POLITICA

UCRAINA, PASSATO
REMOTO PRE-SOVIETICO,
PASSATO
PROSSIMO
SOVIETICO
E PRESENTE
POST-SOVIETICO

NUNZIO DELL'ERBA

Forse nessun Paese al mondo come l’Ucraina investe un territorio più conteso e rappresenta un popolo che sta vivendo una delle esperienze più tragiche della storia umana. Essa, che per quasi tutto il XX secolo è parte integrante dell’Unione Sovietica, raggiunge l’indipendenza nazionale solo nel 1991, sempre alla ricerca di una propria identità. Dall’inizio della guerra il 24 febbraio scorso sono stati pubblicati numerosi libri, alcuni veri e propri «instant book» e altri utili per comprendere un evento così doloroso.
Prima ancora che le truppe russe invadessero l’Ucraina, un excursus storico di questo Paese martoriato si ritrova nel volume «Storia dell’Ucraina. Dai tempi più antichi ad oggi» (Mimesis, Milano 2020, pp. 658) di Massimo Vassallo, seguito da «Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi» (Carocci, Roma 2021, pp. 349) di Giorgio Cella e da «Ucraina tra Russia e Occidente. Un’identità contesa» (Edilibri, Milano 2014 e 2022, pp. 160) di Gaetano Colonna. Si tratta di tre volumi con un impianto metodologico diverso, che offrono un quadro pressoché esaustivo della storia dell’Ucraina, ancora in attesa di altre ricerche sui suoi esponenti più autorevoli del mondo politico e letterario.
Storicamente il regno medievale della Rus′ di Kiev (in ucraino Kýjiv) è il più antico Stato cristiano, che corrisponde all’incirca al territorio attuale dell’Ucraina, Bielorussia, Polonia e Russia occidentale. Culla di civiltà di questi Paesi, la Rus′ di Kiev estende intorno all’anno 1000 il suo dominio fino al Baltico, finché essa perde il suo ruolo dominante nei tre secoli successivi a causa di vicende intricate e complesse. A usufruire di questa centralità politica e amministrativa è Mosca che diverrà la capitale del futuro Stato russo. La letteratura russa dell’epoca ruota intorno alla kiovia, termine gradualmente scomparso a favore di Moscovia.
Lungo il periodo che corre tra il XV e il XVII secolo, il nome di Moscovia è riproposto come espressione culturale e, sebbene sia diverso nella gerarchia ecclesiastica, diventa l’unico referente dei valori dell’Ortodossia dopo la caduta di Costantinopoli. I moscoviti cominciano a chiamare l’Ucraina «Russia meridionale» o «piccola Russia» per differenziarla dalla loro patria settentrionale. Nel XVIII secolo l’Ucraina è considerata un territorio idilliaco e primitivo, ma in grado di suscitare più emozioni della Russia. Ciò, in una scansione temporale di lunga durata, favorisce il sorgere e lo sviluppo di una letteratura ucraina diretta a coniugare le istanze della vecchia tradizione con le nuove tendenze culturali. In questo complesso processo che accompagna la storia dell’Ucraina per la conservazione della propria identità, la letteratura svolge una funzione fondamentale e favorisce la sua centralità nel contesto europeo. Essa contribuisce infatti a tener vivo un humus culturale, che pone le basi per un’autonomia della lingua, della religione e delle arti figurative.
Nel corso del XIX secolo la cultura ucraina vive una stagione feconda di creatività ed elabora espressive risorse, che perfezionano il codice linguistico, superano le forme dialettali e definiscono nuovi generi letterari. Al tempo della prima Duma (1906) cinquanta deputati presentano un’istanza allo zar per valorizzare la lingua ucraina, mentre nel 1917 una Rada (assemblea) autonoma si rivolge ai governi provvisori del principe L’vov e poi di Alexandr F. Kérenskij per introdurre il termine Ucraina nella possibilità che sia costituita un’entità statale autonoma. Dopo la fuga di Kérenskij e il successo della rivoluzione d’ottobre, i bolscevichi russi costituiscono a Char’kov un governo sovietico ucraino.
L’invasione dell’Armata Rossa e l’occupazione il 22 gennaio 1919 di Kiev portano al potere Rakòvs’kyj, che il 14 marzo costituisce la Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina. I nazionalisti ucraini, guidati da Sýmon Petljúra, si oppongono e cercano di fronteggiare anche la Guardia Bianca del generale Deníkin contraria all’Ucraina indipendente. La Repubblica Popolare Ucraina, riconosciuta già dalla Russia, dalla Francia e dall’Inghilterra, ha una vita breve, e dal 1922 diviene una repubblica satellite dell’Urss sotto il suo controllo diretto. Condizionata dalle vicende che si susseguono al suo accorpamento, e dalla politica di Lenin, di Stalin e degli altri governanti fino a quella di Putin (1999). l’Ucraina intraprende un aspro cammino verso un’indipendenza politica, che transita attraverso due guerre mondiali. La devastazione di Stalin con la carestia del 1932-33 («holodomor») e la soppressione nei mesi di aprile-maggio 1940 di 22 mila persone - delle quali 7300 nelle prigioni del Nkvd (Servizi di sicurezza sovietici) e il resto nelle prigioni in Bielorussia e in Ucraina - sono gli aspetti più eclatanti del dominio sovietico. L’«holodomor», come afferma l’Autore, diventa il simbolo dell’oppressione sovietica e la manifestazione di una vera e propria volontà di annientamento del popolo ucraino.
La disgregazione dell’URSS e la soppressione del legame storico con la Russia, che pesano come un marchio, favoriscono il suo status politico, ma impedisce un distacco definitivo da quella che lo scrittore ucraino Vynnyčénko chiama «la prigione dei popoli». La linea politica di Putin, come sottolinea Vittorio Strada nel volume «Lenin, Stalin, Putin» (Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, p. 176), si propone di «riallacciare passato remoto presovietico, passato prossimo sovietico e presente postsovietico … su una base storica nazionale o nazionalistica». Il suo obiettivo è quello di uscire da «una sorta di “epoca dei torbidi”» e di realizzare una situazione in cui lo Stato russo si erga al di sopra delle ex nazionalità sovietiche, ora distaccatesi dalla Federazione russa.
In questo contesto deve essere inquadrata l’indipendenza dell’Ucraina, che ripropone nuove questioni tra le due entità politiche come la divisione della flotta navale, le contese territoriali sulla Crimea e sul Donbass. L’aspirazione a trasformare il Paese in un territorio neutrale rimane un proposito che scompare nel 1997, quando l’Ucraina firma un trattato di partenariato con la NATO e poi con la Russia.
Con una superficie di 603.700 kmq - senza tener conto dell’annessione russa della Crimea nel 2014 - l’Ucraina impone sulla scena internazionale una nuova immagine e un ruolo rilevante nel contesto europeo. Il 20 febbraio di quell’anno è una pietra miliare, perché la guerra civile nel Donbass solleva altre questioni, che si aggravano per l’atteggiamento dell’Ucraina verso la NATO. Nel 2019 l’approvazione di alcuni emendamenti alla Costituzione ucraina, che prevedono l’adesione all’Unione europea e alla NATO, innesca una miscela esplosiva e determina l’invasione russa del 24 febbraio 2022.
Sulla «Guerra in Ucraina, 2022» Colonna scrive pagine documentate e ripercorre le tappe fondamentali che portano all’invasione russa. I discorsi di Putin del 21 febbraio e di Biden del giorno dopo sembrano emblematici all’Autore per comprendere la logica che domina il sistema internazionale. Ne consegue il ruolo della Nato, la funzione dell’Unione europea e le difficili relazioni tra i Paesi membri dell’Onu. Il sostegno militare dell’Usa all’Ucraina è dettato dall’occupazione della Crimea e dal conflitto secessionista del Donbass. Tuttavia la parte avversa denuncia il dispiegamento di forze della Nato, pienamente operativo dal 2017, lungo il perimetro europeo della Russia da Nord al Sud. La Nato, che da marzo a giugno 2021 dà vita alla più grande esercitazione militare («Defender Europe»), partecipa con almeno 28 mila uomini in diverse aree dell’Europa Orientale, comprese quelle contigue all’Ucraina.
Sugli eventi più recenti un contributo rilevante apportano Marco Bertolini e Giuseppe Ghini nel loro volume «Guerra e pace al tempo di Putin. Genesi del conflitto ucraino e nuovi equilibri internazionali» (Cantagalli, Siena 2022, pp. 277). Gli autori analizzano il «nuovo ruolo della Nato», le scelte di carattere strategico da parte di Biden, la volontà di potenza di Putin e gli eventi connessi ai dissidi interni all’Ucraina, coinvolta in una guerra assurda, che ha ridotto la sua popolazione per le morti sopraggiunte durante una drammatica mattanza e l’uccisione di molte vittime innocenti.