POLITICA/STATO

Le prfoessioni di Giugno

  • ECCO CHE TORNA
    LA POLITICA
    ITALIANA,
    FRA EMERGENZE,
    RITARDI
    E PERSONALISMI

    Beppe Lopez intervistato da Antonio Stornaiolo IL DIALOGO DEL LUNEDI’ Nel bene o nel male, caro il mio mentore, si finisce sempre a parlare di Politica. Comincerei, se non ti sfastidia, con la querelle del salario minimo europeo. What do you think about it? Si temeva che la crisi da Covid e ora la crisi da guerra russa contro l’Ucraina avrebbero accentuato – a livello globale e a livello di ogni singola economia e nazione - le disuguaglianze sociali, settoriali e territoriali. In realtà, per alcuni paesi come l’Italia, si è trattato e si tratta dell’accelerazione di un fenomeno preesistente. Non a caso, proprio una decina di giorni fa l’Ocse ci ha fatto sapere che negli ultimi trent'anni l'Italia è stato l’unico paese in cui i salari annuali medi sono diminuiti, precisamente del 2,9%. Ti rendi conto? In trent’anni non solo non sono cresciuti, per adeguarsi almeno al costo della vita, ma addirittura sono diminuiti. Passano pochi giorni, ed ecco la notizia dell’accordo fra governi e parlamento europeo per l’introduzione del salario minimo garantito in tutta la Ue, con questa postilla informativa: l’smg esiste già in 21 paesi dell’Ue e la sua entità va dai 332 euro della Bulgaria ai 2.256 euro del Lussemburgo. L’Italia naturalmente fa parte dei sei paesi dove il smg non c’è, insieme ad Austria, Svezia, Danimarca, Finlandia e Cipro. E proprio mentre parliamo, la Germania ne ha deciso l’aumento, da 9,82 a 10,45 euro l’ora il primo di luglio, e da 10,45 euro a 12 euro a partire dal primo ottobre. E l’Italia sta a guardare… Come te lo spieghi? Proprio l’Italia che aveva la fama di un paese molto sindacalizzato, con una sinistra di lotta e di governo… Quella fama non era usurpata. Tra gli anni Sessanta e Settanta era all’avanguardia per quello che riguarda l’ascesa sociale e i diritti dei lavoratori. Basti ricordare solo l’avanzato Statuto dei Lavoratori del 1970. Ma tutto questo si riferisce a un’Italia praticamente scomparsa alla fine degli anni Settanta. Per me lo spartiacque della storia nazionale, lo sai, è la fine della fase di democratizzazione/modernizzazione brutalmente imposta al paese con l’assassinio di Moro e la cancellazione della costruzione di una democrazia compiuta avviata da Moro e Berlinguer. ...

    data: 14/06/2022 18:14

  • PERCHE’
    HO SCRITTO
    TRE ROMANZI
    AMBIENTATI
    NEL QUARTIERE
    LIBERTA’,
    LA MIA MACONDO

    Beppe Lopez intervistato da Antonio Stornaiolo - 12 IL DIALOGO DEL LUNEDI’ Arriva l’estate, arrivano i festival letterari. In Puglia è tutto un rifiorir di presentazioni e di interviste a quell’autrice e a quell’altro autore. Sai che c’è? Visto che con te gioco in casa, voglio intervistarti sulla tua ultima opera letteraria. Certo, sarebbe meglio farlo in una bella location balneare, di quelle nostre, in Puglia. Ma accontentiamoci Dunque: come ti è venuto in testa di scrivere un romanzo come Capibranco, una storia fina ed intricata tra due fratelli che fanno di tutto per non capirsi e non andare d’accordo, e poi di pubblicarlo insieme a Capatosta e La scordanza, per formare una trilogia intitolata Quartiere Libertà? I fattori che concorrono nascita di un romanzo, al di là della stessa, piena consapevolezza del romanziere, sono sempre molteplici. Per altri, narratori à la page, contano soprattutto le attese dell’editore, del mercato e delle classifiche di vendita. Ma io, come scrittore, vivo in un altro mondo. Scrivo ciò che mi va e poi penso alla pubblicazione. Da questo punto di vista, contano la storia che ti frulla da tempo in mente, le cose che ti succedono attorno, l’irresistibile pulsione del lessico familiare, l’integrazione e il completamento di ciò che ti è capitato di scrivere in precedenza, la scrittura che ti porta su strade che non prevedevi di percorrere... Anche Capibranco nasce da tutto questo. Era il pezzo che mancava al mio romanzo del 2000, Capatosta (Mondadori) e a quello del 2008, La scordanza (Marsilio). Non lo sapevo, prima. Me ne sono accorto quando ho finito di scriverlo. Insieme, tutt’e tre, danno conto di un secolo di vita nazionale – l’Italia premoderna, il miracolo economico, il Sessantotto, l’interruzione del processo di democratizzazione/modernizzazione alla fine degli anni Settanta, l’attuale società in cui hanno vinto coloro che avevano torto – vissuto in un quartiere popolare di Bari...

    data: 06/06/2022 16:21

  • UCRAINA, PASSATO
    REMOTO PRE-SOVIETICO,
    PASSATO
    PROSSIMO
    SOVIETICO
    E PRESENTE
    POST-SOVIETICO

    NUNZIO DELL'ERBA

    Forse nessun Paese al mondo come l’Ucraina investe un territorio più conteso e rappresenta un popolo che sta vivendo una delle esperienze più tragiche della storia umana. Essa, che per quasi tutto il XX secolo è parte integrante dell’Unione Sovietica, raggiunge l’indipendenza nazionale solo nel 1991, sempre alla ricerca di una propria identità. Dall’inizio della guerra il 24 febbraio scorso sono stati pubblicati numerosi libri, alcuni veri e propri «instant book» e altri utili per comprendere un evento così doloroso. Prima ancora che le truppe russe invadessero l’Ucraina, un excursus storico di questo Paese martoriato si ritrova nel volume «Storia dell’Ucraina. Dai tempi più antichi ad oggi» (Mimesis, Milano 2020, pp. 658) di Massimo Vassallo, seguito da «Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi» (Carocci, Roma 2021, pp. 349) di Giorgio Cella e da «Ucraina tra Russia e Occidente. Un’identità contesa» (Edilibri, Milano 2014 e 2022, pp. 160) di Gaetano Colonna. Si tratta di tre volumi con un impianto metodologico diverso, che offrono un quadro pressoché esaustivo della storia dell’Ucraina, ancora in attesa di altre ricerche sui suoi esponenti più autorevoli del mondo politico e letterario. Storicamente il regno medievale della Rus′ di Kiev (in ucraino Kýjiv) è il più antico Stato cristiano, che corrisponde all’incirca al territorio attuale dell’Ucraina, Bielorussia, Polonia e Russia occidentale. Culla di civiltà di questi Paesi, la Rus′ di Kiev estende intorno all’anno 1000 il suo dominio fino al Baltico, finché essa perde il suo ruolo dominante nei tre secoli successivi a causa di vicende intricate e complesse. A usufruire di questa centralità politica e amministrativa è Mosca che diverrà la capitale del futuro Stato russo. La letteratura russa dell’epoca ruota intorno alla kiovia, termine gradualmente scomparso a favore di Moscovia....

    data: 01/06/2022 19:07