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MARCO PATRIARCA

  • GUERRA PER PROCURA?
    ECCO PERCHE'
    E' UNA FALSA TEORIA

    data: 02/05/2022 16:43

    Al Cremlino in guerra regna sovrana una squadra di truccatori professionali di tutti i media, soprattutto radiotelevisivi, che racconta come secondo il Cremlino realmente stanno le cose nella guerra ucraina: non è la Russia che fa la guerra all’Ucraina ma l’America e i suoi lacchè europei che la fanno per procura alla Russia; la quale con l’operazione militare speciale non fa altro che difendersi. L’America imperialista, dopo averci fatto circondare dalla NATO – sostengono Putin, Lavriov e Soloviev e Rogozin - ha complottato con gli Ucraini contro Yanukovich, che avevamo promosso capo del governo, per lasciare dilagare i neonazisti in tutta l’Ucraina e poi eleggere al suo posto un debosciato come Zelensky.

    A parte l’enormità della falsificazione della realtà, di regola, si può parlare di guerra per procura quando un terzo stato interviene per modificare l’esito di una guerra fra altri e ottenere un proprio vantaggio e non a favore di uno stato per proteggere un suo diritto; uno stato che invia armi a un altro che difende un proprio diritto non per questo diviene belligerante. In questa teoria forviante nessuno spiega neppure chi avrebbe dato una procura a chi per fare che cosa contro chi. Eppure il giochetto logico-dialettico della guerra per procura ha fatto furore, tutto confondendo. Si presenta il conflitto come una lotta fra i due imperi virtuali: America e Russia, che non esistono nella realtà, e non fra un aggressore e un aggredito; una teoria che è stata presa sul serio soprattutto in Italia e discussa in molti talk show non solo dalle farneticazioni dei Travaglio, Orsini o Santoro e altri, ma persino da professori, studiosi, giornalisti, scrittori e personaggi politici, ed è persino apparsa in cartelloni anti-americani e anti-NATO in alcune celebrazioni resistenziali il 25 Aprile. In tale contesto i russi, circondati dalla NATO, sono riusciti a far dimenticare, a chi dovrebbe sempre ricordarlo, che fra la cospicua dotazione di armi nucleari, i russi tengono ben aperta una postazione di 58 missili ipersonici a Kaliningrad (l’antica Konigsberg di Kant) sul confine europeo che potrebbero raggiungere Berlino in 10 minuti.

    Secondo la succitata tesi dovremmo continuare a ragionare in termini di un mondo dominato da potenze imperiali come l’ America, la Cina e la Russia. E’ un’ idea che piace alla Russia, facendola sentire ancora un impero, e lascia cullare gli imbelli europei dormienti (“While Europe slept” direbbe oggi Churchil) di essere parte di un supposto impero americano. Nel linguaggio politico corrente i termini impero e imperiale designano grandi potenze che dal loro centro esercitano un’egemonia su altri stati, altre nazioni o altri popoli e, in varia misura, un controllo territoriale, politico, militare o economico. Senonché dopo il 1991 quella Russia grande potenza non esiste più; e non, come è stato erroneamente sbandierato, perché ha perso la guerra fredda e un altro impero avrebbe vinto, ma perché l’URSS è implosa su se stessa una volta che il suo progetto sociale, politico anti-liberale e anti-economico è fallito; anche se la Russia odierna resta una potenza militare. In quanto all’America, pur essendo egemone nella NATO, sul piano politico, è dubbio che i suoi insuccessi nel ruolo di poliziotto del mondo dal dopoguerra abbia mantenuto integra la sua precedente egemonia imperiale.

    La Perla dell’Impero
    Per restituire alla nuova Russia almeno una parte della grande URSS,  Putin, nostalgico del vecchio impero fallito, ha studiato attentamene i suoi spazi vitali e le sue aree di influenza. Prima ha forzato i confini politici e territoriali della Georgia, della Bielorussia, poi ha lasciato in giro soldati russi senza insegne e carri armati nel Donbas, nel cuore del territorio dell’Ucraina, la perla dell’impero, ed ha occupato e annesso la Crimea. Fra i paesi ex-sovietici liberati, infatti, l’Ucraina è da un ventennio il più dinamico e pronto a cogliere tutte le opportunità per aprirsi a un nuovo sviluppo ed entrare nella modernità. Gli ucraini avevano mantenuto la loro vocazione indipendentista fin dai tempi degli zar, erano prevalenti russi bianchi anti-bolscevichi, affamati da Stalin, decimati a Stalingrado nel ’43, e fieri eredi del dissidente Mykola Rudenko e del coraggioso movimento ucraino Smoloskip in lotta per il rispetto degli accordi di Helsinky (1975) nei quali si denunciava la repressione sovietica. Oggi l’Ucraina ha una popolazione storicamente indipendentista, divenuta cosmopolita, abitata da moldavi, russi, russi bianchi, polacchi ed ebrei; aspira a una società aperta al mondo che guarda avanti e che in questi anni è stata oggetto di importanti scambi culturali e di investimenti esteri, soprattutto della Turchia e degli Stati Uniti. Putin ne teme il contagio con il suo mondo ancorato nel passato, ma non i vantaggi economici indispensabili a salvare la sua Russia in piena crisi. L’ Ucraina infatti è ricca di materie prime, da anni rappresenta un granaio di rilevanza mondiale ed è un ghiotto boccone per cominciare a disegnare il non meglio precisato nuovo ordine mondiale putiniano dopo l’annunciato tramonto delle liberal democrazie occidentali; un nuovo ordine pericolosamente passatista e per nulla attraente.

    Dalla Russia con orrore
    Dopo minacce e false partenze, all’improvviso la Russia di Putin ha invaso l’Ucraina mascherandola vigliaccamente da semplice operazione militare per non allertare la difesa ucraina. Ha bombardato massicciamente il paese distruggendo intenzionalmente gli spazi vitali e la sua popolazione civile causando 5 milioni di rifugiati. Ha più volte dichiarato di farlo per tre ragioni dimostratesi totalmente false: la pretesa protezione e liberazione dei russofoni dell’Ucraina; la liberazione dalla repubblica dei pretesi veri neo-nazisti; e per tenere l’Ucraina fuori dalla NATO. Sono tre argomenti speciosi sui quali Putin continua a mentire: i russofoni dell'Ucraina, come si è poi dimostrato, non avevano, né hanno, alcuna intenzione dei essere “liberati”; i neo-nazisti ucraini, che sono appena il 2%, come si è visto in politica come in guerra, non fanno i nazisti ma difendono coraggiosamente il loro paese; in quanto all’ipotesi dell’Ucraina nella NATO è da anni accantonata per esplicito desiderio di quasi metà dei suoi membri. L’ invasione ha avuto su di noi l’effetto che avremmo avuto noi se l’ex impero britannico, oggi Regno Unito, avesse invaso e bombardato l’Irlanda.

    In questa guerra criminale contro ogni legge civile e ogni regola divina e umana, i russi hanno mostrato una ferocia che nelle circostanze del suo contrasto con la vicina Ucraina nessuno pensava possibile: hanno distrutto palazzi, bombardato ospedali, scuole teatri, centrali elettriche, reti idriche e hanno ucciso civili inermi, stuprato donne, saccheggiato le case e hanno scritto una nuova pagina vergognosa che resterà indelebile nella storia della Russia contemporanea: i nuovi demòni di dostoevskiana memoria sono tornati a ricordarcene gli orrori. Frattanto nella guerra l’aggressore non accenna a fermarsi e l’aggredito, riarmato dagli europei e dagli americani, non cessa di difendersi. Oltre alla condanna dell’aggressione da parte di 40 paesi, unitamente alla pesanti sanzioni adottate, si punta a salvare il paese da peggiori devastazioni; ma senza sapere per quanto tempo potrà durare questa guerra spietata, dato il totale rifiuto russo di raggiungere almeno un cessate il fuoco foriero di un eventuale accordo di pace; una pace precaria che non potrà che avere altre ricadute sull’Europa e sul resto del mondo. Esiste però questa volta la possibilità che la voce responsabile dell’intera comunità internazionale quasi univoca agisca affinché questa guerra scellerata non venga vinta dalla Russia di Putin, whatever it takes.

  • LETTERA A PUTIN. Perché
    conviene che tu vada via
    immediatamente dall'Ucraina

    data: 10/03/2022 15:59

    Dear President Putin
    It is now evident to the entire world that in your illegal, cold blooded and criminal project to submit Ukraine you have miscalculated the Ukrainian’s bold resistance, the crippling world sanctions and the other European and the American reactions to come. After many days of war in which you have failed to secure a victory you are now a dangerous wounded lion Mr. Putin. In order not to lose losing face you will surely increase the brutality of military actions against innocent people, turn Ukraine into ruins, reduce houses to rubble like in Grosny and Aleppo, thus tarnishing forever the image of Russia and its people, whom are caught in the web of your lies.
    Even after having been condemned by the UN and by the International community you fail to understand that you have discredited your country and your own citizens not only by waging an illegal war but by manipulating information, cheating and falsifying past and present reality. You have also arrested thousands of anti-war, honest Russian citizens, spurring many others to look forward and actively work for your downfall.
    After WW2, the German soldiers remained haunted for decades by their decision to blindly follow Hitler’s ruthless orders, resulting in the suffering and killing of countless innocent peoples. Be assured that the same will happen to your own soldiers who choose to obey you: they will be haunted for the rest of their lives for the bombing of innocent peoples’ houses, schools and hospitals and for forcing one and a half million people to abandon their homes to escape the violence you have cruelly deployed against them with no reason. As to you, be assured that a considerable part of your own people are beginning to hate you. Your cynical indifference to the consequences for them will backfire. You might win many battles in Ukraine, but in the end you will almost certainly loose. Should you ever manage to occupy he country be assured that in spite of your meticulous KGB control and your soviet military style, your occupation and the possible rule over Ukraine will turn into a nightmare for you and your army and a source of embarrassment for the whole of Russia. As president author of this vile war you will be surely held responsible before the International Criminal Court for war crimes. As a consequence, ice skating in your lofty palace in Moscow might become impossible for you. Your life might very well become solitary, nasty, fearful and short.
    The Western free world will continue to relentlessly oppose your obscure designs to topple Ukraine and reshape Europe according to your own disastrous standards. It will help and assist the Ukrainian civil society in every way and improve its military defense possibly transforming your initial imperial plan for Ukraine into a nightmare: a civil war between Russian Ukrainians and Ukrainian Russians. As to the new and harsher sanctions against Russia to arrive in due course, you are wrong in considering then as declaration of war. They are a declaration of peace in the face of your illegal war. They are legitimate measures deployed by the civilized world against barbarism. While unpredictable solutions to stop the bombing may hopefully take place, please take the humble advice of a common person guided by sheer commonsense: you might still save the shreds of your obfuscated political standing by showing some common sense: for God’s sake get the hell out of Ukraine as soon as possible before a devastating extended war suddenly breaks, which you couldn’t possibly win, and the entire world would hold you personally responsible.

    Yours sincerely
    Marco Patriarca

     

  • PUTIN: LA MENZOGNA
    E LA BRUTALITA' AL POTERE

    data: 03/03/2022 19:44

    Al primo attacco di Putin all’Ucraina gli europei hanno avuto un sussulto: molti si sono ricordati del  fatidico pamphlet di Winston Churchill While England Slept mentre era alle prese con Hitler, che ora sembrava applicabile all’Europa dormiente mentre Putin, senza alcun motivo attaccava un paese libero. Invece, dopo il primo attacco militare russo all’Ucraina, l’Europa è stata attraversata da una corrente elettrica che l’ha finalmente svegliata per difendere con ogni mezzo un paese amico, libero e forte di un governo democratico votato dal 73% dalla popolazione (ucraina e russa). L’invasione di Putin è avvenuta con centinaia di migliaia di soldati russi, tank, potenti mezzi blindati e bombardamenti sul Kiev e varie città abitate da una popolazione civile di milioni di persone che nulla hanno fatto per meritare una tragedia umana per noi inimmaginabile, bloccando confini e strade, obbligando alla fuga famiglie intere a cui era stata tagliata la corrente elettrica, generando panico in violazione del diritto internazionale, dello statuto dell’Onu e degli accordi di Minsk.

    I pretesti della guerra falsamente addotti sembrano nazionalistici, ma in realtà nascondono il disegno imperiale di ricreare una politica di potenza anti liberale e anti occidentale in tutta l’area appartenente alla dissolta URSS; un disegno che Putin prepara da anni prevedendone segretamente anche l’impatto finanziario e le ricadute economiche sociali. Un disegno che certamente fallirà.

    Frattanto il dittatore, mentre sta causando un danno incalcolabile, oltre alla popolazione ucraina, anche a tutti cittadini russi (ma non certo ai suoi sgherri), sta producendo alcuni inattesi capolavori fra i suoi nemici: la NATO, la cui orazione funebre era stata da poco pronunciata dal presidente Macron, è rinata a nuova vita e alcuni paesi, restati in sospeso, stanno rompendo ogni indugio per entrarvi; l’Unione Europea si è improvvisamente ricompattata e promette ogni aiuto in difesa degli attaccati. Quasi tutti gli stati europei approvano le dure sanzioni contro la Russia e stanno predisponendo aiuti militari, sanitari, alimentari, tecnici e informatici ai quali partecipa anche il Regno Unito di un Boris Johnson, forse rinsavito, mentre il presidente Joe Biden, allineato all’Europa sembra aver recuperato la dignità perduta (incolpevolmente )in Afghanistan. Persino l’anti europeista Orban sta cambiando le sue idee sul futuro della Ue, senza neppure avanzare i “distinguo” sulla Russia del profeta Matteo Salvini (quando si sentiva “più sicuro a Mosca che a Bruxelles”).

    Vi è però un problema molto sottovalutato che incombe affinché qualche politico responsabile a Mosca si renda conto del danno che Putin sta procurando anche alla Russa. La forza del dittatore Putin infatti, finché resta in carica, continua a consistere soprattutto nella manipolazione dell’informazione all’interno, nel controllo dell’opinione pubblica russa e nella menzogna come strumento di politica estera: una pratica che Putin ben consce essendo quella che ha tenuto in piedi l’Urss per 70 anni: l’impero dei falsi, come definito da Alain Besançon e da Luciano Pellicani negli anni 70-80. Falsi storici, politici, economici manovrati per tener salda la verità ideologica al potere facendo apparire vero il falso. Ascoltare ieri in televisione l’intervista di un comunista italiano, da anni presente in Dombass, dirsi convinto della necessità di “combattere i nazisti ucraini” come comandato da Vladimir Putin, o ascoltare l’intervista ad una giornalista russa corrispondente in Europa balbettare frasi fatte sulle ragioni russe della guerra (forse per non perdere il posto), è eloquente sul monopolio informatico e dis-informatico che governa l’opinione pubblica russa. Per questo abbiamo ancora molto da temere dalle manipolazioni putiniane. All’interno della Russia stanno narrando al popolo e alle famiglie dei soldati russi morti che, come il citato giovane comunista italiano, sono morti combattendo contro un Ucraina piena di nazisti. All’esterno alimentano la falsa tesi di un’Europa ostile a una Russia accerchiata da una Nato aggressiva in mano ai guerrafondai americani. E’ chiaro che su questi falsi presupposti, che hanno falsato per anni l’intero quadro geopolitico e storico, un paranoico compulsivo come Putin ha potuto, per ora impunemente, convincere milioni di russi a seguirlo nella sua pericolosa e devastante sfida imperiale al mondo; un sfida che potrebbe già aver perso.

    Sulla permeabilità delle false informazioni e delle tesi farneticanti di cui abbiamo avuto conto in questi anni (non solo quelle russe) e sulle manipolazioni storiche, politiche ed ideologiche che sono rimbalzate nei media e nei social dei 5 continenti, in temi come le libertà democratiche nella pandemia, il populismo, il razzismo, il capitalismo e le disuguaglianze la cautela non sarà mai troppa. Bisognerà lavorare meglio in Europa per predisporre anche gli strumenti informatici per la difesa culturale e linguistica da adottare per non perdere la fiducia nel libero dialogo fra gli individui come quella più complessa fra le nazioni; un grande progetto per la nuova missione dell’Unione Europea.
     

  • IL FUTURO DELL'EUROPA
    ECCO COSA FARE DOPO
    L'APPELLO DI MATTARELLA

    data: 12/02/2022 09:15

    E‘ significativo che in occasione di un nuovo settennato, nel bel mezzo della crisi politica italiana, innanzi al Parlamento (fallimentare) che lo aveva appena eletto, Sergio Mattarella nel suo discorso d’insediamento abbia messo al centro non solo l’esigenza di valorizzare meglio il ruolo italiano nell’Unione Europea, ma abbia toccato il tema, ormai diffuso in Occidente, riguardante il problema delle restrizioni in corso nei diritti e nell’accesso alle opportunità economiche e professionali, cioè delle disuguaglianze, e abbia chiesto all’Unione di mettere in campo misure di giustizia adeguate per rimediare ai disagi economici e sociali che stanno comportando le nuove forme di discriminazione e di emarginazione. Un problema sempre nuovo che ricorda un celebre discorso de J.F. Kennedy quando auspicava “una società di pace dove i deboli sono sicuri e i forti sono giusti”; ma è forse la prima volta che un tema di giustizia, come formulato da Mattarella, arrivi così esplicitamente all’Unione Europea dalla voce del capo di stato di un suo membro.

    In proposito, a nessuno in Europa infatti è sfuggita la soddisfazione per l’esito delle elezioni presidenziali italiane (quasi uno scampato pericolo) e per il rinnovamento del binomio Mattarella-Draghi ai vertici di un paese come l’Italia così cruciale per il futuro europeo nel mondo, e soprattutto nel Mediterraneo. E’ appena il caso di ricordare che le vicende politiche, comprese quelle italiane, si evolvono mentre il quadro geopolitico mondiale è divenuto turbolento e che le aspettative di un ruolo efficace dell’Unione Europea (non solo della Germania o della Francia) impongono agli stati membri una nuova responsabilità e maggior chiarezza su quali siano tali aspettative dotando l’Unione degli strumenti politici per realizzarle.

    Sull’argomento si può osservare che la Ue da anni viene accusata di fare o non fare cose per le quali spesso non ha né l’autorità, né la competenza e la volontà politica. Agli europeisti di ogni orientamento che si rammaricano che la Ue non faccia sentire la voce dell’Europa nel contesto geopolitico mondiale e sia di fatto powerless: “un gigante economico, un nano politico e un codardo militare” come ironizzava Henry Kissinger, bisognerebbe rispondere che la politica dell’Unione dipende dagli stati membri; i quali dal canto loro di politiche ne hanno molte, contraddittorie e spesso ambigue e, alcuni di essi, hanno a che fare con partiti i cosiddetti sovranisti, populisti illiberali e anti-europei su prospettive a corto raggio e guardano solo alle loro sfacciate demagogie elettoralistiche. Per queste ragioni, gli stati membri, che tutti hanno in vario modo beneficiato dalle politiche dell’Unione dovrebbero rigettare l‘idea di una Ue in crisi e favorire ben altre forme di integrazione giuridica, economica e culturale, se non apertamente politica.

    La geopolitica del mondo frattanto è cambiata e il quadro di politica internazionale è divenuto più complesso e minaccioso anche per l’Europa. Si sta giocando una pericolosa partita di scacchi fra i grandi players mondiali, dai quali la Ue sembra esclusa, ed i cui giocatori, spesso anche gli europei, barano. Durante la guerra fredda erano obbligati a muovere re, regine, torri, alfieri, cavalli e pedoni secondo le vecchie regole ancora riconoscibili nel dopo Yalta. Oggi li muovono a loro piacimento secondo interessi immediati senza alcuna visione del loro (e nostro) futuro.

    In questo quadro risulta in modo eclatante la mancata integrazione europea sia fra gli stati membri che fra questi e i suoi vertici; una integrazione che, pur nel rispetto dei trattati, consenta all’Unione di esser fatta delle stessa stoffa di cui sono fatti gli ordinamenti degli stati membri ed a questi di esercitare la propria sovranità rispecchiandosi nei valori e nelle prassi che promanano dal comune spirito che anima l’Europa, oltre che dai dai trattati che ne fondano le istituzioni e ne delineano il funzionamento.

    Una Proposta

    Al fine di integrare la società civile europea ben oltre che ai vertici amministrativi e tecnocratici sul funzionamento dell’Unione, come previsto dal Trattato di Maastricht (1992) e da quello di Lisbona (2009), si dovrebbe proporre alla Commissione Europea l’istituzione di una Conferenza europea annuale di legislatori europei di grande risalto mediatico e di diffusione mondiale, riadattando il modello dell’americana National Conference of State Legislatures (NCSL), una conferenza che si tiene annualmente in due giorni a Denver in Colorado, alla presenza di centinaia di deputati dei Parlamenti dei 50 stati. Il suo scopo negli Stati Uniti è pratico e politico: consentire contatti personali e condividere esperienze legislative, onde mantenere un relativo equilibrio con il Congresso, creare cooperazioni rafforzate per singoli progetti, fare networking e in generale, come essi affermano, “per restare federali”.  Il sistema federale degli Stati Uniti non è in alcun modo assimilabile all’Unione Europea, per ovvie ragioni storiche, politiche e culturali. Tuttavia, l’esigenza di tutelare le sovranità degli Stati nazionali e coordinarne le prerogative politiche rispetto a un organismo sovranazionale non è dissimile da ciò che avviene all’ interno dell’Unione Europea. La differenza è che mentre gli stati americani parlano la stessa lingua, nascono tutti americani e appartengono a una Repubblica Federale, gli stati europei divergono sia nella lingua che nelle rispettive polities, e si sono combattuti per 20 secoli.

    Una conferenza europea simile, ad esempio, potrebbe svolgersi annualmente in due giorni a Roma fra il 25 e il 26 marzo in occasione della firma del Trattato di Roma (1957). Con tutto il movimento cosmopolita e mediatico che un tale evento comporterebbe, sarebbe occasione per incontri personali (non solo mediatico-elettronici) e confronti legislativi che accrescerebbero le conoscenze politiche, sociali ed economiche fra i decisori della politica; fra le persone prima ancora che fra i popoli. Dopotutto, negli anni ’50 la nuova Europa è stata fondata con la coraggiosa lungimiranza di pochi uomini eccezionali come Schuman, Monnet e Adenuer e De Gasperi e molti altri, e non da vertici istituzionali. Dopo 65 anni di onesto e duro lavoro forse oggi non mancherebbero altri uomini che onorevolmente dell’Europa nata a Roma nel 1957 continuino e completino la sua missione storica. Alcuni dei quali potrebbero trovarsi in Italia.

     

  • MA FRA DRAGHI E SALVINI
    CHI E' PIU' POLITICO?

    data: 28/01/2022 11:21

    Non bisogna meravigliarsi del clima schizofrenico, dopo la inutile farsa berlusconiana, in cui sta avvenendo la conta partitica per eleggere il nuovo presidente della Repubblica: il nostro è lo stesso Parlamento già giudicato fallito da Mattarella che responsabilmente ha salvato la legislatura nominando al governo Mario Draghi. Il nuovo governo è stato onorevolmente votato da una maggioranza trasversale, che semplicemente non poteva fare altro, innanzi al dilagare della pandemia Covid 19 e all’urgenza di metter mano ai progetti finanziabili del Pnrr europeo: due impegni cruciali per la possibile ripresa di un paese in piena crisi morale e politica soffocato dal suo debito pubblico. Il governo ha continuato a operare con successo, fino a quando alcuni partiti della maggioranza, prima docili, hanno cominciato a sentirsi sorpassati e poi defraudati delle loro prerogative e del loro ruolo “politico”: defraudati dallo stile, più che dall’azione, di un capo del governo dotato di una concezione della politica in tutto dissimile alla loro.

    E’ così che continua anche in questi giorni la falsa teoria di un Mario Draghi diminuito: un Presidente solo tecnico e non politico, come se non avesse trascorso un trentennio intorno a tavoli politici dove si sono discusse la sorti dell’ Europa rispetto alle singole politiche nazionali degli stati membri dell’Unione Europea. Si potrebbe mai paragonare la sua esperienza politica a quella ben poco edificante del curriculum politico di un Matteo Salvini?

    A proposito dell’ipotesi dell’elezione Draghi al Quirinale rispetto alle sorti del governo, abbiamo assistito in questi giorni alle osservazioni critiche dei più eminenti e meno eminenti trafficanti di parole invitati in talk show (soprattutto da la7) che ci fanno capire come gli attuali politici italiani percepiscano Draghi come un corpo a loro estraneo. Senza arrivare alle insopportabili farneticazioni di Marco Travaglio, quasi tutti hanno in vario modo criticato l’operato, a loro dire troppo silenzioso e poco aperto, del “tecnico” Mario Draghi rispetto alle esigenze dei parlamentari, i quali dopo aver disseminato per due anni le loro pulsioni illiberali e anti europee ora vorrebbero parlare, anche se solo di se stessi, per poi votare, mai pensando alle sorti del paese, ma esclusivamente a quelle del loro partito e del loro seggio.

    Il più rozzamente esplicito fra loro resta sempre Matteo Salvini che, con sfrontata prepotenza, per sostenere Draghi nel dopo Quirinale, avrebbe preteso il suo impegno a favorire incarichi nel nuovo governo per sé ed i propri accoliti un impegno illecito oltre che irrealistico. Draghi, che riguardo all’elezione al Quirinale si rifiuta giustamente di parlare o favorire se stesso, si è chiuso nel suo abituale e doveroso, riserbo e non gli ha risposto. Questo episodio e altri prefigurano tragicamente che l’emergenza nazionale firmata da Mattarella e da Draghi potrebbe essere finita. Al Quirinale si potrebbe eleggere qualcun altro e la legislatura continuerebbe con un altro governo come business as usual cioè, come prima, peggio di prima.
     

  • E PENSARE CHE IL VERO CODICE GENETICO ITALIANO ERA LIBERAL-SOCIALISTA...

    data: 20/12/2021 16:39

    In periodo di pandemia siamo circondati e ossessionati da un intero popolo di virologi, medici e costituzionalisti. In molti lavorano meno, hanno tempo e, grazie a internet, si immergono nel traffico delle parole che viaggiano per il web. Nelle misure anti-virus del governo molti vedono inganni e ironicamente, proprio mentre il governo registra il notevole successo della sua azione sia preventiva che curativa, frotte di negazionisti fra cui vari accademici, sospettano della spectre finanziaria che governa il mondo e naturalmente della tentacolare bigpharma. Ultimamente, ad esempio l’identificazione del terzo richiamo vaccinale con il termine booster, ha scatenato alti sospetti fra i no-vax, no-pass, negazionisti, complottisti e alcuni dissennati intellettuali: che cos’è questo booster – si sono detti - non sarà un'altra strategia per far fare altri soldi a bigpharma, che ne ha già tanti, e dare al Grande Fratello l’occasione di metterci a tutti un collare? Persino un vero filosofo esemplare dei nostri giorni come Giorgio Agamben, che ha letto bene Foucault e Carl Schmitt, ha immediatamente sospettato di Mario Draghi.
    I cosiddetti social, poi, confondono il virtuale con il reale e fanno apparire un paese allo sbando, senza medici e senza certezze, nel quale i fatti addotti dalla scienza sono comunque di parte e possono essere sempre contraddetti da altri fatti contrari. Il fenomeno è mondiale. Un sondaggio dell’autorevole Edelman Trust Barometer americano ha recentemente rilevato che quasi metà degli americani pensa che i fatti, cioè le informazioni governative e giornalistiche, siano ingannevoli.
    In Italia gli intellettuali che con i loro scritti hanno fatto scuola ad un pubblico più o meno acculturato, nell’ultimo mezzo secolo, hanno avuto un ruolo non secondario. Anche quando erano di parte la loro logica e le basi delle loro argomentazioni, per quanto discutibili, erano sempre riconoscibili. Oggi, e non solo a causa della pandemia, il clima della comunicazione, anche politica, non solo in Italia è cambiato e molti non si fidano più degli intellettuali; ed è sempre utile ricordare ciò che aveva scritto nel 1835 l’europeista deluso Julien Benda (La Trahison des Clercs), sconvolto dal suicidio europeo della guerra 14-18 nel quale vide l’inizio del crollo della civiltà europea tradita proprio dagli intellettuali.
    D’altronde gli intellettuali, i commentatori, i filosofi della politica e i giornalisti esisteranno sempre, e non solo nei paesi liberi. Tuttavia nel nostro brave new world informatico le loro voci sono divenute lontane e, soprattutto in Italia, con poche eccezioni, sembrano parlare nel vuoto; un vuoto che viene quotidianamente riempito dagli impenitenti divulgatori di chiacchiere che ogni giorno tengono banco tramite la rete informatica dei social lavorando a 360 gradi. Sono ormai loro, tutti virologi, giuristi e economisti, che guidano l’opinione pubblica.
    E la politica? Così come in politica non esistono governi tecnici, così non esistono vuoti intellettuali. Sabino Cassese ci ha felicemente allietato con un prezioso e incoraggiante piccolo libro sugli intellettuali, ricco di spunti letterari e filosofici e di osservazioni originali: “...l’intellettuale non ha un suo pubblico - scrive - si rivolge genericamente a coloro che nello spazio pubblico non conosce, e non solo alle persone colte. Non può tacere perché non è ascoltato… anzi proprio quando non è ascoltato deve parlare”. Cassese traccia alcuni profili di intellettuali secondo vari modelli: humboldiano-accademico, giornalistico, politico oracolare, e quello che da sempre cavalca il cosiddetto pensiero critico. E’ significativo che in quel libro Cassese abbia dedicato tanta attenzione al ruolo storico in Italia delle riviste di cultura come Il Caffè, La Voce, La Critica di Croce, la Nuova Antologia, Il Mulino, Befagor e altre; le quali, diversamente dalle reti social, che twittano in poche righe, analizzavano, argomentavano, dibattevano, facevano politica; non si occupavano solo dei temi d’interesse nazionale, ma ospitavano anche autori alti come Croce e Ruffini, Einaudi, Romeo, Dharendorf, Aron o Rawls e grandi giuristi come Santi Romano o Mortati, scrittori come Prezzolini, De Benedetti o Silone, nei quali si ritrovano ancora pezzi della storia italiana del novecento. Basta pensare al ruolo politico di Critica Sociale di Turati, chiusa dal fascismo, e alle battaglie liberal democratiche di Tempo Presente di Silone e Chiaromonte.

    Qualcuno forse, ricorderà il convegno, che definirei storico, del 1979, dal titolo “Socialismo Liberale e Liberalismo Sociale”, durato due giorni a Milano, organizzato dalla rivista socialista ”Critica Sociale” e da quella liberale “Alleanza” dove, fra i 70 relatori, vi erano Bobbio, Matteucci, Valiani, Bettiza, Colletti, Frosini Spadolini, Dahrendorf, Ulrich, Clarke, Pellicani e altri, oltre a una ventina di giornalisti di tutte le testate. In quei due giorni si era determinato che il vero codice genetico italiano era liberal-socialista e ne costituiva la vera costituzione materiale. Era sembrato che stesse per nascere una politica con altre proposte e altri orizzonti, diversi da ciò che è venuto dopo, cioè il suo completo tradimento.
     

  • TV7, 40 MIN. A DI BATTISTA
    PER COMMENTARE IL G20

    data: 07/11/2021 14:31

    In occasione del G20 a Roma, una significativa occasione di visibilità italiana e del governo Draghi, alla Tv7 si erano chiesti come e con chi commentare l’evento con alcuni autorevoli interlocutori. Conchita e Parenzo ci devono aver pensato a lungo; e pensa che ti ripensa finalmente, per una simile occasione, è venuta loro l’idea di mettere al centro della trasmissione niente di meno che Alessandro Di Battista. Per lui è stato un insperato successo; per un pubblico ragionevole un evento di parte particolarmente impegativo; per la Tv7 una inopportuna provocazione.

    L'idea di consacrare quaranta minuti agli sproloqui di Alessandro Di Battista in pieno G20 che vede al centro l’Italia ha lasciato molti basiti. I ben più autorevoli ospiti (come Monti e Canfora), hanno molto educatamente balbettato qualche osservazione senza riuscire ad attenuare di un millimetro la quantità di insulsaggini che, liberamente e mai interrotto, Di Battista ha potuto riversare su Draghi, sul suo ruolo nel governo del paese, sulle inutili "chiacchiere" in corso al G20, sulle eterne manipolazioni dei giornaloni e sull'informazione italiana, sul capitalismo ecc., usando espressioni trite e ritrite prese dalla vecchia sinistra, peraltro maledettamente simili a quelli illiberali della nuova destra radicale. Nella sua veste politica non abbiamo ancora sentito nulla di utile o di propositivo da Di Battista, il pessimo esempio di un giovane erroneamente acculturato, sicuro soltanto del proprio odio per tutto ciò che lo circonda, che traspare da ogni sua frase e suo gesto. E’ sorprendente che alla Tv7 non abbiano trovato qualcuno di meno ideologico e farneticante da mettere al centro del commento sul G20 a Roma... 

  • E' ARRIVATO IL MOMENTO:
    DIMENTICARE CACCIARI...

    data: 05/09/2021 19:57

    Di Massimo Cacciari mi piaceva l’acume dell’analisi politica e la vis polemica. Ora non più. Trovo la sua presa di posizione pubblica in tema no Vax e no Green pass pretestuosa, mal argomentata, francamente banale e dunque, nelle circostanze, dannosa. Davvero, come scrive, il grande pubblico non ha risposte sugli effetti visibili pubblicamene riscontrati del Covit 19? Davvero manca l’informazione? Davvero le misure, anche drastiche, da adottate per impedire i contagi mettono in pericolo le libertà costituzionali e addirittura la democrazia?

    Con questi argomenti Cacciari ha scatenato un vespaio nel quale sono scesi in campo decine di scrittori, intellettuali e giornalisti, fra i quali registriamo le critiche (blande) del giurista prof. Zagrebelski (La Stampa del 4.9). Quando Cacciari ha dichiarato urbi et orbi che la democrazia non può vivere con le restrizioni imposte dalla pandemia, ho fatto un salto. E allora? – mi sono chiesto - come combatterla se non con gli strumenti che abbiamo? Se centinaia di virologi che hanno dedicato una vita allo studio dei virus assicurano che l’efficacia dei vaccini certificati e approvati ne impediscono il contagio bisogna prenderli molto sul serio, adottare misure anche drastiche e vaccinare il più possibile tutte le persone esposte. Non solo per proteggere loro stesse ma soprattutto per proteggere gli altri.

    Ma Cacciari non parla mai degli altri; è un perfezionista esigente e “democratico” e ha alimentato la falsa idea che il Green Pass per sua natura crei disuguaglianze, cittadini di categoria “A” e “B”. Chiede che, prima di imporli, dell’evoluzione dei vaccini e dei contagi si sappia tutto e che sia previsto anche ciò che nessuno può sapere o anticipare: allergie, eccezioni, situazioni speciali. E soprattutto chiede “risposte attendibili“ anche sulle compatibilità dei vaccini con altri farmaci. Insomma, lui per primo vorrebbe informazioni virologiche complete, dati esaurienti e soprattutto garanzie. Argomenta la necessità di tali esigenze come se il paese vivesse all'oscuro di tutto, in mano a incompetenti e non vi fossero in giro medici curanti attendibili. E come se con il nuovo decreto relativo al Green Pass il governo stesse certificando la sospensione del diritto e lo stato di eccezione di Carl Schmitt.

    E la democrazia? Cacciari ci ricorda che “la democrazia è critica, informazione, domande e ascolto”. Con il sostegno di argomenti così esigui Cacciari ha sollevato una inutile e dannosa polemica fra troppi trafficanti di parole, alcuni poco attendibili, su temi di cui non sono competenti, e ha ingenerato un’ulteriore diffidenza non solo verso i vaccini ma verso gli intellettuali di cui non abbiamo certo bisogno.

    Per molti suoi estimatori potrebbe essere venuto, come per Michel Foucault, il momento di “oublier Cacciari”.  

  • PERCHE' NEMMENO QUELLO DI DRAGHI SI PUO' DEFINIRE "GOVERNO TECNICO"

    data: 09/06/2021 18:47

    Dopo la crisi irreversibile del governo Conte, in pieno stallo, con un Parlamento schizofrenico e delegittimato, nel bel mezzo di una devastante pandemia, la scelta da parte del Presidente Mattarella di affidare un nuovo governo a una persona del prestigio internazionale di Mario Draghi è stata subito salutata quasi da tutti da un’ondata di ottimismo; ma non dai guardinghi Dioscuri delle politica italiana in carica. Draghi infatti è fatto di un pasta diversa e non è stato scelto da loro ma, come prevede la costituzione (art.92), dal Presidente Mattarella e il Parlamento ne ha poi confermato appassionatamente la nomina. Data l’autorevolezza e l’esperienza di Mario Draghi alcuni commentatori si sono subito lanciati in previsioni messianiche sulla rinascita anche morale del Bel Paese in rovina; mentre i politici, felici di trovarsi ancora in carica, hanno ambiguamente finto di rinunciare a alla solita politica politicante; ma certo non alle loro prerogative e alle rivendicazioni che ora possono essere messe in questione dall’autorevolezza del nuovo presidente del Consiglio.

    In proposito è nata subito la vecchia teoria, tutta italiana, sempre in agguato fra gli intellettuali e i puristi della democrazia riguardo alle pretese disavventure dei cosiddetti governi “tecnici”, quelli che qualcuno preferisce designare come quelli “degli esperti”. Come scrive la prof. Elsa Fornero ad esempio, gli esperti “…fanno i calcoli e forniscono i mattoni… e spesso poi si rammaricano della loro miope pochezza" (La Stampa 31.5 21). Essendo nominati in emergenza, i “tecnici” non apparterrebbero alla politica, la quale, chissà perché, verrebbe sospesa, anche se è confermata da un Parlamento in carica. Perfino il prof. Massimo Cacciari che apprezza Draghi perchè lavora “ai piani alti mentre i politici si azzuffano al piano terra” (La Stampa 29.5.21), poi si aggiunge alla non piccola schiera delle Cassandre sugli esiti forzatamente illusori del suo governo “tecnico”; in questo in buona compagnia con tanti altri. Fra cui come non menzionare il polemico e risentito articolo del generale Fabio Mini (Limes marzo 2021), secondo il quale, dopo un'"abile strategia” che avrebbe portato alla formazione del suo governo, Draghi avrebbe presto “scoperto gli effetti distruttivi che il sistemino provocava nei partiti ... e ora dovrebbe rendersi conto che la sua politica porterà al suo fallimento”.

    Che cosa dire poi del velenoso Marco Travaglio? Questi afferma urbi et orbi che per fortuna il governo Conte aveva già bello e pronto per il “tecnico” Draghi il documento programmatico di accesso al New Generation UE (NG-UE9 che, secondo lui, lo stesso Conte “ha portato a casa”; un documento, quello di Conte che, come ha scritto Sabino Cassese sul Corriere della Sera, conteneva “generalità che sfioravano il ridicolo”. Ma la campionessa in materia dei pericoli dei governi “tecnici” è la filosofa Donatella Di Cesare che, su La Stampa (4 giugno), titola: Il Tecnico rende vacuo il politico. Un titolo che, come filosofa, forse avrebbe dovuto rovesciare: non è il tecnico che produce il vuoto della politica ma è il vuoto politico a produrre il tecnico, al quale il Presidente conferisce l’autorità politica temporanea necessaria alla salus reipublicae. Dopo aver elencato “tutti i limiti del tecnico” la Di Cesare conclude: “ …Se le cose stanno così,  se la democrazia è avvertita come un caos ingombrante allora i rischi sono gravi”. Le previsioni della presidenza Draghi hanno poi le gambe lunghe: sulla rivista Britannica Prospect (aprile 21) la prof. Lucia Rubinelli da Cambridge scrive che il presidente Mattarella nominando Draghi ha fatto qualcosa di strano (a strange thing to do) e sentenzia che di conseguenza il povero Draghi non potrà che far aumentare l’instabilità del paese.

    Davvero Draghi è solo un cosiddetto “tecnico” e non è un politico? Dieci anni da direttore generale del Tesoro, alla guida della Banca d’Italia e otto anni a quella della BCE:  non si sarebbe occupato di politica? Scherziamo? Che cosa si fa in quelle sedi se non politica previsionale, complessa e di lungo respiro che interessa l’Italia, l’Europa e il mondo? Che cosa fa il “tecnico” Draghi a Palazzo Chigi all’apice della cabina di regia in contatto con il Parlamento e la Conferenza delle Regini se non politica: salvarci dalla pandemia, gestire il Next Generation EU (NG-EU), guidare le prime riforme, trattare direttamente con la Commissione Europea, negoziare misure fiscali internazionali, agire sul fisco e sulla legislazione in materia d lavoro ecc. non è forse politica legittimata dal voto parlamentare? 
    Sabino Cassese ha sempre dichiarato pubblicamente e per iscritto con chiarezza esemplare che “i governi tecnici di fatto non esistono” e, citando il suo maestro Massimo S. Giannini, afferma che “ …non si può identificare la politica unicamente con i partiti a cui attribuiamo un ruolo monopolistico che non hanno e non hanno mai avuto...". Molti cosiddetti “tecnici”, prosegue Cassese, “come ad esempio Carlo Azeglio Ciampi, stanno per finezza, astuzia e capacità di trattare una spanna al di sopra il grosso dei parlamentari…” (Limes, marzo 2021).  Oggi tutti percepiscono che l‘attuale Presidente del Consiglio è il portatore in Italia di un’aria nuova nella politica italiana, restituendoci la dignità perduta e introducendo, non solo nell’immaginario, altri esempi a cui l’intero paese possa ispirarsi, diversi da quelli ingannevoli e illiberali che peraltro, in varie occasioni, hanno sfidato impunemente la Costituzione Materiale di un’Italia pienamente occidentale ed europea.

    La crisi italiana infatti non è solo politica ed economica ma morale ed è ancora attraversata da  corruzione e inefficienza; una crisi che non hanno certo creato i due governi Conte, ma che essi hanno aggravato. Oggi mentre gran parte degli italiani sognano la ripresa, saranno felici di non sentire più sparate, sguaiati vaffa, surreali sproloqui e sorridenti banalità. La scelta di Draghi ha già dato un taglio a tutto ciò. L’attuale governo, rimarrà in carica per il tempo che servirà sperando che resti il più lontano possibile dalla politica politicante a lui non congeniale, e forse potrà far uscire l’Italia dalla crisi. Frattanto però, fa specie che tanti intellettuali e autorevoli commentatori abbiano dedicato un tale numero delle loro dotte considerazioni a “tutti i limiti del tecnico” e così poche alle nuove aspettative di crescita e innovazione previste dal NG- EU, senza neppure accennare alle nuove prospettive per l’indispensabile ruolo geopolitico e non secondario che l’Italia dovrà esercitare in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo.
     

  • LA VERGOGNA DEL VIDEO
    DI GRILLO E LA TENUTA
    DEL "PAESE REALE"

    data: 27/04/2021 18:43

    Sapevamo che la politica Italiana fosse seriamente degradata ma nessuno poteva immaginare che al degrado si aggiungesse la vergogna come dimostra il caso Grillo. Ora siamo pronti a tutto: Beppe Grillo il capo carismatico, fondatore del maggior partito in Parlamento si è coperto di una vergogna che si estende ben oltre la sua persona. Per tentare di coprire suo figlio da un probabile rinvio a giudizio per stupro, perpetrato dl con altri tre amici, ha attaccato la magistratura farneticando intorno all’antica, vieta giustificazione di tutti gli stupratori, quella della vittima consenziente. Dopo le sue urla non è riuscito a proferire la più piccola parola di semplice rammarico per la vittima, e neppure a stigmatizzare gli altri assalitori. Ha solo gridato furiosamente la difesa del figlio contro ogni evidenza circa l’enormità dei fatti attribuiti a lui e ai suoi suoi compari. Indipendentemente da come quelle violenze saranno valutate in sede penale, questo ci dice tutto che stoffa siano fatti i loro autori e di qual sia il mondo a cui appartiene anche Beppe Grillo.
    Per conto suo il capo dei 5S, con le sue odiose illazioni verso la vittima, e quelle gravi verso la magistratura, si è posto al più basso livello di abiezione possibile. L’ex ministro Matteo Salvini aveva già cominciato a denigrare la magistratura quando gli serviva (sequestro sulla Open Arms, negoziazioni di tangenti a Mosca). Come allora, trattandosi di un personaggio pubblico come Grillo, che riveste un importante ruolo nella politica italiana, molti si sarebbero attesi le sue dimissioni spontanee o politicamente indotte dalla presidenza dei 5S. Nulla di tutto ciò. I suoi grillini lo sostengono malgrado tutto, anche loro senza vergogna, e quasi tutti i politici, quando si tratta dei delicati equilibri della politica politicante, da sempre abituata ai “distinguo”, sono rimasti cautamente silenziosi.
    Un tale vergogna infatti ha appena sfiorato la politica ormai abituata a tutto. Le reazioni a fatti di tale orrore, alla violenza sessuale, alla sopraffazione sulle donne, alla volgarità e al disprezzo di qualunque sentimento morale misurano pubblicamente il comune sentire di un paese. Nel nostro caso, per fortuna, i paesi sono due: quello della politica, dei social e dei media che ne rispecchiano le ambiguità e ne celano le bassezze, e quella delle persone comuni. Per capire la differenza bisognerebbe ascoltare ogni mattina al programma Rai Prima Pagina le opinioni di una maestra di scuola, di una madre, di un laureato disoccupato, di un immigrato, di un sindaco di paese, di un pensionato, di un cooperatore o di una vittima di un errore giudiziario. Dalle loro domande semplici e dirette, talvolta assai polemiche, e dalle loro repliche appare un popolo italiano diverso che quasi non conosciamo: intelligente, pieno di buonsenso, intellettualmente avvertito, ben informato e pieno di aspettative, lontano da quello che ci appare dalla politica politicante, dai social e dai media. Eppure i sondaggi ci raccontano che nelle previsioni di voto i due poli fallimentari tra cui si dibatte la politica italiana da tre anni pare che tengano: secondo loro il gradimento dei 5S e di Salvini, malgrado tutto, sarebbe ancora alto. Ma saranno attendibili questi sondaggi?
     

  • "ITALY IS BACK"

    data: 01/04/2021 19:33

    Nel nostro annus horribilis i problemi della pandemia occupano ormai migliaia di pagine di giornale e intere giornate di trasmissioni radio-televisive e hanno in larga misura oscurato i molti tragici eventi che hanno insanguinato lo Yemen, la Birmania, incrudelito in Cina, in Egitto e in Turchia e nel Mediterraneo. Son tutti eventi che continuano a inquietare il nostro mondo ferito nel quale la politica estera occidentale, già sfigurata dalla presidenza di Donald Trump, è ancora impotente. Frattanto lo stesso mondo occidentale non è più lo stesso: gli Stati Uniti hanno un nuovo presidente, incoraggiante, non più ostile all’ Europa, che ha rapidamente cancellato il ricordo del suo infelice predecessore; l’Unione Europea è tornata alla ribalta grazie alla strabiliante novità di un impegno finanziario comunitario e politico. simil-federale previsto, dal programma Next Generation EU (NG-EU) che segnala una nuova fase nella storia della difficile integrazione europea. La terza novità occidentale poi è certamente il nuovo governo italiano in mano a un capo esplicitamente filo europeo e filo atlantico, di provate capacità, che ha consentito al commentatore politico irlandese Eamon Cuffe di osservare con soddisfazione, nel corso di una conferenza internazionale europea in Zoom, che con il nuovo governo “Italy is back”.

    Nel paese in cui milioni di cittadini italiani si erano lasciati pericolosamente sedurre dai vaffa di Beppe Grillo, dal populismo dei suoi inesperti amici e dalla prepotenza demagogica anti occidentale di Matteo Salvini oltre che da una politica italiana vuota ed eternamente politicante, senza costrutto e senza visione, ho trovato singolare che sia un qualsiasi Eamon Cuffe ad annunciare in una conferenza pubblica che “Italy is back". Si può osservare in proposito che l’Italia, terza colonna dell’Unione Europea, sembra “tornata” in campo proprio mentre, quasi una fatalità, quattro eminenti italiani sono dei campioni dell’Unione Europea: Mario Draghi, David Sassoli, Paolo Gentiloni ed Enrico Letta, i quali, dalle loro rispettive cariche, sembrano averne in mano le chiavi proprio mentre l’annunciata assenza dell’indispensabile Angela Merkel potrebbe far mutare la stessa politica europea della Germania.

    Se da una parte la pandemia ha devastato mezzo mondo, e dall’altra i disastri economici, sociali e politici che lascia intorno a se, ha reso evidente, se mai fosse necessario, come si muovono i grandi giocatori sulla scacchiera mondiale. Il quadro che la scacchiera ci lascia intravedere è inquietante: Stati, grandi e piccoli, tutti armati, molti governati da personaggi pericolosi, vivono nella paura, in Asia, in Africa e soprattutto nel Mediterraneo. Nel gioco degli scacchi i re, le regine, le torri, gli alfieri, i cavalli e i pedoni, si muovono ognuno secondo le regole del gioco; ma la scacchiera del mondo reale è anarchica: in questa i giocatori, anch’essi con i loro re, torri, regine, alfieri, cavalli e pedoni, pur di vincere, li muovono a loro piacimento, cambiando le regole del gioco, sono spesso maldestri e, senza preoccuparsi che, come nel gioco vero, un misero pedone nascosto può divenire la causa di uno scacco matto, cioè di una guerra.

    Per questo l’area del Mediterraneo, che da italiani ci interessa maggiormente, è quella dove si annidano problemi di politica interna più complessa in mano a governanti poco affidabili. In assenza di una realistica geo-politica europea, una strategia strettamente mediterranea, economica, culturale e di sicurezza oggi potrebbe essere svolta solo dai paesi mediterranei culturalmente più attrezzati e interessati, quali ad esempio, quelli ancora fedeli allo spirito originario del Trattato di Roma del 1957. Una tale strategia potrebbe essere guidata dall’Italia e dai suoi campioni europeisti, fintanto che sono in carica.
     

  • PIU' DI MEZZO PARLAMENTO
    ANTI-LIBERALE
    E CONTRO L'EUROPA

    data: 06/02/2021 18:15

    Mentre il presidente Sergio Mattarella confermava il fallimento dell’onorevole Roberto Fico nella sua ricerca di una nuova maggioranza a sostegno del governo Conte2,  il suo sguardo era di giaccio. Quando poi ha rotto ogni indugio annunciando di conferire il nuovo incarico a Mario Draghi, se da una parte un tale annuncio ha sollevato gli animi, dall’altra è suonato come un autorevole monito del Presidente ai partiti sulla loro responsabilità nelle conseguenze di una tale scelta. A nessuno può sfuggire infatti che Mattarella ha conferito ad massimo esponente del liberalismo europeo l’incarico di portare alla ragione un movimento-partito come i 5S, la Lega salviniana e Fratelli d’Italia anti liberali e anti europei per vocazione culturale e politica. I quali dovranno farci sapere quanta parte dell’elettorato condivida la Costituzione liberale italiana.

    Leggendo le prese di posizione di molti dei nostri parlamentari e dal florilegio delle strampalate opinioni politiche che viaggia su social, e nei talk show, non ne sono molto sicuro. Anzi, se guardiamo alla composizione del nostro Parlamento attuale si può riscontrare che ben oltre la metà dei deputati in (32% di 5S + il 17% della Lega e il 8% di Fratelli d’Italia e qualche frangia della sinistra radicale) si sono dichiarati in varie fasi e con diversi accenti anti liberali e anti europei. Approvano ancora la costituzione liberal democratica del 1948? Si sentono ancora parte dell’Unione Europea? Quali i loro progetti? Quali le loro prospettive? Quale economia propongono? Che cosa pensano sulla posizione dell’Italia in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo?

    Sappiamo che Matteo Salvini alla vicinanza con le istituzioni europee (dona ferentes con il New Generation-EU) preferisce quella “senza trappole” di Mosca, che la Meloni, con i suoi rigurgiti fascistoidi, tifava per un tipo come Donald Trump, che i 5S anti-casta, ma che ne sono quella nuova, con alle spalle una serie di fallimenti inescusabili e inescusati, senza uno straccio di programma occhieggiano alla UE per ragioni tattiche e guardano all’ America sbagliata: quella latina e non a quella rinnovata di Joe Biden, e piuttosto alla CIna; in quanto alla figura di Mario Draghi hanno farneticato di lui cose, che forse oggi non ripeterebbero, ma che non sono certo di buon auspicio per un nuovo governo che saranno chiamati a sostenere. Le reazioni di questi gruppi e dei social, che li seguono, alla nomina di Draghi è la prova che una parte non piccola degli italiani (persino la celebre signora di Voghera) ha già subito una sorta di mutazione antropologica e ci sta abituando ad un diverso tipo di comunicazione pubblica trasformando la nostra democrazia in una sorta di demo- idiozia, nella quale tutto ha diritto di ascolto politico: paragoni sballati, citazioni a sproposito e vere proprie assurdità che passano poi nel linguaggio usato persino in Parlamento che ne sta divenendo lo specchio. Questo peraltro è composto di molti deputati improvvisati, passivi ma saccenti, e di scarsa competenza, che sono la vera ragione del fallimento del governo Conte2.

    Se così stanno le cose si può ben capire l’avversione che costoro, e i social più intemerati che li seguono, già manifestano per un personaggio come Mario Draghi, una persona di esperienza e di successo che appartiene alla categoria delle persone-guida affidabili di cui la democrazie sono sempre state avare, ma le sole di cui la gente ha ragione di fidarsi. Draghi è un liberale europeo di tipo einaudiano, attento agli altri, sicuro di ciò che dice, intellettualmente onesto e fedele alla massima einaudiana ”conoscere prima di deliberare”.  E’ dunque qualcuno che i nostri improvvisati deputati farebbero bene ad imitare, invece di contrastare, e divenire essi stessi degli esempi per i più giovani e per un rinnovamento della politica in Italia.

    “Il mio parere – scriveva Fyodor Dostoesky - è che ai nostri tempi non si sa più affatto chi s’ha da stimare in Russia. E bisogna riconoscere - concludeva amaramente - che, per un paese, non saper più chi s’ha da stimare è un’atroce calamità.“

     

  • "ALL'IDEA DI QUEL METALLO"

    data: 02/02/2021 20:14

    Quasi tutti i commentatori di politica in Italia e in Europa si trovano davanti un’impasse diabolica: come evitare le elezioni in tempi di pandemia e salvare un governo moribondo sostenuto da un Parlamento senza legittimazione; i quali rischiano di lasciare il paese piombare in una recessione profondissima e forse non recuperabile. Nell’assegnazione dei fondi europei la parola Recovery andrebbe sostituta con Next Generation EU (NG-EU) e bisognerebbe discutere di priorità e di singoli progetti, di chi li realizza, come, con quali tempi, quali risorse, quali controlli e quali risultati attesi.

    Invece i nostri parlano solo di soldi. Il funzionamento del NG-EU in questo è assai semplice: niente progetti conformi - niente soldi. I nostri invece non parlano che delle montagne di soldi “che arrivano” , e di come spenderli, sedotti "dall’idea di quel metallo" come canta Figaro. Il NG-EU inoltre nasce anche per incoraggiare una nuova generation della classe politica. Qualcuno ha qualche idea in proposito? Per la gestione del NG-EU infatti servono competenze che il nostro governo e il suo non eccelso entourage non possiedono. Non solo: continuando questa legislatura con un Conte 3, sarà questa a eleggere il nuovo capo dello Stato e il mondo politico che abbiamo ormai conosciuto da due anni troverà il modo di occupare parte dello Stato e la scena politica per i prossimi 20 anni. Quest’ultimo pensiero dovrebbe essere meditato da chi in questi giorni ha i mano il futuro dell’ Italia e dell’ Europa.  

  • RENZI? I PROBLEMI VERI
    SONO QUELLI DI MERITO

    data: 24/01/2021 18:03

    Il primo problema che si aggira rumorosamente nel governo Conte 2, in piena pandemia, è che l’Italia - non a caso è la massima beneficiaria dello straordinario programma Next Genetration EU (NG-EU) - potrebbe sprecare o non realizzare adeguatamente le ingenti risorse di questo programma, quasi un nuovo Piano Marshall pensato per l’Italia. Un attento ed efficiente uso del NG-EU potrebbe riformare, rilanciare progetti, modernizzare la PA, rianimare il sistema fiscale, riorganizzare l’intero settore della giustizia; potrebbe peraltro recuperare una parte dei danni economici causati dalla pandemia del Covid 19. Nel mezzo di tale problema il più duro critico del governo su questo punto è stato ed è Matteo Renzi. L'uscita di Renzi e di IV dalla maggioranza di governo per questa causa ha fatto infuriare sia il PD che i 5S, che lo la considerano un traditore, un astuto ricattatore e guastatore, e ritengono ormai di aver chiuso con lui al 100% (David Crippa).

    Il secondo problema per il governo e per l’Italia, è che nel merito Renzi ha ragione. Dopo aver favorito la creazione del governo Conte 2, Renzi con il suo partito Italia Viva fin dall’inizio ha tenuto una corda intorno al collo del governo soprattutto per questa ragione. Davanti all’arrendevolezza del PD ai 5S - non solo sull’attivazione del MES, ma del NG-EU di cui sopra, assolutamente indispensabile per l’ Italia - Italia Viva aveva imposto alcune importanti modifiche al programma annunciato dal governo Conte 2 minacciando di farlo cadere. Alcune (riguardanti la sanità) hanno di poco migliorato il programma, ma sono state ritenute del tutto insufficienti e tutta la gestione avanzata dal governo è ritenuta impresentabile a Bruxelles. Pertanto Renzi ha fatto uscire Italia Viva dalla maggioranza di governo che ora tenta di resistere con gli aiuti esterni di altre forze politiche dei cosiddetti “costruttori”.

    Critiche simili a quelle di Renzi vengono da fonti ben più autorevoli. Sabino Cassese, in un ampio articolo sul Corriere della Sera, ha stigmatizzato alcune proposte postate nel programma NG.-EU del governo italiano come “vicine al ridicolo”. Carlo Cottarelli, la Fondazione La Malfa, che ha consegnato al governo un suo attento studio, non sono stati da meno; per non dire dei ritardi denunciati da Paolo Gentiloni e delle “preoccupate” critiche e degli ammonimenti giunti dalla BCE e da Valdis Domvroskvis (vice presidente della Commissione EU). Nel testo sulle proposte del governo vengono enunciate idee, priorità, finalità e cifre ma dei singoli singoli progetti non si sa quasi nulla. Il problema al riguardo è molto serio: i progetti pubblici su temi qualificanti come la Scuola, la Giustizia, il Fisco e la PA, sono operazioni complesse; devono partire da analisi di settore aggiornate da professionisti muniti di nuovi dati (non obsoleti); i capi progetto responsabili devono essere pochi, esperti e possibilmente selezionati dal mondo dell‘impresa, e non della politica; la quale deve solo amministrare, coordinare e controllare i lavori lavoro con commissari dai curricula giudiziari impeccabili. I progetti dovrebbero trattare per lo più progetti di durata che devono essere suddivisi in fasi di lavoro, comprese le singole azioni necessarie per ogni fase, assegnandole a singoli responsabili amministrativi o tecnici. Come si insegna ormai ovunque nel mondo nei corsi di project management, si devono anticipare i risultati attesi dal progetto e, nel nostro caso, valutarne i vantaggi per le prossime generazioni, indicarne le risorse e stabilirne la coerenza con i costi previsti prima per ogni fase e poi per tutto il progetto.

    Tenendo presente che le abitudini italiane in materia di “elasticità” negli appalti pubblici, in "aggiustamenti” e/o "aggiornamenti" di tali costi, legati a temperie politiche e/o altro, potranno non essere accettate dalla Commissione europea e metterebbero l’Italia sulla lista nera dell’Unione Europea proprio nella più importante sua fase del suo rilancio. Nel tentativo di salvare il governo,  il presidente Conte e la scombinata compagine dei 5S si dovrebbero essere accorti che, con Renzi o senza Renzi, il più serio problema per l’Italia oggi è un programma coerente e fattivo che porti al successo delle aspettative provenienti dal NG-EU e che sue chiavi non si trovano a Montecitorio ma in Europa.
     

  • L'ASSALTO AL CAMPIDOGLIO
    UNA LEZIONE UTILE
    PER TUTTE LE DEMOCRAZIE

    data: 09/01/2021 19:33

    Dopo la scioccante insurrezione al Campidoglio americano del 6 gennaio,  il vice presidente Mike Pence, come molti altri repubblicani, ha subito preso le distanza dal presidente Trump e in mano le redini di una situazione ancora incandescente. Non ci sarà guerra civile in America, come molti vaticinano, ma l’insurrezione contro il Campidoglio americano resta un evento sconvolgente e rimarrà negli annali della storia della politica americana. Si è drammaticamente dimostrato come in un paese di democrazia avanzata, dove la gente sa leggere e scrivere, un’insurrezione violenta possa, tramite i social network, essere scatenata da un personaggio istituzionale adducendo ragioni del tutto inesistenti. Infatti, malgrado i controlli sulle schede elettorali effettuati dalle stesse commissioni repubblicane, non si è trovata la più piccola prova di eventuali frodi elettorali. Eppure Trump urla la sua vittoria e, come ci confermano tutti i commentatori in loco, centinaia di migliaia di americani, anche se non ne esiste alcuna prova, sono convinti che le elezioni siano state truccate.

    La prima osservazione è che una così efficace manipolazione dei cittadini rappresenta un pericolo micidiale per qualsiasi democrazia; la seconda è che sarebbe utile indagare come le poche ma aggressive squadre dei proud boys di Trump siano riuscite a sintonizzarsi con un’altra rabbia, quella della folla non solo degli scontenti arrabbiati anti-sistema, e forse non necessariamente fanatici dell’ex presidente, ma con i più violenti fascistoidi e razzisti. Da questa vicenda Trump esce politicamente a pezzi, mentre sul suo partito, il famoso GOP (grand old party) pesa il non aver capito in tempo a quali limiti di follia potesse arrivare il loro triste campione. Eventi del genere sono successe nella storia ma è stupefacente che questa sia avvenuta negli Stati Uniti.

    In casa nostra fra i preoccupati commenti, le invocazioni alla pace e le dichiarazioni ufficiali, si sono distinti i nostri sovranisti Matteo Salvini, Giorgia Meloni e l’ineffabile Vittorio Sgarbi. Salvini, che detesta il liberalismo quanto Trump, fin dalla vittoria di Biden aveva riservato un suo giudizio; sull’attacco al Campidoglio, dopo aver condannato la violenza (ci mancherebbe) ha notato come Trump, dopo averli lodati, ha invitato i suoi bravissimi proud boys, e gli altri gli insorti (che lui stesso aveva sobillato) a tornare subito a casa. La Meloni è stata più attenta e asciutta e ha solo stigmatizzato la violenza, ma ha resistito alla tentazione di fare della sociologia spicciola; cosa che ha lasciato al professor Sgarbi, felice sindaco di Sutri, più esperto di democrazia. Sgarbi, è sembrato di capire, considera l’insurrezione di Washington un fenomeno quasi fisiologico delle democrazie; ne sarebbe possibile persino una contro Giuseppe Conte. Poi si è avventurato in paragoni bizzarri fra cui la manifestazione “democratica” cosiddetta “delle monetine” contro Bettino Craxi degli anni ’80. E così persino da eventi preoccupanti che interessano gli assetti del mondo, ciascuno a casa propria sfrutta quel tanto di visibilità più o meno parrocchiale che possiede, per darci la misura della intelligenza politica che circola intorno a noi e nel mondo.

  • NEXT GENERATION UE:
    MA LA POLITICA ITALIANA
    E' PRE-MODERNA

    data: 01/12/2020 21:36

    “Coloro che spendono i soldi propri per se stessi”- sosteneva Milton Friedman – “sono sempre molto attenti; coloro che spendo soldi propri per gli altri sono invece più generosi; ma i più pericolosi – egli sostiene - “sono coloro che spandono soldi degli altri per gli altri”.  Neanche a dirlo, fra questi ultimi Friedman pone gli stati. Gli stati infatti sono governati da politici, i quali, diversamente dagli imprenditori, che conoscono bene il loro mestiere, davanti a un certo numero di grandi progetti, ne valutano le priorità soprattutto secondo criteri di opportunità politica;  hanno solo generiche e poco aggiornate competenze di settore, non ne conoscono i risvolti tecnici e le fasi operative rispetto ai tempi e ai risultati attesi. Dunque devono affidarsi a manager pubblici di esperienza, possibilmente lungimiranti, e ad accreditate imprese private. Per tali progetti i committenti, per così dire, sono i cittadini contribuenti, visto che le risorse finanziarie impiegate sono le loro e dell’esito dei progetti i governi hanno la responsabilità sia amministrativa che politica. 

    Nel caso del Next Generation EU o Recovery Fund le cose stanno assai diversamente: le risorse finanziarie disponibili, previste per ogni stato membro, non sono in mano ai governi ma alla Commissione Europea, e la reale consistenza e affidabilità dei singoli progetti da finanziare, il loro monitoraggio e la rendicontazioni fanno parte di accordi comunitari che i governi hanno sottoscritto e sono tenuti a rispettare; pena la loro messa in mora e l’eventuale taglio delle risorse.
    Generalmente per i grandi progetti nazionali di interesse pubblico i governi aprono i cosiddetti tavoli: politici, tecnici e amministrativi, dove i partiti politici, gli imprenditori e la banche, per così dire, giocano a Monopoli: tanto per la Scuola, tanto per i trasporti, tanto per lo Sport o la Giustizia ecc. Ovunque nel mondo le lobby, interessi di parte, anche occulti, e intemerati operatori, onesti e meno onesti, sono sempre in agguato; tuttavia, malgrado le difficoltà di cui sopra, tali tavoli sono indispensabili ai governi. Nelle organizzazioni internazionali il gioco del Monopoli è impossibile: le regole si scrivono prima, i tavoli le devono rispettare e i risultati si valutano dopo. Il contesto appena descritto dovrebbe aiutarci a capire, e forse a far capire, quanto la politica Italiana sia ancora culturalmente lontana dalla modernità e dall’Europa, e quale salto di qualità e di efficienza nel project management pubblico dovrà essere messo in campo dal governo se non vuole che il Next Generation EU, quasi disegnato per rimediare ai problemi italiani, divenga per tutti una pericolosa delusione.



     

  • TAGLIO DEI PARLAMENTARI?
    UNA RIFORMA PARZIALE

    data: 08/09/2020 16:55

    Se i 5S dovessero vincere il referendum relativo al taglio dei parlamentari, sarebbe il loro primo successo dopo una sfilza di fallimenti nel governo giallo-verde da far vergognare persino Tartarino di Tarascona. Errori che sono costati miliardi che hanno accresciuto il debito pubblico e ingannato i contribuenti: reddito di cittadinanza, quota cento, TAV, Flat tax, irrinunciabile ostilità verso l’Unione Europea, apertura verso la Cina (pendant di quella di Salvini verso la Russia). Per non dire degli assurdi ostacoli frapposti ad ogni passo nel non facile governo di coalizione con il PD, il cosiddetto Conte 2. Il quale Conte ha persino dovuto difendersi dal trafficante di parole Luigi Di Maio, per poter argomentare utilmente e difendere le prerogative finanziarie italiane nel programma Next Generatio EU.
    I 5S sono molto ansiosi per l’esito della loro improvvida iniziativa; infatti, dopo una tale imbarazzante lista di fallimenti, di gaffe e di manifestazioni di presunzione, prepotenza e incompetenza, se vincesse il SI al Referendum, i 5S. alla fine un unico progetto potrebbero realizzarlo. Il peggiore. Il taglio dei parlamentari è una riforma parziale, intempestiva, in piena crisi da Covid 19, che farebbe risparmiare allo stato solo un pacchetto di milioni, mentre l’attenzione nazionale dovrebbe essere concentrata sulla selezione e progettazione di riforme vere, quelle finanziabili dal New Generation EU, un programma complesso pensato per i giovani, la ripresa e l’occupazione; riforme mirate e controllabili dalla Commissione Europea, la cui esecuzione imporrà coerenza, esperienza e competenza.
    Nel merito, il progetto di diminuire il numero dei parlamentari non è certo un’idea nuova. Non è mai stata realizzata poiché avrebbe dovuto essere sempre associata a un insieme di altre riforme, fra cui quella del sistema bicamerale perfetto (le due Camere da hanno le stesse funzioni, ma votano separatamente), un’adeguata rappresentanza regionale, un potere diversamente articolato del presidente del Consiglio e una nuova legge elettorale; non certo da ultimo, il mantenimento della centralità del parlamento della vita democratica adatta a una società civile economica e politica policentrica e poliarchica come quella italiana.
    I passati fautori del “taglio” (Bozzi, Pannella, Vassalli e altri), consapevoli della complessità di tagliare senza un progetto di riforma coerente con l’insieme dell’ordinamento (tema a cui Santi Romano ha dedicato la vita), dopo avere ben letto grandi giuristi come Costantino Mortati e Pasquale Stanislao Mancini, vi rinunciarono. Non così i 5S. i quali saltano a piè pari i problemi in cui si erano imbattuti il loro predecessori; non sanno chi siano Mortati, Romano o Mancini e non gliene importa nulla. La promessa elettoralistica del “taglio” nei 5S infatti fa parte delle bandiere populiste sbandierate all’insegna della furia anti-casta e anti- poltrone (salvo le loro) e il tentativo di diminuire il ruolo del Parlamento in attesa poi di poterlo sostituire, come hanno promesso, con una grande macchina digitale del genere della Casaleggi&c. Per questo il loro ideale di democrazia è sempre quello di una volontà generale che, grazie a Rousseau, potrebbe imporsi anche in forza di una minoranza. E’ un‘idea che peraltro essi già praticano in casa propria. Alexis de Tocqueville aveva messo in guardia le democrazie dalla “tirannia della maggioranza” ma chissà se abbia mai pensato alla tirannia della minoranza. Nel caso dei governi a cui partecipano i 5S, poi, si tratterebbe per assurdo della minoranza di una minoranza: infatti, la libera volontà politica dei deputati dei 5S non è proprio libera e si forma anche in un organismo esterno alle istituzioni, appunto la Casaleggio&c. in barba al divieto costituzionale di vincolo di mandato previsto per i parlamentari. Per questo il presidente Conte e il segretario del PD Zingaretti, per non avere sorprese, prima di fare programmi di governo e anticiparne il contenuto all’indispensabile Di Maio, farebbero bene a fare un salto presso la Casaleggio&c. per sondare gli umori dei soci 5S. che ne finanziano l’attività per acquisire qualche straccio di indicazione sul voto in Parlamento dei deputati 5S.
    Se al Referendum prevalesse il NO, l’intento esclusivamente mediatico ed elettoralistico dei 5S, diverrebbe evidente. Le conseguenze potrebbero essere: A) I 5S subirebbero un colpo quasi mortale, e anche Salvini ne sarebbe danneggiato; B) i due personaggi, Di Maio e Salvini, che hanno spadroneggiato sul palcoscenico politico italiano degli ultimi due anni, quasi sicuramente ne uscirebbero male; in latinorum: simul stant et simul cadunt; C) il governo Conte 2 potrebbe cadere e cadrebbe forse lo spauracchio di un governo Salvini, cioè del governo di una destra anti liberale, anti europea, autoritaria e fascistoide che, con buona pace di Berlusconi, di un centro- destra liberale scaverebbe la tomba.
    Se prevalesse il SI lo scenario sarebbe diverso. Il Governo Conte 2, con i suoi limiti, potrebbe continuare come business as usual; ma con mille problemi fra cui: A) la scelta e la gestione finanziaria e operativa delle importanti riforme che si renderanno finanziabili dal Next Generation EU, ma che richiederanno un notevole impegno (si pensi solo alla riforma della giustizia e quella della scuola), una a sfida non da poco tenuto conto della dilagante incompetenza di intere aree del settore pubblico che verranno coinvolte per gestire in tempi utili e risorse adeguate tali riforme. B) Il rimedio ai conflitti interni del Pd e della stessa maggioranza; C) la posizione di critica “costruttiva” al governo Conte 2 da parte del partito di Matteo Renzi Italia Viva, nella formulazione di una nuova legge elettorale organica. Il quale Renzi, reso forse più umile e più competente, dopo i suoi passati errori, potrebbe dare una nuova voce al PD e alleggerire il peso dei 5S nella maggioranza di governo. Renzi tuttavia, pur tenendo la ghigliottina alta vicino al collo del presedente Conte, non avrebbe il coraggio di farla cadere. Dopo il fallimento del suo (non certo peggiore) referendum del 2016, Renzi è cauto e fa pensare alla storiella americana del gatto di Mark Twain; il quale, si diceva, si era seduto una volta su una stufa bollente, dopodiché non si era mai più seduto su una stufa neppure fredda.
    (Società libera, 6 settembre 2020)
     

  • SALVINI E DI MAIO, AMMACCATI
    MA POSSONO ANCORA
    COMBINARE DISASTRI

    data: 04/07/2020 15:14

    Matteo Salvini sostiene che lui stesso e l’ex collega separato Di Maio decideranno chi sarà il nuovo presidente della Repubblica. Le malelingue sostengono che hanno già in serbo candidature eccellenti (persino di Grillo, Sgarbi, Meloni o Dibba). I due personaggi sono ambedue antisistema e anti europei (vedi MES) e favorevoli al famoso decreto Sicurezza. Si tornerà ai vecchi tempi quando ai promettenti appelli demagogici dei giallo-verdi agli elettori gli sciagurati risposero. Nacque così il governo più fallimentare dal 1948. Per questo i due campioni sono elettoralmente un po’ ammaccati ma potrebbero ancora compiere qualche altro disastro.
    Dal canto suo Salvini rimedia rilanciando la sua unica grande idea: la visione dell’Unione Europea come un soggetto estero ostile, una trappola le cui regole mettono l’Italia “sotto sorveglianza per imporre altri diktat.” Senza la UE – egli sostiene - staremmo molto meglio e, da sovrani come siamo, troveremo altri amici al di fuori dell’Unione, con i quali la Lega peraltro ha già da tempo intessuto ottimi rapporti, pare senza trappo.
    In vista di elezioni nazionali, del capo dello Stato e nelle Regioni, per non presentarsi a mani vuote Salvini sta arruolando un manipolo di collaboratori che ormai ricoprono cariche pubbliche e di sottogoverno nei gangli importanti delle Regioni e dello Stato secondo un vero e proprio manuale che, come dicono, sempre le solite malelingue, non lascia scoperto alcun sito di potere, anche quelli dormienti come per esempio una film commission o un’associazione musicale, cose che egli riattiva occupandosene personalmente.
    In questa missione Salvini non è certo un neofita: ha infatti imparato da Bossi che la politica è una faccenda complessa e maledettamente costosa; servono mediazioni, blog digitali, esperti informatici, convegni, viaggi, visite eccellenti, comizi, stampa locale e social media, cioè soldi e ancora soldi. E’ poi essenziale far affluire risorse per il costante e duro lavoro della Cooperativa Radio Padana (780.000 € solo dalla Camera dei Deputati), un vero proprio fiore all’occhiello della Lega (niente giornaloni) che assicura l’efficacia delle sue brillanti e costose campagne elettorali; quelle che devono salvare l’Italia dalla rovina in cui la stanno gettando gli ex comunisti, gli ex socialisti, gli ex democristiani con buona pace di una pattuglia di liberali.
    In quanto all’Unione Europea, nulla i nostri eroi del vecchio governo aborrono più dell’austerità e delle piccinerie della nordica frugalità imposta dai suoi guardiani e, come i gallo-romani antichi, timeunt Danaos et dona ferentes e non cadono nella grande trappola dei finti vantaggi del MES architettata dalle grandi banche per metterci la corda al collo e, come ha detto Di Maio, “usare l’Italia come un bancomat”. Poiché la Lega sente di appartenere al mondo dell’impresa, ha dato vita a decine di iniziative economiche fra cui due società utili per promuovere, muovere risorse, organizzare e gestire nuovi progetti: come la Dea Consulting e la Sistema. Intranet s.n.c .
    Quest’ ultima, è costituita da due soli soci (Morisi e Paganella) che le sono interamente dedicati. Anche in questo caso, non bisogna dare ascolto alle malelingue: i collaboratori lavorano duro: sono un esercito di consulenti, architetti, avvocati, esperti informatici, mediatori, interpreti, persino di russo, virologi medici esperti del sistema sanitario regionale del livello di Formigoni, che lavorano come matti a distanza, in rete e in Skype, per il benessere degli italiani. Ai fini della trasparenza dei conti per fortuna la s.n.c. non ha l’obbligo della tenuta dei libri contabili e i commercialisti della società la possono difendere dalle intrusioni, alcune già in corso, della magistratura e dell’Intendenza d Finanza.
    Di Maio non è fatto della stessa pasta di Salvini. Anche per lui il consenso politico è in calo ed ha perso la disinvolta sicumera dell’omino in blu; non ha una voce tuonante e non galvanizza le folle come il suo ex collega separato. All’inizio i 5S, al governo con la Lega, dovevano apparire nemici del sistema e alternativi al potere, e soprattutto promettere. Divenuti essi stessi parte del sistema, avevano tentato una serie di cambiamenti che, messi in pratica a costi siderali, hanno fallito lasciando l’odiato sistema ancora peggiorato. Malgrado ciò, in un altro governo sono ancora loro il sistema. Di Maio poi, non ha mai avuto - come i suoi amici forse immaginavano - l’ambizione di sparare le quattro verità politiche cinque-stellate in faccia al potere; anche perché, per farlo, di quel potere avrebbe dovuto conoscere la storia, le implicazioni e i segreti.
    Ma ora? Mentre l’infaticabile Salvini, come faceva il Duce, invoca continuamente gli italiani come un patriota, Di Maio assomiglia più al membro deluso di una setta ancora ispirata dalla finta maschera istrionica di Beppe Grillo, gestita dall’abilità contabile di Casaleggio e fiancheggiata dal tristissimo Dibba. Costoro possono contare ancora sulla quota del 32% dei parlamentari si ha l’impressione che, per non morire, stiano tessendo la rete delle cariche, degli incarichi, delle consulenze e dei social che tengano ancora in piedi la fabbrica del loro consenso.
    Gli uni e gli altri, forse in virtù dell’enormità del loro caso politico, possono contare su un alleato davvero insperato, e in parte in spiegabile in Italia: il quasi silenzio della stampa, della televisione e dei media su temi imbarazzanti che in qualsiasi paese farebbero tremare un partito. Ad esempio: a chi chiede pubblicamente a Salvini che fine hanno fatto i 49 mln di euro scomparsi nel nulla dalla casse leghiste, nessuno commenta il suo silenzio. Chi vorrebbe sapere che seguito ha avuto l’inchiesta sul tentativo tangentizio ENI a Mosca del sig. Salvoini & c. messo a punto dalla segreteria di Matteo Salvini, anche qui regna un silenzio, questo sì sovrano, su una vicenda dai risvolti cospirativi. Inoltre molti vorrebbero indagare quali procedure, chiamate e/o criteri selettivi vengono adottati per le nomine gli alti dirigenti pubblici, soprattutto in materia sanitaria, legati alle Regioni amministrate dalla Lega. Nulla.
    In quanto ai 5S i giri finanziari interni, fra soci delle Casaleggio srl, e il suo ruolo direttamente politico, sfidiamo chiunque a trovare esempi in altri paesi dove vi siano personaggi pubblici e politici così disinvoltamente spregiudicati e incompetenti; persino nella politica estera siamo pericolosamente all’improvvisazione, come quella favorevole alla Via della seta della Cina ma indifferente alla rivolta di Hong Kong; per nulla dire di quella vergognosa di sostegno di fatto al regime venezuelano di Maduro da parte di un paese amico della democrazia come l’Italia.
    La commistione dei due capi politici è poco rassicurante anche perché le alleanze geo-politiche dell’Italia sono garantite da nessuno. Sul rischio di andare a fondo in Europa, il nostro autorevole ma silenzioso Presidente della Repubblica potrebbe almeno richiamare le Camere in questo senso. In caso di elezioni poi, da capo delle Nazione Mattarella potrebbe gentilmente consigliare agli elettori italiani, prima di votare, di attenersi al consiglio del suo illustre predecessore Luigi Einaudi: “Conoscere prima di deliberare”.                  
     

  • CHRISTINE-ANGELA-URSULA
    LE TRE MODERNE "EFORE"
    CHE POSSONO
    SALVARE L'EUROPA

    data: 18/06/2020 16:32

    Quando la città era in pericolo gli antichi Spartani ricorrevano agli efori; personaggi di élite, esperti nell‘arte del comando, nel diritto e nella di politica, personaggi carismatici al di sopra delle parti. Anche le Provincie Unite nel ‘600, durante il Secolo d’Oro dei Paesi Bassi, avevano istituito gli efori; un corpus di funzionari di Stato che dovevano il loro prestigio, e la loro capacità di intervento nelle emergenze, più alle loro capacità personali che alle loro alte cariche.

    In un periodo di grave crisi dell’Unione Europea, e soprattutto dei suoi membri, l’Europa, forse senza saperlo, potrebbe aver trovato i suoi efori; solo che, anziché efori,  nel nostro caso sono efore: si tratta di tre donne autorevoli dotate di ragguardevoli curricula politici, economici e giuridici, oltre che di un carisma che le pone dieci piani al di sopra dei ben meno autorevoli capi di governo e del personale politico in carica negli stati membri, soci del Club europeo. Le efore europee sono: Angela Merkel, cancelliere della Repubblica Federale di Germania; Christine Lagarde, presidente delle Banca Centrale Europea e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea.

    La crisi europea avviene nel periodo di una svolta del mondo globale preoccupante soprattutto per l’Europa. Se l’Unione Europea riuscirà a salvare il grande lavoro svolto in 63 anni e far raggiungere almeno l’inizio di un'unità anche politica dei suoi membri, ciò potrebbe avvenire per merito delle nostre tre efore. Esse infatti non hanno solo forti qualifiche e alte cariche ma il loro DNA trasuda anche dell’intelligente buonsenso pratico e del coraggio delle donne antiche. Questo consentirà loro di raccontare, senza veli e senza trafficare con le parole, le cose europee così come stanno e fustigare i governi nazionali e le burocrazie comunitarie irrimediabilmente riluttanti ai cambiamenti.

    L’efora Lagarde, per esempio, con la sua famosa gaffe, ha avuto il merito di ricordare, per nulla maldestramente, ai famelici governi in cerca di soldi, soldi e solo di soldi, che la BCE non è una mutua assicuratrice e che essi prima di pretendere aiuto e mettere le istituzioni europee sotto accusa, come fanno i sovranisti, dovrebbero fare le pulizie in casa propria.

    L’efora Merkel è l’ultimo membro dell’albo d’oro di quelli che hanno fatto l’Europa come Monnet, Adenauer, De Gasperi, Einaudi, Kohl o Delhors, ed è l’unica con l’autorevolezza necessaria a trascinare altri con la forza dell’ esempio. Dalle crisi - Merkel lo ha ricordato in questi giorni - nessuno esce mai indenne, ma tutti cercano coesione e solidarietà per tutto ciò che i singoli Stati nazione non possono fare da soli: come la difesa, la salute, l’ambiente, l’immigrazione, la cultura e ricerca; ivi compresa la politica estera nella quale nessuno Stato membro, come non cessa di ricordare Mario DraghI, oggi può dirsi sovrano.

    La terza efora è la presidente delle Commissione Ursula von der Leyen; la quale “parlando dolcemente ma portando un grosso bastone” (consiglio del presidente Teodoro Roosevelt ) ha intenzione di dare finalmente battaglia alle discrasie fiscali, bancarie e sociali che oppongono fra loro gli Stati membri tramite paradisi fiscali interni, architetture societarie e dumping di tutti i tipi, artifizi che distorcono la concorrenza, tradiscono il mercato, penalizzano ingiustamente molte industrie e discriminano gran parte dei lavoratori.

    Le tre efore potrebbero attivare il loro potente diapason e lanciare nuovi progetti cooperativi fra stati membri, come quello sul vaccino europeo, il recovery fund o il progetto PESCO di Difesa Europea e altri e predisporre gli strumenti integrativi ad hoc fra gli stati membri. Dopo l’inutile retorica dell’Europa “sempre più stretta” vaticinata dal trattato di Maastricht il treno europeo viaggerebbe così su binari specifici, più limitati ma sicuri. L’Europa, grazie al prezioso lavoro delle tre efore, potrebbe finalmente integrarsi e divenire il regno delle buone pratiche economiche e politiche, e pretenderne il rispetto da tutti i paesi con cui gli Stati membri continuamente trattano.
     

  • LETTERA APERTA
    AL MINISTRO SALVINI

    data: 17/07/2019 19:43

    Caro Ministro Salvini, Le scrivo per manifestarle la mia preoccupazione sulle sorti dell’Italia in mano al governo più dissociato e disastroso della storia italiana; fatto di progetti inconcludenti, di rinvii, di mezze verità e mezze bugie e condotto all’insegna della pura demagogia. E’ un governo, di cui Lei è attualmente il campione al cui vertice si trovano leader presuntuosi e incompetenti che hanno degradato  lo status europeo e internazionale dell’ Italia facendo pagare lo scotto dei loro errori  ora ai viventi ma  poi a coloro che devono nascere. Tutte le scelte elettoralmente  sbandierate, tutte assai discutibili,  e fin qui adottate, anche se in fieri, si sono rivelate errate, cambiate o camuffate da qualcos’altro e l’intera legislatura finora  può considerarsi un fallimento completo (Fornero, flat tax, il reddito, la quota cento, la sicurezza, il debito pubblico, la crescita zero-meno  ecc.) senza elencare oltre cento decreti mai convertiti; salvo attribuirne  le colpe all’Unione  Europea, ai “giornaloni” e ai “professoroni”, e persino a  parte delle  istituzioni (come  la  Magistratura) che  remano contro, ma  mai e poi mai all’approssimazione e alla  disinvolta incompetenza  mostrata dal  governo. Grazie  allo stile e all’ ideologia  cosiddetta sovranista, da Lei introdotta, l’ Italia è totalmente isolata in Europa; un sovranismo senza sovranità,  senza futuro e un’ideologia fondata sul nulla e di fatto dipendente da tutto e da tutti, presto forse anche dalla Russia di Putin. 
    iò che nel bene e nel male aveva assicurato al paese un percorso europeo decente  se non creativo è stato disperso  grazie alla sua tracotante e inutile battaglia contro la UE e personalmente contro alcuni alti  funzionari (“ burocrati”) e  commissari europei che, diversamente da Lei, conoscevano bene il loro mestiere.  Il suo linguaggio volgare e offensivo da curva sud istigatore di odio verso immigrati e le ONG; la sua ripetuta  assenza alle 6 riunioni  per  riformare  il trattato di Dublino sull’immigrazione in Europa (mentre Lei era a  Mosca) ha fatto il resto per poterla annoverare fra i peggiori cittadini italiani mai eletti a cariche apicali delle istituzioni nazionali. Lei ripete che i Suoi molti nemici sono ampiamente compensati dai Suoi milioni di amici-elettori, e ciò le basta. Non ne sarei troppo sicuro: anche  il pieno di voti da lei raggiunto nelle  elezioni  europee di Maggio 2019, messo confronto con la realtà elettorale  del’ Italia  che  vota, in rapporto alla  popolazione, come recentemente ha osservato il Prof. Cassese, non sorpasserebbe di molto il 10-5% degli italiani di cui Lei pretende di essere  l’esclusivo portavoce. 
    La Sua forza mediatica  è tutta nella straordinaria potenza del Suo stile, il Suo linguaggio, le Sue promesse (anche se disattese) le Sue battute volgari  e l’uso sarcastico dell‘insulto, come  quelli  indirizzati  a Commissari UE  (Moscovici, Juncker) o quelli  vergognosi diretti alla  Comandante della Sea Watch Carola Rackete imitati con oscenità dai Suoi fans. Il Suo potente  diapason ha evidentemente  la forza di far risuonare istinti altrettanto truculenti negli animi della parte  dell’elettorato che ancora L’ammira. Francamente non pensavo vi fossero tanti  elettori  italiani così recettivi di un tale florilegio di volgarità, ed anche così insensibili alle beffe perpetrate  ai loro danni: come quella  della ridicola modalità restituzione dei 49 milioni di Euro sottratti ai contribuenti  dalla  Lega, quella della nuova (nascosta) manovra di 7. 6 miliardi alla legge finanziaria  (“ … non ne  cambieremo una virgola”) oltre ai suoi prepotenti attacchi alla Magistratura (“ non adatta  all’ Italia”), o alla falsa disconoscenza dei suoi ben introdotti  amici  lobbisti filo-Putim come  Savoini (la Sua ombra a Mosca e Roma con il Presidente Putin) inquisito  per gravissime ipotesi di corruzione, se non di cospirazione (ne ha il physique du rôle !); si tratta di un personaggio a Lei maledettamente vicino al centro di una vicenda sub judice molto grave, non solo corruttiva, ma anche di politica interna ed estera nel dipanarsi della quale Le sarà difficile fare spallucce e, come si dice a  Roma, buttarsi a Santa nega.           
    Per il  futuro dell’ immigrazione, peraltro molto diminuita anche per il (pur discutibile) merito dell’ ex Ministro Minniti, da qui a poco, senza accordi seri con la UE per rivedere  il trattato  di Dublino, dal Lei colpevolmente disatteso, non riuscirà a fermarsi  anche sulle coste italiane. Per tale problema, se Lei sarà ancora  Ministro dell’ Interno, cosa che non mi auguro, potrebbe rimpiangere quell’“ubriacone” di Juncker visto che la nuova leadership Europea e gli altri soci del Club europeo  potrebbero esserLe  molto meno amici. Infatti, grazie a  Lei, l’Italia già ora ha ben pochi alleati in Europa.
    Poiché nelle difficile circostanze  ostili all’Italia nessun politico può fare ameno di un alleato, se la Russia illiberale di Putin, anche  grazie  a Lei, riuscirà a erodere  l’ Europa divenire un grande protagonista nel Mediterraneo, come  sembra possibile, se Lei  sarà ancora  governo, Le sarà riconoscente e potrebbe anzi divenire il Suo solo amico e alleato, illiberale come Lei e ostile all’ Europa e al resto dell’Occidente. Tenuto conto  però del  basso  livello economico e sociale russo l’Italia certo migliorerebbero l’inter-scambio commerciale, ma la Russia avrebbe poco altro da offrire che non abbia carattere strategico e militare. D’altro canto gli espliciti auspici di Putin a Roma (il 2 Luglio) sulla fine del liberalismo scartano definitivamente l’idea, molte volte auspicata dopo il 1989, di un’ europeizzazione della Russia e lasciano intendere altri scenari  che forse (forse) non piacerebbero neppure ai Suoi amici ed elettori.       
    Per un rinnovamento istituzionale e politico dell’ Italia Caro Ministro, non abbiamo bisogno di demagoghi, ma di figure autorevoli  dotate di esperienza e  forza creativa e di onestà intellettuale.  I pellerossa e i cinesi del Tao in casi estremi, come  quello dell’ Italia odierna, chiedevano aiuto agli antenati, i quali, lontani dalle cure terrestri, li avrebbero sempre ben consigliati. I nostri ci raccomanderebbero di reclutare  attenti  clinici, esperti chirurghi, onesti economisti  e umili scienziati sociali; è ciò che molti cittadini normali, come  chi scrive, stanno facendo in attesa di risposte che ormai, molti ci assicurano, verranno quanto prima.       
    Con i miei  rispettosi saluti                             
    Marco A. Patriarca,15 Luglio 2019