IERI/OGGI

"LOCALE
E POPOLARE"
ECCO IL GIORNALE
CARTACEO CHE
PUO' RESISTERE
ALLA RETE

UNA FORMULA CHE VIENE DA LONTANO
GIA' BELLA E DESCRITTA 40 ANNI FA
DA BEPPE LOPEZ
NEL PRIMO NUMERO DEL "QUOTIDIANO" (*)
 
Professionalità e onestà intellettuale. Sono gli strumenti, i soli strumenti (insieme alla carta e all’inchiostro), che il direttore e i redattori di questo nuovo giornale intendono utilizzare per confezionare, ogni giorno, un prodotto specifico: un quotidiano locale e popolare.
Non sappiamo se ci riusciremo. Sappiamo che è esattamente questo, però, ciò che vogliamo fare. Confessiamo, anzi, che l’unica domanda che abbiamo la presunzione di porci, in questo momento d’avvio, ricco di entusiasmo e di ottimi propositi come tutti i momenti di avvio, è un’altra: “quando” ci riusciremo? E ci spieghiamo.
1) Questo non vuole essere e non sarà un giornale di gruppo o di partito o dei partiti o delle istituzioni; non vuole essere e non sarà nemmeno un giornale-istituzione. Per usare un paio di formule consumate dalla retorica populistica vecchia e nuova, vuole essere e sarà il giornale della gente, un giornale-servizio.
2) In questo senso, gli strumenti scelti dovranno servirci né più né meno che a uno scopo: a fare il nostro mestiere di giornalisti e a fare di Quotidiano un giornale, cioè a descrivere la realtà. Si legge al primo punto dell’accordo politico-programmatico firmato dal direttore e dall’editore di questo giornale, e approvato all’unanimità dalla redazione: “La caratteristica fondamentale del giornale deve essere tecnico-professionale: descrizione vivace e intelligente della realtà; servizi, inchieste, rubriche, interviste e notiziario trattati in maniera da interessare e divertire il lettore, perché si vendano sempre più copie del giornale, salvaguardando da un canto il rispetto per la realtà (fatti e protagonisti) e dall’altro la linea democratica e culturalmente avanzata del giornale". Quindi: descrivere la realtà e far parlare la realtà. Questo, senza voler far credere di ritenere che esista l’obiettività, che i fatti possano essere separati dalle opinioni e che un giornalista possa vedere e scrivere con la freddezza di una macchina fotografica. Ma sapendo che tra questo mito e la diffusissima pratica della manipolazione della realtà, c’è una terza  via:  quella,  appunto,  della  professionalità  intrecciata  all’onestà intellettuale.
3) È notorio il vuoto di descrizione della realtà che caratterizza l’Italia e in particolare il Sud. È il vuoto che intendiamo colmare nelle tre province di diffusione del Quotidiano: Brindisi, Lecce e Taranto (in ordine alfabetico), tutt’e tre prive di un giornale moderno e democratico. E questo vogliamo e possiamo farlo non solo per l’amore che il direttore e i redattori di questo giornale portano alla propria terra, ma anche perché pensiamo che “descrizione della realtà” paga sul piano editoriale e politico. Politicamente, è fin troppo chiaro a chi fa comodo che tante cose non vengano descritte (cioè denunciate e conosciute) e quali interessi politici complessivi si possono invece servire descrivendole, denunciandole e facendole conoscere. Sul piano editoriale, si tenga conto solo di un dato: nelle nostre province l’indice di lettura dei quotidiani è sotto le due copie al giorno ogni cento abitanti; come si legge nella prima puntata del nostro “Viaggio attraverso i paesi dove non si leggono i giornali”, nei tre comuni del Capo Tricase, Castrignano e Diso l’indice scende a 1,4, vendendo quelle edicole solo 308 copie di quotidiani (appena 190 del quotidiano regionale La Gazzetta del Mezzogiorno) a una popolazione che si aggira sulle 21.500 unità. Ecco: bisogna allargare l’area dei lettori. Partendo, naturalmente, da una convinzione di fondo: qui non si legge il giornale, certamente, non perché salentini e tarantini siano sordi alla cultura e alla informazione, ma per il semplice fatto che non hanno la possibilità di comprare e leggere un giornale, cioè un giornale locale e popolare, per la semplice ragione che non esiste.
Noi vogliamo tentare di farlo, questo giornale, e riteniamo di aver fatto di tutto in questo mese di preparazione e di “numeri zero” per riuscire a realizzarlo effettivamente: innestandoci con correttezza nel preesistente gruppo della Tribuna del Salento, portata avanti con generosità da Ennio Bonea e dai suoi collaboratori, primo fra tutti Antonio Maglio; mettendo insieme  una struttura redazionale snella e professionalizzata composta da giovani leccesi. professionisti brindisini e tarantini, e professionisti (perlopiù di origine pugliese) provenienti da esperienze giornalistiche fra le più avanzate d’Italia, eccetera.
Rimane un problema, una domanda: “quando” ci riusciremo? in quanto tempo il giornale che saremo in grado di confezionare riuscirà a collegarsi all’antico, reale, profondo bisogno di informazione e di cultura che è in tutti coloro che vivono in queste tre province? La risposta sarà data dalla qualità del nostro lavoro e dall’attenzione che ci dedicherete.
(*) 6 GIUGNO 1979