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SERENA IANNICELLI

  • Il racconto
    COME FACEVA CON ME

    data: 21/10/2020 21:31

    -Tre palline di crema e un tè freddo, grazie-
    Mamma sorride. Fa caldo, caldissimo, ma ha un golfino di cotone sulle spalle e un vestito di seta grigia. Le sorrido anch’io, non so che dirle. E poi perchè dirle qualcosa? Non sente, ed ha sguardi di farfalla che si posano raramente.
    -Stai bene? - dico così per dire. Lei sorride e mi mostra la lingua: vuole il gelato, credo
    -Adesso arriva. No, non ti alzare, ti portano la crema. Non ti alzare-
    La rimetto seduta. Buona, come faceva con me. “Buona!” E buona stavo.
    Ma lei no, chissà che le naviga per la testa, dove si vuole andare, quale fantasma deve incontrare. La gente guarda questa piccola lotta di donne e sedie. “Siamo sulla stessa barca miei cari”, penso, ”se non vi è già capitato vi capiterà”. Vi capiteranno gli sguardi di farfalla e un corpo amato con dentro qualcosa che non si conosce e riconosce.
    Mamma si siede e vorrebbe mangiare il gelato con due dita.
    -Il cucchiaino, guarda, così- ma lei non vuole. È già tutta appiccicosa. Le pulisco le mani. L’ammazzerei.
    -Te lo do io- la imbocco cattiva, e gli occhi le si riempiono di lacrime. È subito gelato al veleno, mentre dovrebbe essere sempre una festa, il gelato. Quando mi portava al mare, dopo il riposino del pomeriggio, si andava a prendere il gelato. Lei prendeva una coppetta con tre palline di crema, io un cono al cioccolato, che mi avvolgeva le mani. Lei mi puliva, ma sorrideva: ”guarda come ti sei conciata…”
    Era allegra, allora, in vacanza, con tutta quella vita che le si rotolava davanti., con papà che l’amava sulle lenzuola fresche, gli amici, i giochi di carte, le spalle abbronzate, gli sguardi degli uomini, le forme del corpo, i colori dei vestiti, la lunga linea nera sugli occhi e il rossetto arancio.
    Chi c’è qui dentro?
    -Su mamma, te lo do io il gelato- le faccio una carezza e lei sorride di nuovo
    Mamma? Mia madre ballava sola quando nessuno la vedeva. E parlava, spiegava, diceva delle cose. Chiunque ci sia qui dentro, o sta in silenzio o bercia o mugola. Ma è il corpo che ti frega. Anche se si disarticola e casca, e pende, è un corpo che ha echi di amore. Dov’è, mamma, l’amore di quando mi facevi l’occhietto mentre entravo a scuola? O di quando capivi che mi piaceva qualcuno. O di quando dall’altare mi sono girata verso di te “Lo faccio? Davvero?”. O di quando alla decima ora di travaglio ti tirai fuori un nipote di due chili appena?
    Quand’è successo che te ne sei andata e mi hai lasciato questa buccia? Eri profumata e ora mai, mai. T’ammazzerei. Non sai chi sono, e nemmeno io so chi sei. Ma queste mani, queste mani che mi hanno fatto e disfatto…Le facevi volare, ti accompagnavano i pensieri come un arrangiamento musicale. Ora te le tieni in grembo mute. Concerto finito.
    Quando se n’è andato papà, (in una notte, discreto e pulito), mi hai detto che non volevi più vivere. Deve essere stato allora che hai cominciato a tagliare i fili, come si fa con quelli del tombolo, quando il ricamo è completato.
    Nessuno ha pensato a me? Voi genitori passate dal risparmiarci ogni dolore a distribuircene con gli interessi. Lo farò anch’io, è probabile, con quell’uomo che per me è sempre di due chili appena. Per lui ogni tanto ritorni, gli fai volare le dite sulle guance, fermi i tuoi occhi nei suoi. Per me sei sempre vuota, invece. Che ho fatto, mamma? T’ammazzerei.
    Evaporata.
    -Finisci il gelato- ma lei si è già alzata
    -Aspetta che pago- e lei si ferma. Il cameriere arriva. Non guardarla così, caro mio: loro se ne vanno e dopo la rabbia c’è il dolore. Ora la riporto a casa, la varo verso Luz, che la fa e la disfa come mamma con me ed io non so. Hanno un loro codice segreto, Luz le parla e attraversa i vapori di questa testa, se c’è una testa, e si fa capire. Io non so. Non so nemmeno farla camminare, perché non sopporto che cammini così curva.
    -Stai più dritta, mamma- le dico, e lei chissà su che strada sta camminando, in quale città, con chi, in quale universo. Si ferma, si appoggia al muro.
    -Che c’è, stai male? Mamma, stai male? - poi vedo una pozzetta sotto al suo vestito grigio, sul marciapiede. Luz avrebbe saputo quando mia madre doveva fare pipì. Io non so. Io l’ammazzerei. Non ci guardate, non ci guardate, vi toccherà.
    -Luz, bisogna pulirla...- E la piccola donna senza collo si porta via mia madre o quel che è, le parla sottovoce, ridono. La cosa ride forse della sua pipì o forse di me che me ne sono vergognata. Come a dire: "Ti toccherà”
     

  • UN GIARDINO PER METTERE
    LE DONNE ALLA GOGNA
    E COLPEVOLIZZARLE

    data: 02/10/2020 14:35

    L’Ama non pulisce la città, ma s’impegna nel “pulire” l’anima delle donne che devono abortire per gravi malformazioni del feto o che scelgono di farlo per motivi su cui nessun altro può sindacare. Esiste a Roma, gestito dall’Ama, un “Giardino degli Angeli”, dove vengono seppelliti con nome e cognome i non nati, con tanto di croci bianche. Il tutto senza il consenso della donna, che è anche tenuta all’oscuro di questo macabro rituale. Una signora, dopo una lunga trafila di mezze frasi e vaghezze da parte della struttura dove aveva abortito, ha contattato direttamente la camera mortuaria della’Ama: ”il fetino (sic!) è qui da noi. Li teniamo perché a volte i genitori ci ripensano.Non si preoccupi avrà un suo posto con una sua croce e lo troverà con il suo nome‘". Cioé il nome della madre, che non ha dato il consenso a renderlo pubblico. Sembra molto un “pubblico ludibrio” o una gogna.
    La legge sull’aborto non è rispettata da troppi in Italia, cattolici e non, perché è una legge che libera la donna dal controllo di padri e compagni. Chi ha dato “il fetino” all’Ama, con quale diritto?
    Sono tantissime le telefonate che stanno arrivando a Differenza Donna, presieduta da Elisa Ercoli, per aderire all’azione legale che sta preparando l’avvocato Ilaria Boiano: ”E' una grave violazione dei diritti delle donne. Non è un episodio isolato, ma si inserisce in un clima generale in cui la libera scelta di abortire non è accettata” dice. La Ercoli invita le donne a visitare il “Giardino degli Angeli”, controllare se il loro nome è su qualche croce, fotografare. È la visita che lei stessa ha fatto, accompagnata dall’ex ministro della Salute Livia Turco. Il garante della Privacy ha aperto un’istruttoria e anche alcune deputate hanno chiesto chiarimenti con un’interrogazione parlamentare.

    Il seppellimento del feto è garantito da una legge del 1990 che stabilisce e tutela la libertà di scelta per quanto riguarda la sepoltura, indipendentemente dall’età gestazionale. Cioè, il feto con un’età compresa tra le 20 e le 28 settimane e non è stato dichiarato “nato morto” all’ufficiale di stato civile, verrà comunque seppellito. Purtroppo negli anni in diverse amministrazioni comunali di varie Regioni, la legge è stata manipolata dai movimenti anti-antiabortisti, che ne hanno modificato alcune parti essenziali. Naturalmente sempre a sfavore della donna e con intenti colpevolistici. 

  • NON E' PER COME SONO
    VESTITE CHE LE DONNE
    VENGONO STUPRATE

    data: 19/09/2020 13:41

    Al Liceo Socrate di Roma la vice-preside ha sconsigliato alle alunne di indossare la minigonna perché ai professori “potrebbe cadere l’occhio”. A parte l’ottima presentazione del personale docente maschile, naturalmente il giorno dopo le alunne si sono presentate con short e gonnelline. Slogan: ”Se gli cade l’occhio non è colpa nostra”.
    Le ragazze hanno ragione, anche perché al Socrate non sono ancora arrivati i banchi e loro si arrangiano come possono sulle sedie come trespoli, tra libri, borse, quaderni. I pantaloni sono improponibili, perché Roma è ancora caldissima e per le norme anti Covid non si possono mettere ventilatori.
    Ora in molte si sentono in colpa per aver alzato un polverone e fatto fare questa figura di palta alla vice-preside. Il Socrate è un buon istituto, fa parte del circuito Green School, quelle certificate per il loro impegno ecologico che educano gli studenti a comportamenti virtuosi per l’ambiente. Ma le ragazze sbagliano a pentirsi: bisognerebbe fare un monumento equestre, mentre cavalcano in minigonna, a queste studentesse che si sono ribellate in fretta ad una frase ed un pensiero sciocco e diseducativo.
    Non è per come sono vestite che le donne sono stuprate, ammazzate, vessate, ma perché “l’occhio” di alcuni uomini è sporco e strabico. La mente, quando c’è, segue. L’avvertimento a vestirsi per non attirare l’attenzione se dato da una donna, poi, è insopportabile.
    Deve essere un uomo, il preside Carlo Firmani, a mettere le cose a posto? “Il Socrate fa della libera espressione un punto fermo“, dice. “Per me è ovvio che tutte e tutti possono vestirsi come vogliono, gli unici limiti sono la Costituzione, il codice penale e naturalmente un po’ di buon senso. Di certo non abbiamo un dress code né ci verrebbe mai in mente di imporlo”. E grazie! Ci sarebbe da rispondere che non è una graziosa concessione, ma una cosa normale. Dopo cinquant’anni dalle lotte femministe c’è ancora in giro la voglia di tornare indietro, e se si cede sulle piccole cose, su un paio di short, si tornerà a chiedere ai maschi di casa di poter uscire per andare a far la spesa.