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GIULIANO CAPECELATRO

  • MASCHERINE, MACABRA
    MODA, FRA MERCATO NERO
    E HAUTE COUTURE

    data: 20/05/2020 19:07

    Non ci fossero le foto, si potrebbe pensare a uno scherzo. Di cattivo, pessimo gusto, ma nell’intento di alleggerire un po’ il clima tetro di un momento critico. Da Berna, Svizzera, arrivano le immagini di una vetrina - Breitenrain, quartiere semicentrale, pieno di negozi e supermarket - che espone mascherine istoriate anticovid-19. Prezzo: 20 franchi; poco, pochissimo meno di 20 euro. Non si fa in tempo a riaversi dallo stupore, e lanciare qualche moccolo, ed ecco le mascherine haute couture, disegnate da uno stilista di vaglia. Presentate su uno dei giornali italiani di quelli che “fanno tendenza”, senza la più piccola ombra di ironia, come “gli oggetti più di moda del momento”.

    Non saranno commercializzate, viene precisato; il che è un pressante invito a chi ha denaro da buttare, e un congruo tasso di cafonaggine, a far di tutto per accaparrarsele e ostentarle, sbatterle in faccia a chi non può che inalberare una dimessa, misera mascherina chirurgica. Del resto, l’Italia è stata/è teatro di un’oscena farsa: una strenua gara per non far arrivare nelle farmacie le famose mascherine a 0,50 centesimi (0,61 con l’Iva), una speculazione che riporta ai giorni cupi del mercato nero.

    Quasi una pagina da Il caro estinto, il romanzo satirico di Evelyne Waugh (trasposto anche in film negli anni Sessanta), che già oltre settant’anni fa prendeva ferocemente di mira il way of life statunitense, capace di trasformare in redditizio business anche la morte, e farne un nuovo status symbol, una bandiera da ricchi e superricchi da sventolare sotto il naso di chi ricco non era.

    Uno solo, infatti, è sempre e comunque il protagonista. Il denaro. Che scava solchi, abissi, mantiene saldi reticolati di filo spinato tra classi sociali. E genera abiezione. A Boltiere, provincia di Bergamo, un bambino di dieci anni, incastrato in un cassonetto, muore con il torace schiacciato. Scalzo, come i suoi quattro fratelli, stava cercando di tirar fuori dai rifiuti qualche vestito. Non ne avrà più bisogno; e neppure di mascherine, griffate o meno. 

  • QUANTA RIOTTOSITA' E LITI
    DIETRO LA PAROLA "UNITA'"

    data: 06/05/2020 15:58

    Se le parole hanno una vita, la parola "unità" ha avuto, in Italia, il suo secolo d’oro nell’Ottocento. Sogni insurrezionali. Fasti risorgimentali. Giovani che correvano a farsi uccidere col sorriso sulle labbra, perché pervasi da un ideale che sfiorava il misticismo. Raggiunse l’apoteosi nel 1860, quella parolina, il definitivo coronamento nel 1870, con la breccia di Porta Pia. Servì a infiammare gli animi, e a fare di quella che veniva definita con disprezzo “un’espressione geografica” una nazione, col benevolo assenso delle grandi potenze. L’Italia unita. Anche se quell’unità era il mantello sfarzoso che ricopriva disparità stridenti, culture e costumi eterogenei.

    Dopo un paio di secoli, la musica cambia. Del resto, ogni esistenza è un’altalena continua di alti e bassi. La parola unità è un guscio vuoto, un ingannevole canto delle sirene, intonato con tutt’altre intenzioni. Nel teatro e in letteratura un espediente ricorrente e fondamentale è l’agnizione: il momento, cioè, in cui avviene un riconoscimento che dà una svolta definitiva alla storia. Nella storia recentissima dell’Italia, questo compito lo ha assunto il Coronavirus, col suo triste, spietato fardello di lutti. La maschera dell’unità, peraltro già a brandelli, è caduta. L’agnizione mostra un paese perennemente e fastidiosamente riottoso, diviso da gelosie, liti da condominio, derby campanilistici, mai sopiti, anzi crescenti razzismi, furbizie da magliari.

    È il trionfo del “particulare”, tabe antica in queste contrade. Con echi inquietanti quella parola risuona nell’arengo sempre ribollente della politica, specchio veridico del paese. Nella morsa della pandemia, mille voci si levano ad invocare un governo di unità nazionale. Farebbe aprire il cuore alla speranza, in teoria. Nel ricordo di quanto avvenne nel dopoguerra, che peraltro non fu proprio rose e fiori. Ma c’è poco da stare allegri. La formula altisonante nasconde, piuttosto male, meschini calcoli di bottega. L’imperativo, al momento, è buttare a mare Conte e la sua compagine; a questo lavorano con lena persino alcuni suoi alleati. Dietro la cortina fumogena di un governo embrassons-nous, ognuno continuerebbe a tessere intrighi per scagliare, nel momento ritenuto opportuno, la stoccata decisiva agli altri unitari e impossessarsi del boccino. E il gioco riprenderebbe da capo. L’immagine di Enrico Letta, presidente del consiglio che passa, sulle labbra un sorriso tirato con le tenaglie, il rituale campanellino al successore che gli ha fatto le scarpe, ne è il simbolo perfetto. 

  • "HOMO HOMINI LUPUS"
    E DALLI ALL'ANZIANO!

    data: 18/04/2020 19:39

    In un celebre scritto, il pamphlet “Una modesta proposta”, Jonathan Swift lanciò l’idea di cucinare e mangiare i bambini, per cancellare l’osceno spettacolo della miseria dalle strade di Dublino, con fanciulli che sciamavano appesi a grappoli alle gonne di lacere mamme questuanti. Era il 1729. A distanza di tre secoli, il Covid-19, o Coronavirus, o più genericamente pandemia, fa scattare un gioco delle proposte che in qualche modo le somiglia.
    Che fare per rintuzzare, se non proprio eliminare, i rischi del contagio? Anche quando l’ondata nera sarà passata, come creare le condizioni perché non si ripeta? Questa l’angosciosa domanda. I governanti del pianeta, più appanicati di noi comuni mortali, o forse troppo impegnati a riempire gli arsenali di bombe missili e F-35, laddove un tempo si pensava a riempire i granai, per non dare l’impressione di stare con le mani in mano, lanciano idee a getto continuo, autenticii vulcani di fosforo. Con un bersaglio fisso: gli anziani.
    Sembra che una volta isolati, inchiavardati, reclusi a tempo indeterminato questi soggetti ingombranti, superflui, diciamolo pure: molesti, il più sarà fatto, e il sole tornerà a risplendere sulle sciagure umane. Tanta alacrità di menti, se tradotta in atti, avrebbe un duplice effetto, lontano però mille miglia da quello agognato. Sul piano teoretico farebbe rifulgere l’antico detto “homo homini lupus”, issato a caposaldo, assioma imprescindibile, del pensiero del secolo ventunesimo. Sul piano pratico, riporterebbe surrettiziamente sulle scene del mondo la legge del branco, che va avanti per la sua strada e abbandona al proprio funesto destino i membri più deboli; ammesso e non concesso che, al netto di gravi malattie pregresse (che peraltro si possono avere a 80 come a 35 anni), gli anziani (ma come - e chi- si stabiliscono i confini di questa categoria?) siano i soggetti più deboli della comunità umana.
    E il Covid continuerebbe a ridersela sotto i baffi.
     

  • E LA PESTILENZA RIACCENDE
    IL FERVORE RELIGIOSO

    data: 14/04/2020 14:35

    Commovente. Non si può definire altrimenti, anche se non si crede, questo improvviso riaccendersi del fervore religioso, nel bel mezzo di una pestilenza che infetta un globo sempre più materialista. Infiammati dalla predicazione debordante del nuovo Savonarola, sei giovani, sfidando le leggi umane, novelli Antigone, si sono diretti con decisione verso la basilica di santa Maria maggiore, a Roma. Da lì avrebbero intrapreso una marcia verso san Pietro, un vero e proprio attacco al cuore dello stato pontificio. A tutti i costi volevano officiare una santa messa, per celebrare degnamente la Pasqua e il mistero della Resurrezione.
    Li hanno fermati, inflessibili, i tutori delle leggi umane; norme che, ahinoi!, poco si curano dei sussulti dello spirito. Sono le forze nuove che danno anima, braccia, gambe, e ogni altro muscolo disponibile, alle parole del loro mentore, quel Savonarola new age, bilioso e truculento, che tracima da ogni possibile palcoscenico, si impossessa di ogni possibile riflettore, mosso da una fede che non conosce ostacoli, liberando la lingua in esercizi dialettici incandescenti, ostentando la panoplia dei più toccanti simboli religiosi, trascinando nelle sue roventi peregrinazioni catodiche anche innocenti fanciulli, testimonianza e pegno dell’innocenza del suo cuore. Disdegnando, occorre dirlo, la verità delle umane cose perché troppo impegnato a diffondere una verità più alta, una genuina ispirazione divina; evidentemente.
    Qualcuno, là in alto, deve avergli comunicato la volontà di manifestarsi attraverso la sua bocca. E Savonarola, pio e diligente, esegue. Per suscitare e fomentare ad ogni sermone altri proseliti, quelle volenterose, anche se un po’ approssimative, forze nuove che ne attuino il verbo.