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FRANCO MIMMI

  • IL MONDO È GLOBALIZZATO
    MA NON LO SA

    data: 19/04/2022 19:47

    1) Per supplire all’eventuale rinuncia al gas russo Mario Draghi ha fatto un accordo con l’Algeria, perché invii più gas all’Italia.
    2) L’Algeria è uno dei paesi che all’Onu, nel voto di condanna dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si sono astenuti.
    3) L’Algeria ha nella zona del Maghreb, come avversario più diretto, il Marocco.
    4) Il Marocco vuole arrivare a controllare ufficialmente tutto il Sahara Occidentale, colonia dalla quale la Spagna si ritirò una cinquantina d’anni fa.
    5) La risoluzione 690 dell’Onu, del 1991, esige un referendum di autodeterminazione tra i Saharaui per decidere il destino del loro territorio.
    6) Alleato storico dei Saharaui è l’Algeria.
    7) Pochi giorni fa la Spagna ha raggiunto un accordo col Marocco per appoggiare le sue pretese sul Sahara Occidentale, ignorando la risoluzione dell’Onu.
    8) Si unisce così agli Stati Uniti, che pure appoggiano la posizione del Marocco ignorando la risoluzione dell’Onu.
    9) La Spagna è stata tra i primissimi paesi Nato a inviare armi all’Ucraina.
    10) Pochi giorni dopo la rivelazione del patto Spagna-Marocco, il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, ha fatto una visita a Rabat e ha elogiato la Spagna per la sua decisione, augurandosi che molti altri paesi europei facciano lo stesso.
    11) L’Algeria si è molto arrabbiata per l’annuncio spagnolo, che rafforza sulla scena mondiale il suo nemico Marocco, e per questo ha ritirato il suo ambasciatore a Madrid e minaccia un forte rincaro del prezzo del gas che vende alla Spagna.
    12) L’accordo tra Marocco e Spagna sotto l’egida degli Usa rappresenta per questi ultimi un rafforzamento della posizione Nato nel Mediterraneo Sud, che è un punto debole dell’alleanza atlantica.
    13) L’accordo italiano per il gas algerino aumenta la dipendenza da un paese amico della Russia, quindi indebolisce la Nato nel Mediterraneo Sud.
    14) Una maggiore dipendenza dal gas algerino aumenterà in futuro la possibilità di pressioni sull’Italia da parte di un amico di Mosca.
    15) Eccetera.
     

  • IL "DESTINO MANIFESTO"
    DELL'EUROPA
    E DEL MANIFESTO

    data: 06/04/2022 18:48

    L’ipotesi è tanto stupida che stupisce vederla sostenuta anche dal Manifesto, che di solito tanto stupido non è o almeno non era: trattasi dell’idea, espressa nel caso del Manifesto in un editoriale del suo direttore, Norma Rangeri, secondo cui “solo bloccando del tutto quel miliardo di euro al giorno destinato alla Gazprom dello Zar, le sanzioni rispetterebbero la propria finalità, ovvero dare una chance al negoziato e fermare la guerra”. Con dure conseguenze? Sì e no: “Significherebbe imboccare la via dell’austerità, interpretata, dalle obsolete classi dirigenti, come pauperismo e moralismo, anziché per quello che realmente rappresenta: la sfida a una crescita mortifera e senza sviluppo, l’inizio di un’alternativa.”

    Della signora Rangeri stupisce pure il tono, che sarebbe eccessivo anche sul New York Times (“mattanza feroce… città rase al suolo dai bombardamenti… lo stupro, la tortura, le esecuzioni di massa… strategie di annientamento di cui l’esercito di Putin sembra essere particolarmente esperto, con le sue squadre di spietati mercenari, con la tattica medioevale dell’assedio che affama le città, con il cinico massacro delle sue stesse giovani reclute”), ma limitiamoci alla proposta di imboccare la via dell’austerità. Non ci si chiede quanto durerebbe questo inizio, quanto austera sarebbe questa austerità, chi la soffrirebbe di più, chi di meno e chi non la soffrirebbe, sicché insomma non ci si chiede niente, mentre sarebbe bene farlo perché le risposte sono davvero terrorifiche.

    Provi a pensare, l'autrice, che cosa significherebbe per l’Europa fermare le importazioni del gas russo: significherebbe fermare o quasi le economie di paesi come la Germania e l'Italia, locomotive dell’Unione. E la conseguente austerità generale equivarrebbe, per gli europei, a una crisi peggiore di quella americana del 1929, aggravata da una inflazione a due cifre. Per riprendersi dalla stagflazione occorrerebbero almeno dieci anni, e molti di più per tornare allo statu quo ante, e intanto la Russia venderebbe non tutto ma certo buona parte del suo gas altrove, a clienti come la Cina o l'India felici di tanta manna a buon prezzo.

    Senza dimenticare che toccherà ovviamente all'Europa (e questo in ogni caso), come gentile omaggio degli Stati Uniti, il costo della ricostruzione dell'Ucraina, quegli Stati Uniti che sono energeticamente autosufficienti (comprano solo gas e petrolio che in quel momento costi meno del loro), sicché per gli americani nessuna o poca austerità, nessun cambio di strada, e anzi maggiori introiti grazie al gas, più caro e di peggiore qualità, che venderebbero agli europei per rimpiazzare quello russo.

    Insomma, l'idea di bloccare la Russia fermando l'acquisto del suo gas non è solo autolesionista, ma del tutto balorda, e così il Manifesto si aggiunge, ahinoi, al numero dei giornali che fanno rimpiangere passate gestioni, passati editorialisti, passati direttori.
     

  • DEBITI RUSSI E DEBITI USA:
    SE NON TI PUOI PIÙ FIDARE
    NEANCHE DEI FIDUCIARI...

    data: 28/03/2022 17:32

    Questa è una ipotesi interessante. I fondi russi depositati all'estero, e negli USA in particolare, sono stati bloccati. Tra i due paesi, tuttavia, si era creato un rapporto fiduciario che comporta obblighi. Dice la pagina Investopedia: In the U.S. legal system, a fiduciary duty describes a relationship between two parties that obligates one to act solely in the interest of the other. The party designated as the fiduciary owes a legal duty to a principal, and strict care must be taken to ensure that no conflict of interest arises between the fiduciary and the principal. E spiega la pagina moonofalabama.org: The freezing of Russia's (and Iran's, Venezuela's, Afghanistan's) assets will have severe consequences for the U.S. dollar. The U.S. essentially defaulted by holding back Russian assets that it had the fiduciary duty to give back. China and everyone else will move its reserves to countries or into commodities that are not under U.S. control.

    Significherebbe, semplicemente, che nel momento in cui il fiduciario tradisce la fiducia del cliente perde anche la fiducia di altri clienti reali o potenziali, che potrebbero portare altrove i loro fondi. La conseguenza è la perdita di fiducia dell'intero mercato, ed è probabilmente per questo che, nonostante le minacce di blocco, la prima scadenza del debito estero russo, 117 milioni di dollari, è stata regolarmente pagata attraverso banche americane. Si tenga anche in conto che l'esposizione debitoria americana è immensa, quasi 30.000 miliardi di dollari, e che gli USA continuano a stampare dollari appoggiati solo sulla fiducia che essi godono nel mondo. Un quarto circa del debito totale è in mano straniera, principalmente Giappone e Cina (circa 1.100 miliardi a testa).

    Ovvero: quanto a rischio di default, anche gli Stati Uniti ne sono tutt'altro che esenti, ed è ovvio che se questo succedesse il disastro sarebbe davvero mondiale.

     

  • LETTERA A NATHALIE TOCCI,
    DIRETTORE DELL'ISTITUTO
    AFFARI INTERNAZIONALI

    data: 24/03/2022 17:16

    Gentile signora Nathalie Tocci, ho letto che lei ritiene certe competenze "poco attinenti alla questione ucraina", e accenna, senza fare i nomi, ma noi siamo nati imparati, ad alcune delle poche persone intelligenti, e come tali internazionalmente riconosciute, del nostro paese: un teorico della fisica (sarà Carlo Rovelli?), un filologo (sarà Luciano Canfora?), un sociologo del terrorismo (sarà Alessandro Orsini?). Nonostante la loro scarsa attinenza con la materia, lei dice, "essi aiutano a formare una posizione informata sulla guerra in Ucraina” e così facendo “nel nome della libertà di opinione, e quindi della democrazia, si dà spazio alla opinione slegata dalla competenza, aprendo – consciamente o inconsciamente – alla disinformazione e alla propaganda. E infliggendo un colpo letale alla democrazia stessa”.

    Ora, signora Tocci, che davanti alla folla di sciamannati che pontifica nelle reti tv e che certo contribuiscono alla disinformazione - vede che su questo siamo d'accordo - lei accenni a tre persone con tutti i titoli per pensare, quando avrebbe a disposizione niente meno, quanto a incompetenza, che un ministro degli esteri (farò il nome? Luigi di Maio), mi sembra, che le devo dire, abbastanza sospetto, e direi pure che solo contribuisce alla disinformazione. Né bisogna dimenticare, signora Tocci, che un'altra mente brillante anche se non attinente, lo storico dell'economia Carlo M. Cipolla, teorizzò a suo tempo, e mai fu smentito, che la stupidità è un fenomeno trasversale, e tutte le categorie ne sono colpite in pari proporzione, ivi compresi, pertanto, oltre a sociologi fisici e filologi, gli esperti di Affari Internazionali. Ma seguirò il suo esempio, gentile signora Tocci, e non farò nomi.

     

     

  • UCRAINA: NEANCHE
    UN SOLDATO USA...

    data: 22/03/2022 11:20

    Verissimo. Ma uno studio della prestigiosa Brown University (Rhode Island) sui costi della guerra ci dice che, dall'Afghanista in poi, gli Stati Uniti hanno speso in questa chiamiamola attività oltre 14 mila miliardi di dollari, e che di questa quasi inconcepibile somma una percentuale tra il 30 e il 50 per cento è andata ai "defense contractors", ovvero quelle agenzie americane che si occupano di fare la guerra al posto dello Stato (defense contractor is any person who enters into a contract with a federal government of the United States for the production of material or for the performance of services for national defense). Tradotto, quel "performance of services" significa in realtà "persone". Ma non soldati regolari. Ovunque ci sia una guerra che riguarda gli Stati Uniti e che costa miliardi di dollari. Anche in Ucraina.
     

  • DEL DOMAN NON C'E'
    CERTEZZA, MA SUL DOPODOMANI, DICIAMO
    DAL GENNAIO 2072...

    data: 18/03/2022 15:32

    La Russia non ha alcuna voglia di fare il parente economicamente e militarmente povero della Cina, molto meglio per lei puntare sull’Europa (ormai fortemente armata in maniera indipendente e unita nell’alleanza difensiva NATAIERI) per un bel blocco economico e strategico. Nei bar di Bruxelles si beve vodka, si mangiano tapas e si raccontano barzellette che incominciano così: Tre amici passeggiano nel parco e incontrano un vecchio barbone dall’aria suonata: è Giggi Di Maio…

    L’Europa si è stancata di fare il parente paga-fanta (bellissima parola spagnola che definisce il ragazzo con acne che paga la bibita alla ragazza che ama mentre lei gli racconta le sue notti di sesso col migliore amico di lui) degli Stati Uniti, molto meglio puntare sulla Russia che in fin dei conti è europea ed è una vicina a tutto gas, una vera bomba.

    Gli Usa si sono opposti tutto il possibile al distacco progressivo dell’Europa, poi, fidando su qualche trattato di pax perpetua con il Lussemburgo, sono usciti dalla NATO per concentrarsi sul Pacifico e opporsi alla concorrenza ormai vincente della Cina. Tengono qualche base in Gran Bretagna, anche se a questo punto, e grazie all’uscita di scena di Boris Johnson, persino il paese più stupido del XXI secolo ha capito qualcosa (forse).

    La Cina è ormai la prima potenza mondiale, ma l’economia del pianeta non conosce confini sicché meglio cercare di andare d’accordo con tutti se si può – la ricetta: poca democrazia (q.b., direbbe un cuoco), molti soldi per quasi quasi tutti e nessun pipistrello -, ma se non si può la scelta è per il blocco Russia-UE. Per la “primavera gialla” è ormai estate.
     

  • PÓLEMOS. Il racconto
    di Franco Mimmi
    (a proposito di guerra)

    data: 14/03/2022 17:28

    Era bello, con gli occhi azzurri e i capelli neri spruzzati di bianco, difficile dargli un’età. Sorrideva, affabile e seducente, e ai dubbi del suo interlocutore alzava il dito indice a indicare la scritta che campeggiava, nero su bianco, in un grande cartiglio alle sue spalle: LA GUERRA È LA MADRE DI TUTTE LE COSE.
    “Sicché vede, mio caro,” disse, “i suoi dubbi sono eccessivi e i suoi scrupoli addirittura controproducenti. Quella che lei considera filantropia è, all’opposto, misantropia, e l’errore si deve al fatto che tra le sue cognizioni, tutte puntate, secondo la moda del tempo, sull’economia, manca, mi consenta, un po’ di filosofia, un po’ di humanae litterae. Lei sa,” disse puntando di nuovo il dito al cartiglio, “chi è l’autore di questa massima?”
    Il principe, pescando tra i ricordi del suo master alla London School of Economics, avrebbe voluto rispondere: “Il complesso militar-industriale”. Ma per sua fortuna il ricordo non arrivò in tempo utile.
    “Eraclito, mio caro,” lo precedette infatti l’uomo bello, “un filosofo greco vissuto tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo e dunque non sospetto di avere in gioco interessi personali. Mi segue?”
    Il principe fece segno di sì, intimidito e rincuorato al tempo stesso. Dunque, se lo aveva detto perfino un filosofo greco, i suoi scrupoli erano infondati: andare alla guerra contro il principe suo fratello era un’idea sacrosanta, fondata non solo su ragioni solidissime (li separavano caratteri e gusti diversi, persino in fatto di donne, persino alimentari) ma addirittura filantropiche. Aveva fatto bene a venire in quel luogo remoto, quel grande edificio circolare, bianco, incastonato come un diamante nel verde idilliaco dei prati alpini, dove trovava non solo i mezzi materiali di cui necessitava per aprire le ostilità ma anche le basi ideologiche per il varo delle nuove tasse, pesanti ma indispensabili per finanziare le attività belliche.
    Mentre il principe così rimuginava, l’uomo bello si era alzato in tutta la sua statura ed eleganza, si era appoggiato con nonchalance al bordo della grande scrivania e, con un telecomando, aveva fatto apparire sulla parete un grande pannello luminoso. “Dunque,” disse, “si tratta ora di scegliere il materiale più adeguato alle sue necessità, e sono certo che non la deluderemo. Prendiamo per esempio...”
    Non disse che cosa ma, con un tocco al telecomando, fece apparire sullo schermo il disegno animato di un elicottero che andò, leggero come una libellula grigioverde, a posarsi al suolo dove arrestò delicatamente le pale. “Un velivolo,” disse l’uomo bello, “così simile al modello statunitense AH-64 Apache che, se il libero commercio di questo non fosse ufficialmente impossibile, diremmo che è proprio lui. Porta un pilota e un copilota in una cabina blindata anche contro le schegge, risulta invulnerabile ai proiettili calibro 7,63 millimetri, resiste bene anche a quelli calibro 12,7 e può reggere persino quelli di 23 millimetri. Le risparmio i dati sulla velocità di salita verticale e di crociera e passo al succo che è ovviamente l’armamento: innanzitutto due lanciatori per diversi tipi di missili, uno capace di spararne 19 in una volta e un altro che ne spara sette. Micidiale!”
    Il telecomando disponeva anche di un raggio che proiettava sull’immagine un punto rosso. L’uomo bello spostò il punto sotto un’aletta laterale e proseguì: “Qui,” disse, “è collocato un missile di crociera subsonico guidato all’infrarosso, e qui,” spostando il punto rosso sotto l’aletta opposta, “un missile aria-terra anti-blindati.”
    Il principe annuì: il territorio governato da suo fratello era perlopiù montagnoso e un elicottero sarebbe risultato efficacissimo. Gli risorse però un dubbio: e se anche le capanne di quei poveri disgraziati di montanari, da secoli dediti alla pastorizia e ignari di tutto, avessero sofferto le conseguenze di armi tanto devastatrici? Espresse il suo dubbio, e l’altro scosse la testa in risposta. “Lei dimentica,” disse, “che la realtà è un fluire incessante, un incessante trasformarsi delle cose. Ogni oggetto, inanimato o animato che sia – anche l’uomo, dunque, - è continuamente sottoposto a modifiche, e questo flusso inarrestabile – panta rei, tutto scorre – è il divenire. Poi c’è un missile anti-nave, pure guidato all’infrarosso, che porta 400 chili di esplosivo e viaggia a 1,2 volte la velocità del suono. Quindi un piccolo missile da usarsi contro le postazioni antiaeree nemiche. Quindi due missili aria-aria con testata cercante e capaci di raggiungere mach 2. Infine un cannone da 30 millimetri con una velocità di fuoco di 625 colpi al minuto.”
    Il principe si lasciò sfuggire una domanda non degna di lui. “Quanto costa?” chiese. L’altro lo guardò con una sorpresa che a poco a poco divenne disprezzo, e finalmente disse: “Non vorrà guardare a spese, spero.”
    “Le dirò,” balbettò il principe, “negli ultimi anni abbiamo avuto problemi finanziari, c’è stato un rallentamento dell’economia, e la raccolta fiscale...”
    Ma l’altro lo fermò con un gran gesto: “Ma è appunto qui, mio caro, la soluzione: lei vorrebbe risparmiare quando invece si tratta di spendere, di usare per rimpiazzare, di distruggere per ricostruire. Non per nulla Eraclito riconosce nella guerra una funzione dominante nell'economia dell'universo. Tuttavia, se proprio vuol parlare di cifre, eccole qui un oggettino che vale tutto il mezzo milione di dollari che costa.”
    Così dicendo l’uomo bello fece apparire, con un tocco del telecomando, un oggetto allungato, affusolato, con due alette laterali a metà del corpo e quattro al fondo. “Questa meraviglia,” disse, “che sembrerebbe, se il libero commercio non ne fosse ufficialmente impossibile, un missile di crociera statunitense Tomahawk, porta una tonnellata di esplosivo in una testata convenzionale per obiettivi marittimi o terrestri, ma può portare anche, non lo si dimentichi, una testata nucleare, il che vuol dire milioni di morti. Va da sé che il prezzo aumenta.”
    “Va da sé,” disse il principe, distrattamente. Stava facendo calcoli silenziosi, e temeva che le cifre si stessero facendo davvero troppo grosse: da qualche anno l’indice di povertà del suo paese era in forte aumento, attorno alla capitale si andava gonfiando una enorme bidonville purulenta e la classe media era soggetta a un processo che i sociologi definivano di pauperizzazione. C’era poi da considerare la spesa necessaria alla fortificazione del palazzo reale, forse alla costruzione di un bunker sotterraneo, contro le indubbie rappresaglie di quel miscredente di suo fratello, sempre restio ad accettare le ragioni altrui per evidenti che fossero. Non avrebbe esitato di fronte a nulla, neppure alle migliaia di vittime che la sua ritorsione avrebbe causato, i corpi ridotti a tronconi sanguinolenti, le vedove violate, gli orfani affamati e ridotti alla schiavitù. Inutile, non c’era alternativa. Si riscosse e ripeté senza esitazioni: “Va da sé.”
    “E allora,” disse l’uomo bello con tono trionfante, “ecco un articolo a prezzo ridotto, poche decine di migliaia di dollari per esemplare, ma di grandissima efficacia: una bomba a grappolo.” E inseguendo il punto rosso che correva sullo schermo, l’uomo bello descrisse enfaticamente: “Neppure due metri e mezzo di lunghezza, ma dentro porta oltre un grappolo, appunto, di 200 cariche esplosive capaci, ognuna, di perforare una corazza di 12 centimetri di spessore, e che nella caduta si allontanano l’una dall’altra spargendosi in un raggio di centinaia di metri. Poi ognuna di queste cariche si frantuma, sicché si forma una vera pioggia di esplosivo e frammenti d’acciaio che possono formare un mezzo blindato e figuriamoci che cosa succede agli uomini, anche perché i frammenti incandescenti fanno scoppiare i serbatoi dei carri armati. Un massacro!”
    Il principe non seppe frenare il suo entusiasmo. “Splendido!” esclamò. Di fronte a una bomba simile suo fratello avrebbe perduto ogni capacità di ritorsione, e magari i suoi sudditi, che certamente sarebbero morti a migliaia sotto un simile attacco, si sarebbero ribellati e uniti alla giusta causa delle forze d’invasione. Tuttavia c’era qualcosa, un dettaglio, che gli sfuggiva, ma gli sembrava che fosse importante. Che cosa poteva essere? Per fortuna gli venne in aiuto l’uomo bello, che issato appena sul ripiano della scrivania, senza smettere di dondolare con eleganza una gamba, riuscì anche ad accendersi una sigaretta mentre cambiava l’immagine sullo schermo.
    “E va da sé,” disse, “che occorre qualche aeroplano per tirare le bombe.” “Ah, ecco: mancava l’aeroplano,” disse il principe, ma solo a se stesso, e invece ad alta voce disse con sicurezza: “Ovviamente!”
    “Dunque,” proseguì l’uomo bello, “un aeroplano, e più precisamente un bombardiere. Volendo risparmiare si potrebbe scegliere un modello che, se il libero commercio non ne fosse ufficialmente impossibile, si potrebbe scambiare per lo statunitense B-52 detto anche Fortezza della stratosfera, solo 70 milioni di dollari, cifra che in un paese come il suo equivale sì e no al prodotto interno lordo di un mese. Però io credo che sarebbe assurdo accontentarsi di questa anticaglia quando esiste sul mercato un modello che assomiglia come due gocce d’acqua allo statunitense B-1 Lancer, modernissimo, velocissimo, con una autonomia di volo che gli consente di varcare oceani e continenti e che costa appena 200 milioni di dollari.”
    “Tuttavia,” interloquì il principe, un po’ preoccupato, “il mio problema sta, per così dire, nella strada accanto, pochi chilometri appena.”
    “Vorrà dire,” disse l’uomo bello con un tono che denunciava ormai una certa impazienza, “il suo problema presente. E il futuro? Lei non conosce la conclusione cui arrivò Flavio Vegezio, studioso della decadenza dell’impero romano, nella sua Epitome rei militaris?”
    No, disse il principe scuotendo la testa, ma inutilmente perché l’altro era già andato avanti: “Si vis pacem, scrisse Vegezio, para bellum: se vuoi la pace, prepara la guerra.”
    Un po’ piccato, il principe volle dire la sua: “Tuttavia,” incominciò, ma l’uomo bello, scendendo con agilità dalla scrivania e schiacciando al tempo stesso la sigaretta in un portacenere di prezioso cristallo, riuscì anche a fare un gesto di diniego con la mano che reggeva il telecomando e lo interruppe: “Lo so, ha ragione: Vegezio è solo un tattico, tutt’al più uno stratega, e quello che conta è l’idea di fondo, il principio inalienabile e per il quale vale la pena battersi e uccidere.”
    “Eraclito,” azzardò il principe, che incominciava a capire.
    “Eraclito,” confermò l’uomo bello, e compunto, con gli occhi socchiusi, le punte delle dita giunte, continuò: “Egli spiegò che tutto scorre, che non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume, che il caldo diviene freddo e il freddo diviene caldo, l’umido diviene secco e il secco umido, che il mondo è un teatro dove gli opposti si alternano, che questo processo è il divenire e che il divenire è la ragione del mondo, e che perciò la guerra, lotta incessante tra gli opposti, è la madre di tutte le cose.”
    Il principe si alzò in piedi, quasi per sommarsi all’omaggio al grande filosofo e, al tempo stesso, a una preghiera per chi, in nome di quel principio luminoso, sarebbe rimasto lungo il cammino, ma l’altro ne approfittò per prenderlo sottobraccio e dirigerlo verso una porta nascosta nella parete che si aprì al segnale del telecomando. “Venga, mio caro,” disse l’uomo bello, “venga a cancellare, se mai ve ne fosse bisogno, gli ultimi dubbi e a vedere che cosa, ancora, potremo fare per lei,” e lo guidò lungo un corridoio curvo fino a entrare in una grande stanza, simile a quella dalla quale erano appena usciti, in cui un grande cartiglio annunciava “AIUTI AI PROFUGHI”, e poi di nuovo in un corridoio curvo e in una grande stanza in cui un cartiglio annunciava “RICOSTRUZIONE”, e di nuovo un corridoio curvo per rientrare, compiuto il cerchio, nella prima stanza.
    Lì, in pochi minuti e con soddisfazione di entrambi, firmarono i contratti che nel frattempo un diligente impiegato aveva preparato aggiungendovi di sua iniziativa alcune migliaia di indispensabili fucili mitragliatori kalashnikov e alcuni milioni di proiettili, poi il principe prese congedo e fu riaccompagnato alla grande auto nera che lo aveva accolto e che lo avrebbe riaccompagnato all’aeroplano privato. La limousine aveva i vetri dei finestrini oscurati, proprio come la vettura gemella che incrociarono strada facendo, ma al principe sembrò, alla vista della sagoma che si stagliava dietro il cristallo, di riconoscere il principe suo fratello. 

  • MA SOMMANDO PERE E MELE
    NON E' POSSIBILE CAPIRE
    COSA SUCCEDE IN UCRAINA

    data: 10/03/2022 15:04

    Quando avevo sette anni e facevo la seconda elementare, la maestra (che peccato non ricordarmi il suo nome) commentò così una qualche castroneria che avevo detto: “Ricordati, Mimmi, non si possono sommare le pere con le mele.” Me ne sono sempre ricordato, e anni dopo, preparando un esame di filosofia, scoprii che di fatto, in estrema sintesi, quella è la base della logica aristotelica. Scoprii pure che sommando le pere con le mele si arriva inevitabilmente a una fallacia logica, che può essere involontaria e in buona fede (nella maggior parte dei casi chi la usa neppure sa che la sta usando) o volontaria e dunque in malafede, l’arma retorica dei fascisti che si fingono democratici e dei Salvini che si fingono intelligenti (Di Maio non arriva manco a quello).

    Ma che c’entrano, direte voi, le pere e le mele con l’invasione dell’Ucraina? Mettete le pere (P) uguale ai sentimenti che si provano davanti a tanto strazio, e le mele (M) uguale ai fatti che a questo strazio hanno portato e che questo strazio stanno facendo perdurare, e vi renderete conto che non potrete arrivare a una analisi corretta di M se lo mescolate con P.

    Per esempio, a leggere il bollettino di guerra dei giornali occidentali sembra che i soldati russi abbiano come bersaglio preferito i civili ucraini, ma che loro, decimati dalla resistenza ucraina, siano sull’orlo della disfatta con migliaia di caduti tra cui molti altissimi ufficiali, mentre delle perdite militari ucraine non si parla. Pere? Mele?

    Per esempio, la decisione di Biden di bloccare le importazioni di petrolio e gas dalla Russia viene annunciata come un colpo inferto al nemico russo, ma in realtà gli Stati Uniti sono il massimo produttore mondiale di gas e di petrolio, e quando lo comprano all'estero (è successo per anni con il petrolio saudita) è solo perché quello, di estrazione più facile, costa meno e dunque è più conveniente, e il greggio domestico viene immagazzinato nelle riserve strategiche in quattro siti presso il Golfo del Messico. Quando la disponibilità mondiale cala o è in pericolo, come adesso, ovviamente il prezzo del petrolio cresce, e così torna ad essere conveniente l'uso del greggio domestico. Ovvero: per gli Stati Uniti, in questo momento, lo stop alle importazioni dalla Russia, presentato come un’altra sanzione pro-ucraniana, è soprattutto un buon affare. Mele? Pere?

    Per esempio, l’annuncio del presidente ucraino Zelensky, di bloccare le esportazioni di grano, orzo, segale ecc. fino alla fine dell’anno sembra una misura prudenziale a fini domestici ma in realtà è piuttosto un’arma di pressione sui paesi europei, che da quelle importazioni dipendono pesantemente sicché già prevedono un fortissimo aumento dei prezzi del pane. Che si tratti soprattutto di una decisione politica tesa a sostenere la richiesta ucraina di una no fly zone sul paese, nonostante il pericolo di un allargamento - magari atomico - del conflitto che questo comporterebbe, lo dimostra il fatto che l’altro grande esportatore mondiale di grano è la Russia, che nonostante le sanzioni ne può solo trarre vantaggio. Pere e/o Mele?

    Per esempio, i giornali occidentali continuano a ipotizzare una uscita di senno di Putin, che sarà anche vero, ai dittatori capita spesso, ma non mettono in dubbio la sanità mentale di Zelensky nonostante questo signore si ostini a combattere una guerra che per logica è perduta, facendola pagare in vite sonanti ai suoi cittadini. Senza arrivare alla soluzione del populista danese Mogens Glistrup (lo ricordate? L’Urss chiama dichiarando guerra alla Danimarca e un disco risponde: “Ci arrendiamo”), chiunque capirebbe che si tratterebbe soprattutto di risparmiare vite ucraine, e che raccontare che i soldati russi geleranno, il prossimo inverno, nei loro carri armati rimasti senza benzina, è meno di un wishful thinking: è una cazzata. Mele e/o Pere?

    Non vado oltre, tanto so che abbonderanno i mela-pera o pera-mela che mi chiameranno putinista (c’è persino chi mi ha scritto, indignato, chiedendomi che avrei fatto io, alle Termopili, al posto di Leonida, perché dulce et decorum est pro patria mori e viandante che giungi a Sparta, ma nessuno di loro è partito per il fronte). Dopo aver pianto le mie pere, resto con le mie mele a ragionare su come si sia giunti fin qui, su come si debba non andare oltre, su come si possa evitare la ripetizione assai poco farsesca della Storia, e su come sia peggiorato l’insegnamento da quando io avevo sette anni.

     

  • E TORNERÀ A CALARE
    LA CORTINA DI FERRO

    data: 28/02/2022 18:38

    Facciamo un salto in un futuro non lontano per atterrare nel territorio della nuova e più probabile realtà geostrategica. Vedremo, innanzitutto, che quella realtà sarà, nella sostanza, ben poco nuova. Vedremo che l’Ucraina avrà stretto i suoi legami con l’Unione europea, magari per il momento non a pieno titolo ma in una sala d’attesa piena di promesse (che poi chissà, dipenderà dai rischi restanti) e soprattutto di soldi (e questi, sicuri). Non entrerà invece nella Nato, per il semplice fatto che, nonostante noi si abbia sempre ragione e gli altri sempre torto, chi conta sa benissimo che qualche ragione Vladimir Putin l’aveva (l’ha detto persino Romano Prodi, l’ha scritto persino il New York Times). Avrà ovviamente ampie garanzie difensive dall’Occidente, ma si dovrà accontentare di essere uno Stato neutrale (le altisonanti dichiarazioni sulla sovranità delle nazioni e la loro derivante libertà di scelta sono sciocchezze propagandistiche che basta un Bignami di storia a smontare). La parte orientale dell’Ucraina resterà ufficialmente ucrainiana ma godrà di uno statuto speciale di autonomia ampia, di influenza russa ma formalmente non appartenente alla Russia. E lungo quella linea di confine, tra l’Est e l’Ovest dell’Ucraina, tornerà a calare – ecco la novità ben poco nuova – quella che Winston Churchill, nel 1945, definì “cortina di ferro”.  

  • L'INFANTILIZZAZIONE
    DELLA SPECIE

    data: 21/12/2021 19:37

    In libreria e al cinema vanno molto Harry Potter e i Supereroi, il Signore degli anelli e i cartoni animati, gli zombies, le realtà virtuali, la fantascienza dei mostriciattoli. Ma i lettori e gli spettatori non sono più, come una volta, i bambini e gli adolescenti: ora sono adulti di ogni età che abbondano in tatuaggi, che camminano sorbendo pessimo caffè da tazze di cartone, che rischiano i denti bevendo birra al collo della bottiglia, che riprendono i temi fideistici dei nazionalismi ottocenteschi e del no-vax di Don Ferrante. Sono i segni esteriori ed evidenti della infantilizzazione della specie, segni che si riaffermano nelle conversazioni che equiparano l’avventurosa e avventata opinione propria all’argomento dell’esperto (“Le opinioni – diceva Dirty Harry – sono come il buco del culo, tutti ne hanno uno”), dilettanti allo sbaraglio che stravolgono il significato di parole come “democrazia” e “libertà” per affermare il proprio presunto diritto a dire e fare quell’accidente che vogliono, incuranti dei limiti imposti dai diritti altrui.

    Suppongono, nella somministrazione di un vaccino destinato a salvar loro la vita, un colossale quanto vago complotto per controllarli, senza accorgersi che il controllo è in atto da tempo immemorabile proprio grazie alla loro dabbenaggine, che li affolla a inginocchiarsi davanti a una icona o a passare le notti in coda per comprare l’ultimo telefonino. Arrivano ad affermare che le gocce del vaccino contrabbandano nelle loro vene un chip che li soggiogherà, e non si rendono conto che a soggiogarli, da sempre, sono le loro credenze bislacche, la loro debolezza di fronte agli slogan dei politici che si guardano bene dall’incitarli al pensiero, e figuriamoci all’approfondimento. In corteo, in manifestazioni di massa, spinti dall’emozione e dimentichi della razionalità, gli infantiloidi marciano serrati verso un passato lontano migliaia di anni, anteriore persino al buio della caverna platonica, senza accorgersi che la Storia va, sia pure incespicando e prendendosi il suo lunghissimo tempo, in senso contrario.

    Finiranno stritolati come sempre, carne da cannone per loschi interessi personali di pochi, ma non senza avere stritolato lungo il percorso, come sempre, molti dei loro nemici più odiati: quelli che si sforzano umilmente di pensare, di informarsi, di controllare l’informazione e le sue fonti, di leggere libri e vedere film per adulti, di usare il sereno dibattito e non il rumoroso litigio. Quelli, insomma, che davvero si battono per non essere controllati con il virus più micidiale e resistente a ogni vaccino: il sarcastico virus della credulità.

     

  • NO, LA NATURA NON E' MAI STATA NOSTRA AMICA

    data: 07/11/2021 13:03

    Concordo ovviamente con chi cerca di preservare la salute del pianeta, visto che è il posto in cui viviamo, ma vorrei ricordare che nel corso dei millenni la battaglia dell’uomo per la sopravvivenza, e il miglioramento delle sue condizioni di vita, è stata soprattutto una lotta contro la natura: terremoti, inondazioni, eruzioni vulcaniche, asteroidi vagabondi, pesti subdole e mortifere… È bene difenderci da noi stessi, ma possibilmente senza trasformare questa difesa in una operazione di propaganda personale e senza confondere: la Natura, signori, non è e non è mai stata nostra amica.
     

  • IL VIRUS CI HA RESI
    MIGLIORI? NO, ANZI...

    data: 15/10/2021 14:07

    Quando arrivò questa nuova peste ci fu chi la salutò come una prova dalla quale saremmo usciti più buoni, più bravi e più intelligenti. Non si capiva bene da dove questi profeti traessero gli elementi per tanto ottimismo, visto che nella storia i precedenti non mancano – come l’influenza asiatica del 1957, che uccise un milione di persone; come l’influenza spagnola (che poi spagnola non era) che all’inizio del secolo scorso uccise 50 milioni di persone; come il vaiolo che per secoli fece strage in tutto il mondo compreso quello Nuovo, portato dai conquistadores; come la peste nera, che visitò in modo ricorrente il pianeta e nel secolo XIV ridusse la popolazione europea da 80 a 30 milioni di persone; come la peste che travolse Atene nel quarto secolo prima di Cristo e si portò via anche Pericle – e mai una volta il genere umano ne trasse qualche utile insegnamento morale e intellettuale.
    Coerentemente, il Covid-19 ci ha trovato stupidi e cattivi e così ci ha lasciati, con l’homo faber pieno di spocchia per tutti i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi decenni e con l’homo sapiens ancora di là da venire. Le uniche leggi che valgono sempre e ovunque sono quelle fondamentali della stupidità umana enunciate anni fa da Carlo M. Cipolla, lo storico dell’economia che affermava: “Credo fermamente che la stupidità sia una prerogativa indiscriminata di ogni e qualsiasi gruppo umano e che tale prerogativa sia uniformemente distribuita secondo una proporzione costante.”
    Questo significa, evidentemente, che sono compresi nel calcolo anche i politici, non importa se di destra, di centro o di sinistra, ma senza dimenticare che se stanno dove stanno è perché qualcuno – noi – li ha votati.
    Molti sociologi sostengono che è cambiato il modo di valutare le persone che scegliamo per governarci: se una volta volevamo che a rappresentarci fosse qualcuno migliore di noi, oggi ci piace di più che a comandare sia qualcuno con il quale possiamo sentirci identificati. La valutazione del candidato si appoggia meno sui fatti che sulle emozioni, il che elimina la faticosa necessità di pensare e lascia campo libero alle opinioni sostenute per fede, che pretendono di avere tutte lo stesso peso. Il principio dell’uguaglianza dei cittadini secondo la legge si è contorto fino a un “liberi tutti” che ha portato la società, dice lo scrittore spagnolo Javier Marías, a “una tontificazione generale e crescente”.
    In conclusione. Non c’era motivo perché la gente, sotto la pressione di quest’ultima peste, diventasse più buona, più brava e più intelligente, ma tutto il contrario: per il timore eccessivo di alcuni o per la negazione della minaccia da parte di altri, che la attribuiscono, anziché a un virus, a strampalate teorie cospiratorie peraltro superflue, visto che le società sono sempre state controllate da oligarchie più o meno concordi. Teorie impulsate dalla tontificazione di cui sopra, quando non, come affermato dal sacerdote direttore della emittente cattolica Radio Maria, dallo stesso Satana.