COSTUME

Le prfoessioni

  • PERCHE’
    HO SCRITTO
    TRE ROMANZI
    AMBIENTATI
    NEL QUARTIERE
    LIBERTA’,
    LA MIA MACONDO

    Beppe Lopez intervistato da Antonio Stornaiolo - 12 IL DIALOGO DEL LUNEDI’ Arriva l’estate, arrivano i festival letterari. In Puglia è tutto un rifiorir di presentazioni e di interviste a quell’autrice e a quell’altro autore. Sai che c’è? Visto che con te gioco in casa, voglio intervistarti sulla tua ultima opera letteraria. Certo, sarebbe meglio farlo in una bella location balneare, di quelle nostre, in Puglia. Ma accontentiamoci Dunque: come ti è venuto in testa di scrivere un romanzo come Capibranco, una storia fina ed intricata tra due fratelli che fanno di tutto per non capirsi e non andare d’accordo, e poi di pubblicarlo insieme a Capatosta e La scordanza, per formare una trilogia intitolata Quartiere Libertà? I fattori che concorrono nascita di un romanzo, al di là della stessa, piena consapevolezza del romanziere, sono sempre molteplici. Per altri, narratori à la page, contano soprattutto le attese dell’editore, del mercato e delle classifiche di vendita. Ma io, come scrittore, vivo in un altro mondo. Scrivo ciò che mi va e poi penso alla pubblicazione. Da questo punto di vista, contano la storia che ti frulla da tempo in mente, le cose che ti succedono attorno, l’irresistibile pulsione del lessico familiare, l’integrazione e il completamento di ciò che ti è capitato di scrivere in precedenza, la scrittura che ti porta su strade che non prevedevi di percorrere... Anche Capibranco nasce da tutto questo. Era il pezzo che mancava al mio romanzo del 2000, Capatosta (Mondadori) e a quello del 2008, La scordanza (Marsilio). Non lo sapevo, prima. Me ne sono accorto quando ho finito di scriverlo. Insieme, tutt’e tre, danno conto di un secolo di vita nazionale – l’Italia premoderna, il miracolo economico, il Sessantotto, l’interruzione del processo di democratizzazione/modernizzazione alla fine degli anni Settanta, l’attuale società in cui hanno vinto coloro che avevano torto – vissuto in un quartiere popolare di Bari...

    data: 06/06/2022 16:21

  • UCRAINA, PASSATO
    REMOTO PRE-SOVIETICO,
    PASSATO
    PROSSIMO
    SOVIETICO
    E PRESENTE
    POST-SOVIETICO

    NUNZIO DELL'ERBA

    Forse nessun Paese al mondo come l’Ucraina investe un territorio più conteso e rappresenta un popolo che sta vivendo una delle esperienze più tragiche della storia umana. Essa, che per quasi tutto il XX secolo è parte integrante dell’Unione Sovietica, raggiunge l’indipendenza nazionale solo nel 1991, sempre alla ricerca di una propria identità. Dall’inizio della guerra il 24 febbraio scorso sono stati pubblicati numerosi libri, alcuni veri e propri «instant book» e altri utili per comprendere un evento così doloroso. Prima ancora che le truppe russe invadessero l’Ucraina, un excursus storico di questo Paese martoriato si ritrova nel volume «Storia dell’Ucraina. Dai tempi più antichi ad oggi» (Mimesis, Milano 2020, pp. 658) di Massimo Vassallo, seguito da «Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi» (Carocci, Roma 2021, pp. 349) di Giorgio Cella e da «Ucraina tra Russia e Occidente. Un’identità contesa» (Edilibri, Milano 2014 e 2022, pp. 160) di Gaetano Colonna. Si tratta di tre volumi con un impianto metodologico diverso, che offrono un quadro pressoché esaustivo della storia dell’Ucraina, ancora in attesa di altre ricerche sui suoi esponenti più autorevoli del mondo politico e letterario. Storicamente il regno medievale della Rus′ di Kiev (in ucraino Kýjiv) è il più antico Stato cristiano, che corrisponde all’incirca al territorio attuale dell’Ucraina, Bielorussia, Polonia e Russia occidentale. Culla di civiltà di questi Paesi, la Rus′ di Kiev estende intorno all’anno 1000 il suo dominio fino al Baltico, finché essa perde il suo ruolo dominante nei tre secoli successivi a causa di vicende intricate e complesse. A usufruire di questa centralità politica e amministrativa è Mosca che diverrà la capitale del futuro Stato russo. La letteratura russa dell’epoca ruota intorno alla kiovia, termine gradualmente scomparso a favore di Moscovia....

    data: 01/06/2022 19:07

  • PERCHE’ LA PUGLIA HA TANTO SUCCESSO, NONOSTANTE
    GLI ERRORI
    E I RITARDI DELLE ISTITUZIONI?

    Beppe Lopez intervistato da Antonio Stornaiolo IL DIALOGO DEL LUNEDI’ Di solito è proprio d’estate che ci accorgiamo di quanto la Puglia sia diventata “caput mundi”! Perché? Cosa trova qui il turista che non trova altrove? Basta il cibo? Oppure è l’aria? La luce? I muretti a secco? Evidentemente bastano e avanzano cibo, aria, luce, muretti a secco, mare, centri storici, barocco, romanico, cattedrali, castelli… A tutto questo bisogna poi aggiungere una certa reputazione in quanto regione diversa dalle altre regioni meridionali, la pizzica, Checco Zalone, Carofiglio, Renzo Arbore… E che volere di più da una vacanza di una quindicina di giorni, a prezzi più o meno accessibili? Anche quest’anno siamo e saremo tra le mete turistiche più ambite. Più ambite e, purtroppo, più frequentate. Sembra che ti dispiaccia. Sarai mica un nemico del turismo, che pure porta soldi e occupazione? Hai capito perfettamente a cosa mi voglio riferire: c’è turismo e turismo. Tanto per cominciare, anche la reputazione della regione più bella del mondo e questo enorme flusso di gente in cerca di un bel posto dove fare il bagno e dove mangiare bene – a vantaggio degli operatori turistici, dei ristoratori, degli albergatori, dei baristi, dei commercianti, dei concertisti, dei bagnini, dei camerieri, delle donne e gli uomini delle pulizie, dei benzinari, degli organizzatori di eventi, dei discotecari eccetera eccetera – ci cadono praticamente dall’alto. In gran parte, non sono merito nostro. Dobbiamo ringraziare la natura, la storia, le conseguenze virtuose del sottosviluppo, la velocità dei trasporti e ovviamente l’accentuazione dei fenomeni connessi alla Rete e alla globalizzazione di usi, costumi, conoscenze e mode. Questo boom non l’abbiamo costruito noi pugliesi contemporanei. Non ce l’aspettavamo proprio. E adesso, ovviamente, non riusciamo a gestirlo proficuamente, semmai è esso che ci porta dove vuole, a seconda delle forme perlopiù imperscrutabili che prende e che non dipendono da noi....

    data: 30/05/2022 19:46

  • IL BILANCIO
    DEL SALONE
    DI TORINO:
    COMINCIATO
    IL POST-CRISI
    PER IL LIBRO?

    MARIA ROSARIA GRIFONE

    Sono già state svelate le date dell'edizione 2023 del Salone Internazionale del Libro di Torino: si terrà dal 18 al 22 maggio e avrà un compito impegnativo, visto che quest'anno la manifestazione ha chiuso i battenti con numeri giganteschi. I visitatori sono stati oltre 168.000, facendo registrare il record assoluto di presenze. "Il Salone è unico a livello mondiale - ha spiegato il direttore Nicola Lagioia nella conferenza di chiusura - qualcosa di più di una fiera editoriale. Il segreto del Salone è che non ha pubblico, ma ha una vera e propria comunità di lettori, che si ritrovano anche nel resto dell'anno". Nei cinque giorni di kermesse sono stati circa duemila gli eventi dentro e fuori il Lingotto Fiere, di cui duecento sold out. Grande successo anche per le novità di quest'anno come la Casa della Pace, dedicata all'analisi della guerra in Ucraina e alla solidarietà per il suo popolo, o il Bosco degli Scrittori, lo spazio più fotografato del Salone realizzato con Aboca. “I temi qui dentro erano gli stessi del fuori, la pandemia, la guerra, la paura della povertà, la crisi, ma la differenza è che qui non eravamo soli" ha commentato Lagioia, che ha aggiunto: "C'è stato un record di visitatori, gli editori non hanno mai venduto tanti libri come in questa edizione e i numeri ci dicono che questa crescita che si registra anno dopo anno, dal 2017 ad oggi, non è una fiammata ma una crescita strutturale. Questo significa che il Salone di oggi è molto diverso da quello di qualche anno fa, è entrato in una nuova dimensione, si è allargato, è diventato più solido". Per gli organizzatori, insomma, un modello vincente che detta la linea per le nuove edizioni. Il futuro, però, è tutto da scrivere: nelle prossime settimane deve essere rinnovato il presidente del Circolo dei Lettori, ente organizzatore del Salone con l'associazione Torino Città per il Libro, e deve essere individuato il nuovo direttore, che l'anno prossimo sarà ancora affiancato da Nicola Lagioia...

    data: 26/05/2022 12:58

  • ORA ARRIVANO
    TANTI MILIARDI
    PER IL SUD.
    BENE. MA NON
    DIMENTICHIAMO
    IL MONITO
    PROFETICO
    DI SALVEMINI

    Beppe Lopez intervistato da Antonio Stornaiolo - 09 IL DIALOGO DEL LUNEDI’ Il 40% del Pnrr al Mezzogiorno, 82 miliardi su un totale di 206. Ma non basta. Sul sito del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale – che è poi la bellissima Mara Carfagna – si legge che a quegli 82 miliardi, se ne aggiungeranno altri, a cominciare dai 54 dei Fondi Strutturali e dai 58 del Fondo Sviluppo e Coesione, sino ad arrivare alla bellezza di 213 miliardi. Una montagna di soldi mai vista. Abbiamo risolto finalmente il problema del Sud. O no? “Lo sai da solo. Dipende da come li spenderanno questi soldi. Sono talmente tanti, e arrivati in un momento così delicato e complesso, che potrebbero effettivamente rivoluzionare il destino del Sud e di ogni suo singolo abitante, e creare un volano decisivo per lo sviluppo nazionale. Ma potrebbero anche rivelarsi un flop o addirittura creare danni. Sai quanto ha speso lo Stato, specificamente a favore del Sud, dagli anni Cinquanta ad oggi? Ti do un po’ di cifre: per Wikipedia, 82 miliardi, ma di lire, fra il 1951 e il 1991; per lo stimato Istituto Bruno Leoni, tutto l’intervento straordinario nel Mezzogiorno in quarant'anni è costato 140 miliardi di euro; per lo Svimez, il più autorevole centro studi meridionalistico, sono ben 430 miliardi di euro in conto capitale per investimenti e infrastrutture quelli arrivati al Sud dal 1951 al 2013. Tutto questo si è però notoriamente accompagnato a clientelismo, mazzette e corruzione, passando per un bel po’ di cattedrali nel deserto, vale a dire quelle strutture produttive anche di grandi dimensioni, che hanno dato sollievo di tipo occupazionale ai territori che le avevano accolto come manna nel deserto, appunto, ma che quasi mai sono riusciti a mettere in moto meccanismi autopropulsivi. Per non parelare dello sfascio ambientale tipo Italsider/Ilva”. Però, in questo mezzo secolo, qualcosa di buono è avvenuto. In alcuni territori e regioni, prima fra tutte la Puglia, sono nate iniziative anche all’avanguardia, non solo a livello nazionale, si è persino svegliata l’agricoltura... “Questo è indubbio. Restano però tre dati, per avere netta la sensazione del fallimento epocale dello Stato. Non solo nel Sud e per il Sud, ma per il Paese e, conseguentemente, per il Sud...

    data: 18/05/2022 18:38

  • MA IN TV
    CHE MESTIERE
    FANNO GRUBER,
    SANTORO, FLORIS,
    BERLINGUER
    E TRAVAGLIO?

    Beppe Lopez intervistato da Antonio Stornaiolo IL DIALOGO DEL LUNEDI’ (ilikepuglia.it) Oggi parliamo di retorica. Quella spicciola dei mezzi di informazione. Di come una guerra possa diventare strumento di ascolti e pomo della discordia. Ormai su ogni pagina, in ogni talk, ci sono due fazioni ben rappresentate: da una parte gli atlantisti indignati per l’invasione russa, dall’altra i pacifisti nettamente contro l’invio delle armi agli ucraini… Don Beppe, noi dove ci mettiamo? Di qua o di là? "Due fazioni, pro o contro, sì o no, bianco o nero, destra o sinistra, da una parte o dall’altra… C’è voluta la guerra ucraina per far emergere con nettezza una caratteristica ormai consolidata e qualificante, anzi squalificante, il sistema informativo italiano o meglio: quella marmellata senza soluzione di continuità che è diventato il nostro sistema politico-mediatico o meglio ancora: l’approccio alle questioni e lo stesso modo di pensare che, dal sistema, viene riversato quotidianamente nelle case e nelle menti degli italiani, condizionandone, spesso devastandone i comportamenti pubblici, sociali, persino familiari, oltre che sondaggistici, elettorali, ecc.". Stai parlando della tendenza alla rissa, alla contrapposizione… "Certo, alla rissa e alla contrapposizione non motivata o motivata – spesso all’insaputa degli stessi protagonisti del fenomeno - da interessi e intenti personalistici e di casta. Ma la rissa ne è l’effetto, non la causa. Sto parlando della spinta che viene dall’alto, dall’autoreferenzialità del ceto politico e informativo a semplificare, a bypassare la complessità, a disintermediare, a schierarsi, a mettersi l’uno contro l’altro. Più precisamente, nel nostro paese, gravemente segnato dalla mancanza di un vero mercato dell’informazione e televisivo, di vera concorrenza e di incisivi meccanismi di tipo meritocratico, si è creata una classe di professionisti della radicalizzazione e della contrapposizione a prescindere, persino con tanto di agenzie di collocamento che si sono affiancate e ormai sovrapposte ai tradizionali uffici di sistemazione partitocratici...

    data: 09/05/2022 16:16

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