La stessa operazione in atto, a livello globale, sul prezzo del petrolio appare una sorta di esercizio preparatorio in vista di….. .
    Su una cosa mi sento di poter dire “non ho dubbi”.
    Credo che questa pandemia ci doni la fine della globalizzazione e con molta probabilità una idea condivisa da parte di una maggioranza schiacciante di terrestri di una necessaria “rieducazione” dell’essere umano.
    Una nuova solidarietà con la Natura, un ritorno alla Cultura – quella vera -, una sorta di riforma morale e intellettuale che ci riconsegni una pulizia d’animo persa da troppo tempo.
    Ci vorrebbero, per fare tutto ciò, altri uomini e donne capaci di mettere mano a questa rivoluzione morale.
    Primi fra tutti nuovi quadri politici.
    Non importa se poi, inevitabilmente, riuseremo, anche per loro, il percorso mentale del “Dubito ergo sum”.
    Consideriamolo, a ragione, un modo necessario per tutelare le nostre conquiste democratiche.
     

  • PANDEMIE COLLATERALI:
    LA TUTTOLOGIA

    data: 15/04/2020 10:47

    C’è un’altra pandemia che da oltre venti anni ci ha ammorbato la mente e lo spirito e che negli ultimi mesi si è sviluppata in modo incontrollabile. Grazie in special modo alla nuova “tecnica” comunicativa (leggasi digitale e derivati) il virus della TUTTOLOGIA si è espanso a dismisura. Agli economisti, politici, opinionisti di variegata estrazione c’è una nuova “ondata”: ora è tempo di virologi, di epidemiologi ed affini.
    IL TUTTOLOGO - essere umano che gode del mio totale odio – è un animale straordina-riamente pericoloso e va riconosciuto e studiato per poter trovare vaccini che ci possa-no essere utili per difendersi da loro.
    Essi sono completamente diversi dalla categoria degli ignoranti (che ignorano). Per que-sti ultimi ho sempre avuto il massimo rispetto in quanto spesso incolpevoli vittime di una impossibilità allo studio e alla conoscenza per motivi di scarsa disponibilità finan-ziaria. E sono perfino rispettoso nei confronti di chi, coscientemente, ha scelto la strada dell’ignoranza per evitare di essere intrappolato dalle nefandezze del mondo proposteci dalla casta degli “intellettuali”.
    IL TUTTOLOGO, invece, è quello che “legge” e con il digitale pensa ancora di più di farlo aggravando ulteriormente la sua patologia. Legge di tutto, dalle fake news alle bordate di stupidità gratuite che circolano senza patente o carta d’identità nel mondo della Infor-mazione. Ma sono avulsi da qualsiasi forma di studio. Non lo ritengono importante. An-zi, per certi versi inutile.
    Potete immaginare che idiosincrasia io abbia nei loro confronti tenuto conto che dai primi anni ’90, decisi di scegliere lo studio come mio hobby privilegiato.
    Quando me ne capita uno tra le mani (grande desiderio ma sono un non–violento) o in un confronto dialettico, il loro sapere TUTTO DI NIENTE o NIENTE DEL TUTTO mi salta immediatamente all’occhio.
    Come riconoscerli? Esprimono la loro ignoranza con livelli di presunzione straordinari. Inevitabile lo scontro.
    Ora è tempo di soluzioni economiche europee post COVID-19. In un giorno ho incontra-to una marea di tuttologi, sul tema, che mi fa prevedere che subisseranno alla grande vi-rologi e epidemiologi in meno di un paio di giorni.
    Da parte mia, salvo le materie che studio da anni, rimarrò felicemente ignorante di fron-te a temi che non conosco e assetato di conoscenza. Ascolterò con devozione chi cono-sce VERAMENTE tali materie/altre.
    Ma, per i TUTTOLOGI ho un sesto senso. Difficile che mi prendano in castagna.

     

  • IL CORONAVIRUS. E POI
    PIU' NESSUNA NOTIZIA

    data: 10/04/2020 17:57

    È obiettivamente difficile non parlare del COVID-19. Evitare per almeno un giorno di essere inondati da notizie, ricoveri, decessi, scandali e inchieste, responsabilità, mascherina si/mascherina no, tamponi e sieri, roller e individui in bicicletta, duecento o trecento metri di distanza da casa, controlli e autodichiarazioni.
    E se decidiamo di discordarci da tale pandemia medica e sociologica non ci va nemmeno bene. Perché parleremmo di crisi economica post COVID-19, di Corona bond e MES post pandemia, di fabbriche riaperte o tenute chiuse causa virus, ecc.
    Insomma SOLO CORONAVIRUS.
    C’è qualcuno che tenta di mettere in evidenza un concetto forte come la solidarietà, il sacrificio e i sempre presenti EROI che compaiono in situazioni estreme.
    Faccio parte di quella scuola di pensiero avulsa ad accettare l’esistenza di qualsivoglia forma di eroismo (non credo l’uomo capace di tale atto straordinario). Le situazioni “creano” l’eroe. Come il soldato in guerra, il pompiere dinanzi ad un incendio catastrofico, il medico dinanzi al malato grave da salvare.
    Sulla base di tutto ciò che ho appena ricordato che in questi giorni mi sono chiesto (io credo legittimamente): “Il mondo non si sarà mica fermato?!?”.
    Voglio essere ancora più chiaro.
    Capisco che di fronte alla salute (diciamo pure vita o morte o come mi piace dire salvaguardia del proprio legittimo culo) non c’è lotta o scelte di priorità. Lo chiamano “istinto di sopravvivenza”. Io, invece come definizione preferisco “bieco individualismo egoistico”.
    E capisco pure, per certi versi che sia anche necessario rispolverare il concetto di solidarietà. Un “dolcetto” ogni tanto fa bene e addolcisce il sapore amaro che portiamo in bocca da sin troppo tempo.
    Ma resta un fatto incontrovertibile.
    A meno che non crolli un ponte, come oggi, nessuna notizia da nessuna parte sul rimanente globo terrestre.
    Guerra in Libia, in Siria, bombardamenti a go go nei paesi del sud Arabia, nisba.
    Attraversate di migranti in Mediterraneo, esodo turco –greco manco a parlarne.
    Il giovane opulento leader nord coreano ha smesso di fare test atomici.
    Perfino una imminente invasione da parte delle forze statunitensi in Venezuela (in coda vi allego un volantino distribuito a tutta la popolazione che ho ricevuto da un mio amico che soffre tale drammatica condizione) smuove la informazione.
    Badate bene: non vi sto parlando di reportage sulla fame nel mondo (quella vera, non quella che ci propinano come imminente nei nostri Paesi occidentali), né di inchieste sullo scioglimento dei ghiacciai in Antartide.
    Due le ipotesi da prendere in considerazione come risposta al mio interrogativo.
    O non ce ne frega una “mazza”….ora più che mai (esempio fulgido di solidarietà).
    O le notizie appena proposte non fanno audience.
    Tant’è che nemmeno fake news o analisi dei tuttologi di cui mi ero abituato in questi ultimi periodi su tali temi si riescono a trovare nella straordinaria piattaforma digitale.
    Nulla.
    Le nostre coscienze, pur sotto l’attacco del COVID-19, languono.
    Non è proprio il meglio che ci potesse capitare per il tanto desiderato ritorno alla “normalità”!?!?!?
    P.S
     

  • NAVIGARE A VISTA

    data: 06/04/2020 18:46

    Il vaso di Pandora è bello che scoperchiato. Il Covid-19 è stato un infallibile chiavistello o, se volete, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ed ora, come facilmente si poteva prevedere, si naviga a vista.
    La prima evidente negatività si è presentata sotto forma di una assoluta impreparazione a qualsivoglia esperienza drammatica capace di far tremare – stavolta in modo chiaro ed ineluttabile – i polsi al signore onnipotente della Terra.
    Il genio del villaggio (globale).
    L’uomo.
    Sempre più sicuro di poter governare qualsiasi elemento gli si ponesse dinanzi.
    Ambiente docet.
    E così, nell’arco di pochissimi giorni (meno di cento giorni sono nulla di fronte all’eternità) siamo stati spettatori, tutti nessuno escluso, della sua caducità, della sua impotenza e in termini pratici della sua assoluta incapacità a governare un virus che, da banale forma influenzale (a detta di famosi luminari della scienza), è divenuto un virus killer.
    Tutto ciò offerto, a noi individui non al comando del timone della barca in affondamento, attraverso una informazione e conseguente comunicazione in un gioco delle parti che, perfino il più incapace degli esseri pensanti ha percepito sin dal primo momento.
    Comunicazione istituzionale e politica in un continuo mescolarsi di analisi e relative decisioni e Comunicazione scientifica, a dir poco, di dubbia credibilità.
    Inutile, ancora una volta, stare a ricordare le affermazioni sempre date con assoluta certezza e conoscenza ampia del problema, da politici e scienziati, puntualmente riviste nell’arco di pochi giorni.
    Dalle misteriose mascherine salva umanità o assolutamente inutili, alle distanze da tenere onde evitare contagi. Dalle passeggiate finalizzate ad esercizi fisici, ai duecento metri per i bisogni del proprio cagnolino.
    Ospedali costruiti a tempi record a fronte di ospedali pronti all’uso e misteriosamente vuoti e inutilizzati.
    Si è visto di tutto e di più. Si sono ascoltate perfino dichiarazioni di alti responsabili della Protezione Civile in cui con nonchalance si affermava di non conoscere assolutamente cosa fosse un respiratore polmonare.
    E come unico lato estremamente positivo il personale medico e paramedico in prima linea a farsi falcidiare dal morbo e una massa di persone – la stragrande maggioranza del Paese - relegata in casa in una sorta di arresto domiciliare permanente.
    Tutti in attesa di un ritorno alla “normalità”.
    Per normalità credo si intenda quel groviglio di nefandezze in cui abbiamo sguazzato prima del Covid-19.
    Inondati da notizie offerteci dai mezzi comunicativi - con una plusvalenza da parte della infosfera digitale stracolma di shitstorm, di fake news, di tuttologi a tempo pieno, da inventori di panacee immediate e guaritrici - noi normali marinai di questo barcone alla deriva, siamo in attesa.
    Tra alcuni mesi ci aspetta un altro virus che, a detta dei soliti soloni, ci porterà alla fame più nera.
    La crisi economica è dietro la porta. Forse sarebbe meglio dire che è già entrata dalla finestra.
    Ai deboli di memoria – quelli del “è tutto sotto controllo” - vorrei ricordare un paio di date non estremamente lontane.
    1953 e 1990.
    il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi, Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia, con un trattato firmato a Londra consentirono alla Germania di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari (danni di guerra) dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania.
    Senza l’accordo di Londra che l’ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell’economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
    Intelligenti pauca.
     

  • LA GUERRA EPOCALE
    E' LA FUTURA
    ECONOMIA GLOBALE

    data: 29/03/2020 19:46

    “Riapriamo le fabbriche prima di Pasqua e le scuole il 4 maggio”… Il vaccino arriverà tra un anno o chissà quando… Se non ripartiamo ora, moriremo di fame invece di coronavirus…”. Queste dichiarazioni si potrebbero rapidamente “licenziare” affermando che sono frutto di una mente schizofrenica. Voltare pagina e parlare d’altro. Se non fosse che siano state espresse da un leader politico, ex primo ministro.
    È anche vero che prima di lui ne abbiamo sentite di crude e di cotte. In meno di due mesi un’autentica sagra di cialtronate. Sparate praticamente da ogni postazione. Dichiarazioni, spesso non espresse usando verbi al condizionale, di grandi scienziati immunologi, virologi, ecc. immediatamente seguite da quelle politiche. Devo dire che, talvolta ho notato che la consecutio era esattamente opposta ma questo pensiero lasciamolo alla mia immaginazione.
    Di una cosa possiamo essere certi. I morti ci sono, la pandemia c’è e, su tutto, vi è un fatto incontrovertibile.
    Più di un premier ha definito tale situazione vissuta, senza alcuna ombra di dubbio, UNA GUERRA.
    LA GUERRA.
    Sentivo qualcuno, stamattina, che diceva “i nostri padri ed i nostri nonni hanno fatto la guerra. Sono morti in trincea e sotto le bombe. Noi non riusciamo a combattere la nostra, tranquillamente seduti in poltrona presumibilmente con una mascherina sulla bocca”.
    Medito e penso.
    E queste parole mi riportano al leader “schizofrenico” di inizio articolo. “… Se non ripartiamo ora, moriremo di fame invece di coronavirus”.
    Premesso che resto del mio parere che moriranno in numero maggiore coloro che già oggi muoiono di fame, il mio interrogativo primario resta: “Quando si muore di fame?”.
    Ed è qui che viene al pettine il VERO NODO.
    Come in un precedente articolo ho sostenuto, siamo, di fatto, in pieno post Covid-19.
    Siccome, da tempo, fa più notizia lo spread e le variazioni in Borsa che il numero dei morti, qui si sta parlando di altro, sotto il celato “moriremo di fame”.
    Non intendo inoltrarmi su analisi geopolitiche. Rimango sempre ultra convinto che una repentina chiusura di questa Comunità Europea farebbe felice gli USA, la Cina e perché no, la Russia.
    E chi troverebbe giovamento, in primis, da questa vicenda sarebbe la nostra amata Italia e la dirimpettaia Spagna (leggasi Mediterraneo) a cui le potenze mondiali offrirebbero Piani Marshall a getto continuo, in cambio ovviamente di immediati e/o futuri impegni.
    Altro che Deutschland.
    Allora tanto vale dire e dirci che LA GUERRA EPOCALE si combatte su ben altri fronti.
    Certo di morti ce ne saranno, come in tutte le guerre. Gli strateghi le vincono o le perdono ai tavoli di analisi. Chi muore sono i soldati. Da sempre.
    LA GUERRA EPOCALE sempre meno celata è, allora, la futura Economia globale o meglio LA FINANZA, per dirla tutta, con annessa geopolitica.
    Nei primi del ‘900, Henry Ford ebbe a dire: “Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione”.
    Sarà il Covit-19 a farla scoppiare e a farci capire o, meglio ancora, a farci rileggere questo concetto vero - ma da “misurare” con attenzione - espresso dal giovane toscano?
    Parlo del “morire di fame”
    Magicamente riusciremo a ridistinguere la differenza stratosferica tra necessario e superfluo?
    Riusciremo a domandarci se è possibile intraprendere una via verso una “decrescita felice”?
    Con tutto il rispetto per il virus che ci sta soffocando (alla fine, poi, cercheremo di capire le stime rispetto ai dati epidemici e pandemici passati) la risposta la può dare SOLO ognuno di noi con la personale coscienza a stretto rimorchio.
    A prescindere dagli innumerevoli schizofrenici attualmente in campo.
    Allora sì che sarebbe una GUERRA EPOCALE.
     

  • "PICCO" RAGGIUNTO?
    RIECCO LA CIALTRONERIA

    data: 26/03/2020 17:47

    Facendo riferimento ai dati, alle curve ascendenti e discendenti, alle proiezioni matematiche, sembra che il cosiddetto “punto di picco” sia stato raggiunto, almeno nelle zone rosse del Nord e nei prossimi giorni si attendono le conseguenze, al Sud, dell’esodo dei lavoratori letteralmente fuggiti dalla Lombardia circa una quindicina di giorni fa grazie ad una “geniale” fuga di notizie.
    Insomma anche se i dati e le percentuali continuano ad essere date con un uso a dir poco affrettato della scienza della statistica (numero effettivo di “positivi” e conseguente elemento percentuale di decessi sarebbe un dato corretto) i morti ci sono e temo ce ne saranno ancora. Ma, dovremmo essere verso la risalita.
    Eppure…
    Eppure ho una idea diversa della situazione. E non è certo una mia intuizione ma una lettura più attenta di ciò che ci viene comunicato e specialmente COME.
    Lentamente ma con metodica e calcolata progressione si ritorna alla Informazione pre Covid -19. Del virus si parla ancora, ci mancherebbe. Ma pian piano perde di “spessore” per ridare spazio alle polemiche politiche, alle strategie di partito.
    Percepisco il ribollente ritorno dei nostri politicanti, dei giornalai/giornalisti, degli opinionisti a colazione, pranzo e cena.
    Il primo segnale forte, a mio avviso, è stato la polemica circa l’orario, il mezzo di Comunicazione utilizzati dal Primo Ministro per informare il Popolo italiano della prima vera “strizzata” alle libertà democratiche.
    In quel momento, una parte degli italiani, ha capito che, al di là, della drammatica situazione, delle difficoltà obiettive che qualsiasi essere umano avrebbe avuto in un posto di comando e di decisione, era molto improbabile che entrambe le mani del leader Conte fossero poggiate sul cuore. Almeno una era “simbolicamente” poggiata sul portafoglio (simbolo del Potere).
    E noi tutti italiani, in quello stesso momento abbiamo invece pensato una cosa sola “Fai quello che vuoi, diccelo a qualsiasi ora e su qualsiasi piattaforma. Basta che ci salvi il culo”.
    Chiamiamolo “istinto di sopravvivenza”.
    Ma nel momento che la famosa “curva” tende a scendere ecco che risalgono a galla le nostre propensioni alla polemica spicciola e specialmente alla cialtroneria comunicativa ripetuta.
    Perfino un video del 2015, rispolverato ad arte, in cui si evidenziano le preoccupazioni su esperimenti in territorio cinese su elaborazioni di virus, produce, come risposta da parte di chi avrebbe dovuto percepire tale sollecitazione con maggiore attenzione, non un “effettivamente tali ricerche rappresentano un rischio potenziale nel caso ci dovesse essere qualsivoglia errore”.
    Macché.
    La risposta partorita è stata: “Non ha niente a che fare con il Coronavirus”.
    Questi segnali (ve ne ho ricordati due ma ce ne sono a bizzeffe) mi dicono che siamo oltre la metà del tunnel e che prestissimo ritorneremo ad ascoltare i giornalisti/giornalai dalle loro solite postazioni, pro qualcuno e anti qualcun altro, a incensare i nostri modesti politici stimolatori di notizie ad hoc.
    Forse a loro si aggiungeranno fino all’estinzione del male (questa la vera e autentica novità in campo informativo) i nostri straordinari scienziati. Sia quelli che hanno lavorato dietro le quinte (i più seri), sia quelli più o meno sempre presenti sui media che ci hanno proposto delle analisi sul “tema” che sono andate dalla banale influenza all’esperienza apocalittica. E sia chiaro non parlo di persone diverse. No no!!! Le stesse persone, nell’arco di pochissimi giorni. Segno, questo, anche di pessima memoria.
    Ecco, forse chi continuerà a parlare poco e sicuramente sarà dimenticato velocemente è il protagonista assoluto di tale vicenda. Il medico, l’infermiere, ed i vari staff operativi che VERAMENTE ci hanno salvato il lato B.
    Gli altri invece sono già pronti a risuonare le trombe.
    Su cosa?
    Sul post Coronavirus. Sulla crisi economica, recessione, impoverimento globale, azzeramento dei poveri che diventano più poveri e i ricchi che diventano sempre più ricchi, insomma scegliete voi la definizione più consona.
    E specialmente si parlerà di questo fiume di miliardi (500/600 c’è chi dice 1000) che verranno immessi sul Mercato.
    Un’ultima immagine.
    Credo che la maggior parte della gente pensi ad una catena di montaggio in cui uomini e donne, utilizzando macchine specifiche, stampano soldi per notti e notti.
    Chissà, invece, quante sono le persone che sanno (perfettamente) che la moneta corrente è in esubero da decenni, che viene, da tempo, messa fuori mercato e depositata nelle Banche e che per fare le operazioni faraoniche dei 500/600 miliardi di cui sopra basterà una semplice pressione su un tasto di una tastiera elettronica, pigiata dai “soliti ignoti”.

  • SANITA', I CONTI E I MALATI

    data: 23/03/2020 16:40

    Erano i primi giorni del 2005 (non avanti Cristo, badate bene). Piena campagna elettorale. I contendenti due giovani rampanti e pieni di speranze e personali convinzioni. Uno pronto alla ricandidatura, l’altro nuovo nel campo della battaglia dell’uno contro l’altro.
    Appartenevo alla squadra di quest’ultimo. La chiamavano Dream Team.
    Gli scontri televisivi per accaparrarsi voti si susseguivano uno dopo l’altro nelle Tv che contavano. Quando il tema prendeva la strada della Sanità, sapendo che l’avversario politico masticava il tema con ampia conoscenza ponendo su tutto la estrema necessità di “far quadrare i conti economici”, di “necessità di tagli urgenti al Settore” pena uno sperperio inutile e non fruttifero del danaro pubblico, avevamo contrapposto una sorta di mantra che il nostro candidato doveva utilizzare.
    Utile per non entrare in un rischioso confronto ma anche per la convinzione (almeno la mia) che fosse la strada giusta.
    Pur nel rispetto dei “conti pubblici” una priorità assoluta su tutto.
    La vita di un essere umano valeva ben oltre il significato di un calcolo economico.
    Il mantra era: “Al di là dei temi economici, io appartengo a quelli che saranno sempre dalla parte dei padiglioni dei malati, specie quelli terminali. Lì mi troverete e per loro combatterò”.
    Tutti si ricorderanno come finì la singolar tenzone in termini di elezione.
    Dopo? Si continuò a tagliare i conti e la Sanità, a chiudere ospedali, a far quadrare l’economia.
    Da quel periodo, anche già da prima, una parte di noi (molto esigua) aveva preso una strada molto precisa che mi appariva lungimirante. Quella di privilegiare i giusti valori etici e morali. Un tentativo di accrescere la propria conoscenza, rivalutando la COSCIENZA.
    Ben presto mi accorsi che tutti gli altri (vincitori e vinti) avevano scelto ben altra strada. Quella di accrescere i loro conti in Banca.
    I risultati? Li abbiamo sotto i nostri occhi.

  • QUI E' SOTTO ATTACCO
    L’HOMM SOCIAL

    data: 18/03/2020 18:25

    Possiamo dire che il momento che viviamo ci impone una attenta riflessione?
    O anche questa volta noi tutti – o quasi tutti – figli, nipoti e pronipoti del dopoguerra dobbiamo far finta di nulla e lasciare che il tempo e le vicende passino inosservate?
    È da giorni che mi pongo questo interrogativo che vorrei fosse sotto una grande lente di ingrandimento e imponesse una globale ponderazione.
    Tale disamina impone, senza alcun dubbio una premessa ampia e chiarificatrice.
    Non intendo assolutamente rispolverare il noto libro di Naomi Klein “Shock Economy” né il leggendario “1984” di George Orwell ma la situazione attuale, sotto il perdurante dominio del Coronavirus, ci propone scenari che, talvolta, appaiono, quasi coincidenti.
    Badate bene: non sono un cultore delle idee complottistiche che direi troppo spesso riempiono le nostre prime pagine e che portano, talvolta, a malcelate situazioni di panico tra la gente.
    Non amo particolarmente soffermarmi sugli indizi ed anche quando vien detto che più indizi, poi, portano alla prova o alla “pistola fumante”, per usare una terminologia criminologica, non mi lascio andare.
    “Oltre ogni ragionevole dubbio” è il mio mantra in queste situazioni.
    Ma, devo ammettere che vedere una intera Nazione letteralmente svuotata, quasi si fosse di fronte ad un interminabile ferragosto afoso e infuocato mi spaventa non poco.
    Oggi assistiamo ad una situazione per certi versi paradossale.
    È per certi aspetti sotto attacco concentrico l’HOMM SOCIAL.
    Paradossale perché, a fronte di una comunicazione sociale che è proiettata al virtuale, in una società in cui privilegiamo o meglio “auto privilegiamo” lo scambiarci idee e pensieri e perfino Amori attraverso quello che più volte ho definito il rosario del XXI secolo (smartphone) ciò che più ci viene a mancare è quel contatto fisico, quella sorta di libertà che ci appartiene e che spesso si racchiude in un semplice abbraccio, un sorriso, una stretta di mano.
    In questi giorni si rincorrono voci e idee. Perfino uomini di spessore e di cultura incominciano ad utilizzare termini come “democrazia limitata”.
    È questo che ci impone una attenta riflessione come ho affermato all’inizio di questo mio articolo.
    La Comunità, credo, stia eseguendo in modo pressoché perfetto le direttive imposte dalla situazione sanitaria e di questo non possiamo che essere soddisfatti.
    Ma invito tutti, nessuno escluso, a non cancellare dalla propria mente ciò che ritengo sia essenza dell’Essere Umano e che non può non appartenerci.
    Il proprio ruolo di homm social. La nostra capacità di indignarci con determinazione nei confronti delle macroscopiche ingiustizie sociali, per l’indifferenza quotidiana.
    Ecco svelato il mio timore.
    Temo l’indifferenza quotidiana. La temo perché solo questa potrebbe portarci a dover rispolverare quei due libri, prima ricordati.
     

  • LA STANZA DELLE MEMORIE DA NON DIMENTICARE

    data: 13/03/2020 13:55

    Se c’è qualcosa che, in questo periodo, ha avuto una autentica diffusione epidemica perfino seconda al COVID -19, è stato ciò che ho titolato LA STANZA DELLE MEMORIE DIMENTICATE. Un “modo” raffinatissimo per tradurre la ben conosciuta IPOCRISIA.
    A mia memoria non ricordo un numero così elevato di dichiarazioni dimenticate nel giro di poche ore su temi, come l’economia, la politica in modo variegato, le tematiche legate alle migrazioni, le analisi scientifiche sulla attuale situazione pandemica virale. Si dimentica facilmente, si rielaborano idee, si occultano verità; poi le si riscoprono per, immediatamente dopo, rioccultarle.
    Virus chiama virus mi verrebbe da dire.
    In questi giorni scambio opinioni su tale tema con uno stimatissimo Amico con risultati alterni. Spesso si concorda, talvolta si finisce in succulente e piacevolissime litigate. Il quesito principale rimane tra noi, però, sempre lo stesso. Una specie di brodo primordiale nel quale finisce per scivolare qualsiasi delle nostre supposte soluzioni.
    Come provare a dare una decisiva “spallata” a questo mondo che sempre più spesso mi riporta in mente il mai dimenticato Ernesto Calindri, seduto ad un tavolino al centro di una piazza stracolma di auto e di persone, che chiedeva con voce decisa “Fermate il mondo!!! Voglio scendere”
    Fermiamolo allora!!! Oppure cambiamolo o almeno proviamo a farlo.
    Come?
    Rinominiamo la Stanza di cui sopra e facciamola divenire LA STANZA DELLE MEMORIE DA NON DIMENTICARE.
    Non sarebbe utile, per esempio, non far circolare in modo quotidiano e metodico (maledetta o benedetta Comunicazione) affermazioni come quelle da pochi giorni espresse dal sempre meno interpretabile Vittorio Sgarbi che dichiara che “questo Virus è una cogl……ta” frammiste a virologi – spesso di dubbia provenienza – che lanciano allarmi apocalittici?
    Rispetto, come sia giusto, ogni opinione. Ma se poi, a distanza, di pochi giorni gli stessi personaggi rielaborano i loro pensieri in modo diametralmente opposto, non datemi del pazzo se affermo che tale comportamento porti ad una sorta di paranoia virale diffusa!!!!
    Non sarebbe giusto, ulteriore esempio, che al di là di chi lo abbia detto nelle prime ore, l’attuale Governo a fronte delle attuali ultime decisioni restrittive prese, dichiarasse a Reti unificate un sereno “Chiediamo umilmente scusa per le prime decisioni prese, forse, con esagerata fretta e scarsa attenzione?
    Ok. Licenziamo il tutto con il termine IPOCRISIA.
    Ma va da sé che se non si abbatte tale abituale comportamento di dimensione globale non se ne uscirà fuori.
    Mai e poi mai.
    Si continuerà a far finta di nulla su migliaia di bambini, oltre che donne e uomini, trucidati da guerre perennemente tenute in vita; si faranno analisi faraoniche sulle drammatiche migrazioni che sempre più popolano la nostra Terra; si parlerà sempre a sproposito di Benessere non conoscendone il vero significato; si parlerà di fascismo e di comunismo senza capirne le differenze sostanziali e ancora tanto e tanto e tanto altro.
    E, al di sopra di tutti gli esempi appena ricordati, si farà sempre finta di non capire che è un grossolano errore pensare che le PRIORITA’ – termine emblematico in cui si identifica l’IPOCRISIA-VIRUS – siano un “pensiero/idea” soggettivo.
    Esistono le PRIORITA’ OGGETTIVE, quelle che prescindono dal colore della pelle, dai territori geografici, da ideologie precostituite.
    Si definiscono con termini semplici e universali.
    VITA, NATURA, AMBIENTE, PACE, AMORE TRA LE CREATURE CHE POPOLANO QUESTO STRAORDINARIO PIANETA.
    Sarebbe il primo fondamentale passo per debellare il nostro grande male.
    L’IPOCRISIA.
    Un tempo si diceva: “è ora di prendere Coscienza”.
     

  • L'EUROPA DEL CAPITALE
    E POI PIU' NIENTE

    data: 10/03/2020 11:17

    Possiamo definitivamente dichiarare che il fallimento è conclamato, indiscusso, chiaro e lampante perfino per chi non vuol vedere, sentire, tanto meno ragionare.
    Il Coronavirus e le vicende ad essa collegate pongono la pietra tombale sull’Europa. Su “questa Europa”, ancora una volta mi è necessario sottolinearlo.
    Altrimenti ritornerò ad essere scambiato per un testardo euroscettico che, ovviamente è completamente ignorante sulle problematiche europee.
    Conosco bene l’antifona.
    Ma, pur essendo stato sempre uno strenuo difensore di Altiero Spinelli e pur avendo proposto più volte un breve video sui miei spazi nell’infosfera digitale (https://www.youtube.com/watch?v=eEqmTmUcgbY -da 6.22 in poi-) a cui MAI, fino ad ora, i miei amici di sinistra (non li chiamo da tempo immemore compagni, termine che ancora oggi mi emoziona) hanno dato una ben che minima risposta, sono qui a certificare la morte dell’Europa.
    Eppure basterebbe, solo per un momento, fermarsi e con mente completamente svuotata da qualsivoglia ideologia, riflettere.
    Riflettere. Operazione mentale in completo disuso.
    Domanda: quando abbiamo percepito, anzi sentito in modo risoluto la cosiddetta Comunità Europea?
    Non bisogna spremere le meningi.
    Grecia e suo rischio di default, il gentile “prestito” del banchiere Monti nel 2011, l’attiva presenza sulla vicenda Brexit.
    Ricordate altro?
    Mentre la Libia (Paese che si affaccia, oltre il Mediterraneo, NON SULL’ITALIA MA SULL’EUROPA) si autodistrugge, mentre un esodo epocale di individui allo strenuo delle forze tenta di oltrepassare i confini della Grecia (pardon dell’EUROPA), mentre un virus pandemico miete vite e sta ridimensionandoci (Italia per ora, tra poco tutti gli altri) li avete, per caso visti, ascoltati?
    Sicuramente li risentirete, nei prossimi, speriamo vicini giorni, post COVID–19.
    Si faranno i conti economici, presumibilmente si metterà mano al MES su cui evito di entrare altrimenti divento iroso e insopportabile più di quanto lo sia e li vedrete! Eccome. Anzi li sentirete.
    E così, mentre le zone rosse, non in senso politico, si allargano, mentre la vita quotidiana di ognuno di noi viene stravolta anche nelle piccole cose come una passeggiata sul lungomare, ci è toccato vedere, in uno dei mezzi più usati dal turbo capitalismo (per dirla alla Fusaro), la TV, meravigliose partite di calcio in cui, a fronte di spalti vuoti, i nostri fratelli in braghe che corrono dietro una palla, nel dopo goal, si abbracciano, si baciano, si stringono tra loro felici e contenti con una sorta di garanzia documentata circa la loro incompatibilità con il Coronavirus.
    Tranquilli. Sono sotto stretto controllo ci diranno.
    Ma chi se ne frega! Li c’è il “capitale”!
    L’Europa del capitale. Dei confini da controllare solo ed esclusivamente per motivazioni economiche. Non altro.
    Cosa ci resta di noi italiani (Made in Europe), come ricordo della nostra presenza in tale consesso?
    Il “Kapò” berlusconiano al socialista Martin Shulz, la poltrona sempre vuota di Salvini e qualche sorrisino mal nascosto tra la Merkel e il francese di turno, nominando l’Italia
    Niente altro.
    Lo scossone finale è vicino, ne sono certo.
    Chiamatemi pure apocalittico.
     

  • FAKE NEWS,
    SCIACALLI E STR...

    data: 06/03/2020 13:58

    Rumori di sottofondo. Voci che si scambiano pareri in uno luogo ampio e spazioso. L’idea che sia al chiuso, non una piazza. In primo piano una voce femminile che saluta amici a cui sta inviando il messaggio audio.
    Dice di essere in Senato, di aver ascoltato poco prima l’intervento della Prof.ssa Cattaneo, senatrice. Con voce posata, ben equilibrata, con termini precisi, senza alcuna forma cadenzale informa che, a breve, ci sarà un comunicato stampa. Riferisce che la Prof.ssa Cattaneo, nota farmacologa e biologa nonché senatrice italiana ha informato tutti i presenti che i prossimi mesi saranno molto duri in quanto il coronavirus sta mutando in forme ancora più aggressive. Colpirà giovani e perfino neonati. E per essere ancora più chiara afferma che, va da sé, che sarebbe opportuno non solo chiudere le scuole e le fabbriche ed ogni spazio di assembramento ma che referendum, prossime elezioni e qualsiasi attività che porti a raggruppamenti di persone vanno evitati tassativamente.
    Questo il contenuto di una registrazione audio che ieri ha imperversato su WhatsApp, evidentemente compreso quello del sottoscritto.
    L’audio era anticipato dalla seguente citazione: “Sembra sia il Ministro Azzolina”.
    Talmente irreale che tali notizie venissero divulgate in whats che immediatamente ho ritenuto la vicenda come l’ennesima espressione di sciacallaggio e una fake news fatta “a mestiere”.
    Straordinariamente verosimile. Curata nei minimi dettagli.
    Sono passate poche ore ed è arrivata la smentita.
    Sono stato preso da una rabbia incontrollata. Ho odiato ancora di più questi mezzi di “pseudo comunicazione”.
    A chi mi chiedeva il perché potessero accadere tali vicende ho perfino rispolverato i miei ricordi universitari, a proposito di criminologia, quando mi si insegnava che il narcisismo e una necessità incontrollata di protagonismo erano tra i principali elementi scatenanti la mente malata dei serial killer.
    Si. Serial killer. Perché la violenza perpetrata nei confronti delle persone (immagino l’autore di questa fake un seriale, uno che ripete queste “operazioni” più volte) non è solo quella che causa vittime insanguinate ma è anche quella di chi obbliga donne a prostituirsi, a chi lascia morire un “barbone” sotto i ponti ed altre nefandezze umane.
    E allora SCIACALLO e pez di mer, sappi che esseri come te non meritano alcuna pietà sociale. Spazzatura, Sei semplice spazzatura.
    Stanotte ho avuto una notte insonne. Nella mente la voce, ascoltata più volte, della registrazione nel tentativo di trovare i punti dove percepire la falsità del documento audio.
    Preparo l’articolo ma mentre lo scrivo leggo una dichiarazione della senatrice Daniela Sbroglini rilasciato ad Adnkronos: “Ho preso atto della diffusione di un messaggio destinato ad una chat di amici, nel quale ho… HO… HO… (porca puttana, dico io… HO) riferito il contenuto di un intervento in aula di una titolata collega. Tale audio – spiega la renziana – sostanzialmente privato, è stato divulgato e utilizzato strumentalmente da taluni che intendono generare e diffondere confusione e timori”.
    Allora non è una serial killer!!! È semplicemente UNA STR… Mi quereli pure!!!
    Se poi la comunicazione su Adnkronos è anch’essa una fake news, chiederò scusa.
     

  • E DOPO IL COVID-19?
    LA PSICOPOLITICA

    data: 04/03/2020 17:23

    Va da sé che l’indagine a seguire parta da un postulato incontrovertibile che ritengo non sia nemmeno degno di una pur breve analisi. Viviamo da alcuni decenni sotto una autentica dittatura del capitale di dimensione globale.
    Sia ben chiaro che ci potrà essere sempre qualcuno che non sia d’accordo su tale affermazione. Lo considero come una naturale conseguenza del libero arbitrio che ci dà sempre la possibilità di possedere una sufficiente dose di imbecillità.
    Fateci caso.
    Nella attuale situazione completamente pervasa dalla vicenda del Corona Virus (non parlarne è pura utopia), dopo aver evidenziato -scienziati e non- che siamo in una conclamata pandemia, dopo aver numerato morti, contagiati, asettici, focolai e quant’altro, lentamente si fa strada una furibonda analisi post pandemica.
    Furibonda perché, anche su tale tema, ne sentiremo delle belle.
    Sto parlando di una nuova pandemia: la crisi economica o recessione o come diavolo volete chiamarla stretta conseguenza del COVID-19.
    La lingua italiana è davvero straordinaria. Ci consente di unire in una sola parola termini come Bìos(vita) e Psico(Anima) col termine politica (arte di governare).
    Come dire “governare la vita” e “governare l’Anima”.
    Una cosa che mi è subito saltata agli occhi in questa vicenda è che, oltre ai dati medici, in questi giorni si è parlato ripetutamente di scuole, aeroporti, porti, strutture culturali, ristoranti, alberghi, stadi, supermercati, insomma di ogni tipologia di spazio dedita all’assembramento chiusi o da chiudere.
    Mi sono chiesto: e le fabbriche, le industrie, le Aziende?
    Se ne parla pochissimo in special modo in Italia.
    Quattro ipotizzabili risposte:
    - Una dimenticanza da parte della Informazione (se fosse così non ci sarebbe da stupirsi)
    - Non ci sono più fabbriche ed industrie
    - Non ci sono più operai, dirigenti e similari di attività industriali
    - Tali addetti sono Coronavirus – esenti
    La verità ovviamente, è un’altra.
    Paul Michel Foucault, famosissimo sociologo e filosofo francese del ‘900 affermava che, a partire dal XVII secolo, il Potere non si manifestava più come potere di morte in mano ad un sovrano nei confronti dei suoi sudditi.
    Il passaggio dalla società agricola a quella industriale reinventava il rapporto nei confronti di essi. Questo nuovo Potere convertiva il corpo del soggetto in una macchina produttiva. L’uomo diveniva oggetto di un automatismo finalizzato alla produzione di ricchezza, pur rimanendo soggetto (uso questo termine nel suo significato primario ovvero “soggetto a….” e quindi sempre e comunque suddito).
    E la politica espressa era davvero una biopolitica intesa come arte di governare la vita per uno specifico scopo.
    Oggi non è più così.
    È la psiche la vera forza produttiva. E la ragione di tale apparente rivoluzionario cambiamento è essenzialmente legato al fatto che l’attuale capitalismo è finalizzato a forme di produzioni immateriali e incorporee. Non vengono più prodotti materiali ma ricchezze immateriali come informazioni e programmi.
    Non intendo dire, certo, che la produzione industriale si sia fermata o sia definitivamente compromessa ma certamente vengono ottimizzati i processi psichici e mentali.
    L’uomo non è più soggetto ma progetto di sé stesso. Ci viene fatto credere che siamo noi che decidiamo del nostro futuro. Apparentemente liberi ma, come da tempo sostengo, sotto l’occhio attento di quella dittatura del capitale da cui è partita la mia analisi.
    Cosa ci offrirà il dopo COVID-19?
    Lo vedremo. Ma sicuramente qualcosa molto affine alla psicopolitica.

     

  • CORONA VIRUS 2.0
    DALL'INFORMAZIONE
    ALLA DISINFORMAZIONE

    data: 24/02/2020 18:31

    Temo che pochi si siano resi conto che è in atto una situazione, per certi versi, epocale. Per tutti gli addetti ai lavori – parlo di Comunicazione - la vicenda che sta ammorbando i nostri cervelli negli ultimi mesi sta assumendo un interesse davvero unico. Sarebbe il caso che un po’ tutti si soffermassero sul fatto che tale evento è il primo, in assoluto, che viene “Comunicato” con la presenza praticamente quasi totale dalla cosiddetta infosfera digitale.
    Intendo dire che una situazione di spessore globale come il virus COVID-19 che coinvolge l’intera umanità viene “trattata” attraverso quella che viene definita “la comunicazione 2.0”.
    Lasciando da parte chi già tratta la materia in versione 3.0 (tutti ormai la considerano l’anticamera della vera intelligenza artificiale) i dati che, oggi, ci vengono proposti sono a dir poco disarmanti.
    Alla informazione è subentrata una voluta disinformazione dedita a creare una esplosione difficilmente controllabile di odio, di assenza di confronto, di sciacallaggio, termine quest’ultimo che sta sbaragliando qualsiasi alternativa di giudizio diverso.
    Basta farsi un semplice giro sui media (blog vari e, su tutti, il famelico FB con annesso WhatsApp e similari) che ci si incontra con registrazioni (per lo più vocali) di infermieri, addetti alla Sanità, ben mascherati ovviamente, che dichiarano la presenza nei vari centri ospedalieri di una caterva di ammalati e contagiati.
    Vero o falso non è dato sapere. Molti miei amici affermano che “tutto è opinabile” e non posso essere non d’accordo con loro aggiungendo che anche l’opinabilità è opinabile.
    Resta un dato di fatto. Nel mondo dilagante di big data si passa da chi afferma che trattasi di una banale influenza da COVID-19 a chi prevede una autentica pandemia che metterà in ginocchio l’intera economia mondiale. Dati, entrambi, espressi da luminari della scienza!
    Inevitabile quindi affermare, almeno per ora, che in termini di informazione e di comunicazione ci si trovi in una situazione di SCIACALLAGGIO GLOBALE.
    “Persona che approfitta delle altrui sventure per rubare” così recita la Treccani, in un suo passaggio, per definire tale termine.
    E c’è chi afferma che tale situazione mai era accaduta prima d’ora.
    Riflettendo mi sono posto una domanda.
    Chi offre lavoro negli altiforni senza le dovute sicurezze per ottenere maggiori profitti, chi offre lavoro in nero, chi sfrutta poveri disgraziati venuti magari da un continente tempo fa da noi depredato offrendo una autentica elemosina per dodici ore di raccolta di pomodori, chi ruba (non trovo altro termine) in Banche i risparmi di poveri lavoratori, come possiamo definirli?
    Non saranno mica anche loro SCIACALLI?
    Sono ben consapevole che tali mie analisi spesso portano alcuni a definirmi, talvolta in modo dispregiativo, come un “contenitore di Verità”, come uno poco umile o addirittura spocchioso, fino al fatidico “saputello”.
    Sorrido e serenamente mi viene da rispondere “Meno Barbara D’Urso (la Madre di tutte le Madri) e più lettura e studio”.
    Può essere che, un giorno, ci troveremo, sempre nel rispetto delle proprie legittime idee, a ragionare e non a sproloquiare.

     

  • "ECCO UN ALTRO SCIACALLO"

    data: 24/02/2020 18:31

    Mio padre che era un uomo che coniugava, ogni santo giorno, il “verbo della pace” (un autentico pacifista ante litteram). Aveva coniato una affermazione. Credo sua, avendo fatto una rigorosa indagine storica e non avendone trovato traccia di riferimento. Quando uno scambio di idee, un ragionamento, prendeva una strada un po’ troppo accesa e focosa (per usare eufemismi) soleva interromperla e dire: “Io direi di smetterla. Quando si arriva ai verbi difettivi meglio cambiar discorso”.
    Verbi difettivi. E con questo termine intendeva dire ai partecipanti che era difficile trovare una via di uscita condivisa da tutti.
    Stamattina, meditando sul tema sicuramente drammatico della epidemia causata dal CoronaVirus mi è ritornato in mente il pensiero di mio padre, autentico “arredo” al mio passato ed ai miei ricordi. E il termine “Verbi Difettivi” si è trasformato in un baleno in “Verbi Infettivi”.
    Assolutamente consona, la trasformazione, al momento che stiamo vivendo.
    Un autentico Verbo Infettivo.
    Quale? SCIACALLARE.
    Chi si azzarda ad esprimere un naturale e umano timore su cosa stia succedendo, se non è attento all’uso dei termini, se non controlla una forma di panico (chi pensa che non ci sia è un ipocrita patentato) nel suo modo di esporlo, è etichettato, senza se e senza ma, come SCIACALLO.
    Termine che, in questi giorni, ha letteralmente azzerato i più usuali razzista, fascista, stalinista, qualunquista, populista, sovranista, ecc. ecc..
    Azzerato nel senso esplicativo ma non in quello subdolo e/o nascosto.
    I termini appena elencati ci sono. Eccome. Ma sono, come si suol dire nel mondo teatrale, elementi del sottotesto. Insomma dico SCIACALLO e penso “perché è un… ecc.ecc..
    Una prova probante è legata ad un articolo appena uscito. Una intervista a Tony Capuozzo che, al di là dell’amicizia che mi lega a lui, ho sempre ritenuto una dei più rispettabili giornalisti italiani.
    In un articolo, poi pubblicato da un giornale di “destra” (così viene etichettato Il Giornale) Capuozzo esprime il suo parere sulla situazione attuale in Italia legata alla vicenda del CoronaVirus.
    In modo semplice, chiaro e senza usare i cosiddetti “verbi difettivi” (di “paterno riferimento”) parla, in negativo, dell’intera classe politica italiana non solo nella gestione della vicenda ma nel TOTALE fare politica.
    E per dare ancora più chiarezza al suo non volersi schierare da alcuna parte, fa riferimenti chiari a scelte, le più disparate, facilmente collocabili in entrambi gli ultimi Governi.
    Termina il suo discorso con una affermazione “cristallina”: “Il razzismo è un male da tenere a bada, l’allarmismo è un pericolo, certo. Le malattie, anche”.
    Ma non c’è stato niente da fare.
    È bastato soffermarsi alla testata del quotidiano in cui l’articolo è stato pubblicato, un giudizio positivo del sig. Salvini su Fb sul succitato articolo, che il buon e saggio Tony è divenuto l’ennesimo SCIACALLO.
    Davvero SCIACALLARE è un verbo in piena espansione... come un Virus.
    Che altro dire? Chi vivrà vedrà.
    Per quanto mi riguarda il peggio che mi può succedere, dopo questo articolo, è che, chi mi legge, dica “Ecco un altro SCIACALLO”.
     

  • QUEL LUNA PARK
    CHIAMATO PARLAMENTO

    data: 17/02/2020 17:23

    Io credo non ci sia nessuno sulla faccia della Terra, specie nel mondo occidentale e “progredito”, che non sorrida felice quando pensa a questo luogo: il luna park. Colori, luci, gente che chiacchiera felice, musica e straordinarie giostre pronte ad allietarci.
    Credo anche che tale immagine colpisca in modo più forte e deciso chi è in tenera età. Anche per la consapevolezza che tale piacevole divertimento sia a costo zero. Il genitore disponibile che acquista i biglietti e/o gettoni e noi depositati dolcemente sul cavallo o nella macchinina da scontro.
    E via! La giostra va e ci porta in giro o in alto.
    Sempre mal disposti quando la musica termina e si è costretti a lasciare quel posto incantevole e gratuito.
    ECCO A VOI PRESENTATO IL NOSTRO PARLAMENTO.
    Una giostra su cui salire gratuitamente (paghiamo noi che sulla giostra non ci stiamo). E quando ci dicono di scendere, non potendo più piagnucolare perché adulti, cerchiamo disperatamente e furbescamente di trovare un modo per rimanere ben radicati alla nostra poltroncina dell’autoscontro.
    Come? Semplice. Basta provare a farsi amico e alleato chi gestisce la giostra. Facile no? Lo chiamano “cambio di casacca”. Negli ultimi tempi va di moda una tipologia diversa. Ora si chiamano “Responsabili”.
    Chi invece, non è avvezzo ai cambi di casacca, va da sé che non possono non essere etichettati come “irresponsabili”.
    E così la giostra gira e a costo zero. Per chi ne usufruisce, s’intende.
    E per chi ci rimane sopra per un po’ di tempo, c’è anche un regalo a seguire. Lo chiamano vitalizio e il termine proviene da VITA… Insomma un regalo a vita…
    Ora viene spontaneo chiedersi: ma i “genitori paganti” si accontentano della “felicità” dei loro “pargoli”?! Penso proprio di no. Anche perché mentre loro si divertono, il Paese va a rotoli.
    Allora nasce una idea che i più trovano geniale. Dimezziamo il numero dei partecipanti al Luna park. Della serie: “quelli della casta che si divertono sulle macchinine, facciamo in modo che siano meno”.
    Io, invece, ho una idea ben diversa sul concetto di genialità.
    Prendiamo il loro lauto guadagno e portiamolo ad una cifra “equilibrata”.
    Diamo ai fortunati in giostra uno stipendio mensile di 2.000 euri + le spese necessarie per i loro giri in giostra. Spese, tutte tassativamente documentabili e legate alla loro attività.
    E se qualcuno, prima di salire sulla giostra, ha un guadagno mensile ben più alto perché medico, ingegnere, dirigente o altro, che mantenga il suo livello economico. Non un euro in più.
    Chissà che non si convincano, responsabili e/o irresponsabili, che la vita non è poi stare perennemente su una giostra.
    Per conto mio, spero, qualora un giorno utilizzino il mio modo di essere “geniale”, di non sentirmi rispondere, come mi è già capitato, da un piccolo bambino di quinta elementare a cui chiedevo cosa gli sarebbe piaciuto fare da grande: “Da grande? Il politico”.
     

  • PIAZZE, FORTISSIMAMENTE PIAZZE...

    data: 15/02/2020 15:48

    Tutti sanno che i luoghi deputati a realizzare e creare quello che si definisce NOI POLITICO sono gli spazi chiusi ma nel contempo vasti dove le persone hanno la possibilità di confrontarsi. Dove la “massa” attraverso “il sentire l’altro”, attraverso perfino il contatto fisico fatto dalla reale vicinanza in un luogo che li accomuna, riesce a creare un pensiero comune, un progetto da realizzare. Un NOI POLITICO.
    Cosa c’è di meglio di una piazza piena?
    Una piazza piena pre–vede consensi, male che vada almeno una comune curiosità.
    Magari dopo un po’ si scoprirà che quel pieno è realizzato esclusivamente da corpi che la riempiono e non da menti pensanti. Ma non importa. L’importante è che essa sia stracolma, che dia un colpo d’occhio capace di creare un effetto dirompente.
    Le ultime “riunioni pubbliche”, intendo quelle che hanno fatto maggiore share, sono state, in termini temporali, quelle dei VAFFA people e delle giovani SARDINE.
    Due particolari situazioni finalizzate a creare quel NOI POLITICO.
    La prima come espressione anti casta e anti sistema. Una massa sempre più numerosa, stanca dei continui soprusi, furberie e, perché no, infastiditi dalle quotidiane fake news di stampo istituzionale.
    Non c’è bisogno di dover spremere le meningi per ricordare cosa diceva il capopopolo di questo NOI POLITICO sulle banche, sull’Europa, sulla drammatica discrepanza tra troppo poveri e troppo ricchi, sugli evasori fiscali, sulla globalizzazione devastante e turbo capitalista, ecc. ecc.
    La seconda ancora più particolare perché espressione di un mal contento diffuso sul “come” si comportava l’opposizione.
    Tutti, nessuno escluso, hanno dovuto ammettere che, da tempo, non si erano mai viste piazze cosi stracolme che invece di elogiare chi era al potere (immagino le piazze dei comizi finali dei singoli partiti prima di una elezione) o accusare chi era al potere (vedi i VAFFA) erano, invece, in piazza ad accusare l’opposizione.
    Tra pochi giorni – (l’autore scrive prima dell’evento, ndr) - saremo testimoni di una nuova tipologia di piazza piena (da parte mia mi auguro sia stracolma di gente).
    Scende in piazza il Governo che critica il Governo. Per essere ancora più precisi un Ministro che invita il popolo a scendere in piazza per criticare il Governo di cui fa parte.
    Davvero strano.
    Eppure considero, tra le tre tipologie appena ricordate, quest’ultima l’unica capace di creare veramente un NOI POLITICO.
    Assolutamente figlia del movimento dei VAFFA, scende in campo, o meglio riscende in campo per ricordare a tutti gli smemorati di quel movimento il perché, non molti anni prima, le stesse piazze si riempivano per precise motivazioni che ho poc’anzi ricordato.
    A meno che, come io spesso ripeto, le presenze nelle piazze siano direttamente legate al numero di selfie scattati all’interno di queste.
    Voglio essere ancora più chiaro. Della serie “io c’ero e per dimostrarvelo mi scatto una serie di selfie che lo testimoniano”.
    Sarebbero quello PIAZZE PIENE… ma vuote di cui vi parlavo all’inizio. Ed è quello che temo da tempo.
    Ora proveremo a vedere di cosa sarà capace il giovane napoletano.
    Mi interessa sapere e specialmente vedere se avrà la cravatta o semplicemente un collo di camicia sbottonato.
    Sarà un elemento determinante. Non dovesse avere la cravatta, significherà che vorrà ricordare ai presenti quelle che erano le indicazioni da cui tutti erano partiti e che avevano portato il Movimento agli straordinari risultati ottenuti meno di 24 mesi fa.
    E forse lo ricorderà, in primis, a sé stesso.
    Chissà che, in questa piazza stracolma di gente desiderosa di un NOI POLITICO si riparli del MES, dell’Alitalia, dell’Ilva, degli sfasci geopolitici italiani, di lavoro per i giovani, di investimenti sulla ricerca, di banche trasparenti, di sana giustizia.
    E non solo – ma questo è perfettamente umano – di Coronavirus.

     

  • VIRUS DOCET

    data: 05/02/2020 15:20

    “STO CERCANDO DI ACQUISTARE PIÙ MASCHERINE CHE POSSO PER I MIEI AMICI IN CINA... ANCHE SU AMAZON... MA NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI MI IMBATTO IN VERI TRUFFATORI CHE APPROFITTANDO DEL PERIODO PROPONGONO MASCHERINE DEL VALORE DI CENTESIMI (USA E GETTA) A PREZZI TRUFFA. QUANDO SI È SCIACALLI NELL’ANIMO ALLORA CI SI APPROFITTA DELLE PENE ALTRUI PER FARE SOLDI... BEH, SPERO TANTO CHE A QUESTI INDIVIDUI NON RIMANGA NEANCHE UNA DI QUESTE MASCHERINE IL GIORNO IN CUI DOVESSERO AVERNE BISOGNO... MI SPIACE SOLO CHE IN MOLTO CASI I FURBI SIANO DELLE MIE PARTI”.
    Questo mi ha scritto, pochi giorni fa, un carissimo e amato Amico (italiano) che vive e lavora da anni in Cina. Di una cosa si può essere certi. Questa ennesima esperienza “globale” che ci è apparsa sotto le spoglie di un virus ci obbliga a tantissime considerazioni e riflessioni.
    La prima, quella più immediata, è senza dubbio legata alle difficoltà di avere un quadro divulgativo chiaro e credibile sulla vicenda. Sappiamo benissimo quanto sia complicato attraversare le reti informative di un regime dittatoriale come quello cinese. Un regime che definisco particolare, se poi gli stessi protagonisti sono i primi nel mondo ad accaparrarsi le notizie/altre con la loro tecnologia avanzatissima nel campo della infosfera digitale.
    Difficile sapere da quando, tale epidemia sia realmente scoppiata, ancora di più da dove e in che modo. Men che meno sapere le cifre reali, al momento, sugli infettati e sullo sviluppo della malattia.
    Ma preferisco, invece, soffermarmi alle conseguenze di carattere “sociale” che tale drammatica esperienza sta portando alla luce in modo ancora più chiaro.
    Alessandro Barbero, che amo spessissimo ricordare nelle mie analisi, non perde occasione per rimarcare, specie nelle sue lezioni sulle “Invasioni barbariche”, che il razzismo è parte integrante dell’essere umano.
    Nessuno, nella Storia, ha mai amato il diverso. E la motivazione è sfacciatamente naturale: non è me.
    Si può convivere, si può accettare la sua presenza, capire perfino la sua utilità. Resta il fatto che egli è diverso ed io, va da sé, sono migliore di lui.
    Se poi, il diverso, come nel caso in analisi, è portatore di sciagure, allora tale “diversità” diventa elemento ancora più netto per posizioni razziste.
    È sotto gli occhi di tutti, ciò che ha portato con sé tale ultima situazione estrema.
    Ristoranti e negozi con presenza di “potenziali infetti” (basta essere gialli) in rapido svuotamento di clienti.
    Governatori di Regioni che invitano le Scuole dei loro territori a mettere in moto operazioni finalizzate a rapide e necessarie quarantene per bambini potenzialmente a rischio causa presenza del “diverso”
    Perfino quello che appare, al momento, l’unico raggio di luce, rappresentato dalla rapida scoperta del codice del Coronavirus all’Ospedale Spallanzani di Roma, si colora di razzismo. “Scoperto il codice. Tre ricercatrici del Sud”. Così scrivono i giornali. Tre donne del Sud…
    Una cosa che poteva sembrare quasi impossibile è accaduta.Tre donne. Pure del Sud.
    Un esempio nostrano di razzismo che sembra ci pervada da sempre.
    Sarà una conseguenza delle “Invasioni barbariche” subite da Roma caput mundi?
    Forse.
    Un augurio ed una speranza.
    Che il virus e relativa epidemia sia debellata. Non solo per la salute fisica del genere umana ma anche per quella mentale.
    Sul razzismo dilagante invece, ho poche speranze.
     

  • ECCO PERCHE' PER ME
    SA DI STANTIO PARLARE
    DI "DESTRA" E "SINISTRA"

    data: 31/01/2020 15:56

    Non ho ancora capito se dipenda da una crassa ignoranza o da un’atavica predisposizione all’istituto della ipocrisia che letteralmente inonda il genere umano. Ma un dato di fatto dovrebbe essere riconosciuto universalmente: nell’ambito politico, parlare di destra e di sinistra dà davvero di stantio.
    Facendo una banalissima ricerca e dando velocemente una definizione alle “categorie” si scoprirà che Destra, nel linguaggio politico, indica un orientamento liberal–conservatore e, usando i termini più alla “moda”, nazionalista e sovranista.
    Su questi ultimi termini evito di approfondire, altrimenti non finiremo mai di dissertare. Dovremmo analizzare il loro vero significato e si farebbe davvero notte.
    La Sinistra, nel linguaggio politico, invece, indica un orientamento progressista e riformista. Ma se solo ci si infila in un più approfondito studio, si scopre che, quasi tutte le definizioni proposte per queste due “angolazioni” (Destra e Sinistra) terminano con una affermazione comune: le due posizioni sono DIAMETRALMENTE OPPOSTE.
    Questa ultima considerazione non può non portarci a dover identificare quali settori sociali dovrebbero accasarsi nei rispettivi territori di appartenenza.
    Va da sé che il concetto di liberal–conservatore ben si adatta all’élite, termine che definisce un gruppo di persone (spesso una minoranza) che possiede autorità, potere e specialmente influenza sociale e politica.
    Il concetto di progressismo e riformismo dovrebbe essere elemento, invece, inquadrabile in categorie sociali meno abbienti, più desiderose di una vita politica e sociale migliore e da conquistare.
    Ritorniamo alla, a mio parere, “considerazione–madre”: DIAMETRALMENTE OPPOSTE. Poi, una veloce virata verso il nostro Belpaese ed entriamo nel tema.
    Guardiamo con attenzione il nostro quadro politico e chiediamoci se questo dichiarato postulato ha del vero.
    E se io vi proponessi, come aggiornamento linguistico, al posto di Destra e Sinistra, le seguenti categorie: Alto e Basso; Centro e Periferia; Inside e Outside; Vicino e Lontano?
    Verrebbe quasi spontaneo, come naturale deduzione, che Alto – Centro – Inside – Vicino, siano sostantivi e relativi significati espressi, da accreditare al liberal conservatorismo. Mentre Basso – Periferia – Outside – Lontano alle classi più progressiste.
    Un filo di attenzione ed un abbassamento della soglia della nostra ipocrisia (solo momentaneo, per carità…) ci porterebbero ad una confusione senza apparente soluzione.
    Si scoprirebbe, giusto per fare un esempio, che in Alto (élite) alberga la Sinistra e in Basso la Destra; che al Centro si vota Sinistra e in Periferia la Destra mentre per ciò che riguarda le altre categorie (inside/outside e vicino/lontano) le posizioni riprendono le vecchie “indicazioni” tra Destra e Sinistra espresse da forme radicali di nazionalismo e sovranismo (prima gli italiani e problemi di emigrazione) tipiche della Destra e aperture tout court ad ogni forma di Comunità aperte (una sorta di internazionalismo ritrovato).
    C’è qualcosa che non quadra. Non vi pare?
    Oppure, come mi piace sostenere, è solo un problema di ipocrisia.

  • NON C’E’ PEGGIOR SORDO
    DI CHI NON VUOLE SENTIRE

    data: 28/01/2020 13:25

    A bocce ferme un’analisi al post voto è doverosa. Abbastanza soddisfatto del pronostico non “azzeccato” (ma questo è un problema mio), gli esiti della appena trascorsa tornata elettorale credo ci abbiano detto tantissimo.
    Certo, c’è il titolo di questo articolo ma sforziamoci di “sentire”.
    1) Dare in mano al popolo le decisioni da prendere, al di là delle interpretazioni che si possano dare al concetto di democrazia, appare sempre SCELTA SANTA. Intelligente o allocco, intellettuale o rustico che sia, l’elettore, è un passaggio ESSENZIALE che rifiuta qualsiasi controindicazione.
    2) La “spallata” tentata dalla Lega (non voglio sminuire i risultati calabresi ma in Emilia e Romagna si è giocata una partita squisitamente politica) ci ha “donato” una porta oltremodo resistente e solida. Elettoralmente Salvini, non c’è dubbio, ha fatto quello che doveva fare nel momento giusto per lui. Sui modi non mi dilungo. Spero abbia inteso il messaggio di risposta.
    3) La presenza delle Sardine (decisiva o no, non importa) ci ha anche detto che è davvero auspicabile che si torni a livelli di confronto “educati” (eufemismo). Ogni nazione e/o società che si definisca evoluta ci obbliga ad augurarci che si creino posizioni opposte ma fortemente democratiche. Sempre stato convinto che una democrazia matura debba avere precise alternative (almeno due). Una sinistra e una destra (usiamo ancora questi termini un po’ stantii per poche altre volte) capaci di risolvere i problemi di un Paese. Certo con tragitti diversi ma entrambe finalizzate a tale scopo.
    4) L’ultima tornata elettorale ha definitivamente ufficializzato il decesso del Movimento Cinque Stelle (per la gioia del Vate genovese impegnato a questo fine da tempo). La Storia ci dice che altri movimenti anti sistema hanno fatto identica fine. Nessuna novità, quindi. Personalmente rimango del parere che ciò sia deleterio a fronte di due compagini (destra e sinistra) che negli ultimi decenni troppo spesso si sono “unite” in accordi sospetti (altro eufemismo)
    5) Ultimo - ma non per importanza – l’affossamento del “fu Forza Italia”. Davvero difficile capire quanto e se questa caduta abbia influito sui risultati finali nella regione rossa (più giusto dire rosé chiaro…).
    Un dato finale, conclusivo e oltremodo significativo.
    A fronte di tali risultati è evidente che, guardando l’attuale Governo, ci appaiono due maggioranze ampiamente diversificate. Una reale e aggiornata (risultati ultimi), l’altra virtuale ma suffragata dai voti democraticamente espressi nelle ultime votazioni politiche.
    Chi prenderà il sopravvento?
     

  • VI DICO ORA
    CHI VINCERA' DOMENICA
    IN EMILIA-ROMAGNA

    data: 25/01/2020 18:20

    Niente Informazione e né conseguente Comunicazione. Men che meno propaganda. Definiamola col giusto termine: PREVISIONE, meglio ancora pre VISIONE.
    Certo suffragata da un insieme di opinioni raccolte, dati, intuizioni e conoscenza della materia. Ma è, e rimane, una umana previsione con il suo naturale elemento costitutivo: possibilità di errore al 50%.
    Come finirà?
    Intendo la “battaglia di tutte le battaglie”. La conquista della terra dei tortellini e delle lasagne.
    Credo che il tutto sia determinato da due elementi che ritengo primari.
    1. La percentuale dei votanti
    2. Gli invocati (almeno da una parte) voti incrociati
    Inoltriamoci nella “palla di vetro”.
    Alle ultime elezioni (2014) l’affluenza degli elettori alle urne fu del 37,71%. Sotto la soglia “psicologica” del 50% e distante dalle precedenti elezioni del 31% (le elezioni del 2010 avevano visto il 68% alle urne).
    Un dato che non si può disconoscere e che fa riferimento a queste cifre è il distacco evidentissimo della popolazione emiliana e romagnola dal “pianeta politico/amministrativo”.
    Viene spontaneo chiedersi quanto, in termini di percentuali, dagli anni che vanno dal 2014 ad oggi, il popolo si sia rinnamorato e ovviamente dei perché di tale riavvicinamento.
    Un dato incontrovertibile è quindi chiedersi se quel 31% assente rispetto al 2014 abbia o non abbia apprezzato il lavoro del presidente uscente.
    Il secondo elemento di analisi è legato alla possibilità di voti incrociati (Presidente da una parte - lista opposta) e mi richiama la quarantennale esperienza personale all’interno di una amministrazione regionale.
    Il cosiddetto voto incrociato è quasi sempre frutto di accordi (più o meno celati) tra i partiti e trovano poca attenzione in special modo su chi si ritiene “disinnamorato” della politica. Appare, nell’immaginario collettivo, in modo oltremodo palese, come elemento dettato da strategie legate al Potere.
    Ritengo che, oggi e in queste elezioni, se ne parli essenzialmente come “naturale” (?!) conseguenza alle dimissioni del segretario dei pentastellati.
    L’ipotesi è che tale nuova situazione possa essere un ulteriore stimolo nei confronti degli ipotetici indecisi.
    Dubito molto che tra i 31% degli assenti alle scorse votazioni, tale tipologia di voto abbia possibilità di riuscita.
    Allora?
    A questo punto il mio DNA “antropologico” prende il sopravvento e mi tocca dover analizzare COME la lunghissima campagna elettorale sia stata sviluppata e realizzata.
    Siamo in piena Era Digitale, segnata da una assoluta preminenza della informazione e conseguente comunicazione in “big data”.
    Vincerà allora chi ha utilizzato tali mezzi tecnologici nel migliore dei modi: questa dovrebbe essere la naturale conseguenza.
    Vado contro corrente, invece. Vincerà chi ha avuto maggior contatto “fisico” con la gente.
    Parlo di quella metodologia che, una volta, era assoluta protagonista delle campagne elettorali della sinistra.
    “Stare tra la gente”.
    Mi espongo, quindi, ed emetto la pre–visione.
    Vincerà la cosiddetta “destra”. E credo anche di non poco.
    Termino confidandovi che, anche se convinto di essermi “sdogmatizzato” a sufficienza nell’arco dei miei ultimi vent’anni, mi auguri di sbagliare…
    Del resto, per mestiere, non faccio l’indovino .
     

  • IL VERO ELEMENTO NEFASTO? GLI ADDETTI
    ALLA INFORMAZIONE

    data: 22/01/2020 12:55

    Ormai da troppo tempo mi trovo a dover chiarire concetti, a mio parere, estremamente cristallini a proposito del rapporto tra Politica e Comunicazione - negli ultimi cinquant’anni - e della loro sempre più estrema connessione, specie dopo la nascita e lo sviluppo dell’info sfera digitale.
    Un riferimento storico.
    Un giurista, filosofo della politica, importantissimo per chi studia la politica è stato il tedesco Carl Schmitt morto, quasi centenario nel 1985.
    Tra i maggiori sostenitori del regime nazista e quindi grande studioso della propaganda politica di quel regime, Schmitt scrisse numerosissimi libri in materia.
    Definiva il sovrano – e nel suo caso evidentemente Hitler – come “colui che è in grado di generare un silenzio assoluto, di azzerare ogni frastuono”.
    Si sa che Carl Schmitt, per tutta la sua vita ebbe un autentico terrore per le “onde elettromagnetiche” capaci di sfuggire ad ogni controllo e, anziano, evitò tassativamente di avere in casa radio e televisione.
    Erano queste “onde”, per lui, le vere sovrane. Immaginatevi se avesse conosciuto il digitale e le micidiali shitstorms (tempeste di merda) che lo popolano.
    Il problema è che pochi riflettono sul rapporto tra mezzi di comunicazione asimmetrici come la televisione e la radio e mezzi simmetrici come quelli digitali.
    Da qui nasce, a mio parere, la giungla informativa, quasi sempre deviante, che pone in rapporto la politica con la Comunicazione.
    Mi spiego.
    I politici svolgono la loro funzione di amministratori della res pubblica. Il popolo viene informato delle loro attività e delle relative scelte fatte attraverso la comunicazione mainstream (carta stampata, televisione e radio).
    Mezzi, questi ultimi, chiaramente asimmetrici. Da una parte una “fonte”, dall’altra il popolo “bersaglio” da raggiungere.
    Nostra unica possibilità: scegliersi il quotidiano, preferire una “rete” rispetto ad altre.
    O come, per abitudine faccio io, leggersi tutti i quotidiani e sciorinarsi tutti i telegiornali.
    Cosa accade a fine analisi politica giornaliera?
    Inevitabilmente abbiamo sempre un dato: che ogni singola notizia (informazione) viene comunicata in un numero imprecisato di modi.
    Semplicemente per il fatto che la Comunicazione ha SEMPRE uno scopo finale che non è certo quello di informare la gente sull’accaduto ma dare della notizia la propria interpretazione.
    Tutto questo potrebbe sembrare addirittura naturale e legittimo se non si sovrapponesse un elemento che considero DEVASTANTE: la Comunicazione diviene propaganda.
    Non perdiamo di vista il fatto che stiamo ancora parlando di Comunicazione asimmetrica.
    Non abbiamo, in tempo reale, la possibilità di contestarla “in presa diretta”.
    Proprio qui è lo snodo che ci porta inevitabilmente agli shitstorms.
    L’info sfera digitale si impossessa di questo passaggio già di fatto infettato (Informazione – Comunicazione – Propaganda).
    La possibilità di essere non più solo “bersaglio” ma “fonte” mette in moto un meccanismo contorto che, dati alla mano e considerando la statistica come scienza ci propone come risultato finale un numero impressionante di fake news e un dilagare di odio e violenza, naturali amplificatori di ciò che è rimasto della Notizia.
    La Comunicazione, divenuta di fatto propaganda, produce quasi esclusivamente questo.
    Imputiamo pure, giustamente, ai politici le loro malefatte, la loro incapacità a governare, la loro pochezza in termini di preparazione.
    Resta un fatto da cui non si può prescindere.
    Gli addetti alla Informazione sono il vero e determinante elemento NEFASTO che ci porta all’attuale situazione.
    L’informazione corretta crea opinione e scelta, che è volano per il momento più importante della vita democratica di ogni Paese che si rispetti.
    Il momento delle votazioni e delle conseguenti elezioni nel quale si possono davvero cambiare i destini di una intera Comunità.
    Solo con una informazione corretta e con addetti ai lavori all’altezza, si può davvero provare a cambiare.
    Altrimenti teniamoci questa lordura.


     

  • L’APOTEOSI
    DELLA CONFUSIONE

    data: 19/01/2020 14:04

    Ieri dopo la lettura, sempre più tragica, dei vari quotidiani ho capito, per l’ennesima volta, che abbiamo superato il dopo–caffè. C’è di tutto. Da giudizi su scrittori da poco deceduti (Pansa) etichettati come “il maestro della menzogna degli ultimi trentacinque anni” (Il Fatto Quotidiano) al “più grande cronista del ‘900” (Marco Da Milano – Espresso). Dal politico “rivitalizzato” da un anniversario e da un conseguente film (Craxi) “ultimo e grande Statista e uomo politico italiano” a “delinquente patentato in fuga”.
    La definiscono DEMOCRAZIA.
    Io non ci vedo manco l’ombra. Anzi, ancora una volta, invito tutti (non posso chiedervelo in ginocchio, abbiate pazienza) a farsi uno studio approfondito sul suo significato, sulla sua Storia, evitando possibilmente di spulciare micro definizioni Google/Wikipidiane.
    Ieri ha fatto da sirena di richiamo, su tutte le notizie, la decisione presa sulla data del 20 gennaio prossimo per il caso Gregoretti/Salvini.
    Babbo Natale per il leghista è sempre dietro l’angolo…
    E la straordinaria genialata dello Stanlio&Olio contemporaneo (Friedman) che su tutti i giornali scrive “comunque andrà Salvini ne uscirà vincitore”.
    Fantastico. Meglio della scoperta dell’acqua calda!!!
    E tutti, chi in modo palese come il sottoscritto e pochissimi altri, chi a bassissima voce quasi nascondendosi (la maggioranza) sanno bene che è così.
    Ma nessuno ci dice il perché... di questa conseguenza lapalissiana.
    Mi permetto io di farlo, rispolverando uno scrittore molto famoso del 1500. Tommaso Garzoni, che fu il primo ad utilizzare, in lingua volgare, il termine democrazia dopo che tale parola si era usata sempre facendo riferimento alla Grecia dove l’idea della democrazia era ben altra.
    “Quando la moltitudine ingiustamente oppressa, tratta dall’ira e spinta dal furore si delibera vendicare gli oltraggi ricevuti, subito ne nasce la democrazia”
    Cioè l’amministrazione del Popolo. INEVITABILMENTE.
     

  • MOVIMENTO SOTTO ANALISI

    data: 14/01/2020 12:33

    In questi ultimi mesi siamo spettatori di una stranissima operazione mediatica che, credo, non abbia precedenti nella Storia umana. Una analisi quotidiana e puntuale su una esperienza politica ancora in itinere e bollata come “irrimediabilmente” terminata.
    Anche questa vicenda, come oramai il 99% delle storie dei nostri giorni segnata dal “non abbiamo tempo da perdere” tipico di questa società dei “dati” a scapito del preistorico “meditare – analizzare – dedurre”.
    “Il Movimento è finito” – sentenziano gli analisti (!?) – “i sondaggi ultimi lo certificano”.
    E tutto questo mentre, in contemporanea, ci affanniamo a dare una prima seria opinione storico–politica su Bettino Craxi stimolata, badate bene, non dalla necessità di “capire la Storia” ma solo perché cade l’anniversario ventennale della sua morte con relativo film attualmente nelle sale cinematografiche. Della serie “se fosse deceduto nel 2002 avremmo fatto tutto questo tra un paio di anni, e se fosse deceduto nel 2003 tra tre anni… e così via.
    Gli storici di tutto il mondo – tutti nessuno escluso – sanno perfettamente e cercano di inculcare nel cervello dei più che fare una analisi credibile di una vicenda storica abbisogna non solo di un numero congruo di anni (altro che venti o trenta) ma che sia avvenuta una reale operazione di desegretazione di documenti.
    Non voglio entrare nel merito della questione, altrimenti anch’io cadrei nella trappola del “non abbiamo tempo da perdere”.
    Affermo solo, per concludere su Craxi, che farebbero bene ad evitare giudizi affrettati e come sempre di parte, che sguazzano nei famosi e da me tanto odiati dogmi politici.
    Ma ritornando sul tema del Movimento Cinque Stelle ciò che davvero mi colpisce è la scarsa capacità di capire cosa abbia significato e cosa significhi, ancora oggi, tale movimento.
    Vorrei che si riuscisse una volta per tutte a fare una netta distinzione tra il perché della sua nascita e del perché tale movimento abbia avuto questo crollo verticale.
    Tale Movimento – spero che tutti abbiano chiara questa idea – nasce come un tentativo di rompere un Sistema conclamato che per decenni ha visto la collusione e conseguenziale concussione tra i cosiddetti schieramenti di destra e di sinistra.
    Abbattere il Sistema. Questo è stato il leitmotiv del Movimento. Null’altro.
    Convogliare in piazze NON VIOLENTE una marea di cittadini in continuo aumento, stanchi dei soprusi continui subiti dai politici di turno.
    Non dobbiamo dimenticare la TOTALE INDISPONIBILITA’ nella prima fase a qualsiasi possibilità di accordi programmatici con chicchessia da parte dei pentastellati.
    Al Governo da soli, ribadiva puntualmente il vate genovese.
    Insomma una forma dialettica parallela o similare (io direi identica) al “Voglio pieni poteri” del leghista Salvini.
    Né più né meno.
    Ma con fini, io credo, assolutamente diversi.
    Una volta al Potere ma non da soli – scelta nefasta – il Movimento si è dovuto scontrare in pieno terreno di battaglia col Sistema da abbattere.
    Una battaglia improba non solo per i personaggi che la svolgevano e la svolgono (da una parte prezzolati figuri spesso non immuni da precedenti giudiziari e dall’altra una giovane comunità di individui con tanta buona volontà e niente altro).
    Ed è abbastanza scontato che personaggi come Di Maio, Di Battista e company finissero nel tritacarne.
    Per mancanza di esperienza e preparazione? Anche. Non c’è dubbio. Ma specialmente per aver sottovalutato in modo drammatico una variabile che, nel tempo, si è dimostrata determinante.
    L’umana fallacità. L’incapacità divenuta ormai cronica di difendersi dai richiami delle sirene. Per farla breve: la indisponibilità evidentissima da parte di un numero sempre più rilevante di persone a perdere la cosiddetta poltrona conquistata (sarebbe più onesto dire caduta dal cielo).
    Battaglia improba, quindi ma non certo terminata se l’idea MADRE rimane quella di sovvertire un Sistema.
    Il Movimento ha bisogno di nuovi protagonisti ben ancorati a questa idea appena ricordata.
    E continuare la battaglia.
    Viviamo in una società liquida come per tanto tempo ci ha ricordato Zygmunt Bauman, dedita a repentini cambiamenti e improvvisi dietrofront.
    Essere perennemente attenti e con le antenne ben sintonizzate per raccogliere e far proprio “l’attimo fuggente”.
     

  • ANNO BISESTILE,
    VENTI DI GUERRA...

    data: 10/01/2020 11:02

    Niente male come inizio di anno bisestile! E così, mentre ci arrovelliamo in analisi nostrane del tipo elezioni regionali in Emilia e Romagna (“la battaglia di tutte le battaglie” così l’hanno definita), mentre sperperiamo il nostro tempo col nostro hobby preferito che è la “quotidiana spruzzata” di odio bipartisan (ormai fuori moda e che non fa manco più audience), mentre dissertiamo sul sesso delle Sardine con varie ed eventuali, un dittatore conclamato (Erdogan) e un politico sempre lucido (Putin) si gestiscono con nonchalance il territorio a noi dirimpettaio (Libia) mentre Trump, nel rispetto della regola tipicamente yankee che prevede un anno prima delle elezioni una escalation militare e/o terroristica, “impallina” il nemico di turno con scorta annessa.
    Mi rendo perfettamente conto che non possiamo dedicare tanto tempo ad analisi di geopolitica specie quando si vive in un territorio come quello italiano dove, per fare un esempio, si oltrepassa un casello autostradale facendosi la croce come se si entrasse in chiesa.
    Ma santo Dio, qualche volta provare a guardare oltre la propria punta del naso non farebbe male.
    Vada pure per il caso Iran/USA dove c’è in campo una variabile impazzita come il sig. Trump, ma per ciò che riguarda la Libia, infognati come siamo sulle percentuali degli sbarchi, non ci siamo accorti della già avvenuta spartizione (turco/russa) del territorio nord africano. Insomma ci è passata inosservata.
    Siamo disattenti. Per natura.
    E non ci siamo nemmeno accorti che, dopo Berlusconi, (che sofferenza ammetterlo) la nostra attenzione nei confronti dei su nominati dirimpettai è stata pressoché nulla.
    Disattenti. Come il far finta di non sapere (i dati ufficiali offerti da Amnesty International e organizzazioni similari sono chiari e documentati) che “al di là del guado” sono in piedi autentici lager dove uomini e donne sono violentati e dove giornalmente si perpetuano atti criminali e di assoluta violenza.
    Abbiamo tutti “storto il naso” quando ci fu detto che il popolo tedesco, all’epoca del Nazismo, non sapesse dei campi di concentramento e di ciò che accadeva al suo interno.
    Abbiamo più volta risposto con un semplice “ma come è possibile?”.
    Beh, potremmo rispondere (qualcuno lo ha fatto a suo tempo) che non esisteva la TV e la Informazione era compressa da una propaganda che annullava qualsiasi dubbio.
    Oggi abbiamo non solo le TV ma anche Internet.
    Allora?
    Siamo disattenti.
    Forse è meglio dire che abbiamo tutti la mente obnubilata.
    Ed ancora una volta la principale responsabilità è da addebitare alla Informazione e alla Comunicazione oltre ai politici nostrani.
    O, forse, semplicemente, alla nostra ormai acquisita volontà di disinteressarci di qualsiasi cosa che non riguardi il nostro personalissimo orticello.
    Per orticello non intendo l’Italia, si badi bene, ma il nostro paese di residenza. Anzi il nostro quartiere. Nemmeno. Il nostro stabile.
    Ieri ho potuto partecipare ad un momento, per me, epifanico (termine che uso quando mi trovo di fronte a quella che, i più, chiamano ANOMALIE solo per difendere la teoria dominante).
    Su una rete televisiva ho fatto pace con la COMUNICAZIONE (quella maiuscola).
    Vi sto parlando dell’inchiesta proposta da Andrea Purgatori in Atlantide, sulle due vicende di cui trattiamo.
    Tanfo di propaganda pressoché assente. Analisi fredda e notizie e dati attentamente analizzati dal punto di vista storico.
    Da riproporre ai disattenti italiani. Nessuno escluso.
    E non importa che si sia fatta passare per reale una simulazione di videogame sugli sfaceli di cui è capace un vero drone armato.
    Davvero non importa.
    Resta un fatto incontrovertibile.
    È stato un tentativo (so che si tornerà alla “teoria dominante” dei giornalai) di far aprire gli occhi agli italiani.
    E non è poco.
     

  • L’ANTROPOLOGIA
    DEL DIGITALE

    data: 29/12/2019 19:08

    Pochi anni fa, credo nel 2014, provocavo alcuni miei colleghi affermando che parlare ancora di Antropologia della Comunicazione come materia di studio fosse oramai obsoleto. Convinto della imminente egemonia dell’homo digitalis (che considero come autentica involuzione dell’homo sapiens) ricevevo come risposta malcelati sorrisi e “delicate” considerazioni contrarie.
    A distanza di poco tempo, molti di essi ammettono che avevo visto lontano…..
    Non c’è vicenda, infatti, a livello global, che non subisca gli strali di questa Società della Trasparenza, che ci ha portato in termini definitivi in quella che tutti definiscono l’ideologia della post–privacy.
    Chi, più di tutti, irrimediabilmente, ne è uscito con le ossa rotte da tale ideologia è stato il mondo della politica che rappresenta – sarebbe bene ricordarlo ripetutamente – l’elemento portante della vita di ognuno di noi, dovendo gestire ed amministrare tutte quelle scelte strategiche necessarie perché la vita di ognuno di noi sia proiettata verso quel “benessere” psico fisico a cui tutti aneliamo.
    La Società della Trasparenza si affianca, oggi in modo chiaro, con la Comunicazione digitale. Una Comunicazione capace di azzerare quasi totalmente, in nome della democrazia, tutte quelle forme asimmetriche (giornali, radio, cinema, televisione) dove il rapporto tra sorgente – chi informa e comunica – e bersagli – tutti noi che riceviamo le informazioni - erano ben contraddistinte e non interscambiabili.
    Il digitale, specie con i suoi forum e blog, ci propone spazi in cui la simmetria tra sorgente e bersagli diviene totale; dove, in tempi reali si diviene ricevitori e trasmettitori di pensieri e idee.
    In nome della desiderata “trasparenza”.
    Tutto avrebbe dovuto portare, si diceva, ad un autentico miglioramento della gestione della “cosa pubblica”, verso una democrazia autenticamente partecipata.
    Non è stato così ed oggi ci troviamo di fronte ad un autentico imbarbarimento frutto di una esposizione mediatica che ha superato di gran lunga qualsiasi limite di decenza.
    La politica è la maggior vittima di questa esposizione che più volte ho definito pornografica, identificando in questo termine l’esporsi senza alcuna forma di vergogna.
    C’è un termine a cui sono molto legato ed è IL RISPETTO.
    Letteralmente rispettare significa distogliere lo sguardo. È un riguardo. Nella nostra nuova società digitale lo sguardo non ha più distanza finendo per divenire un autentico SPETTACOLO di stampo voyeuristico.
    Inevitabile che tutto ciò ci porti verso una società del sensazionalismo.
    Ed è altrettanto inevitabile che vicende come la nuova casa di Renzi, la nave Gregoretti e Salvini, Bibbiano, fino all’uovo lanciato verso una nostra atleta di colore, per fare degli esempi, attirino molta più attenzione di altre notizie di ben altro spessore e importanza.
    Come estrema dimostrazione di tale teorema è l’assoluto interesse a chiedersi continuamente e giornalmente “QUANTO DURERA’ IL GOVERNO” a fronte di una più naturale e legittima domanda che, a mio parere, dovrebbe essere “QUANTO DURERA’ L’ITALIA” in questo caotico susseguirsi di problematiche gravi come il lavoro, il debito pubblico, il disfacimento idrogeologico, ecc. ecc.
    La Politica – quella con la P maiuscola – è e rimane una azione strategica ed è per questo che le appartiene una sfera segreta.
    Raggiungere degli obiettivi a medio e lungo termine non possono non prevedere precise strategie e perfino tattiche finalizzate a raggiungere i risultati desiderati.
    Io credo che l’attuale situazione creatasi, l’imbarbarimento a cui siamo giunti, oltre che per il livello infimo dei nostri politici sia da imputare ad una forma di “trasparenza” finalizzata ESCLUSIVAMENTE a salvaguardare i personali interessi (singoli e di partito) e non a rendere partecipi i cittadini all’amministrazione della res pubblica.
    Inevitabile conseguenza l’esplosione di odio e di violenza verbale.
    Difficile, io credo, trovare soluzioni a questo autentico “fiume in piena”.
     

  • DAL CAOS AL DELIRIO

    data: 21/12/2019 19:08

    Seguo la “vicenda” MES dalle Camere ed è davvero tutto irreale. Mentre non c’è un solo “nuovo piano industriale”, in Italia, da parte di Aziende e Industrie, che non preveda esuberi (tale termine significa SOLO ed ESCLUSIVAMENTE taglio di forza lavoro e aumento di disoccupazione)… Mentre l’ex ILVA si avvicina, inevitabilmente, alla chiusura del determinante FORNO 2 (tale considerazioni significa SOLO ed ESCLUSIVAMENTE chiusura definitiva e arresto di qualsiasi forma di produzione)… Mentre l’Italia si sfalda sotto i colpi del maltempo… Mentre con una operazione truffaldina, figlia dei precedenti Governi, si diluiscono nei tempi (da gennaio a luglio, dal 2020 al 2021, ecc.) balzelli e tasse, accise e tagli, assistiamo ad uno show degno della peggiore triade televisiva D’Urso/Grandi fratelli/Isole dei famosi/ riunite in un unico programma neuro distruttivo.

    Le nostre attenzioni sono sapientemente e in forma delinquenziale “pilotate” a dissertare su:
    • la casa di Renzi;
    • il “sesso ideologico” delle Sardine;
    • l’’origine storica del canto “Bella ciao”;
    • il MES da cui parte la mia Nota e su cui la sola esistenza di opinioni tra “grandi economisti” italiani ed internazionali divergenti e talora opposte dovrebbe portare, in modo naturale, a non affrettare qualsivoglia decisione;
    • le elezioni in Emilia e Romagna, definite come “la guerra di tutte le guerre”.
    NON È CAOS MA ESALTAZIONE DI UN DELIRIO COMPLESSIVO E DEVASTANTE CHE CI HA AMMORBATO DEFINITIVAMENTE IL CERVELLO.
    La domanda regina di tale sconvolgimento psichico è: Quanto durerà questo Governo?
    Perfino il giornalista Alessandro De Angelis, vicedirettore di HuffPost che, chi mi segue, sa non godere in nessun modo della mia stima, quasi preso da una sorta di fulminazione sulla via di Damasco, ha dichiarato: “Ma è possibile che non ci sia nessuno che, invece, di chiedersi quanto durerà questo Governo, non si chieda quanto durerà l’Italia in questo caos?”
    Davvero un CAOS sotto tutti i punti di vista.
    Perfino il ripetuto aggiornamento su temi ideologici (fascismo e antifascismo) fa acqua da tutte le parti.
    Singolare davvero che tutte le SINISTRE (quelle vere riunitesi pochi giorni fa a Roma e l’appena nato VOX ITALIA del filosofo marxista FUSARO) si affianchino, in modo chiaro, all’euroscetticismo della cosiddetta destra populista.
    Forse perché, come me e come tanti altri, avranno letto quali erano le finalità della Comunità Europea dettata dai padri fondatori e non usano le fette di prosciutto sugli occhi anziché su una tavola imbandita?
    DELIRIO PURO…
    Non vedo altro.
     

  • LETTERA APERTA
    ALLE SARDINE

    data: 16/12/2019 16:50

    La scrivo con un metaforico (ma non troppo) spostamento temporale: un ipotetico Babbo Natale (io… solo per la mia età non per altro) che scrive a tanti giovanissimi Babbi Natale. Scrivo a loro in attesa che, in periodo natalizio, mi portino tanti bei regali.
    Care Sardine,
    ho potuto verificare, fino ad ora, quanto sia straordinario confrontarsi con i giovani, con le generazioni che mi succedono nel tempo, specie quelle un po’ lontane da me.
    Parlo dei giovani, dei venti/trentenni, di quelli che DEVONO essere il futuro dell’umanità.
    Con loro, per quarant’anni nel mondo del teatro, mi sono rapportato e confrontato. Certo nei primi tempi con una differenza di età minima ma avendoli SEMPRE disponibili, dovendosi rapportare con qualcuno che provava ad insegnare loro qualcosa.
    Gli anni ultimi, con l’impegno in Università, hanno rafforzato questa mia convinzione. Di loro CI SI DEVE FIDARE.
    Ho sentito, in questi giorni, alcuni dei loro portavoce affermare “cose” cristalline. Su tutto, la convinzione che sia necessario abbandonare totalmente questo modo di fare politica costruito sull’odio e sulla paura con finalità quasi sempre esclusivamente propagandistiche dirette ad acquisire voti e Potere, falsità a piene mani, uso indiscriminato di qualsiasi vicenda ad uso “partitico”, strategie da taverna, esplosioni continue di volgarità, offese per lo più gratuite anche su temi meritevoli di attente valutazioni e che colpiscono e/o dovrebbero colpire in pieno petto la sensibilità di ogni essere umano.
    Avete detto BASTA. Così non si può andare avanti.
    Condivido pienamente il vostro pensiero e voglio, fortissimamente voglio, non pensare che tutto ciò che state realizzando sia strumentale ad un fine/altro.
    Care Sardine,
    fate in modo, voi ancora puri, che questi uomini e donne che affermano di “gestire” il Potere per il bene degli italiani abbiano in testa ben chiaro cosa sia il BENE DEGLI ITALIANI.
    Vi invio, con questa lettera, i regali che vorrei mi portaste, sperando che la mia lista non sia troppo lunga e difficile da esaudire.
    1. Chiarite a questi “figuri” - se intendono ancora utilizzare termini come “sinistra e destra” - quali siano i valori raccolti in questa determinante differenza. Cosa sia, ad esempio, stare tra la gente, vivere i loro reali problemi, percepire sulla propria pelle cosa significhi “sbarcare il lunario” come si suole dire. Dite loro che tali problemi non possono prevedere distinzioni tra “destra e sinistra” ma SOLO ed ESCLUSIVAMENTE due modi diversi di risolvere questi quesiti.
    2. Che richiamare, ad arte, termini di cui poco si conosce per tentare di distinguersi (fascismo, comunismo, razzismo, xenofobia, populismo, sovranismo, ecc. ecc.) “lascia il tempo che trova” e che non è più tempo di credere che l’uso quasi sempre a sproposito di tali termini possa condizionare gran parte del popolo, acculturato o no.
    3. Fate capire loro UNA VOLTA PER TUTTE che le priorità oggettive esistono ed esisteranno sempre. La salvaguardia dell’ambiente, il lavoro, un equilibrio necessario tra ricchi e poveri o meglio tra “troppo ricchi e troppo poveri” sono elementi da cui non si può prescindere e senza dei quali nessun’altra successiva tematica può avere senso
    4. Che siamo TUTTI figli di questa TERRA. Nessuno escluso. Credenti e atei, bianchi e neri, della Somalia, del Bangladesh e del “dotto” occidente e che qualsiasi forma di esodo (perché di esodo si tratterà nei prossimi decenni) è un tema che deve partire da questo preciso postulato: SIAMO TUTTI FIGLI DI QUESTA TERRA!!!
    5. Che l’uso della parola esposta vocalmente o scritta è frutto di una lunga evoluzione dell’uomo e che rappresenta la principale distinzione tra lui e tutte le creature del mondo. E che questa faticosa nostra conquista non può ridursi ad un uso SQUALLIDO, VOLGARE, PERENNEMENTE OFFENSIVO di essa.
    Vorrei e potrei continuare ancora.
    Se, come credo e spero, sarà questo il vostro compito, allora siate certi che le vostre piazze saranno le mie e mi troveranno sempre presente.
    Grazie Sardine, e vi garantisco che anche una sola di queste mie richieste esaudite mi basterebbe per credere nel vostro progetto.
    Sarebbe un buon inizio.
     

  • RAGIONAMENTO SU
    SENTIMENTI ED EMOZIONI
    (MA C'ENTRANO
    PURE LE SARDINE)

    data: 09/12/2019 17:52

    Spesso e sempre di più in questi ultimi periodi mi sto chiedendo se l’uomo non sia più un animale razionale ma solo ed esclusivamente una creatura sensibile.
    Sempre più, in modo “globalizzato”, prende forma una società delle emozioni dove, fin troppo spesso, regna una confusione concettuale. Talvolta si parla di emozioni, talvolta di sentimenti e perfino di affetto.
    Credo sia necessario chiarire e sbrogliare tali confusioni altrimenti, come sempre più spesso accade, si finirà per trasformare una “con – fusione” in una “fusione – con” che non credo sia utile alimentare.
    Sarò chiaro.
    Il sentimento non è identico all’emozione e men che meno all’affetto.
    Emozione ed affetto hanno una costante che li accomuna: quella di essere espressione di soggettività. Il sentimento è invece un elemento chiaramente oggettivo.
    Ma la cosa che crea un distinguo, a mio parere chiaro e invalicabile, è dato dal fatto che il sentimento prevede una narrazione, una durata nel tempo.
    I mass media ed in particolare i media digitali giocano su tale confusione perché raggiungere una emozione è ben più facile che creare un sentimento lungo nel tempo e capace di sedimentarsi.
    Inoltre l’emozione, come ricorda Bjung Chul Han, prevede una performance capace di solleticarlo.
    Quando si parla, di “raggiungere la pancia” si intende proprio questo. Creare una situazione tale che, a fronte di una situazione performativa, questo “effetto dell’anima” risponda in termini immediati.
    Creare emozioni è quasi sempre una operazione intenzionale e finalizzata a raggiungere in tempi brevi un risultato verificabile sul campo.
    Tempi brevi, non certo come il sentimento che ammette una durata, anzi, per certi versi, la impone. Ecco perché l’emozione, anche se pur intensa non dura. La stessa forza prorompente con cui si evidenzia diviene in breve tempo arma per eliminare tale intima elaborazione.
    Proviamo ad essere pragmatici.
    Senza scomodare concetti come innamoramento, infatuazione, a fronte di ciò che si definisce AMORE che è ben altra cosa e che non ho bisogno di evidenziare come SENTIMENTO, prendiamo come campo d’indagine l’attuale situazione politica nostrana, campo dove, senza nascondermi dietro il classico dito, volevo e voglio andare a parare.
    Proviamo a chiederci se le ultime espressioni popolari impreziosite da piazze piene (per specificare ulteriormente parlo del Movimento Cinque Stelle e delle giovani Sardine) siano frutto di un sentimento con tanto di continuità temporale medio lunga oppure forti emozioni destinate a spegnersi nel momento in cui il tempo si protrae.
    Proviamo a chiederci se la campagna ormai interminabile contro la famigerata “invasione extracomunitaria” sia finalizzata a creare un duraturo timore (che è chiaramente una emozione e destinata a spegnersi col tempo) oppure ad un sentimento di paura che è ben altra cosa.
    Oggi la battaglia politica verte sul confronto tra queste due precise “categorie”.
    Sentimento ed emozione.
    È evidente che io propendi per la prima delle due opzioni.
    Ed è altrettanto auspicabile che tutti, nessuno escluso, dovrebbero auspicare che tale confronto si indirizzi verso tale risoluzione.
    Ma questo prevede disponibilità a pensare, a meditare, a riflettere, a capire quanto tutti noi possiamo essere vittime di questo gioco che io definisco al “massacro”.
    Tutti, io per primo, siamo soggetti ad errori di valutazione. Ma siamo e dovremmo essere consapevoli e capaci di distinguere una emozione da un vero sentimento.
    È quello che vi chiedo.
     

  • A PROPOSITO DI "ISMI":
    IL GRILLISMO...

    data: 02/12/2019 12:13

    Devo confessare che non ho mai avuto particolare simpatia per il suffisso “ismo”. Sarà perché, come lo definisce la Treccani, lo si usa nella maggior parte delle volte con tono negativo o spregiativo. Resta il fatto che dopo il fascismo, il nazismo e il comunismo (Mussolini, Hitler, Stalin per intenderci) e dopo l’ondata lunga del berlusconismo, quella medio-lunga del renzismo e quella in itinere del salvinismo, oggi, che si voglia o no, alla porta bussa il sardinismo.
    Ma di nessuno di questi “ismi” intendo parlare.
    C’è un altro personaggio degno di questo suffisso che, a mio parere, imperversa da tempo ed oggi merita la primissima pagina. E se le precedenti nominate “correnti” sono figlie dei tempi in cui si espressero e si esprimono, il possessore del suffisso di cui vi voglio parlare è il più scaltro, il più imprevedibile.
    Vi sto parlando di Grillo e del GRILLISMO.
    Più volte mi è capitato di scrivere del comico italiano. Etichettandolo non solo come un bravissimo artista, ma come attento studioso del nostro tempo.
    Ma “l’invocazione” per la sua presenza attiva nell’agone politico italiano lanciatagli da Zingaretti pochi giorni fa, davvero mancava nell’elenco delle anomalie da me studiate.
    In verità mi sono sempre posto l’interrogativo se il genovese sia un banale visionario nell’accezione italiana o in quella inglese (con visionary si descrive qualcuno che ha le idee chiare sul futuro e/o che è molto originale e creativo).
    Di una cosa si può essere certi. A fronte di una decisione presa dalla intoccabile e infallibile Piattaforma Rousseau (l’aggettivo più consono, per me, rimane, “luogo di assenteisti” viste le percentuali dei votanti ogni volta che si esprimono), lui, entra in scena e, stavolta stimolato dagli ex odiati piddini, per l’ennesima volta mischia le carte.
    Il visionario o visionary, scegliete voi, ricompare e detta le regole.
    Grillo, allora, mi appare sempre più condizionato dal Geremia biblico e quando ricompare improvviso segue la prassi del “io ti ho creato ed io ti distruggo”.
    Perfino il far riferimento al CAOS come elemento necessario per i cambiamenti me lo mostra sotto tali fattezze.
    Innumerevoli le sue esternazioni finalizzate a ciò. Dal suo metaforico volto truccato da Joker, al vaffa inviato ai suoi grillini, dal “non siamo più quelli di dieci anni fa” al “prevedo cose magnifiche nei mesi futuri”.
    Che lui abbia un programma e non navighi a vista, su questo non ci piove.
    Se poi sia consapevole che i suoi tragitti mentali abbiano come vittime o fortunati protagonisti gli italiani, di questo ho seri dubbi.
    Di una cosa, invece, sono certo.
    Se uno Stato, un popolo, una democrazia è arrivata a mettersi nelle mani di un comico (rimane il suo mestiere) beh….qualcosa non funziona.


     

  • PERCHE' "SARDINE"
    E NON SARDE?

    data: 27/11/2019 22:49

    Chiariamo subito che non sono un ittiologo e quindi non aspettatevi da parte mia alcun tipo di chiarimento di carattere zoologico.
    Mio compito, invece, come antropologo, è capire e studiare un Movimento che, come forma comportamentale, non ha precedenti in Italia e forse nel mondo intero.
    Ovvio che stia parlando del Movimento di opinione che da pochissimi giorni sta riempiendo i quotidiani in termini di notizia ma in special modo affolla le piazze.
    Prima di entrare nel merito di questa unicità appena espressa sarebbe opportuno chiarire perché sardine e non sarde.
    Perché è un Movimento nato da giovanissimi? Non credo.
    Penso invece ad una sottilissima differenza.
    Le sardine e le sarde sono pesci “poveri” entrambi ricchissimi di sostanze benefiche per il nostro corpo ma la sarda è pesce fresco appena pescato mentre la sardina è conservata sott’olio, come dire “di seconda mano”.
    Detto questo e con l’augurio che tale annotazione sia di pubblica utilità ritorniamo all’unicità di tale Movimento.
    Mai una protesta in piazza (luogo riconosciuto come l’unico davvero capace di creare un “Noi politico”) è stata rivolta contro una opposizione. Qualsiasi forma di protesta, anche le più pacifiche come quelle realizzate fino ad ora dalle Sardine, è stata SEMPRE espressa nei confronti di chi detiene, in quel momento, il Potere.
    Nel nostro caso, allora, mi domando: scendo in piazza per dire “signori dell’opposizione non ci piace come lo fate?” oppure “signori dell’opposizione non dovete opporvi ma dovete adeguarvi al Potere attuale?”.
    È necessario sbrogliare questo nodo altrimenti tutto sarà sempre fumoso e non sarà possibile dare qualsiasi interpretazione.
    Ma io provo a dare una terza via.
    Alle Sardine non piace né il Potere che governa, né chi si oppone per poi prenderne il posto. Alle Sardine è fin troppo chiaro che chi si professa di sinistra non lo è più da tempo e chi dice di essere di destra non persegue quegli ideali tipici di una cultura conservatrice ma pur sempre democratica.
    Forse questo ci vogliono dire questi giovanissimi.
    Forse vogliono farci intendere che non è poi tanto complesso distinguere ciò che è necessario e buono per la gente, da ciò che non lo è ed è cattivo.
    Forse è un tentativo, essendo senza dubbio puri, di ricordare concetti base come buono e cattivo. Bene e male. L’Etica come una volta la si definiva.
    Se, invece, tra pochi mesi, le Sardine si faranno strumentalizzare da chicchessia, beh allora avremo chiaro il perché hanno deciso di chiamarsi sardine e non sarde.
    Non fresche ma conservate. Pronte all’uso quando sarà necessario.
     

  • SIAMO ALLA FRUTTA…

    data: 22/11/2019 14:29

    Come dire “siamo alla fine” o ancora meglio, per quanto mi riguarda, al “fine corsa”.
    E se anche, nel tempo, la “frutta” è stata seguita, in un pranzo, dal caffè, allora io vi dico che siamo all’ammazza caffè.
    Completamente sommersi da problemi che si perdono negli ultimi nostri trent’anni e più di Storia, come il Mo.S.E. , l’Italsider di Taranto o come lo volete chiamare, l’Alitalia, il dissesto idrogeologico, la crisi economica senza fine, il fallimento della globalizzazione a cui stanno per aggiungersi le prossime sciagure come il MES europeo (ultima forma di sciacallaggio sul residuo di sovranità che ci è rimasto) e il “blocco” dei c/c per il pagamento di tasse come l’IMU (se è una fake news lo vedremo tra breve – sperando di non doverlo verificare con una sorpresa in Banca).
    NOI… di cosa parliamo, invece? Su cosa facciamo le più succulente analisi?
    Sulle appena nate Sardine (ma il fermo biologico esiste ancora?); sulle percentuali dei votanti sulla Piattaforma Rousseau di cui, ancora oggi, non si ha un dato certo su quanti siano gli iscritti (100 mila, 123mila, 83 mila: c’è l’imbarazzo della scelta perfino se cercate di fare la più approfondita delle ricerche spionistiche) e infine del fascismo dilagante.
    Sulla nascita delle Sardine, sia chiaro, non ho nulla da obiettare. I ragazzi mi fanno una tenerezza senza limiti. Puliti, preoccupati del loro avvenire che diverrà tra pochi anni terra bruciata, legittimi protagonisti del loro futuro.
    Ma in loro vedo l’OLTRE.
    L’oltre politica, come lo è stato con il Movimento Cinque Stelle. Nessuna parvenza di qualsiasi tipo di programmazione e/o idea. Facilmente strumentalizzabili.
    La prima verifica sul campo è stata che, a fronte di una espressa dichiarazione di un NO netto e intransigente ad ogni forma di odio, la risposta degli italioti è stata una moltiplicazione incredibile di violenza verbale sui media, dal “a testa in giù” al “vi bruceremo vivi” come amplificazione – sicuramente non voluta dai ragazzi - al loro legittimo antisalvinismo.
    Ed è drammatico che i protagonisti di tale aberrazione siano i nostri giornal(a)i!!!
    Questo esercito di propagandisti, di opinionisti brizzolati al soldo di improbabili politici che altro non sono che falsi tribuni e ciambellani da quattro soldi.
    Di informazione seria manco l’ombra.
    E come non parlare dei voti on line della sempre più misteriosa piattaforma Rousseau dove 19 mila dei 25mila votanti circa (70%) decidono il futuro del loro movimento in quel di Emilia e di Calabria?
    Nessuno, fino a ieri, si è domandato (parlo sempre dei giornalai) che fine abbiano fatto il resto dei 100 mila/123mila/83mila ammesso che esistano.
    Cifre già di per sé striminzite a fronte di milioni di voti di pochissimi anni fa.
    Nessuno alza un benché minimo interrogativo su tale assenza.
    E poi infine il fascismo dilagante, la preoccupazione che da un momento all’altro compaia qualcuno per strada con bottiglioni di olio di ricino.
    Io il fascismo, essendo nato nel 1951 non lo conosco di persona. Conosco la Storia che mi ha consentito – e parlo per me – di essermi formato come un convinto antifascista e, aggiungo, nemico di ogni forma di autoritarismo e di comportamenti dittatoriali e di questo ne sarò sempre orgoglioso.
    Ma so anche, per studi svolti, cosa siano i contesti in cui nascono movimenti, anche quelli più drammatici per l’intera umanità.
    La verità è un’altra. Molto più chiara ed evidente. Nascosta. Tanto da farci sentire tutti – nessuno escluso – degni rappresentanti di quella IPOCRISIA di cui siamo colmi e per colpa della quale, un giorno, scoppieremo, come palloni pieni d’acqua.
    Destra e sinistra.
    Tutti nascosti dietro questi due aggettivi qualificativi che appiccichiamo a qualsiasi cosa, con una personale convenienza che mi appare davvero vergognosa.
    Teniamola pure in auge questa “segnaletica stradale” ma diamole, una buona volta un programma SERIO di supporto perché si capisca dove “la destra e la sinistra” vogliano andare a parare.
    Vi sembra così irrealizzabile individuare PRECISE PRIORITA’ DA PERSEGUIRE PER IL BENE DELLA NOSTRA NAZIONE?
    Vi sembra fantascientifico proporli al Popolo e dire loro “Questo è il nostro programma, riteniamo di poterlo sviluppare attraverso precisi tragitti programmatici e ora ve li proponiamo”?
    Di destra e di sinistra? Ok. Ma io mi accontento di tipo A o tipo B, progressista o conservatore, democratico o repubblicano, al gianduia o al pistacchio.
    E poi invitare il Popolo, attraverso il voto democratico a fare una scelta precisa e definitiva almeno per una legislatura completa
    Niente da fare!!!
    Il dopo tangentopoli (i risultati di tale “pseudo rivoluzione” sono davanti ai nostri occhi ed è preferibile stendere un centinaio di veli pietosi su di esso e non andare oltre nell’analisi), invece, ci ha lanciato verso un nuovo modo di fare politica.
    All’assenza di programmi e attraverso una operazione di lifting sul “destra/sinistra” è nato prima il berlusconismo e l’antiberlusconismo e ora il salvinismo e l’antisalvinismo.
    E questo lo dico come uomo di sinistra (quella che intendo io, ovviamente…)
    Un’autentica malattia, una fissa perpetua che ha ingessato e continua ad ingessare le menti di chi dovrebbe fare politica propositiva.
    Ed ovviamente, in assenza di idee e di conseguenti programmi questa perenne guerra al grido “dagli all’untore” non può che generare solo ed esclusivamente odio e violenza.
    Io davvero non so cosa ci possa essere dopo “l’ammazza caffè”.
    Forse nulla.
    O forse una sana e lunga riflessione in attesa del nuovo pranzo dove, anche a scapito della nostra salute, sarebbe utile “non mangiare frutta”
     

  • DENTRO O FUORI?
    SOLO UNA QUESTIONE
    DI PUNTI DI VISTA

    data: 20/11/2019 18:15

    Spesso, per poter sostenere l’idea che non siamo affatto l’ombelico del Creato, ci viene proposta la visione della Terra ripresa da un satellite in giro per il Cosmo. L’immagine è cruda e senza possibilità di considerazioni alternative. In quel punto che si intravede, nello “spazio senza spazio”, ci siamo noi, appiccicati uno all’altro, desiderosi di aria per poter emettere un respiro.
    Altro che ombelico.
    L’uomo primitivo, di fronte a cotanta grandezza aveva come sua unica arma di difesa quello di spalancare la bocca, emettere qualche suono di stupore e poi, nel silenzio GUARDARE.
    Poi, col tempo, provare a VEDERE. E poi PENSARE e infine RAGIONARE sulla sua personale assoluta limitatezza.
    Oggi, nell’era dell’immagine, della visione asettica, della estetica che ha definitivamente cancellato l’etica, si è ritornati ad un GUARDARE secco, anonimo, nell’assoluta incapacità di renderci conto del nostro Essere. Questo effetto a ritroso ha portato con sé una falsa e contorta consapevolezza.
    Siamo noi l’ombelico del mondo.
    Almeno fino a quando un mega asteroide ci spazzerà via o i dogmi dilaganti nella nostra mente produrranno un big bang ulteriore di tipo distruttivo.
    Siamo dentro o fuori da questo corto circuito con copyright umana?
    Quello strano figuro nella foto di copertina è dentro quella cella e guarda fuori in cerca dell’agognata libertà? O è dentro e guarda l’intera Umanità imprigionata?
    Dipende dal “punto di vista”. E non è un caso che non si usi il termine guardare ma vedere. Chi guarda non può capire. Chi vede può, poi pensare ed infine ragionare.
    Pur vivendo nell’era della trasparenza, ufficializzata dalla tecnologia – specie quella digitale – in cui tutto è conosciuto e frutto di informazione, tale libertà di visualizzazione ci ha portato ad una conclusione estrema.
    Il VEDERE portato alle sue estreme conseguenze non ci ha indicato la strada per il PENSIERO ma ci ha indirizzato verso una forma di pornografia visiva.
    Vediamo un “corpo” per intenderci. Solo un corpo senza ciò che esso contiene.
    Questa necrosi dell’identità ha avuto come prima devastante conseguenza la perdita dei significati delle parole e quindi del pensiero ragionato.
    Una corbelleria detta diviene “provocazione voluta”.
    Un’analisi sociale e/o politica diviene strategia, tattica.
    Dimenticando, in questo caso, che tali percorsi mentali possono avere una ragion d’essere solo e solamente se finalizzati ad un preciso obiettivo.
    Altrimenti strategia e tattica sono e rimarranno masturbazioni mentali.
    Abbiamo perso la nostra IDENTITA’ UMANA. Questo il risultato di tale ipotetica evoluzione tecnologica.
    Una porta che divide chi è dentro e chi è fuori.
    Basterebbe buttarla giù. Ma ci deve essere chiaro da che parte andare.
    E quel “punto di vista” di cui parlo all’inizio di questa analisi è il cuore del problema.
    Dove stiamo andando presto lo sapremo.

    Nota: la foto è del maestro Cosmo Mario Andriani
     

  • L'ASSENZA DELLA POLITICA
    (DA VENEZIA A TARANTO)

    data: 18/11/2019 09:27

    ATTO I - MOdulo Sperimentale Elettromeccanico: per intenderci MO.S.E. Ritornato alla ribalta prepotentemente in questi giorni, sappiamo tutti perché. Iniziata nel 2003 e affidata al Consorzio Venezia Nuova che opera per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia - la complessa opera viene sospesa nel 2014 in quanto, a seguito di indagini giudiziarie scattano 35 arresti e 100 indagati eccellenti tra politici di primo piano e funzionari pubblici, per reati contestati quali creazione di fondi neri, tangenti e false fatturazioni. Lo Stato interviene al fine di assicurare il proseguimento dei lavori e la conclusione dell'opera: a dicembre 2014 l'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) propone la straordinaria gestione del Consorzio, cui segue la nomina di tre Amministratori Straordinari. Evito di indicare a quanto ammonti in termini finanziari l’intera opera. Voglio, invece, segnalare, l’assenza nelle vicende giudiziarie del più volte Sindaco di Venezia il filosofo Cacciari, che per venti anni combatte ferocemente – senza risultati – il progetto. Fa effetto sentirgli dire che, ad oggi, nessuna tipologia di verifica, nemmeno una banale “prova” sia stata fatta per verificare il funzionamento del Mo.S.E. Vari Governi si sono succeduti dal 2003 in poi, ma, sembra che a nessuno sia venuta in mente la possibilità di un minimo collaudo in corso d’opera.
    ATTO II.1960. L’Italsider di Taranto di proprietà pubblica nasce nel luglio del 1960. Lo stabilimento viene costruito nel quartiere Tamburi, per una superficie complessiva di oltre 15 milioni di metri quadrati. Qui, invece, non è un problema di alta o bassa marea. Qui, la vita non deve attendere situazioni estreme per essere spezzata. Al di là dei vari proprietari che si susseguono nel tempo, qui si muore giornalmente. In modo lento e inesorabile. Oltre ad incidenti sul lavoro, l’intera zona Tamburi segnala percentuali altissime di malattie mortali causate dall’aria infetta. In perfetta coincidenza le due problematiche, oggi, ci vengono proposte in tutta la loro drammaticità. Domanda: e la politica? Per essere più precisi: i Governi che si sono succeduti? Come si sono posti di fronte a tali estreme situazioni?
    UNA CHIASSOSA ASSENZA. Chiassosa perché i personaggi preposti a svolgere attività governativa e quindi a scelte rigorose su tematiche nazionali preferiscono confrontarsi in modo CHIASSOSO E FASTIDIOSO sui Media.
    Niente altro che questo.
    Due annotazioni finali che la dicono tutta.
    La prima. Pochi giorni fa un Ministro di questo pseudo Governo (il precedente non era da meno e così via nel tempo a ritroso) ha espresso la sua posizione intransigente a proposito di una precisa scelta politica con le seguenti parole “A costo di rimetterci la pelle continuerò la mia battaglia”… Sono rimasto “basito”!!! Mi son detto: “È sotto ricatto oppure ha scambiato la sua “poltrona” per la sua pelle?” Propendo per la seconda ipotesi.
    La seconda. Ieri, in una trasmissione televisiva ascoltavo il sempre più radical chic Bertinotti (ogni volta che lo vedo si risveglia in me un interrogativo: l’abito non fa il monaco oppure si?) apprezzava la presenza del primo ministro Conte in quel di Taranto ma ricordava che andare come se fosse un privato cittadino (“Sono qui per ascoltarvi ma sappiate che non ho in tasca alcuna soluzione”) era la estrema dimostrazione dell’ASSENZA DELLA POLITICA.
    Chapeau Fausto.
     

  • E' TEMPO DI PROVOCAZIONI:
    FASCISMO E COMUNISMO

    data: 12/11/2019 19:41

    L’hanno definita una “risoluzione” che passerà alla Storia. Giovedì 19 settembre c.a., il Parlamento europeo ha approvato, con 535 voti a favore, una risoluzione intitolata “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” in cui, di fatto, si equiparano i regimi nazisti e fascisti a quelli comunisti.
    È questa la provocazione? Assolutamente no. È invece quella che vi sto per proporre.
    Io trovo tale risoluzione alquanto scontata e direi abbastanza tarda, nel tempo.
    E le lamentele, le proteste, di alcuni personaggi nei confronti di tale decisione ancora una volta mi propongono individui che fanno fatica a vedere oltre la propria punta del naso.
    Mi spiego.
    Va da sé che se tale risoluzione fosse stata proposta dal Parlamento italiano per il popolo italiano sicuramente sarebbe legittima un’autentica ribellione nei confronti di tale decisione. La nostra Storia ci ha proposto un periodo nerissimo e durissimo: il fascismo. Ed è superfluo spiegarne le ragioni.
    Ma provate, invece, a parlare di comunismo in Russia o meglio negli Stati della ex U.R.S.S. Provate a parlare di Stalin, dei suoi Gulag, dei milioni e milioni di morti che tale dittatura ha prodotto. Oppure prendiamo pure l’ex DDR o l’Ungheria o la martoriata Polonia in cui tra nazifascismo e comunismo post bellico c’è l’imbarazzo della scelta.
    Forse, davvero, è arrivato il momento di sdoganare alcuni termini (fascismo e comunismo) lasciando in piedi ciò che le due tipologie dittatoriali hanno portato con sé in termini di comportamento.
    Violenza, odio, prevaricazione e razzismo. Comportamenti, atteggiamenti e idee pregne di tali nefasti sentimenti.
    Uno dei più grandi Storici in vita – Alessandro Barbero – che io amo profondamente afferma con estrema chiarezza “Siamo tutti razzisti. Perché l’altro non sono IO. È diverso. E il diverso non piace”.
    Spetta poi alla cultura, alla educazione che ci viene offerta, capire il diverso, “viverlo e abitarlo” come affermava Hegel. E pur considerandolo diverso, perché non è me, rispettarlo e capirlo.
    Ci vorrebbe, invece, una risoluzione non europea ma mondiale che punisca ogni forma di odio e di prevaricazione nei confronti di ogni essere umano, a prescindere da improbabili ideologie di merito.
    Potremo sempre definire ed etichettare Kim Jong Un come dittatore di sinistra, Maduro come fascista (ma c’è chi lo definisce comunista), Xi Jinping come comunista (ma c’è chi lo definisce per i suoi comportamenti nel suo Paese fascista) e così via dicendo.
    Ma ciò che li rende “fastidiosi” sono i loro comportamenti, il loro rapporto con il popolo che governano. Frasi e affermazioni, che partono da destra o da sinistra finalizzate esclusivamente a fomentare odio e discriminazione, possono e devono essere etichettate come fasciste e comuniste in ugual misura, se hanno come punto di riferimento storico Hitler, Mussolini e Stalin. Su questo non ci piove.
    E allora come trovo “fasciste” talune affermazioni di Salvini, così trovo “comuniste” alcune affermazioni di Saviano, giusto per fare un nome.
    Vorrei, infine, pregare, chi, mi auguro con educazione, criticherà questa mia provocazione, adducendo il fastidioso distinguo tra un uomo di Governo (Salvini) e uno scrittore (Saviano) come motivazione che i “piani” sono diversi.
    Ho sempre considerato l’Informazione e la conseguente Comunicazione, di questi ultimi periodi, arma letale pro odio.
    Ergo chi compare sui media in modo EVIDENTE ha pari forza.
    Che si chiami Salvini, Saviano o Giovanni Rossi.
     

  • QUELLA SEDIA VUOTA
    NELLA TRATTATIVA
    ARCELOR MITTAL-GOVERNO

    data: 10/11/2019 21:03

    I tavoli di trattativa per la risoluzione della vicenda delle acciaierie tarantine sono ormai da considerare senza sosta. Il Governo italiano ha così deliberato. Nessuna possibilità di rottura e l’ARCELOR MITTAL dovrà trovare il modo per rispettare i “patti”.
    I “patti”. Così sono stati definiti gli accordi tra la società franco – indiana e lo Stato italiano. Ed io, con la mia immaginazione mi trasferisco nelle stanze dove si tratta, dove si prenderà la decisione finale.
    Da una parte Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, dall’altro il governo italiano con Conte e ben cinque ministri. Scorgo una sedia vuota. E capisco che c’è un assente. E capisco chi manca. Il rappresentante del terzo elemento in campo. Quello, secondo il mio parere, più importante. Quello che dovrebbe avere l’ultima e decisiva parola in merito all’aspro confronto.
    Da una parte il capitale, gli affari, gli investimenti, i guadagni e le perdite, lo sviluppo (così lo chiamano); dall’altra chi dovrebbe garantire il lavoro, il benessere (così lo chiamano) di oltre diecimila lavoratori.
    L’assente è il rappresentante dell’Ambiente.
    E chi pensa che tale rappresentante abbia dato delega alle due parti di essere rappresentato è un imbecille patentato. Perché questo è e sarà l’eterno problema legato a qualsiasi soluzione possibile.
    Venticinque anni di trattative con imprenditori vari e Governi vari non hanno sciolto il principale dilemma. Taranto vive una dicotomia perenne.
    Vuoi lavorare? Allora metti in preventivo che sarai assai vicino alla morte.
    Alternative? Assolutamente nulle.
    Uno potrebbe pensare che la motivazione sia che la lavorazione dell’acciaio porti in modo naturale la morte per chi opera nel settore; che essere nelle vicinanze degli altiforni preveda questo nefasto rischio.
    Poi si accorge che, in altre parti del mondo ciò non accade. Che tale binomio non è inevitabile.
    Allora?
    Sono pugliese e, quando capita, visito la città di Taranto. Ho perfino passato alcuni mesi della mia vita a “giocare a fare il marinaio”. E conosco la zona di Tamburi e quel fumo bianco quasi perennemente in vista nel cielo.Innumerevoli volte mi sono chiesto quando avrebbero evacuato quel quartiere. ricostruendolo in un luogo sano.
    Avevo venticinque anni quando lo pensavo. Ora ne ho quaranta in più.
    Siamo in periodo di Bilancio. I nostri politici si dimenano per far quadrare i conti.
    Ecco, io penso che se quella sedia vuota avesse il suo VERO rappresentante direbbe: “consideriamo come priorità assoluta quell’Ambiente che rappresento in questa sede, quell’Ambiente che avete distrutto ANCHE a Taranto. Al di sopra di ogni decisione, salvaguardatelo, risanatelo e mettete in salvo le migliaia e migliaia di persone che, ogni giorno si devono confrontare con questa abominevole dicotomia tra lavoro e morte”.
    E se qualcuno mi dovesse, con tutta naturalezza, rispondere “mancano i fondi” con altrettanta naturalezza risponderei “incominciamo a non acquistare F35” e lo direi solo come inizio di una provocazione senza fine.
    Quando l’essere umano avrà chiaro nella testa il concetto di priorità?


     

  • E VENNE IL TEMPO
    DELLO SCISMA

    data: 07/11/2019 15:28

    Nessun timore. Non intendo spaventare il lettore con improbabili invasioni islamiche in terra vaticana, né, tanto meno entrare in tematiche teologiche inerenti il dogma della Sacra Romana Chiesa. Ma uno scisma di altra tipologia, in questi giorni c’è stato. Eccome.
    Il cardinal Ruini – non stiamo parlando di un cardinale qualsiasi ma dell’ex Presidente della CEI e uomo di spicco della nomenclatura vaticana – ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera: “La Chiesa dialoghi con Salvini”.
    Premesso che ho sempre ritenuto autentiche ingerenze quelle, da sempre, proposte e imposte dalla Chiesa nella vita politica e sociale dei vari Paesi di religione cattolica e su tutti l’Italia che, di fatto ospita lo Stato pontificio, le esternazioni del cardinale di Sassuolo rischiano davvero di avere l’effetto della classica pietra lanciata nello stagno.
    Dall’intervista rilasciata al Corriere, Ruini si dilunga poi su temi più “intensi “e su tutti il secolare dilemma sui sacerdoti coniugati o no. Ma è del risveglio di tipo “politico-pastorale” che voglio trattare.
    “Il cattolicesimo democratico, in concreto il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia ha sempre meno rilevanza” così si è espresso l’autorevole cardinale. Aggiungendo elementi ulteriori circa l’uso di immagini sacre da parte del leghista e sulla sua supposta e innata cattiveria che una certa sinistra accredita al leghista che, di fatto, addolciscono di molto quello che da tempo è uno dei cavalli di battaglia della sinistra anti salviniana.
    La reazione interna – intendo nel mondo ecclesiastico - sembra sia stata abbastanza immediata e alquanto accesa, da quelle che sono le notizie che per ora trapelano.
    Lungi da considerare tali esternazioni come imprimatur al politico sovranista, sembra che – è questo è il mio modesto parere – la Chiesa, almeno una parte di essa, si sia finalmente aperta ad un confronto con l’elemento determinante in cui le vicende umane e politiche si dipanano.
    Parlo del CONTESTO, della realtà in cui tali vicende prendono vita e si sviluppano.
    Chiedersi quanto tale esternazione possa cambiare il percorso dei fatti sarebbe una stupida e affrettata operazione di analisi.Non certo perché si debba attendere una sorta di eventuale contro risposta di Papa Francesco. Ammesso che ci sia. Ma essenzialmente perché credo in modo convinto che ormai da tempo qualsivoglia considerazione e analisi da parte dei detentori della Fede non faccia più breccia nella mente dei credenti.
    Rimane in piedi, per ora, un fatto o meglio una affermazione asciutta ma sostanzialmente chiara.
    “La Chiesa dialoghi con Salvini”.
    E in questo periodo di assoluta confusione ideologica non è certo cosa da poco.
     

  • SPOSTANDO L'INTERESSE
    DAL CLIMA A GRETA...

    data: 03/11/2019 19:48

    Michelangelo Buonarroti, Wolfang Amedeus Mozart, Isaac Newton, E poi Bob Dylan, Steve Jobs e buon’ultima – per ora – Greta Thunberg. Cosa leghi questi personaggi è presto detto. Semplicemente il morbo di Asperger.
    Quali siano i sintomi di tale sindrome – state sereni - non è assolutamente l’oggetto di questa mia riflessione. Di una cosa però sono certo: mi potreste accusare di essere andato a pescare il meglio, ma non c’è dubbio che la giovane svedesina sia sicuramente in buonissima compagnia.
    Ma è il suo atteggiamento e comportamento, riferibile a tale “sindrome”, che però fa notizia su tutti i rotocalchi.
    Esempio? La trasformazione della sua pettinatura e dei suo indumenti nell’ultima apparizione nelle principali tv statunitensi. Niente trecce e abito sobrio quasi post adolescenziale.
    Oppure le sue preoccupazioni per lo spostamento del prossimo importante summit sul clima dal Cile alla Spagna. Lei che non viaggia in aereo e ora è alla ricerca di un passaggio via mare.
    È disturbo schizoide di personalità? Eh sì!! Perché questo è uno dei sintomi di questo “morbo”. Ognuno ha libertà di pensare qualsiasi cosa ma io non me lo immagino il Michelangelo o il pensieroso e riflessivo Newton vittima di tale abnorme comportamento.
    Allora? In me inevitabile l’idea che si voglia spostare l’interesse sul vero tema. Ancora una volta siamo di fronte ad un interesse morboso verso il SOGGETTO e un disinteresse, a mio parere voluto e programmato, sull’OGGETTO di cui il soggetto è latore.
    Perché di clima dovremmo parlare. Sull’ambiente dovremmo dissertare. Sulla Natura “snaturata” dovremmo riflettere.
    Batto e ribatto il ferro su quello che è il tema di cui da tempo mi faccio portatore talvolta apparendo anche antipatico e ripetitivo. Una corretta COMUNICAZIONE. Un invito costante a soffermarsi sui veri problemi.
    Una volontà globalizzante che dovrebbe una volta per tutte farci dimenticare questa nostra morbosa attenzione sull’individualità per lasciare spazio alle problematiche comunitarie.
    Forse è molto più importante auto sensibilizzarsi su temi globali e determinanti che riguardano l’intera umanità che non sulla facile e inevitabile strumentalizzazione della giovane svedese o sul suo taglio di capelli.
    Pensando a ciò che leggo, in questi giorni, su quasi tutti i giornali riguardo alla Thumberg mi dico: “E’ come trovarsi di fronte alla Pietà di Michelangelo e chiedersi chissà se il Buonarroti vestisse alla moda e baciasse la mano alle donne del tempo”.
    Lo troverei demenziale.
     

  • LA PERDITA DELL’IDENTITA’,
    CUPERLO, CALENDA...

    data: 01/11/2019 19:25

    Perdere coerenza in alcuni propri pensieri e/o azioni è cosa che, di fatto, è divenuto un problema quotidiano. Davvero è quasi impossibile trovare qualcuno ligio alle proprie idee, al proprio modo di vivere. C’è una incoerenza per certi versi dilagante.
    E non parlo certo di chi sfoggia un Rolex da 6.000 euro al polso parlando di operai e cassa integrati o cose similari, ma di chi vive in costante incoerenza di tipo patologico.
    Non ci si rende conto, invece, che la causa è ben più grave.
    Trattasi di PERDITA DI IDENTITA’.
    Sfogliando una qualsiasi enciclopedia – cosa che faccio molto spesso essendo un attento cultore del logos – ci si troverà di fronte a diverse motivazioni rispetto a tale perdita. Identità sociale, affettiva, corporea, di genere, sessuale, culturale per finire ad un termine che ingloba tutte queste specificità: esistenziale.
    Ieri ho assistito in una trasmissione televisiva molto seguita dagli italiani – secondo lo share – ad un confronto aspro e talvolta drammatico tra due politici che, a mio parere, hanno davvero smarrito (temo in modo definitivo) le loro rispettive identità.
    Cuperlo e Calenda.
    Entrambi provenienti dallo stesso partito politico. Cuperlo, da anni ormai, un clandestino all’interno del PD, un fuori uscito “non uscito”, abbarbicato alla sua identità politica di sinistra mascherata dalla sua leggiadra raffinatezza. Intendo la sua immagine lontana dalla storica “classe operaia”.
    Calenda, uomo nato politicamente all’ombra di Luca di Montezemolo, che attacca il governo giallo rosé (il rosé è chiarissimo, quasi annacquato).
    Assenza di identità. Chi sono, cosa pensano e cosa vorrebbero fare per riprendersi le proprie native identità è difficile capirlo.
    “Non siamo i tuoi nemici” ha affermato, ad un certo punto il ceruleo Cuperlo, quasi con le lacrime agli occhi. Una sorta di “RISVEGLIATI” espresso con una frase diversa. Ai più attenti, è sembrata una battaglia tra due identità nascoste, ormai lontane, che ogni tanto facevano capolino per poi riscomparire.
    E così, mentre da una parte si comunica alla pancia, al pancreas, al fegato – quasi mai al cervello – riscuotendo riconoscimenti in costante salita, dall’altra, disperatamente si va alla ricerca di una identità che non c’è più. Scomparsa o meglio volutamente affossata in nome di un Potere da raggiungere a tutti i costi ed in ogni modo.
    Questi due uomini, davvero, mi hanno fatto più tenerezza che rabbia.
     

  • COMUNICAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA

    data: 28/10/2019 16:40

    Se c’è un’analisi che questa mattina non intendo fare è quella riguardante i risvolti politici in merito alle ultime votazioni umbre, né sulle naturali conseguenze figlie dei risultati emersi.
    Ci stancheremo, in questi giorni, di sentirne e prevedo un bla bla bla di dimensioni industriali.
    Mi auguro, invece, che almeno questa volta – ma in realtà ne dubito fortemente – ci sarà qualcuno che si dedicherà con certosina attenzione e massimo impegno allo studio della Comunicazione.
    In verità devo dire che il “rinato” Massimo Giannini di Radio Capital (mai come in questo periodo l’ho trovato lucido, termine che pensavo gli fosse sconosciuto) sembra essersene accorto.
    Ieri gli ho sentito fare, finalmente, una affermazione che dava di verità cristallina: “Salvini, in questi mesi, si è radicalizzato tra la gente, cosa che la sinistra ha da tempo dimenticato”.
    Finalmente si è riscoperta “l’acqua calda”. Evviva!!!
    La cosa che in questi mesi trascorsi mi ha fatto più penare in termini assoluti è sentire i sinistri – stavolta dovrei chiamarli imbecilli ma è nota la mia educazione – affermare: “Salvini non è mai al Ministero ma sempre a far campagna politica tra la gente”. Frase insulsa, assolutamente insignificante che, tra l’altro, dà il senso della limitatissima capacità di questi personaggi di usare il loro cervello.
    Un giorno, qualcuno mi spiegherà cosa intendono questi signori per “campagna politica”.
    Forse qualcuno spiegherà loro che andare in un negozio per acquistare un paio di scarpe e scambiare con il commesso un pensiero politico “È” fare campagna politica.
    Ricordo una frase da me e dai miei “compagni” di una volta ripetuta come un mantra che esprimeva il distacco tra la gente e la politica oltre che il ribrezzo e rabbia nei confronti della “casta”. Suonava pressappoco così: “Se ne stanno abbarbicati all’interno delle loro torri d’avorio”.
    Lo dicevamo con disprezzo e con profonda stizza.
    A seguire si è passati al “sono sempre in TV a fare comizi”; poi all’“apri FB e vedi sempre le loro facce”; ed infine alle micro domande/risposte attraverso twitter.
    Insegno da quarantacinque anni – come dire una vita – Comunicazione. Quarantuno nel mondo teatrale, quattro all’Università.
    Ed ho sempre sostenuto che la vera, grande, unica e autentica Comunicazione sia quella che definisco corporea. Avere di fronte il soggetto con cui interloquire, percepire i suoi stati d’animo, leggergli in faccia la rabbia o la contentezza, l’amore o l’odio oltre che ascoltare de visu i suoi pensieri e le sue parole.
    La Comunicazione verbale, ricordo sempre ai miei giovani studenti e una volta lo ripetevo fino alla noia ai miei attori, è la codificazione di sentimenti che si nascondono nel nostro IO più profondo ed è già, di per sé, una “traduzione” che prevede massima attenzione. Una errata interpretazione, anche se causata non dalla inesattezza di chi codifica ma dalla predisposizione umorale di chi ascolta può dare risultati dannosi.
    Figuriamoci i pensieri trasmessi via digitale (pc, cell e marchingegni vari).
    Salvini, invece, come si dice in gergo, ci ha messo la faccia. Ed ecco i risultati.
    Da me -scusate tanto la mia presunzione- largamente previsti da tempo immemore.
    Ora, come sempre più spesso accade in Italia, la parola passa alla Magistratura.
    Eh sì. Non è un errore di battitura. Avrei dovuto dire “passa ai cittadini”.
    Su questo filone mi taccio. Non è il caso di allargarmi ulteriormente.
    Da una parte l’Italia, quella viva e “votante”. Dall’altra l’Italia delle “spie”, degli scandali, delle corruzioni e collusioni.
    A chi maggior audience?
     

  • DUE IMBROGLIONI CARISMATICI

    data: 16/10/2019 22:56

    Chi l’la spuntata? Chi era in difficolta? Quale il momento in cui uno dei due sembrava cedere? Chi sembrava più sicuro? Chi il meno incisivo?
    Non vi sto dando delle informazioni sulla fine di un incontro di boxe, né della finale di un open di tennis. Ma se solamente sbirciate (vi prego non leggete vi rovinereste l’intera giornata) i rotocalchi o peggio ancora il rosario del XXI secolo (cell) e il suo Tempio (pc/tablet), questi sono gli interrogativi che trovereste scritti dai giornalai (noterete che stavolta non ho posto parentesi intorno alla “a”).
    Prima di parlarvi dei due LOSCHI FIGURI diamo subito la palma del vincitore dell’incontro (che non era né di boxe, né di tennis per chi non sa di cosa parli),
    Ha vinto Bruno Vespa, per lo share raggiunto. Abbastanza scontato devo dire, visto che gli italiani sono molto più sensibili a scontri di questo genere e non magari a trasmissioni serie sulla tragedia in Siria o sui ghiacciai che si sgretolano.
    Ma questo è un altro discorso che è meglio per tutti mettere da parte.E così ci siamo trovati di fronte i politici – a detta dei giornalai – con più carisma che possediamo in Italia. Carisma: “quanto occorre a determinare un ascendente o una influenza indiscutibile e generalizzata su altri (autorità, saggezza, dottrina, prestigio, fascino, ecc.)”. QUESTO DICE UN NORMALE VOCABOLARIO USUFRUIBILE DA PORTATORI DI NEURONI SANI NEL CERVELLO.
    Chi è in piena necrosi neuronale (giornalai) può serenamente rintracciare tali elementi “prestigiosi” nei due mattei (minuscolo).
    PER I NORMODOTATI… NO!!!
    Due stili, due modi di guardare, due ritmi di codice linguistico, due modi di sorridere, di muoversi, di scrivere, assolutamente diversi.
    Una cosa, invece, assolutamente identica: DUE IMBROGLIONI.
    Io ci aggiungerei: DUE IMBROGLIONI CARISMATICI.
    Del tutto evidente che nel confronto (anche su questo termine bisognerebbe fare una attenta analisi linguistica…) l’assente era il popolo italiano. Il lavoratore precario, il disoccupato, quello sofferente nelle periferie, l’operaio cassa integrato, ecc. Quelli che, probabilmente, erano appiccicati alla tv per sentirsi dire cose sul futuro, sulla speranza di un benessere redistribuito in modo “umano”.
    Per la cronaca, il sottoscritto era comodamente seduto in poltrona per umana curiosità e, ve lo giuro, per studio. SOLO PER STUDIO.
    Non mi soffermerò certo a parlarvi del loro “non parlato”, dell’assenza di un minimo di cultura politica. Marc Augè, famosissimo antropologo francese, coniò un termine per definire quei luoghi di passaggio come la hall di un aeroporto o le sale di attesa delle Stazioni. Le definì NON LUOGHI. Dove nessuna tipologia discorsiva, di dialogo è possibile. Luoghi di passaggio.
    Ecco, l’altro ieri lo studio di Vespa era un luogo di passaggio.
    Altro non ho da dire se non di una cosa di cui sono certissimo. Non so chi abbia vinto, secondo i canoni dei giornalai, ma so per certo chi ha perso.
    L’ITALIA E TUTTI GLI ITALIANI.
    E sono ben consapevole di essere, come tutti gli altri, corresponsabile e complice di questo risultato.

  • IL SOGNO, LE MASCHERE,
    LE METAFORE...

    data: 16/10/2019 22:55

    Credo che sappiate – parlo di chi mi onora di attenzione – che è da una vita che parlo di Grillo e ovviamente, negli ultimi tempi, posso anche essere apparso quasi vittima di una “fissazione”. Ma il nocciolo della questione è proprio lì. Non sto parlando del Movimento, bensì del Grillismo.
    Io credo che la manifestazione napoletana per i 10 anni del Movimento meriti attente letture. È il comico genovese che ora mi interessa su tutto. Perché ritengo che ciò che si sta vivendo, in Italia, in termini politici, ha un solo e unico protagonista: Beppe Grillo.
    Salvini? Sulla sua improvvisa scelta di “crisi politica” in stile Papeete mantengo i miei dubbi. Ingenuo? Non credo.
    Renzi? Solo un pallone sgonfiatosi autonomamente in periodi referendari. Ripeterà “la perdita d’aria” inevitabilmente. Troppo interessato a sé stesso e… a sé stesso… e a sé stesso… ad libitum.
    Il genovese, invece, lo seguo praticamente dal 2006. Per intenderci, dopo pochi mesi dalla nascita del suo Blog.
    Ma ritorniamo a Napoli. Intanto, perché Napoli e non Roma, Bari, Palermo o addirittura Foggia…???
    Perché credo che un piccolo riconoscimento di addio al giovane Di Maio fosse d’uopo.
    IL SOGNO. Grillo ha avuto un sogno nel cassetto. Da tempi lontanissimi. Io, una volta, l’ho identificato nella sua unica presenza di valore in ambito cinematografico.
    “Cercasi Gesù” di Luigi Comencini (1982) per cui fu premiato come miglior attore esordiente con il Donatello.
    Cambiare il mondo o quanto meno provarci. Credo che questa sia stata per moltissimo tempo la sua “fissa”. E ci ha provato con tutta la forza fino a farlo divenire un sogno irrealizzabile, percependo in modo chiaro, giorno dopo giorno, che in una società dove l’assenza quasi totale di elementi essenziali come la spiritualità dell’essere umano, il rispetto per la natura e l’ambiente, l’etica, l’onestà intellettuale non davano alla sua progettualità alcuna possibilità di successo. Così è divenuto un visionario o, quanto meno prova con tutto sé stesso a farcelo credere.
    LE MASCHERE. E così dal “misterioso” personaggio dei fumetti di Alan Moore e David Lloyd (V per vendetta) che combatte il Sistema con ogni mezzo, si è passati al Joker-Grillo (sottotitolo: Io sono il caos).
    A causa di violenze subite sin dalla tenera età, Joker- Grillo, ha deciso non di combatterlo il Sistema, ma di distruggerlo.
    A tutti i costi.
    Azzerando la sua creatura, innanzi tutto. Informando i partecipanti che “forse non ve ne siete accorti ma in dieci anni tutto è cambiato e siamo cambiati dentro”.
    Ed ovviamente portando dentro al caos programmato, quel Partito che gli aveva precluso perfino l’iscrizione un po’ di anni prima e l’amatissimo Renzi.
    LE METAFORE. Nei suoi ultimi comunicati, Beppe Grillo, mi ha portato in mente più volte l’amato Jep Gambardella de LA GRANDE BELLEZZA.
    In una frase che quasi dà inizio al capolavoro di Paolo Sorrentino.
    VOLEVO DIVENTARE IL RE DEI MONDANI. IO NON VOLEVO SOLO PARTECIPARE ALLE FESTE. VOLEVO AVERE IL POTERE DI FARLE FALLIRE.
     

  • LE COMICHE FINALI

    data: 14/10/2019 15:31

    Mentre la guerra imperversa a meno di cinquemila chilometri da noi (anche stavolta non dalla parte opposta del mondo), mentre si è ufficialmente acceso l’ennesimo focolaio non meno pericoloso di quello palestinese, mentre un po’ di soldatini - tagliatesta dell’ISIS - se ne tornano a casa ( a proposito di questi ultimi non sono ancora riuscito a capire chi li paga “davvero”), l’italiano medio è tutto infervorato per le nostre Comiche, che io invano spero siano quelle finali ma che i fatti, ogni giorno, mi dicono sempre essere “le penultime”.
    Ad esempio, pensavo che il raduno cinquestellare di Napoli fosse la chiusura!!! Ahimè non è così.
    Sul palco di questa splendida città che io amo e che dette i natali ai miei antenati si sono alternati i Potenti di QUESTOMOVIMENTOCHENONCEPIU.
    Lo ha dichiarato, finalmente, a piena voce il suo “inventore”. Il comico genovese – era ora!!! – ha dichiarato che “è inutile pensare che abbiamo la stessa identità di dieci anni fa, non è così, siamo diversi, diversi dentro e se ora vi lamentate, a fanculo vi ci mando io”. Il tutto davanti ad una folla festante…
    Festante di che?
    Sarebbe dovuto bastare per il de profundis dell’ex Movimento. Invece no. Il comico ha voluto mettere fino in fondo la lama nella piaga. Ha ricordato agli astanti che ora il PD ha finalmente una “narrazione” che Di Maio, Di Battista, Casaleggio e buon ultimo l’avv. Conte hanno regalato alla banda del buco (leggi PD+Renzi).
    Tant’è che quest’ultimo - intendo l’avvocato foggiano - prossimo alla formazione di qualche altra “Italia” (consiglio “l’Italia s’è rotta”) ha raccontato di questa nuova società nostrana fondata su quattro pilastri. Su questa ultima affermazione, le mie nobili dita si rifiutano di formare sulla tastiera qualsiasi concetto compiuto.
    Comiche finali, quindi, con tutti gli ingredienti per essere considerate tali?
    Macché!!!
    Preparatevi a martedì.
    Tutti sintonizzati su RAI1. Va in scena il confronto/scontro tra i due Matteo a “Porta a porta”
    Salvini v/s Renzi.
    “Lo scontro finale” non è stato inserito nel titolo. Perché? Ve lo dico nel mio dialetto ovviamente subito dopo tradotto. “De mò la pigghie!!!”. Traduzione: “Da ora la prendi!!!”. Traduzione della traduzione: “Non è affatto il finale”.
    Dubito che si parlerà di Governo, di programmi, di prospettive e di altro materiale similare.
    Prevedo, invece, che si prenderanno a sportellate sui furti non chiariti (Banche, soldi spariti, ricerca di rubli), di spie in quel di Roma, di costumi da bagno e divise militari, ecc. ecc..
    Tutti dinanzi alla tivvù martedì. Ci sarò anch’io, ovviamente, per quella che tutti pensano essere la “comica finale”.
    Quasi tutti. Perché io credo che ci sarà da ridere ancora.
    Lo sfascio è appena iniziato.
    Vi confido una cosa.
    Sono molto più curioso e in attesa di quello che accadrà il 19 ottobre in quel di Roma. Alla manifestazione della destra italiana, per intenderci.
    Mi interessa ovviamente, come tutti, in quanti saranno. Ma ciò che mi attizza di più è non quanti saranno ma CHI CI SARA’.
    Intendo dire le classi sociali, quali ceti, CHI, spero pacificamente, sfilerà per le strade di Roma.
    Forse potrebbe essere quella l’ultima comica?
    Spero davvero di no. Se dovesse essere così, vi garantisco che, a seguire, ci sarà solo da piangere.
    E ce lo saremo meritato a pieno titolo.
     

  • BARACCOPOLIS
    3) NUOVE GENERAZIONI?

    data: 07/10/2019 22:19

    Abbiamo iniziato questo racconto con tre personaggi che ho definito di spicco, nella vicenda che stavo analizzando: Di Pietro, Cusani, il Popolo Italiano. Dimenticando i politici (alcuni ancora in vita e perfettamente operanti di cui sappiamo pressoché tutto… o quasi), dei tre, da me segnalati come “di spicco”, di almeno due possiamo dire abbastanza.
    Di Pietro con alterne fortune visse le sue stagioni politiche, l’attuale settantenne Cusani pagò il suo conto con la Giustizia. Ci rimane ora solo il Popolo Italiano.
    Anch’esso, si suppone, cambiò. Nuove generazioni presero il posto delle precedenti. Avevamo lasciato un Popolo che ci era sembrato “complice” del Sistema. Tra non molto ci dovremo chiedere se anche lui, come Di Pietro e Cusani, subì cambiamenti o no.
    Ma torniamo al racconto. Siamo alla fine del 1994. Il Cavaliere di Arcore si insediò l’11 maggio dello stesso anno. L’11 dicembre venne raggiunto da un avviso di garanzia abbondantemente reso pubblico con tempi a dir poco sospetti e il 22 dicembre il novello primo ministro rassegnò le sue dimissioni.
    Il Popolo italiano, inteso come nuove generazioni, accolse quella vicenda – la mia è una semplice supposizione - con stupore.
    Per nuove generazioni - meglio chiarire - intendo quelli che avevano appena raggiunto la maggiore età negli anni di Tangentopoli a cui mi permetto di aggiungere la porzione di italiani della generazione precedente (dai 45 ai 60) che aveva vissuto con maggiore attenzione la vicenda giudiziaria.
    La prima considerazione è tassativa e conseguenziale. Tangentopoli non era affatto terminata. Bisognava attaccare ogni eventuale recrudescenza. Senza dubbio tale fu la considerazione dei magistrati.
    Ben diverse le considerazioni, ovviamente, del Cavaliere.
    Le conseguenze furono l’apparizione del primo governo “tecnico” nella persona di Lamberto Dini.
    E finalmente le forze progressiste del Paese, trovatesi per la seconda volta, in pista “sgombra” conquistarono il Potere.
    Il Popolo italiano, chiamato alle urne espresse il suo voto ed una macro coalizione garantì la governabilità.
    Siamo ancora nei periodi in cui, il “protagonista di spicco multiplo” (leggi Popolo) riteneva di poter esprimere una volontà traducibile, poi, attraverso la realizzazione di un Governo coeso.
    Tutto durò ben poco. Ma con una conseguenziale operazione che, per la prima volta, portò, dopo due anni di Prodi, un ex comunista alla poltrona di Primo Ministro: Massimo D’Alema.
    Giusto il tempo per arrivarci che un avvenimento sconvolse l’intera sinistra italiana. Siamo nel 1998 e, nell’anno a seguire, l’Italia, per la prima volta dal dopoguerra, partecipò a bombardamenti in territorio straniero.
    Ho sempre considerato il Kossovo l’inizio della fine di ogni forma possibile di sinistra ortodossa in Italia.
    È in questo periodo, per esperienza personale, che verificai, in prima persona, un estremo scollamento tra giovani generazioni e sinistra riformista.
    Il Popolo Italiano tra globalizzazione dilagante e abbandono di valori umanitari e pacifisti incominciò a perdere “la bussola” nel senso che si infilò in una confusione “ideologica” che oggi mi sembra dilagante.
    Cosa era, è e sarà di destra. Cosa era, è e sarà di sinistra.
    Sono i periodi del “dì qualcosa di sinistra” di morettiana memoria. Una consapevolezza che tutto stava finendo.
    Inevitabile il ritorno del Cavaliere, marcato a uomo dalla Magistratura sempre più politicizzata.
    Sono gli anni che stanno per farci conoscere il primo devastante fallimento della globalizzazione.
    È la finanza americana che ce lo propone con tutta la violenza possibile.
    Siamo nell’estate 2007 e il fallimento della Lehman Brothers ci preavvisò che sulla economia reale a livello mondiale, in pochissimo tempo, si sarebbe abbattuta una crisi economica senza pari.
    Solo un anno di Prodi II per tornare, nel 2008 nelle mani (per la terza volta) del Cavaliere.
    Tre indizi spesso portano ad una prova.
    L’Italia popolare (il tempo del Popolo italiano era ormai finito inevitabilmente) svoltò a destra.
    Una annotazione credo sia oltremodo necessaria. In concomitanza al fallimento della Lehman Brothers (esattamente un mese dopo), Beppe Grillo organizzò il primo V-day.
    Chi erano quelli che riempivano le piazze? Curiosi? Erano di destra o di sinistra?
    Di lui e di questo “dilemma amletico ne parleremo diffusamente.
    Intanto si avvicinava il fatidico 2011.

     

     

  • BARACCOPOLIS
    2) BOMBA AD OROLOGERIA?

    data: 02/10/2019 17:18

    Non amo particolarmente le tesi complottistiche. Perché in verità non mi appaiono veritiere. A meno che non si usi un altro termine: geopolitica.
    L’interrogativo rimane, comunque, intatto a distanza di quasi trent’anni.
    Un’altra domanda, invece, mi appare molto più interessante e a cui si può dare con un minimo di certezza una risposta credibile. Perché è mancata quella affermazione liberatoria del popolo italiano: “Ma lo sapevamo tutti”.
    Tutti complici?
    Tenete sempre in mente questo mio interrogativo. Usatelo come una sorta di sotto testo o un pensiero “ancestrale” nascosto nella parte più occulta del nostro cervello.
    Andiamo per gradi e continuiamo il racconto.
    Uomini di spicco in galera, suicidi eccellenti in cella, partiti decimati.
    Inevitabile voltare pagina. Decisione del tutto evidente e quanto mai necessaria.
    In tutta la vicenda, più o meno, raccontata con dovizia di particolari sui mass media, di fatto, l’intero arco costituzionale, era stato decapitato.
    Vigeva una strana concezione di presunzione di innocenza, a dir poco singolare, espressa dal giudice Davigo che affermava, quando il pool di Mani Pulite veniva accusato di essere giustizialista: “Non li mettevamo dentro per farli parlare, ma li mettevamo fuori dopo che avevano parlato”.
    Evito qualsiasi forma di giudizio.
    Resta un fatto incontrovertibile che, salvo l’ex PCI, tutti pagarono un pegno pesantissimo. Su motivazioni del tipo “non poteva non sapere” su cui scivolarono la maggior parte dei politici di spicco fecero da contro altare storie come quella di Primo Greganti, cassiere del PCI/PDS che non portò a nessun risultato accusatorio nei confronti delle alte sfere del suo partito in quanto “non si poteva risalire a chi fu consegnato il miliardo e spiccioli” frutto di una tangente.
    Sia chiaro che non sto affatto dicendo che c’era aria di complotto o che la giustizia del tempo fosse filocomunista.
    Ho preso il caso Greganti per il solo fatto che credo che tale personaggio sia diventato, ben presto, una sorta di incubo per un personaggio che a breve sarebbe divenuto protagonista assoluto del palcoscenico politico italiano.
    Amo la matematica e sono ben consapevole che due+due fa quattro. Non ci piove. Ma so anche che tre +uno fa quattro e pure uno+uno+due. Intendo dire che il risultato è lo stesso ma come arrivarci può essere diverso.
    Il risultato di tale situazione (cioè il quattro) si racchiuse in un nome: Silvio Berlusconi.
    Perché un rampante imprenditore, non ancora sessantenne, conosciuto molto di più dalla massa per aver portato una squadra di calcio appena risorta dalla Serie B a divenire la migliore in tutto il mondo con una marea di successi e non per le sue operazioni televisive ed edilizie diviene un autentico punto di riferimento?
    È lui, secondo me, che sogna tutte le notti Greganti e sente odore di “comunisti che mangiano i bambini” e che “non mettono dentro i cattivi per farli parlare, ma li mettono fuori dopo che hanno parlato”.
    “Forza Italia”, perfino il nome del nuovo partito evidenziò un certo nazionalismo e patriottismo. Eravamo tutti abituati a partiti che esprimevano una ideologia seguita dall’aggettivo “italiano”. Qui, invece compare il nome della nazione, ITALIA.
    E quel “forza” interpretabile in tanti modi (3+1 o 1+1+2).
    Propongo due possibilità.
    La prima: “Su italiani, ci sono io per far ritornare grande l’Italia”.
    La seconda: “Italiani non disperate. Voi ormai orfani del vostro modo di vivere e di gestire le cose (raccomandazioni, segnalazioni, scambi elettorali, concussioni varie, ecc. ecc.) ritroverete in me chi rimetterà in piedi il sistema.
    La risposta fu immediata dal giorno dopo il trionfo del Cavaliere.
    La magistratura oltraggiata perché una operazione di ripulitura appariva già invalidata e l’intera sinistra incredula che, pur avendo l’intero spazio per accaparrarsi il Potere veniva azzerata da un illustre sconosciuto (in termini politici) si mise immediatamente al lavoro.
    Il tutto a cavallo di due date FONDAMENTALI.
    1989, caduta del Muro di Berlino e decesso definitivo del comunismo mangia bambini.
    1994, Marrakech, la realizzazione del OMC (Organizzazione Mondiale per il Commercio).
    In pieno globalismo emergente e futuro vincitore su tutti i fronti.

  • BARACCOPOLIS
    1) 1992

    data: 30/09/2019 21:22

     “(…) Sin da quando mettevo i pantaloni alla zuava”. Questa frase/ricordo/immagine, pronunciata dal protagonista della vicenda del momento, mi è rimasta stampata nella testa. La affermò con risolutezza Bettino Craxi rispondendo ad una delle domande fatte dal P.M. Di Pietro nel processo Mani Pulite.
    Parlava dei finanziamenti illeciti ai partiti. Del sapere, lui e tutti gli italiani, che la macchina politica funzionava così. Che il propulsore per farla funzionare erano i proventi occulti di chi, poi, avrebbe richiesto, a fatto compiuto, il contributo maggiorato da interessi.
    Ero, in quei periodi, uno dei svariati milioni di italiani che seguiva con morboso interesse, la “caduta degli Dei”.Una ventata di “trasparenza”, termine che per la prima volta prese le prime pagine dei giornali e delle televisioni.
    I personaggi di spicco della vicenda, oltre ai politici incriminati erano tre, dal mio punto di vista.
    Su tutti questo giovane abruzzese/molisano di Montenero di Bisaccia. Ex operatore lucidatore e operaio in segheria in Germania, poi, dopo la laurea, nella Polizia giudiziaria ed infine vincitore del concorso di Uditore giudiziario.
    Con evidenti difficoltà ad utilizzare un italiano appena sufficiente, aveva un elemento di assoluto spicco forse figlio delle sue origini popolari: un atteggiamento e un comportamento tipico di chi deve confrontarsi con il classico “ladro di galline”.
    Era questo un elemento prorompente. L’estrema dicotomia tra lui e i personaggi politici di evidente spessore culturale che si avvicendavano su quella sedia, di fronte a lui e al pubblico assiepato, che, assumeva la fisionomia di un’autentica sedia elettrica. Giorno dopo giorno….
    L’altro personaggio di spicco, chiaramente era Sergio Cusani. Figlio di un importante industriale del rame. Consulente finanziario, con una laurea mancata e attivista della estrema sinistra durante il periodo universitario.
    Le tangenti ENIMONT, battezzate al tempo come “la madre di tutte le tangenti” lo vide come assoluto protagonista oltre che imputato.
    L’altro personaggio di spicco, quello che ritengo sia stato il più determinante, il più deflagrante, il più decisivo era un personaggio che definirei multiplo, corposo, scomodo.
    IL POPOLO ITALIANO.
    Fu lui, in ultima istanza, a decretare la fine di una certa Repubblica (definita come Prima).
    Ignari, tutti, nessuno escluso, che in quel momento moriva un periodo storico che, nel tempo non sarebbe stato capace di produrre una politica/altra.
    Alternativa, trasparente, pulita, espressione di un popolo desideroso, come ogni popolo di una giustizia sociale.
    “(…) Sin da quando mettevo i pantaloni alla zuava”. Così esternava Bettino Craxi, ed io avido come tutti, di seguire quella vicenda, al momento in cui proferì quelle parole che significavano “ho sempre saputo che il sistema funzionasse così” mi ritrovai a considerare quella dichiarazione assolutamente veritiera.
    Anche io, da quando portavo i pantaloni corti, nel mio paese nel quale seguivo attentamente le vicende politiche (ho avuto sempre un debole per tale “materia”) sapevo che il propulsore della macchina politica erano questi fondi illegittimi e fuori dalla legge.
    Perché tutto diventava pubblico e specialmente perché tutto il popolo italiano non aveva espresso in coro un liberatorio “Ma lo sapevamo tutti”?