POLITICA/STATO

Le prfoessioni di Agosto

  • I SONDAGGI
    DICONO MELONI?
    MA I CONSENSI
    SONO ALEATORII
    E IMPREVEDIBILI

    Beppe Lopez intervistato da Stornaiolo (24) Caro Maestro, oggi solo una domanda, ma bella piena piena come una cozza... ripiena. Hanno chiesto agli italiani un giudizio su Draghi ed in maggioranza hanno risposto: “ottimo”; poi, agli stessi, hanno chiesto chi voteranno il 25 settembre e quelli, sempre in maggioranza, hanno risposto: “la Meloni” che, a ben vedere, è stata l’unica a rimanere all’opposizione durante il Governo Draghi. Com'è possibile tutto ciò? Come fanno a piacere contemporaneamente due opposti? È solo un problema di chiacchiere e distintivo? Attendo con speme una bella rispostina precisa precisa. Prima di risponderti, vado a vedere gli ultimissimi sondaggi… Ce n’è uno o forse due per i quali il miglior premier non sarebbe né Draghi né Meloni, ma l’ottantacinquenne Berlusconi… Ce n’è poi uno per cui la maggioranza degli italiani vorrebbe eleggere direttamente il capo dello Stato e un altro per cui va bene invece l’attuale sistema di pesi e contrappesi centrato sul potere parlamentare... Ce n’è uno per cui Fratelli d’Italia rafforza la propria posizione di potenziale primo partito, accentuando la distanza dal secondo partito, il Pd, e un altro per cui il Pd supera, anche se per un soffio, Fratelli d’Italia… Il tuo sconcerto, poi, sulla contraddizione fra “ottimo Draghi” e “ottimo Meloni” assomiglia a quello di illustri opinionisti che hanno rilevato la stessa contraddizione da parte della platea del meeting di Rimini, peraltro dimenticando che quella platea e quelle manifestazioni di giubilo non provenivano dal “popolo italiano” ma da “popolo di Comunione e liberazione”. Due entità, grazie al cielo, decisamente diverse. Che vuol dire? Che non dobbiamo dar retta ai sondaggi? Potremmo parlare a lungo dei limiti dei sondaggi, in particolare in una fase politica assai particolare, come quella che vive l’Italia, dove il consenso a partiti e movimenti ha una sua forte peculiarità proprio nell’estrema aleatorietà e friabilità. In tutta evidenza, poi, i sondaggi sono il frutto anche degli interessi del committente, dell’impostazione delle domande, dall’estensione e della qualità della porzione di “popolo” intervistato e in generale delle loro caratteristiche strutturali. Una cosa è rispondere a una domanda, una settimana o un mese prima delle elezioni e tutta un’altra cosa votare concretamente nel chiuso della cabina elettorale...

    data: 29/08/2022 17:36

  • ASTENSIONISTI:
    NON VOTANO
    (IL MENO PEGGIO)
    AVVANTAGGIANDO
    COSI' IL PEGGIO
    DEL PEGGIO

    BEPPE LOPEZ INTERVISTATO DA STORNAIOLO (dialogo 23) I sondaggi di questi giorni presentano numeri alterni, ma su un dato tutti gli istituti sono d’accordo: alle prossime elezioni politiche il primo partito sarà quello dell’astensionismo. Ecco, Maestro, parliamo degli astensionisti. Come nascono, come si diventa tali?​ Ci sono innanzitutto quelli costretti ad astenersi, perché malati e comunque fisicamente impossibilitati, per una qualche ragione, a recarsi al seggio. Un dato fisiologico. Quelli che ci interessano sono, sommariamente, di tre tipi: i cittadini ideologicamente contrari alla delega e alla democrazia rappresentativa (profilo anarchici/anarcoidi); i rassegnati all'inutilità del proprio voto (profilo figli della crisi delle ideologie e della scomparsa dei partiti); i non-votanti di protesta (profilo "so' tutti uguali"). In realtà, la responsabilità primaria del fenomeno va ascritta alla classe politica, agli eletti che via via, dopo aver acquisito i consensi elettorali, si sono occupati sostanzialmente solo di conquista e gestione del potere e della conservazione dei propri privilegi. Così, in quarantasei anni, l'astensionismo è inarrestabilmente cresciuto dal 6,51% del 1976. "Se si dovesse ripresentare a settembre 2022 il boom di astensioni delle Comunali 2021 (45%)" - si rileva da una ricerca dell'Università di Bologna - il prossimo dato nazionale sfonderà di molto la soglia del 30%, 5 volte il minimo storico degli anni ’70". In effetti la percentuale di elettori che non esercitano concretamente il diritto/dovere del voto tende a confermarsi, sempre più spesso, attorno a quota 50. Una vera tragedia. A guardare la nostra Repubblica e la nostra democrazia da questo angolo visuale, c'è da disperarsi. La questione, resa assai complessa dalle conseguenze di decenni di ritardi nell'affrontarla, è talmente delegittimante che i partiti preferiscono ignorarla...

    data: 22/08/2022 13:09

  • GLI IGNORANTI E GLI "IMBECILLI" DI ECO HANNO PIENO DIRITTO DI CITTADINANZA IN DEMOCRAZIA

    Beppe Lopez intervistato da Stornaiolo (dialogo 22) Maestro, per una volta, distolga lo sguardo dalla politica (ormai con la p minuscola) e lo volga alla Comunità che la circonda. La considerazione su cui la sfotto è la seguente: stiamo sempre a parlar male dei politici e poi, a ben vedere, la maggior parte di noi quasi sempre è come loro o anche peggio. Meh, come la mettiamo? Per prima cosa, io lascerei perdere la lettera maiuscola quando si parla di cose come la politica e la cultura. Ho avuto la fortuna di far parte di una generazione di italiani che storcevano e storcono il muso a sentir qualcuno parlare o scrivere di Politica e di Cultura - con le maiuscole - evocando, evidentemente, una loro forma alta, paludata, ampollosa, maestosa, riservata a pochi eletti e/o illuminati, inarrivabile, se non imperscrutabile da parte dei comuni mortali, che comprenderebbero e che comunque si dovrebbero interessare solo di questioni di bassa lega. Parlerei invece al plurale di politiche, come in molti ormai usano fare con le culture. Alto e basso stanno insieme, in natura. Vanno distinti ma non separati e tanto meno contrapposti. Le separazioni e contrapposizioni in materia sono nostre pure astrazioni mentali, usate da sempre per manipolazioni e inganni.Vero, ammetto la colpa. Per seconda cosa? Non credo che la maggior parte degli italiani sia come loro, i politici, o anche peggio. Del resto, non sono d'accordo nemmeno con l'analoga affermazione - più volte ripetuta nei decenni perlopiù dai diretti interessati (i politici) e dalle loro variegate e vettovagliate truppe di appoggio - che gli italiani hanno quello che si meritano per la semplice ragione che sono loro a eleggerli. Come sanno anche i sassi, da tempo la nostra classe politica si è emancipata dal dovere di dar conto del proprio operato, non solo in generale, se si può dire, con l'abuso di posizione dominante, controllando centri di spesa, centri di clientelismo, centri di occupazione e centri di informazione, ma anche con specifiche norme elettorali: la prevalenza della logica maggioritaria, le liste bloccate, l'abolizione delle preferenze, ecc. Non a caso l'astensionismo da tempo ha superato il 50% dell'elettorato. Quindi, venite a dirmi che gli italiani hanno i politici che si meritano solo quando il loro voto - per il livello di libertà e di consapevolezza concretamente praticabile, per l'arco di scelte effettivamente a loro disposizione e per il tipo di conteggio delle schede elettorali ai fini della individuazione dell'eletto - varrà sul serio nella formazione della classe politica e istituzionale. Per quello che riguarda il presunto fatto che "la maggior parte di noi quasi sempre è come loro o anche peggio" mi pare oggettivamente indimostrabile...

    data: 17/08/2022 17:18

  • OMOSESSUALITA’
    E DIRITTI DAL ’68
    AD OGGI,
    FRA EQUIVOCI E RADICALIZZAZIONI

    Beppe Lopez intervistato da Stornaiolo Maestro, in città c’è qualcosa che non va. Un mesetto fa si è svolto il Bari Pride in un clima di felicità, gioia e rispetto e dopo manco un giorno, in un parco cittadino, c’è stata un’aggressione omofoba che ha amareggiato tante e tanti perché proprio non ci voleva. Ma quando capiremo che la diversità è una ricchezza? La diversità è ricchezza, in tutti i campi. In particolare per la libertà di comportamento e le scelte di vita di tutti i singoli individui… Cosa c’è di strano/ Da guardare tanto/ Forse perché noi non siamo/ Vestiti bene/ Pettinati come voi/ Beh, se non vi piace/ Così come siamo/ Non vi resta che voltarvi/ Dall’altra parte/ E non far caso a noi/ Ognuno è libero/ Di fare quello che gli va/ Ognuno è libero/ Di fare quello che gli va/ Tanto più che noi/ Non cerchiam nessuno/ Non ci siamo mai sognati/ Di convincere gli altri/ A vivere come noi… Così cantava Luigi Tenco, nel 1966, prima del pieno avvento del Sessantotto, auspicando il superamento dell’autoritarismo allora diffuso e profondo in tutte le pieghe di quell’Italia. Poi, effettivamente, esso fu effettivamente e radicalmente ridimensionato, se non sradicato nei rapporti personali e nel costume. Altro che “vestiti bene, pettinati come voi”! La rivendicazione del libero amore, che per i reazionari era rilassatezza e degrado dei costumi, evocando orge di tutti i tipi, si basava sul semplice principio che lo Stato non doveva entrare in camera da letto e che i sentimenti dovevano essere liberi e non condizionati da regole e rigide costrizioni. Il fatto che oggi un dato come questo sembra scontato e quasi banale...

    data: 04/08/2022 18:04