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MARCELA FILIPPI

  • OTTO POESIE INEDITE
    DI ANTONIO SPAGNUOLO

    data: 06/02/2026 23:15

    Pubblichiamo otto poesie inedite di un importante poeta italiano. Anzi, napoletano. Antonio Spagnuolo, classe 1931, ha pubblicato - dagli anni Cinquanta ad oggi - una cinquantina di volumi di poesie. E’ stato tradotto in francese, inglese, greco moderno, iugoslavo, spagnolo, rumeno, arabo e turco. Ha fondato e diretto riviste letterarie. Di lui si sono occupati i maggiori critici letterari italiani. Attualmente dirige la collana "Le parole della Sybilla" per Kairòs editore e la rassegna ”Poetrydream” in Internet (http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com).

     

    IL GIOCO DELLE MELE

    Quello che adesso stringi fra le coltri
    è soltanto il ricordo di follie
    che rincorresti al tempo delle mele:
    fantasmi
    che ti ripetono gesti allucinanti.
    Null’altro che illusioni aggrappate ad un sogno
    rimasto indiscreto .
    Lo spazio che le dita riuscivano a comporre
    sgualciva l’orlo dei quaderni segreti.
    Nel lampo che lo sguardo franava al passo
    e ricamava le fantasie dell’orizzonte
    tu eri la carne da mordere,
    colorata per vaneggiamenti tutto svaniva inesorabilmente
    tra le carte ed il video, in abbadono,
    trattenendo le mani sul bordo delle vene
    che scorrevano tra i minuti dell’ignoto .
    Ecco i miei sogni radunati alla sera
    pronti a sconvolgere il vuoto dei muscoli.
    Pronti a rigare i margini del cielo
    con le vocali di fuoco che disgregano il senso.
    A volte torna, a volte riprende le parole
    ed una luce forsennata
    come il pensiero di colpa o di fuga
    rinverdisce la pelle, nel passo liquefatto.
    Non ha più senso la bocca inaridita
    dove parlava il petalo a confondere
    lo sciogliersi dell’onda.
    All’improvviso ti svegli e chiedi una carezza
    crogiolo di future inesattezze
    punto e daccapo nel rombo di un naufragio.

    ACCADE

    E’ sempre la prima volta quando rincorro il tuo labbro
    tra le nebbie del sogno , come per colpire, e punire
    un incontro clandestino nelle spire del vento.
    Incastonato buio recito il monologo
    sfidando gli specchi e a goccia a goccia
    confondo il sudore incandescente nelle parole incise alle pareti.
    Il dubbio è nella storia ormai disfatta,
    frammentata da scaglie ed irrequieta nel rivolo
    di un arcobaleno indiscreto,
    quasi lo spazio aperto a declinare nuove illusioni
    nella tenue ragnatela che ti avvolge.
    L’intarsio custode di esplosioni ritorna vertigine.

    ANCORA TU

    Ancora tu riduci all’impotenza
    vertiginosamente dilagando
    tra le fauci affamate dell’inferno.
    Dove c’è dato aprire una parola?
    Dove portare il corpo che si estranea
    nel lucore di morte, se non conosce sussulti?
    Potesse adagiarsi l’illusione candida
    fra gli alberi e gli uccelli, fra le strade deserte,
    il respiro del vento sospingerebbe
    il cervello che dorme nel torpore
    a nuovi insulti, a leghe inaspettate
    in cerca di vecchie musiche tra i versi.
    Ora possiedi le metropoli stranite
    a rinnovar l’infamia dell’insulto,
    le lacrime che ripetono paure,
    lo stupore di segrete solitudini,
    trascinando galassie nei viali.
    Impenetrabile alle stelle stringi
    sanguinanti dita a radunare suoni
    tra le incredibili lesioni della mente.
    E’ l’alchimia della clessidra
    che riduce frantumi del mio inconscio.

    SABATO

    Di nuovo si ribella la barriera delle ore,
    che inseguimmo sino a ricadere nell’oro fuso,
    cantando angoli di strade in penombra
    mentre rispondeva il clamore della sera.
    Ogni tessuto cede alle foglie ingiallite
    per rinnovare il sogno nato dalla terra,
    sostanza ed energia nel raggio breve
    chiamato angoscia.
    Percorro le tue minuscole letizie
    per sottili cammini di sangue,
    e cerco il suono limpido delle dita
    per il fugace sentiero delle palpebre,
    oggi che la tua bocca ha silenzio infinito.

    IL CAPRICCIO

    Da morto a morto, scambiate le armature,
    bestemmiammo alla guerra,
    futilità di minuzie in attesa di speranze.
    Delitti immaginati per scoprire
    quali fossero i veri nemici della poesia
    in questa rovente prepotenza di anarchia.
    Ai margini della solitudine si sfianca l’oro del cielo
    e affogo senza pietà nella tua vigna
    umida e attaccaticcia di secreti.
    Nel suggere la chiocciola
    ho ancora sulla lingua l’acre selezione
    della tua scheggia, e negli orecchi
    il capriccio verbale che ti piacque scandire.
    Un rullio di ricordi comprime le incertezze
    del buio.

    INCANTAMENTO

    Balze della memoria si rincorrono
    per un sottile incandescente filo
    che riporta fantasmi a nuovo incanto.
    Si riaccende ogni gesto
    e nell’anfratto annido l’incerto mormorio
    del nulla, che circonda od infrange
    nell’alienarmi tra le coronarie,
    per incidere variopinte angosce.
    Annullo e ti rincorro perché ogni traccia
    nel cemento ormai incalza,
    circùito inaspettato al tuo negare,
    quando il tempo arrossava nelle sere
    ripetendo quest’oggi il senso dell’ignoto.
    Mi disperdo abbagliato nell’inconscio,
    scrivendo vaporose premesse
    in questi giorni d’agosto senza tregua
    invermigliato tra le bizzarrie in fuga
    delle ore che battono all’arteria.
    Perdura il tratto breve tra le radici e pietre
    qui nella sera per rinverdire i ricordi
    come un adagio a consenso di una fugacità
    inespressa.

    TRAMONTO E NATURA

    Nel vortice dei colori che il tramonto
    propone ogni sera, quasi indispettito
    per la spuma di onde imbizzarrite,
    cerco ancora il tuo ciglio a dispetti improvvisi.
    Sconvolge il pensiero la tua voce
    che annunzia la risacca , che si arrende
    alla scena dell’ eterna profondità, trafitta
    blu ardesia, come radice
    che rincorre la luce, ove tutto sarà diverso,
    anche un rifugio tranquillo, alle pareti
    corrose dal tempo e dagli specchi.
    Ma in questi ultimi giorni
    cesellata scrittura alla deriva
    una ghirlanda è il tepore del sussurro,
    attraverso lo stretto fluire del sublime
    che ricama memorie, che traluce
    nel riscontro di ottave, a riscontro del cielo,
    che rifulge per accecare l’urlo mio indispettito .
    Oggi affondo nel turbine indiscreto,
    che l’universo offre accadimento di usure,
    iracondo silenzio per questo rivolgimento
    delle scorie di una natura contaminata e tradita.
    Alla fine è smarrita la graziosa emozione
    della scelta,
    senza risposta l’infamia della terra.

    CARNE

    Era una danza improbabile ed un salto
    tra le ossa e la carne ormai avvizzita
    quando al tempo nel bosco la strega
    cominciò urla confitta nel torace.
    Una strana novella inarcata nell’acqua
    distingueva il giorno dalla luna
    in contrasto del demone straniero
    per il simbolo che s’ammuta alla mente
    superstite all’incidente, con le braccia
    paralizzate dalla paura, dimenticando
    quello che si desiderava per il futuro,
    mentre il cielo diventa verde e scoppia
    per ricadere sanguinare, soffocata
    da una lastra di marmo, falsata dal tempo
    polvere che ritornerà alle origini
    soarsa nel vento, oltre la vita,
    oltre lo spazio, oltre i confini del niente!

  • OLALLA CASTRO: POESIA
    CHE DÀ VOCE ALLE DONNE

    data: 12/01/2026 22:39

    Olalla Castro (Granada, 1979) è una delle voci più brillanti della poesia lirica spagnola contemporanea. In queste magnifiche poesie dà voce a donne che hanno lasciato un segno profondo nel corso dell'esperienza umana diventando protagoniste. Le loro versioni alternative e affascinanti le fanno rivivere con forza. Penelope, Elena, Dafne, La Sirena, Madame Bovary, Circe Medea, Saffo, Emily Dickinson, Demetra, Cassandra, Pentesilea sono solo alcune di queste figure femminili che qui vengono proposte anche nella traduzione italiana.



    PENÉLOPE
    Mi espera, que es al tiempo túmulo y hogar, maleza
              y brillo. Mi espera, que todos han contado
              menos yo. Para poder decir, he de apartar las
              palabras que dejasteis caer como uvas en mi
              boca hasta colmarla. Odié a los pretendientes
              con la misma fuerza que odiaba ya a Odiseo.
              Solo amé la mortaja que se interponía entre
              ellos y yo. Solo amé mis manos, la urdimbre,
              el hilo. Caminar con las yemas, mirar con las
              yemas. Ser la canción que se tararea mientras
              se teje. Os odié a vosotros, que me habíais escrito
              quieta como un animal, pero nada dijisteis 
              del cepo.
    Hay en este silencio una veladura, una transparencia
             que aclara hasta casi borrarlos los rostros de
             los hombres que por el día enseñan sus dientes,
             ríen, se atiborran. Los mismos que dejan huellas
            de grasa en mis vasijas y tienen ojos que
            son igual que manos, con los que nos soban a
            mí y a las criadas. Los mismos que beben sobre
            mi mesa, se pelean sobre mi suelo y quieren
            yacer sobre mi cuerpo; los que no entienden
            otro idioma que el de ponerse encima.
     
    De noche, cuando nada separa el mar del cielo y mis
           dedos se convierten en dioses deshaciendo el
           futuro, las palabras navegan esto negro que
           está hecho a la vez de agua y de aire. Las palabras, 
           sin velas que izar y sin remeros, recalan
           a veces más lejos que los barcos y, a menudo,
           llevan un polizón oculto en la bodega.
    Yo guardo el lenguaje, lo protejo de ellos y su mugre,
           mientras me repito que hablar en voz muy
           baja no equivale a callarse, que a veces susurrar 
           te vuelve el polizón oculto en la bodega.
          Que alejarse de Ítaca es también deshilar lo
          tejido; escupir en las cráteras donde se sirve
          el vino. 
     
     
    PENELOPE
    La mia attesa, che è allo stesso tempo tumulo e focolare, boscaglia
               e scintillio. La mia attesa, che tutti hanno raccontato
               tranne mePer poterlo dire, devo mettere da parte le
               parole che avete lasciato cadere come uve nella mia
               bocca fino a colmarla. Ho odiato i pretendenti
               con la stessa forza con cui già odiavo Odisseo.
               Amavo solo il sudario che si interponeva
               tra loro e me. Amavo solo le mie mani, l'orditura,
               il filo. Camminare con i polpastrelli, guardare con
               i medesimi. Essere la canzone che si canticchia mentre
               si tesse. Ho odiato voi, che mi avevate scritta 
               quieta come un animale, ma nulla diceste
               del ceppo.
    C'è in questo silenzio una velatura, una trasparenza
              che sbiadisce fino quasi a cancellare i volti
              degli uomini che di giorno mostrano i loro denti,
              ridono, si ingozzano. Gli stessi che lasciano tracce
              di grasso nelle mie stoviglie e hanno occhi che
              sono come mani con cui lisciano
              me e le ancelle. Gli stessi che bevono
              al mio tavolo, litigano nel mio suolo e vogliono
              giacere sopra il mio corpo; quelli che non capiscono
              altra lingua che quella di mettersi sopra.
     
    Di notte, quando nulla separa il mare dal cielo e le mie
            dita diventano dei che dissolvono il
            futurole parole navigano in questo nero 
            fatto sia di acqua che di aria. Le parole,
            senza vele da issare e senza rematori, approdano
            a volte più lontano delle navi e, spesso,
            portano un clandestino nascosto nella stiva.
    Io custodisco il linguaggio, lo proteggo da essi e dalla loro lordura,
            mentre ripeto a me stessa che parlare a voce molto
            bassa non equivale a tacere, che a volte sussurrare
            ti fa diventare il clandestino nascosto nella stiva.
            Che allontanarsi da Itaca è anche disfare il
            tessuto; sputare nei crateri dove viene servito
            il vino.
    ---
    HELENA
    La belleza es una maldición, nunca la quise. Yo solo 
                  anhelaba ser la tea que arde bajo mi nombre 
                  y quemar uno a uno a todos los que, con el 
                  pretexto de saciarse, masticaron mi cuerpo, 
                  hogaza de pan mojada en vino. El primero de 
                  todos fue Teseo, que se hundió en mí como 
                  quien hunde sus manos en la tina, como quien 
                  lava sus manos en el agua. Limpio salió y me 
                  dejó esto negro que flota desde entonces en 
                  mis ojos. Llegaron después los que pedían 
                  permiso antes del baño (no a mí: a mi padre, 
                  a los dioses). Por más que me esforcé, no hallé 
                  gran diferencia entre unos y otros. Solo el agua,
                  más sucia cada vez; la tina más vacía. 
    No elegí a Paris, igual que antes no había escogido 
                  a Menelao. Desposarse, desposeerse, ¿no es 
                  acaso lo mismo? Soy el fardo que se trae y 
                  se lleva siempre a hombros. Dentro de mí, el 
                   tesoro. Dentro de mí, el collar que los otros 
                   solo quieren colgarse. Lo que dirime su guerra 
                   es a quién pertenezco. Nada más. Corona 
                   de laurel, trofeo de caza, he sido algo por lo 
                   que alzar las espadas en el aire. Ante mí, los 
                   hombres han hablado el rudo lenguaje de los 
                   hombres; el pobre lenguaje de los hombres. 
    La belleza es una maldición. Te arrebata tu cuerpo, 
                   te convierte en grano, en pasto, en uva. Todos 
                   quieren morder, hasta que un día de ti no queda 
                   ni un bocado. Entonces te desprecian. Los 
                   niños y los viejos te rehuyen y algo siniestro se 
                   incrusta en el centro de tu nombre. Ya no es 
                   la gema, eso brillante engarzado en lo brillante. 
                   Ya no es más que la tina vacía, el agua negra. 
                   Tuya es ahora la culpa del incendio, de la 
                   ciudad en llamas, de las ruinas. Para entonces 
                   eres solo la extranjera. La del nombre maldito 
                   bajo el que Troya arde.
     
     
    ELENA
    La bellezza è una maledizione, non l'ho mai voluta. Io anelavo 
                   di essere soltanto la fiamma che arde sotto il mio nome
                   e bruciare uno ad uno tutti coloro che, con il
                   pretesto di saziarsi, hanno masticato il  mio corpo,
                   grande focaccia di pane imbevuta nel vinoIl primo di
                   tutti fu Teseo, che sprofondò in me come
                   chi affonda le mani nella tinozza, come chi
                   lava le sue mani nell'acqua. Ne è uscito pulito e
                   mi ha lasciato dentro questa cosa nera che da allora 
                   galleggia nei miei occhi. Poi sono arrivati quelli che 
                   chiedevano permesso prima del bagno (non a me: a mio padre,
                   agli dei). Per quanto mi sia sforzata, non ho trovato
                   grande differenza tra gli uni e gli altri. Soltanto l'acqua,
                   ogni volta più sporcala tinozza sempre più vuota.
    Non ho scelto Paride, così come prima non avevo scelto 
                   MenelaoSposarsi, spogliarsi, non è forse
                   lo stesso? Sono il fardello che si conduce e
                   si porta sempre in spalla. Dentro di me, il
                   tesoro. Dentro di me, la collana che gli altri
                   vogliono appendersi. Ciò che dirime la loro guerra
                   è a chi io appartengaNient'altro. Corona
                   di alloro, trofeo di caccia, sono stata qualcosa per
                   cui alzare le spade in ariaDinanzi a me, 
                   gli uomini hanno parlato il rude linguaggio degli
                   uomini; il povero linguaggio degli uomini.
    La bellezza è una maledizioneTi strappa il corpo,
                   ti trasforma in grano, in erba, in uvaTutti
                   vogliono mordere, finché un giorno di te non
                   rimane nemmeno un boccone. Allora ti disprezzano. I
                   bambini e i vecchi ti sfuggono e qualcosa di sinistro
                   si incunea al centro del tuo nomeNon è più
                   la gemma, quel brillante incastonato nel brillante.
                   Non è altro che la tinozza vuota, l'acqua nera.
                   Ora la colpa dell'incendio è tua, della
                   città in fiamme, delle rovine. A quel punto
                   sei solo la straniera. Quella dal nome maledetto
                   sotto il quale Troia arde.
    ---
    DAFNE
    •  
      Yo quería escapar, padre, y no este canto de pájaro en 
                   mis sienes ni animales pequeños escalándome 
                   el vientre. Aún no entiendo por qué, en lugar 
                   de ayudarme a correr más deprisa, cavaste un 
                   hoyo negro para mí y hundiste en él mis piernas. De ti he 
                   aprendido que a veces el amor 
                   se parece a una tumba; que el miedo es una 
                   sombra y se alarga cuando el sol está a punto 
                   de ponerse. 
      Solo sé que huía del alud, que Apolo era una piedra 
                   rodando tras mi risa y acabé sepultada bajo 
                   todo ese ruido. Solo sé que, en lugar de crecerme unas alas, 
                   algo brotó de pronto de mis 
                   dedos y raíces me anclaron al lugar del derrumbe. Todavía 
                   oigo su voz, padre. Algunos 
                   días vuelve, se abraza a mi tronco, me susurra. 
                   Algunos días habla y llama amor a esto y ni 
                   siquiera tengo oídos que taparme. Sus manos 
                   ya eran hoces cuando yo te imploraba. Su sexo 
                   ya era un hacha. Su único deseo era la tala. 
      La vida es este musgo que cubre mi corteza, pero nunca 
                   se adentra. De arriba abajo, insectos me recorren para 
                   después marcharse. Y sigo quieta. 
                   Siempre quieta. Solo mis ramas se agitan con 
                   el viento, como si ese vaivén contuviese un 
                   lenguaje y pudiera decirse así la rabia, dejando 
                   caer una a una las hojas. Las sacerdotisas de 
                   Delfos me usan como oráculo. Queman mis 
                   tallos. Atienden al humo y al chasquido. En la 
                   forma que las llamas adoptan, rastrean el futuro. Algunas 
                   veces mastican esto verde que soy 
                   hasta que entran en trance y, para ver mejor, 
                   cierran los ojos. Como yo, padre, que también 
                   es ahora, a ciegas, cuando veo.
       
       
      DAFNE
      Io volevo scappare, padre, e non questo canto di uccelli
                    nelle mie tempie né piccoli animali che scalano il mio
                    ventre. Ancora non capisco perché, invece
                    di aiutarmi a correre più veloce, hai scavato un
                    buco nero per me e ci hai affondato le mie gambe. Da te
                    ho imparato che a volte l'amore
                    sembra una tomba; che la paura è 
                    un'ombra e si allunga quando il sole è sul punto
                    di tramontare.
      So solo che fuggivo dalla valanga, che Apollo era una pietra
                    che ruzzolava dietro la mia risata e son finita sepolta sotto
                    tutto quel rumore. So solo che, anziché crescermi delle ali,
                    qualcosa germogliò all'improvviso dalle mie dita
                    e delle radici mi hanno ancorata nel luogo del crollo. Ancora
                    sento la tua voce, padre. Alcuni
                    giorni torna, si abbraccia al mio tronco, mi sussurra.
                    Certi giorni parla e chiama amore a questo e non ho
                    nemmeno orecchi da coprire. Le sue mani
                    erano già falci quando ti imploravo. Il suo sesso
                    era già un'ascia. Il suo unico desiderio era l'abbattimento.
      La vita è questo muschio che ricopre la mia corteccia, ma mai 
                    si addentra. Da sopra a sotto, insetti mi percorrono 
                    per poi andar via. E sono quieta.
                    Sempre quieta. Soltanto i miei rami si agitano
                    col vento, come se quell'oscillazione contenesse 
                    un linguaggio e si potrebbe dire così la rabbia, lasciando
                    cadere le foglie una ad una. Le sacerdotesse di
                    Delfi mi usano come oracolo. Bruciano
                    i miei fusti. Sono attente al fumo e allo scricchiolio. Nella
                    forma che le fiamme adottano, tracciano il futuroAlcune
                    a volte masticano questa cosa verde che sono
                    finché non cadono in trance e, per vedere meglio,
                    chiudono gli occhi. Come me, padre, che
                    è adesso, al buio, quando vedo.
       
      LA SIRENA
       ¿Quién me culpa del canto? Ellos, no yo, desvían la 
                 trayectoria de sus naves al oírme. Ellos, no yo, 
                 subieron a sus botes y, sacudiendo las manos 
                 en el aire, dijeron adiós a sus familias. A veces 
                 la muerte es un viento que tensa las velas de 
                 los barcos y arrastra los pecios a la orilla; una 
                 ola que mece los cuerpos ‒tan fríos, tan hermosos‒ 
                 de los hombres. 
      Me escribieron desnuda sobre la roca, 
                 mitad mujer y mitad ave, más tarde pez, siempre aguardando. 
                 Como si los muertos hiciesen compañía. 
                 Pero no estoy aquí sentada por los barcos. 
                 Estoy aquí para que entendáis que a menudo 
                 naufragar no consiste en hundirse. Que el 
                 naufragio es volver: a cada golpe de remos, las 
                 calles de Ítaca más cerca, las casas de Ítaca más 
                 grandes. Fingir que aquellos a quienes abandonasteis 
                 han estado esperándoos, que puede regresarse. 
      Atad vuestro cuerpo al mástil o tapaos los oídos, da lo 
                 mismo. Entended que no nace para vosotros 
                 esta melodía. La clave está en el eco: cubrirme 
                 con él, envolverme en él, taparme con él de los 24 
                 marineros, de sus ojos como medusas, abiertos 
                 y azules. Preferiría que no tuvieseis oídos,
                 preferiría que no llegarais nunca. Que me dejaseis 
                 a solas con mi canción ‒que es un coral rosado, un arrecife‒. 
      Amo el sonido que surge de mi estómago y se vuelve 
                distinto en mi cabeza, entre mis labios. Amo 
                el sonido que crece y se alza sobre todas las 
                cosas, penetrando lo mismo el agua que la 
                piedra. Creedme, el canto es un milagro. En el 
                canto no hay culpa. La culpa está en aquellos 
                que lo escuchan.
       
    • LA SIRENA
        Chi mi incolpa del canto? Loro, non io, deviano la
                  traiettoria delle loro navi al sentirmi. Loro, non io,
                  salirono sulle loro barche e, scuotendo le mani
                  in aria, hanno detto addio alle loro famiglie. A volte
                 la morte è un vento che tende le vele
                 delle barche e trascina i relitti a riva; un'onda
                 che culla i corpi ‒così freddi, così belli‒
                 degli uomini.
      Mi hanno scritta nuda sulla roccia,
                 metà donna e metà uccello, poi pesce, sempre 
                 in attesa. Come se i morti facessero compagnia.
                 Ma non sono qui seduta per le navi.
                 Sono qui affinché voi capiate che spesso
                 naufragare non significa affondare. Che il
                 naufragio è ritornare: ad ogni colpo di remi, 
                 le strade di Itaca più vicine, le case di Itaca più 
                 grandi. Fingere che quelli che avete abbandonato
                sono stati ad aspettarvi, che si può tornare.
      Legate il vostro corpo all'albero maestro o tappatevi le orecchie, 
                fa lo stesso. Capite che non è nata per voi
                questa melodia. La chiave è nell’eco: coprirmi
                con esso, avvolgermi in esso, ripararmi con esso dai
                marinai, dai loro occhi come meduse, aperti
                e blu. Preferirei che non aveste orecchie,
                preferirei che non arrivaste mai. Che mi lasciaste da
               sola con il mio canto ‒che è un corallo rosa, uno scoglio‒.
      Amo il suono che sorge dal mio stomaco e diventa
              altro nella mia testa, tra le mie labbra. Amo
               il suono che cresce e si innalza su tutte le 
               cose, penetrando nello stesso modo acqua 
               e pietra. Credetemi, il canto è un miracolo. Nel
               canto, non c'è colpa. La colpa è in coloro
               che lo ascoltano.
    • MADAME BOBARY
      Abrir el bote de arsénico y beber se parece a soltarse 
                 el cabello recogido, quitarse los guantes, aflojar 
                 el tul que ciñe la cintura. A veces respiras 
                 mejor mientras te asfixias. ¿Quién dice que el 
                 matrimonio no es también una cuerda en torno 
                 al cuello? ¿Quién dice que una gargantilla 
                 no puede ahogar lo mismo que una soga? 
      No es cierto que buscase el amor, solo intentaba salir 
                 de ese bostezo que era Charles, hablar por fin, 
                 tener mi propia boca, que no fuese él quien 
                 contara mi historia. Flaubert nunca dijo «Madame 
                 Bovary c´est moi». Yo solo fui la esposa 
                 adúltera que acabó recibiendo su castigo. La 
                 lección para otras que pensaran hacerlo. Una 
                 mala lectora con ataques de histeria. Una enferma, 
                 ¿acaso no lo hemos sido todas? 
      Leemos torcido porque desde el principio ya estábamos 
                  torcidas, como las ramas de aquel árbol 
                  del que colgaban las manzanas. Evas, una y 
                  mil veces culpables de la caída del hombre. La 
                  historia serpentea al describirnos: brillamos 
                  como zafiros, pero también pinchamos como 
                  el alfiler de un broche. Somos hermosas e inútiles 
                  como alhajas. Por eso se nos mete en un 
                  joyero y se cierra la tapa hasta que el aire nos 
                  falta. 
      Se nos dan una casa, un cuerpo, un nombre, y hemos 
                  de arrastrarlos con nosotras para siempre 
                  como arrastramos los volantes del vestido: 
                  fingiendo que no pesan, que no nos obligan a 
                  ir mirando constantemente al suelo para no 
                  tropezar.
      MADAME BOBARY
      Aprire la boccetta di arsenico e bere è come sciogliersi
    • CIRCE
      Rueda el fruto árbol abajo y el bosque entero tiembla. 
                  Mientras rasco la corteza de los árboles, me 
                  pregunto si es final o es origen la materia 
                  ‒caparazón, cáscara, vaina‒ que recubre lo vivo; 
                 pared o puerta la piel, cerco o cancela. De 
                 vuelta a mi palacio, machaco las raíces hasta 
                 volverlas polvo. Lo mezclo todo en ollas y 
                 remuevo. Aún no lo sabéis, pero en este 
                 movimiento circular estáis naciendo. 
      Oigo las naves atracar, la algarabía de quienes pisan 
                tierra después de mucho tiempo. Sentada en 
                mi trono, os espero. Asoman pequeños mis 
                pies bajo la túnica. Dejo que el cabello se 
                derrame sobre mis hombros y sonrío porque sé 
                que mi belleza os vuelve dúctiles, igual que el 
                calor reblandece la almáciga. 
       Espero el momento delicioso de elegir en qué tipo de 
                criatura convertiros. Mientras tanto, os 
                estudio despacio porque, cuando llegáis, el animal 
                ya está en vosotros. A los que miráis con recelo 
                el vino que os ofrezco os transformo en lobos  
                o en coyotes. Seréis leones los que entréis 
                en palacio con una daga oculta tras la 
                espalda, lechuzas los que intentéis disuadirme con 
                palabras, avestruces quienes echéis a correr 
                cuando mi varita transforme a los primeros; 
                cerdos (a qué mentir, casi siempre sois cerdos) 
                los que os abalancéis sobre la fuente 
                separando a bocados el hueso de la carne. 
       Venid a mí. Os concedo el olvido, un hogar nuevo. 
                Aquí aprenderéis el don de la mansedumbre, 
                a comer de mi mano sin morderla. Creedme, 
                esta vida es mejor que aquella que os aguarda 
                lejos de la isla. Os ofrezco la dicha de 
                abandonar el verbo. Os regalo el gruñido, un 
                lenguaje sin culpa. Ahora podréis apartar vuestras 
                manos de la hoja afilada, desviar la 
                trayectoria del golpe que invocabais antes en nombre 
                de la patria o de los dioses. Recordad: solo 
                los cerdos se revuelcan en el barro y siguen 
                inocentes. Os otorgo el hocico a ras de tierra, 
                perseguir el rastro de las cosas, hacer del olor 
                un código sin daño. Venid a mí: vuestra es esta 
                mancha tan pura, este charco tan limpio. 
       
       
      CIRCE
      Precipita il frutto giù dall'albero e l'intero bosco trema.
               Mentre gratto la corteccia degli alberi, mi
               domando se è finale o origine la materia 
               ‒guscio, scorza guaina‒ che ricopre ciò che è vivo;
               parete o porta la pelle, recinzione o cancello. Di
               ritorno al mio palazzo, pesto le radici fino
               a farle diventare polvere. Mescolo tutto in pentole e
               agito. Non lo sapete ancora, ma in questo
               movimento circolare state nascendo.
      Sento le navi che attraccanoil fracasso di chi calpesta
               terra dopo tanto tempoSeduta sul
               mio trono, vi aspettoSpuntano piccoli i miei
               piedi sotto la tunica. Lascio che i capelli
               cadano sulle mie spalle e sorrido perché so
               che la mia bellezza vi rende duttili, come
               il mastice ammorbidito dal calore.
       Aspetto il momento delizioso per scegliere in quale genere di
               creatura convertirvi. Intanto vi
               studio lentamente perché, quando arrivate, l'animale
               è già in voi. A voi che guardate con sospetto
               il vino che vi offro vi trasformo in lupi
               o in coyotes. Sarà leone chi entrerà
               nel palazzo con una daga nascosta dietro la
               schienagufi, quelli di voi che cercano di dissuadermi
               con parole, struzzi quelli che correranno
               quando la mia bacchetta trasformerà i primi;
               porci (perché mentire, siete quasi sempre porci)
               quelli che si avventano sul cibo
               separando a morsi l'osso dalla carne.
       Venite da me. Vi concedo l'oblio, un nuovo focolare.
               Qui imparerete il dono della mansuetudine,
               a mangiare dalla mia mano senza morderla. Credetemi,
               questa vita è migliore di quella che vi attende
               lontano dall'isola. Vi regalo la gioia di
               abbandonare il verboVi regalo il grugnito, un
               linguaggio senza colpa. Ora potrete allontanare le vostre 
               mani dalla lama affilata, deviare la
               traiettoria del colpo che invocavate prima in nome
               della patria o degli deiRicordate: solo
               i porci si rotolano nel fango e continuano
               ad essere innocenti. Vi concedo il muso rasoterra,
               inseguire la traccia delle cose, farne dell'odore
               un codice senza danni. Venite da me: è vostra questa
               macchia così pura, questa pozza così pulita.

    • MEDEA
    ¿Por qué siempre queréis una razón? Estoy cansada 
                de sostener vuestro miedo, vuestra ira, vuestra 
                pena. Estiráis cada pliegue de mí tratando 
                de convertirme en una tela lisa: o la loca o el 
                monstruo, o la pérfida o la enferma, o la pobre 
                o la perversa Medea. No os basta con saber 
                que lo hice, tenéis que hundir los brazos en mi 
                boca, hurgarme dentro buscando algo podrido, 
                cualquier cosa que parezca explicarlo. 
    Llevaos con vosotros vuestros nombres. Nunca los he 
                 necesitado. Maté a mis hijos, sí, y ahora queréis 
                 que se convierta lo que hice en una tiza, 
                 dibujar con ella la línea divisoria que os devuelva 
                 el sosiego, la frontera que os ponga a 
                 vosotros a un lado, a la asesina de niños en el 
                 otro. Pero, no lo olvidéis, la cal puede borrarse 
                 con los dedos. 
    No entendéis que la verdad es un viento pasando entre 
                  las cosas, moviendo como sábanas las cosas 
                  que atraviesa. La vida tiene un tacto rugoso, 
                  un cuerpo estriado. Nuestra casa es lo áspero, 
                  la avalancha: el tronco que se desprende en la 
                  crecida, la tierra marrón que el río arrastra. A 
                  dormir a la intemperie para entender que 
                  veces en la bondad hay algo turbio. Es necesario 
                  también puede el cielo caérsenos encima.
     
    MEDEA
    Perché volete sempre una ragione? Sono stanca
                di sostenere la vostra paura, la vostra ira, il vostro dolore. 
                Stirate ogni mia piega nel tentativo
                di trasformarmi in una tela liscia: o quella pazza oppure quella
                del mostro, o della perfida, o della malata, 
                della povera o della perversa Medea. Non vi basta sapere
                che l'ho fatto, dovete affondare le vostre braccia dentro la mia
                bocca, frugare dentro cercando qualcosa di marcio, 
                qualsiasi cosa che sembri spiegarlo.
    Portate con voi i vostri nomi. Non ne ho mai avuto
                bisogno. Ho ucciso i miei figli, sì, e ora volete che ciò che ho fatto diventi gesso,
                tracciare con esso la linea divisoria che vi restituisca la tranquillità
                il confine che vi metta da un lato,
                e l'assassina di bambini nel lato opposto.
                Ma non dimenticate, la calce può essere cancellata
                con le dita.
    Non capite che la verità è un vento che passa in mezzo
                alle cose, agitando come lenzuola le cose
                che attraversa. La vita ha un tatto ruvido,
                un corpo striato. La nostra casa è l'aspro,
                la valangail tronco che si stacca durante
                la piena, la terra marrone che il fiume trascina. 
               A volte nella bontà c'è qualcosa di torbido. È necessario 
               dormire all'intemperie per capire
               che anche il cielo può caderci addosso.
     
    SAFO DE MITILENE
                               Eros me sacudió el alma 
                               como el viento que en la montaña sacude los árboles. 
     
    Resbalar por un sexo que no es tuyo pero es igual que 
                  el tuyo. Tocar como tocándote. Que todo te 
                  recuerde a ti y, a la vez, entiendas lo frágil que 
                  es el yo, lo mucho que tus pechos pequeños se 
                  parecen a otros. Reflejarte en el beso como en 
                  la superficie del espejo. En el rostro que rozas, 
                  ser capaz de mirarte. Amar y escribir consis
                  ten en lo mismo: buscarte en lo distinto, llegar 
                  a la unidad conjurando lo múltiple.
    Quienes nacemos en islas conocemos de sobra los 
                   confines, pero también sabemos de la fragi
                   lidad de las fronteras. Advertimos sus contor
                   nos imprecisos, su constante vaivén (vemos 
                   cómo se mueven y nos mueven). Con cada 
                   ola, Lesbos cambia. La tierra se sumerge y, 
                   al hacerlo, sus límites se borran. Abolir una 
                   linde de agua es tan fácil como lanzar contra 
                   ella una piedra, cruzarla a nado, navegarla con 
                   una embarcación. 
    Nacer en una isla supone hacerte constantes pregun
                   tas sobre tu propio origen. ¿Mojarte los pies te 
                   vuelve una extranjera? Para ser una bárbara, 
                   ¿hasta dónde tu cuerpo ha de hundirse en el 
                   mar? Quienes nacemos en islas sabemos que 
                   la escritura es también una isla, una arena a la 
                   que llamamos patria. Este borde que al des
                   plazarse nos desplaza. Esta orilla de la que 
                   nunca podrán desterrarnos los tiranos.  
     
    SAFFO DI MITILENE
                                            Eros mi ha scosso l'anima
                                            come il vento che sulle montagne scuote gli alberi.
     
    Scivolare lungo un sesso che non è il tuo ma che è uguale
                  al tuo. Toccare come se ti toccassi. Che tutto
                  ti ricorda te e, allo stesso tempo, capisce quanto sia fragile
                  l'io, quanto i tuoi piccoli seni
                  somiglino agli altri. Rifletterti nel bacio come sulla
                  superficie dello specchio. Sul volto che sfiori,
                  essere in grado di guardarti. Amare e scrivere sono
                  la stessa cosa: cercarti nel diverso, giungere
                  all’unità scongiurando ciò che è molteplice.
    Chi come noi nasce in isole conosce molto bene i
                  confini, ma conosce anche della fragilità
                  delle frontiere. Avverte i loro contorni
                  imprecisi, il loro continuo va e vieni (vediamo
                  come si muovono e ci muovono). Ad ogni
                  onda, Lesbo cambia. La terra si immerge e,
                  In questo modo i suoi limiti si cancellano. Abolire una
                  linea d'acqua è così facile come lanciare su di essa
                  una pietra, attraversarla a nuoto, navigarla con
                  un'imbarcazione.
    Nascere in un'isola significa porsi continue domande
                   sulla propria origine. Bagnare i tuoi piedi
                   ti rende una straniera? Per essere una barbara,
                   fino a che punto il tuo corpo deve affondare nel
                   mare? Chi come noi di è nato in isole sappiamo
                   che la scrittura è anche un'isola, una sabbia che chiamiamo
                   patria. Quest'estremità che nel muoversi
                   ci muove. Questa sponda da cui
                   i tiranni non potranno mai esiliarci.
    ----
    EMILY DICKINSON
                                               En el nombre de la abeja — 
                                                              y de la mariposa — 
                                                         y de la brisa — ¡amén!
     
    Cuando paso los dedos por los pétalos miro de otra 
               manera, igual que veo distinto cuando escribo 
               y bordeo las cosas con la lengua. En mi cua
               derno, anoto los detalles de cada planta con la 
               precisión que exige la botánica. Me visto de 
               abeja o mariposa: intento que mis yemas se 
               posen tan suaves que la flor no sepa qué in
               secto la ronda. Que remuevan el polen y de 
               ellas dependan la semilla y el fruto. 
    Me lleno los ojos de lirios tigre y de violetas antes 
               de regresar al dormitorio. De nada serviría 
               arrancar los tallos hasta formar un ramo, lle
               varlos conmigo, fingir que cabe el campo en 
               una habitación. Escribir consiste en invocar lo 
               que no está, en conjurar el fantasma de aquello
               que se ama. El centro del poema es siempre 
               un hueco: lo ausente levantándose para decir 
               su falta.
    Vengo de una familia donde los hombres juntan las 
               manos antes de comer y dan las gracias a Dios 
               susurrando palabras. Vengo de una familia 
               donde los hombres extienden las manos antes 
               de dormir y dan la espalda a Dios susurrando
               palabras. Qué fácil limpiar el pecado como 
               quien restriega jabón sobre la mancha, como 
               quien enjuaga con agua la espuma de la culpa. 
               Papá compraba libros que me pedía después 
               que no cogiera. «Las señoritas no leen esta 
               clase de cosas», decía. Nunca entendí por qué 
               necesitaba mostrarme primero lo que me iba 
               a esconder, poner algo a mi alcance y después 
               alejarlo.
    También hay un prado en el centro de los nombres. 
               También escribir es ser insecto: volar alrededor
               de las flores, esparcir sus semillas por la 
               tierra. Hay quien no entiende que me guste 
               vestirme de blanco, que me sienta más libre 
               cuanto más dentro (del pecho, del cuarto, del 
               cuaderno). Quisiera ser el retrato que se lleva 
               en el interior del guardapelo. Que bastase una 
               mano para quedarme a oscuras.
     
     
    EMILY DICKINSON
                                             In nome dell'ape—
                                             e della farfalla
                                             e della brezza – amen!
     
    Quando passo le dita attraverso i petali guardo in un altro 
                 modo, così come quando scrivo e lambisco le cose
                 con la lingua vedo diversamente. Nel mio quaderno,
                 annoto i dettagli di ogni pianta con la
                 precisione che la botanica esige. Mi vesto
                 da ape o da farfalla: cerco che i miei polpastrelli
                 si posino così leggeri affinché il fiore non sappia 
                 quale insetto gli ronza intorno. Che rimuovano il polline 
                 e da essi dipendano il seme e il frutto.
    Mi riempio gli occhi di gigli tigrati e di viole prima
                 di tornare in cameraSarebbe inutile
                 strappare gli steli per comporre un mazzo,
                 portarli con me, fingere che i campi stiano
                 in una stanza. Scrivere consiste nell’invocare ciò
                 che non c'è, nello scongiurare il fantasma di ciò
                 che si ama. Il centro della poesia è sempre
                 un incavo:  ciò che è assente e si alza per dire
                 che non c'è.
    Vengo da una famiglia in cui gli uomini uniscono le
                 mani prima di mangiare e ringraziano Dio
                 sussurrando parole. Vengo da una famiglia
                 dove gli uomini stendono le mani prima
                 dormire e voltano le spalle a Dio sussurrando
                 parole. Com'è facile pulire il peccato
                 come chi strofina sapone sull'onta, come chi
                 lava via con acqua la schiuma della colpa.
                 Papà comprava libri che mi chiedeva poi 
                 di non prendere. «Le signorine non leggono questo
                 genere di cose», diceva. Non ho mai capito perché
                 avesse bisogno di mostrarmi prima ciò che mi avrebbe 
                 nascosto, mettere qualcosa alla mia portata e poi
                 allontanarla.
    C'è anche un prato al centro dei nomi.
                 Scrivere è anche essere un insetto: volare intorno
                 ai fiori, spargere i loro semi sulla 
                 terra. C'è chi non capisce che ami
                 vestirmi di bianco, che mi senta più libera quanto
                 più dentro (al petto, alla stanza, al
                 quaderno)Vorrei essere il ritratto che si porta
                 all'interno del medaglione porta ciocche. Che basterebbe una 
                 mano per restare al buio.
    DEMÉTER
    El verdadero cordón, aquello que nos une a nuestras
                hijas, es el miedo. Ser madre consiste en apartar 
                la idea de la pérdida como se apartan las
                moscas con la mano; sabiendo que podemos
                alejar su zumbido, pero siempre regresa.
    Perséfone creció aislada de los dioses. Le revelé el secreto 
               que guardan las semillas, cómo se desplazan 
               con el viento y van en busca del agua,
               del sol; cómo crecen sin manos que las planten. 
                Yo le enseñé a mi hija que, para seguir
               adelante, la vida no os necesita. Le mostré el
               moho que se extiende bajo la hojarasca y las
               larvas que nacen en el centro del cadáver. «La
               muerte es siempre un alimento», le dije.
    Fuimos felices hasta que un día llegó Hades: falla bajo
               los pies de Perséfone, boca abierta tragándose
               a mi hija. Mientras caían, las plantas que estaba 
               recogiendo se separaron las unas de las
               otras. Sin su mano menuda rodeándolas, ya
               nada podía mantenerlas unidas. ¿Qué es un
               ramo sino nuestro empeño en juntar lo que
               no nació junto, en hacer de lo distinto un manojo 
               de flores?
    Perséfone se hundió y todo se detuvo menos el miedo. 
               Los campos se secaron y los labios de los
               niños se llenaron de grietas, como la que Hades había 
               abierto en mitad de aquel prado.
               Tal y como mi hija se hundió bajo la tierra,
                hundiría yo al mundo bajo el hambre. Hasta
                que Zeus me escuchara y la trajera de vuelta.
                 Y, aunque Zeus me oyó, por argucias de Hades
                 mi hija tan solo regresa seis meses cada año. El
                 resto del tiempo vive allí abajo, donde acaricia
                 las manos de los muertos. Donde dicen que
                 es reina.
    Cuando ella está, acerco al mundo el sol y la cebada
                 crece. Colmo de frutas las ramas de los árboles. Mi risa se 
                 esparce por los campos y todo
                 reverdece. Aparto con las manos la idea de la
                 pérdida, sabiendo como sé que siempre regresa su zumbido.
     
    DEMETRA
    Il vero cordone, quello che ci unisce alle nostre
                figlie, è la paura. Essere madre consiste nel mettere 
                da parte l'idea della perdita così come si scacciano le mosche
                con la mano; sapendo che possiamo
                allontanare il loro ronzio, che ritornerà sempre.
    Persefone crebbe isolata dagli dei. Le ho rivelato il segreto
                che conservano i semi, come si spostano
                col vento e vanno alla ricerca dell'acqua,
                del sole; come crescono senza mani che li piantino.
                Ho insegnato a mia figlia che, per andare
                avanti, la vita non ci necessita. Le ho mostrato il
                muschio che si estende sotto il fogliame e
                le larve che nascono al centro del cadavere. «La
                morte è sempre un alimento», le dissi.
     Fummo felici finché un giorno arrivò Ade: falla sotto
                i piedi di Persefone, bocca aperta inghiottisce
                mia figlia. Mentre cadevano, le piante che stava
                raccogliendo, si separarono
                l'una dall'altra. Senza la loro piccola mano che le circondava,
                niente ormai poteva tenerle unite. Che cos'è un
                ramo se non il nostro impegno nell'unire ciò
                che non è nato insieme, nel fare un fascio di ciò 
                che è diverso?
    Persefone affondò e tutto si fermò, tranne la paura.
                I campi si seccarono e le labbra dei bambini
                si riempirono di crepe, come quella che Ade aveva
                aperto in mezzo a quel prato.
                Così com'era sprofondata mia figlia sotto la terra
                io avrei fatto sprofondare il mondo nella fame. Fino a
                che Zeus non mi ascoltasse e la riportasse indietro.
     E, sebbene Zeus mi ascoltò, attraverso le arguzie di Ade
                mia figlia torna solo sei mesi all'anno. Il
                resto del tempo vive laggiù, dove accarezza
                le mani dei morti. Dove dicono che
                è regina.
    Quando lei è qui, avvicino al mondo il sole e l'orzo 
               cresce. Colmo di frutti i rami degli alberi. La mia risata 
               si diffonde nei campi e tutto 
               diventa verde. Allontano con le mani l'idea della
               perdita, sapendo, come so, che il suo ronzio ritornerà sempre.
    CASANDRA
    Si Apolo no hubiese escupido sobre mi boca redonda
                 igual que un fruto tampoco me habríais creído.
                 Mis palabras funestas caen del árbol al suelo, 
                 picoteadas por los pájaros. Allí se pudrirán,
                 cada vez más rojas, sin que nadie las toque.
                 ¿Quién quiere la ruina en sus oídos, que en
                 medio de la fiesta alguien diga el incendio?
    Amáis la luz que anida en la victoria. Queréis pensar 
                  que Troya se ha vuelto indestructible, que
                  nuestros enemigos nos ven tan grandes como
                  ese caballo y traer su ofrenda a nuestra puerta
                  no es más que una forma de postrarse. Pero
                  nuestros enemigos saben bien lo mucho que
                  nos gusta la luz de la victoria, sentirnos tan
                  grandes como ese caballo que traen a nuestra
                  puerta. Decidme ahora quién es para quién el
                  extranjero.
    Mis palabras: un ruido de cascos cabalgándoos las sienes. 
                  He rascado el suelo con las patas traseras
                   y arrojado arena a vuestros ojos. La verdad se
                   parece a esta tierra que escuece. Solo asumir
                   el barro que somos podría liberarnos. Aceptar
                   que nuestra piel es una arcilla que se cuartea16
                   al secarse, que las grietas de nuestras manos
                   a veces se confunden con el curso de un río,
                   pero en ellas el trigo nunca crece.
    Amurallamos la ciudad para salvarnos, sin pensar que
                   las puertas también pueden cerrarse desde
                   fuera, que la chispa también puede prenderse 
                   desde dentro. Sin pensar que quizás lo que
                   podría salvarnos no son las filas de soldados
                   ni los muros, sino decir que en el fondo de las
                   ánforas hay miedo. Decirlo y que la voz nos
                   tiemble como agua.
     
    CASSANDRA
    Se Apollo non avesse sputato sulla mia bocca rotonda
                  proprio come un frutto nemmeno mi avreste creduto.
                  Le mie parole funeste cadono dall'albero a terra,
                  beccate dagli uccelli. Lì marciranno,
                  sempre più rosse, senza che nessuno le tocchi.
                  Chi vuole rovina nelle sue orecchie, che nel
                  bel mezzo della festa, qualcuno dica incendio?
    Amate la luce che si annida nella vittoria. Volete pensare
                   che Troia sia diventata indistruttibile, che
                   i nostri nemici ci vedano così grandi come
                   quel cavallo e portare la loro offerta alla nostra porta
                   non è altro che una forma di prostrazione. Ma
                   i nostri nemici sanno bene quanto
                   amiamo la luce della vittoria, sentirci così
                   grandi come quel cavallo che portano alla nostra
                   porta. Ditemi ora chi è per chi lo
                   straniero.
    Le mie parole: un rumore di zoccoli cavalcandovi le tempie.
                   Ho grattato il terreno con le zampe posteriori
                   e gettato sabbia nei vostri occhi. La verità somiglia
                   a questa terra che brucia. Assumere l'argilla
                   che siamo potrebbe liberarci. Accettare che la
                   nostra pelle è un'argilla che si frantuma
                   quando si secca, che le crepe delle nostre mani
                   a volte si confondono con il corso di un fiume,
                   ma in esse non cresce mai il grano.
    Abbiamo murato la città per salvarci, senza pensare che
                   le porte possono anche chiudersi dall'esterno,
                   che la scintilla può anche accendersi
                   da dentro. Senza pensare che forse ciò che
                   potrebbe salvarci non sono le file di soldati
                   né le mura, ma dire che in fondo alle
                   anfore c'è paura. Dirlo e  che la voce ci tremi.
                   come l'acqua.

    PENTESILEA
     
    Cabalgaba Aquiles tras de mí. Estiraba su lanza como
         si fuese un puente y la herida el único lugar
         donde encontrarnos. Yo, que también ignoro
         el lenguaje del légamo, cómo se ara la tierra,
         la altura a la que se cosecha la cebada; yo, que,
         como Aquiles, solo conozco el idioma puntiagudo 
         de la guerra, corría delante de él.
    Cuando su lanza me alcanzó, juraría que iba sonriendo. 
         Dicen que Aquiles se enamoró justo
         al verme caer, pero no fue a mí a quien amó
         (amó eso vacío que anegaba mi cuerpo). Ya
         en el suelo, los dedos se aflojaron y mi mano
         se abrió igual que un loto. Quedó expuesta la
         carne blanda de las palmas; golpearon contra
         la tierra, ásperos, los nudillos.
    Lo difícil no es matar, sino eso que se descascarilla
         por dentro cuando llega la noche: los ojos
         redondos de los muertos, como huevos de
         ave en el vientre del áspid, queriendo romper
         la cáscara; de nuevo, nacer. Lo difícil no es
         matar, sino cómo la muerte, con garras pequeñas, 
         se aferra a los cabellos. Vivir con su
         gorjeo.
    Compadezco a quien venga a ocupar mi lugar: reina
         de las amazonas, comiendo guerra, hablando
         guerra, pariendo guerra para que todo siga.
         Lavándote con guerra de la guerra. Pobre de
         ti, pronto entenderás que en la lanza hay un
         puente. No es el metal atravesándote, eres tú a
         través del metal, llegando hasta la herida donde 
         todo se aquieta. Donde al fin se descansa.
     
     
    PENTESILEA
    Achille cavalcava dietro di me. Tendeva la sua lancia come 
          se fosse un ponte e la ferita l'unico luogo
          dove incontrarci. Io, che anch'io ignoro 
          il linguaggio del limo, come arare la terra,
          l'altezza in cui si miete l'orzo; io, che,
          come Achille, conosco solo il linguaggio tagliente
          della guerra, correvo davanti a lui.
    Quando la sua lancia mi raggiunse, giurerei che stava sorridendo.
           Dicono che Achille si innamorò nel momento
           in cui mi vide cadere, ma non fu me che amò
          (amò quel vuoto che inondava il mio corpo). Ormai
          a terra, le dita si allentarono e la mia mano
          si aprì come un loto. Rimase esposta la
          morbida carne dei miei palmi; sbatterono
          contro la terra, ruvide, le nocche. 
    La cosa difficile non è uccidere, ma ciò che frana
          dentro quando cala la notte: gli occhi 
          rotondi dei morti, come uova di 
          uccello nel ventre di un aspide, volendo rompere 
          il guscio; nascere, di nuovo. La cosa difficile non è 
          uccidere, ma come la morte, con piccoli artigli, 
          si aggrappa ai capelli. Vivere col suo gorgheggio. 
    Compatisco chiunque venga a occupare il mio posto: regina 
          delle amazzoni, mangiando guerra, parlando
          guerra, partorendo guerra affinché tutto continui. 
          Lavandoti con guerra della guerra. Povera te, 
          presto capirai che nella lancia c'è un 
          ponte. Non è il metallo che ti trafigge, sei tu 
          attraverso il metallo, che giunge fino alla ferita dove 
          tutto si acquieta. Dove alla fine c'è riposo.
     
    (Del libro Las Escritas. XXI Premio de Poesía Vicente Núñez. Deputación de Cordoba Berenice, 2022)

  • BASILIO SÁNCHEZ
    POESIA TRA ETICA E UTOPIA
    (PARTE PRIMA)

    data: 19/10/2025 12:46

    Basilio Sánchez è un poeta spagnolo nato a Cáceres nel 1958.

    Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università dell'Estremadura, si è poi specializzato in terapia Intensiva, attività che svolge dal 1983 presso la Terapia Intensiva dell'Ospedale Universitario della sua città natale.

    Sulla sua poesia:

    La sua è una poesia sottile, serena, senza stridenza, che propone un'utopia che è anche un'etica.

    (Piedad Bonnett, giuria del Premio Loewe.)

     

    1.      PERTENECER a algo,

    al cauce de un riachuelo,

    al país de las hojas de otoño,

    al arriate verde de la casa

    que un hombre solitario levantó en una noche.

    Pertenecer a algo,

    al cortejo de peces del silencio,

    al agua de una nube

    o al corazón callado de una lámpara,

    al árbol del camino

    que derrama su sombra cuando paso

    sobre un reino de nada.

     

    APPARTENERE a qualcosa,

    all'alveo di un ruscello,

    al paese delle foglie dell'autunno,

    all'aiuola verde della casa

    che un uomo solitario fece in una notte.

    Appartenere a qualcosa,

    al corteggiamento di pesci del silenzio,

    all'acqua di una nuvola

    o al cuore silenzioso di una lampada,

    all'albero della via

    che sparge la sua ombra quando passo

    su un regno di nulla.

    ---

    2.      EL humo

    ha ennegrecido las bóvedas,

    el tiempo ha dispersado

    por los arcos de piedra de las naves

    las oraciones de los fieles,

    el olor del incienso de las celebraciones.

     

    Hay palomas dormidas en las grietas.

    El rocío de la noche ha levantado un árbol

    sobre el quicio desnudo de una puerta.

    Junto a la sacristía, entre los restos

    caídos del retablo,

    el halo de una vela alumbra el rostro

    de un hombre de rodillas

    dibujado en el muro por un pintor anónimo.

    El poeta es el hombre arrodillado.

    El poeta es el hombre que lo pinta.

     

    Il fumo

    ha annerito le volte,

    il tempo ha disperso

    lungo gli archi di pietra delle navate

    le preghiere dei fedeli,

    l'odore dell'incenso delle celebrazioni. 

    Ci sono colombe addormentate nelle fessure.

    La rugiada della notte ha elevato un albero

    sopra lo stipite spoglio della porta.

    Accanto alla sacrestia, tra i resti

    caduti dalla pala d'altare,

    l'alone di una candela illumina il volto

    di un uomo in ginocchio

    disegnato sul muro da un pittore anonimo.

    Il poeta è l'uomo inginocchiato.

    Il poeta è l'uomo che lo dipinge.

    ---

    3.      LA luz del mediodía,

    como un pájaro ciego,

    se sostiene en lo más alto del aire.

    Las raíces del mosto sacan agua

    de las profundidades de la tierra.

    Hay un hermanamiento,

    una especie de familiaridad entre las cosas

    que conforman el mundo,

    como si cada una cuidara de la otra,

    como si la alegría en la que viven inmersas

    fuera un logro de todas,

    la conquista de una comunidad.

     

    Acercarnos con afecto a las cosas

    nos permite intimar con lo sagrado

    que permanece en ellas.

    La mañana está en deuda con la cosecha de las flores.

    El que entiende de pájaros entiende de narcisos.

     

    La luce del mezzogiorno,

    come un uccello cieco,

    è sospesa nel punto più alto dell'aria.

    Le radici del mosto attingono acqua

    dalle profondità della terra.

    C'è una fratellanza,

    una sorta di familiarità tra le cose

    che compongono il mondo,

    come se ognuna si prendesse cura dell'altra,

    come se la gioia in cui vivono immerse

    fosse un successo di tutte,

    la conquista di una comunità.

    Avvicinarsi con affetto alle cose

    ci consente di entrare in intimità con il sacro

    che permane in esse.

    Il mattino è in debito con la raccolta dei fiori.

    Chi intende gli uccelli intende i narcisi.

    ---

    4.      HAY una isla en medio del océano.

    En ella hay una gruta

    con un río subterráneo.

    Cuando entra la luz el agua es verde

    como el agua tranquila de un acuario.

    De noche sólo hay oscuridad.

    Y un ligero murmullo, una armonía:

    el rumor apagado

    con el que los planetas

    que acabaron desgajándose del universo

    continúan descendiendo hacia el abismo.

    Nos han dejado solos

    como a una flor plantada en la llanura del mundo.

    No hay ningún escritor

    que no se sienta abandonado por las estrellas.

     

    C'è un'isola in mezzo all'oceano.

    In essa c'è una grotta

    con un fiume sotterraneo.

    Quando vi entra la luce, l'acqua è verde

    come l'acqua quieta di un acquario.

    Di notte c'è solo oscurità.

    E un leggero mormorio, un'armonia:

    il rumore svigorito

    con cui i pianeti

    che hanno finito per staccarsi dall'universo

    continuano a precipitare nell'abisso.

    Ci hanno lasciato soli

    come un fiore seminato nelle pianure del mondo.

    Non c'è nessun scrittore

    che si senta abbandonato dalle stelle.

     

    5.      LA ciudad se levanta

    sobre el velo de ayuno de sus muertos,

    ondean en sus torres

    las banderas de humo de los pájaros,

    los estandartes rojos del crepúsculo.

    Esta casa no ha sido construida

    a la orilla del mar.

    Esta casa no ha recibido nunca

    la visita de las gaviotas

    ni ha abierto sus ventanas

    al espacio inconmensurable de las mareas.

    Esta casa no conoce el reposo,

    pero sueña de noche con los barcos

    que atraviesan a solas la luz del horizonte

    en el silencio

    de una ciudad de agua.

     

    La città sorge

    sul velo di digiuno dei suoi morti,

    ondeggiano sulle sue torri

    le bandiere di fumo degli uccelli,

    gli stendardi rossi del crepuscolo.

    Questa casa non è stata costruita

    in riva al mare.

    Questa casa non ha mai ricevuto

    la visita dei gabbiani,

    né ha aperto le sue finestre

    allo spazio incommensurabile delle maree.

    Questa casa non conosce riposo,

    ma sogna di notte con le navi

    che attraversano da sole la luce dell'orizzonte

    nel silenzio

    di una città d'acqua.

     

    6.      EL otoño

    me ha traído el silencio,

    pero no sé qué hacer con el silencio.

    El otoño ha apaciguado a los pájaros,

    pero no se qué hacer con la ternura

    que me inspiran los pájaros.

    Un olivo está solo en un desierto

    del Libro de los Reyes.

    Yo también estoy solo.

    Pero de mi madera no se hará un santuario.

     

    L'autunno

    mi ha portato il silenzio,

    ma non so cosa fare col silenzio.

    L'autunno ha calmato gli uccelli,

    ma non so cosa fare con la tenerezza

    che mi ispirano gli uccelli.

    Un ulivo è solo in un deserto

    nel Libro dei Re.

    Anch'io sono solo.

    Ma dal mio legno non si farà alcun santuario.

     

    7.      AMO lo que se hace lentamente,

    lo que exige atención,

    lo que demanda esfuerzo.

    Amo la austeridad de los que escriben

    como el que excava un pozo

    o repara el esmalte de una taza.

    Mi habla es un murmullo,

    una simple presencia que en la noche,

    en las proximidades del vacío,

    se impone por sí sola contra el miedo,

    contra la soledad que nos revela

    lo pequeños que somos.

    El poeta no ha elegido el futuro.

    El poeta ha elegido descalzarse en el umbral del desierto.

     

    AMO ciò che si fa lentamente,

    ciò che esige attenzione,

    ciò che richiede sforzo.

    Amo l'austerità di chi scrive,

    come chi scava un pozzo

    o ripara lo smalto di una tazza.

    Il mio parlare è un mormorio,

    una presenza semplice che nella notte,

    nelle prossimità del vuoto,

    si impone da sola contro la paura,

    contro la solitudine che ci rivela

    quanto siamo piccoli.

    Il poeta non ha scelto il futuro.

    Il poeta ha scelto di scalzarsi sulla soglia del deserto.

     

    8.      LAS nubes se dispersan

    sobre un campo de arándanos.

    Las montañas

    entre el aire y la tierra

    se cubren con el trébol

    y con la lana blanca de la acacia.

    He heredado un nogal sobre la tumba de los reyes.

    Dichoso el que, sentado

    bajo los grandes árboles

    que iluminan de verde las mañanas del mundo,

    no renuncia al regalo de lo inmenso.

     

    Le nuvole si disperdono

    su un campo di mirtilli.

    Le montagne

    tra aria e terra

    sono ricoperte dal trifoglio

    e dalla lana bianca dell'acacia.

    Ho ereditato un noce sulla tomba dei re.

    Beato chi, seduto

    sotto i grandi alberi

    che illuminano di verde le mattine del mondo,

    non rinuncia al dono dell'immenso.

     

    9.      EL río me recibe

    cuando vuelvo a su lado

    con el temblor incierto de la vida

    que se consume en mí,

    cuando el futuro

    ya no es más que un reflejo sobre su superficie,

    la imagen recortada, silenciosa,

    de otro hombre que espera.

    Es triste abandonar en un recodo

    a aquel que has sido antes,

    dejar a un lado el tiempo

    de las premoniciones y de las conjeturas

    para ser el que eres.

    Hay un puente secreto para cruzar el río.

    De ahora en adelante estaré solo.

    De ahora en adelante

    ya no tengo razones para engañar al corazón.

     

    Il fiume mi accoglie

    quando torno sulla sua riva

    con il tremore incerto della vita

    che si consuma in me,

    quando il futuro

    non è altro che un riflesso sulla sua superficie,

    l'immagine ritagliata, silenziosa,

    di un altro uomo che aspetta.

    È triste abbandonare in un'ansa

    colui che eri prima,

    lasciare da parte il tempo

    delle premonizioni e delle congetture

    per essere chi sei.

    C'è un ponte segreto per attraversare il fiume.

    D'ora in avanti sarò solo.

    D'ora in avanti

    non ho più ragioni per ingannare il cuore.

     

    10.   LAS palabras

    que escribo en un poema

    no flotan en el agua,

    las extraigo del fondo,

    de un habla silenciosa que conocen los peces,

    los antiguos pescadores de ostras

    y los náufragos.

    Escribir un poema es sumergirse

    en las profundidades de otra noche,

    vincularse al misterio

    de un cielo sin estrellas,

    de un bosque ilimitado desprovisto de árboles,

    de un paseo por la nada

    entre los arrecifes

    y las simas azules del sentido.

    El lenguaje del mar

    es el de los ascetas, el de los ermitaños.

    El buscador de esponjas no conoce la nieve.

     

    Le parole

    che scrivo in una poesia

    non galleggiano nell'acqua,

    le estraggo dalla profondità,

    da un parlare silenzioso che i pesci conoscono,

    dagli antichi pescatori di ostriche

    e dai naufraghi.

    Scrivere una poesia è immergersi

    nelle profondità di un'altra notte,

    abbandonarsi al mistero

    di un cielo senza stelle,

    di un bosco sconfinato privo di alberi,

    di una passeggiata nel nulla

    tra le scogliere

    e gli abissi blu del senso.

    Il linguaggio del mare

    è quello degli asceti, quello degli eremiti.

    Il ricercatore di spugne non conosce la neve.

     

    11.   LOS pastores

    de cabras del desierto

    contemplan un crepúsculo

    que se basta a sí mismo.

    Todo el que ha regresado de la nada

    sabe que la semilla

    lleva dentro su sombra.

    La soledad se gana, se defiende,

    uno lucha por ella mientras le quedan fuerzas.

    La estrella de Occidente

    es un árbol plantado por un nómada

    que pastorea un rebaño entre las dunas

    de un país compasivo.

     

    I pastori

    delle capre del deserto

    contemplano un crepuscolo

    che basta a se stesso.

    Chiunque sia tornato dal nulla

    sa che il seme

    porta dentro la sua ombra.

    La solitudine si conquista, si difende,

    si lotta per essa finché si hanno le forze.

    La stella d'Occidente

    è un albero piantato da un nomade

    che pasce un gregge tra le dune

    di un paese compassionevole.

     

    12.   ES un grupo de hombres y mujeres.

    Se desplazan absortos en su misericordia

    bajo la caravana de las nubes

    y la inmensa

    soledad de la luz.

    Desde lejos

    nos parece que cantan, pero sólo

    conversan con los muertos,

    con las casas en ruinas,

    con los monasterios abandonados.

    Cada uno posee su propia historia.

    Cada uno preserva para sí su propio enigma.

     

    È un gruppo di uomini e donne.

    Si muovono assorti nella loro misericordia

    sotto la carovana delle nuvole

    e dell'immensa

    solitudine della luce.

     

    Da lontano

    ci sembra che cantino, ma stanno solo

    conversando con i morti,

    con le case in rovina,

    con i monasteri abbandonati.

    Ognuno ha la propria storia.

    Ognuno conserva per se il proprio enigma.

     

    13.   EL recuerdo

    del brillo del relámpago

    ha dejado en el tronco de una higuera

    un anillo de oro.

    No había nada en la cima de Ararat,

    me dice la paloma que no supo volver,

    ningún resto del arca,

    ni una gota de agua del diluvio.

    Il ricordo

    dello splendore del lampo

    ha lasciato sul tronco di un fico

    un anello d'oro.

    Non c'era nulla sulla cima dell'Ararat,

    mi dice la colomba che non ha saputo tornare,

    nessun resto dell'arca,

    né una goccia d'acqua del diluvio.

     

    14.   EL mar le debe su claridad a las estrellas.

    El mar sabe

    que sus casas son frágiles,

    sabe que su conquista es el silencio.

    La belleza del mar sueña con la belleza de los árboles.

    Su espuma me salpica

    como si hoy fuera el primer día del universo.

     

    Il mare deve la sua limpidezza alle stelle.

    Il mare sa

    che le sue case sono fragili,

    sa che la sua conquista è il silenzio.

    La bellezza del mare sogna la bellezza degli alberi.

    La sua schiuma mi spruzza

    come se oggi fosse il primo giorno dell'universo.

     

    15.   LE he cedido mi asiento

    al visionario de las nubes

    y al que escruta en silencio

    las decisiones inapelables de los astros.

    De un incendio de enebros brota el humo

    que aroma la mañana.

    En el recogimiento de los libros

    refulge la madera de mi cuarto

    mojada por la luz.

    La existencia carece de memoria,

    me doy cuenta

    cuando miro hacia afuera

    por la ventana alta de otro día.

    La existencia, mientras vive en el aire,

    se mantiene en un presente perpetuo.

    Tengo fe en un otoño

    en el que mi esperanza sigue intacta

    y en el que mi remota confianza en el mundo

    todavía no ha prescrito.

     

    Ho ceduto il mio posto

    al visionario delle nuvole

    e a colui che scruta in silenzio

    le decisioni inappellabili delle stelle.

    Da un incendio di ginepri germoglia il fumo

    che profuma il mattino.

    Nel raccoglimento dei libri

    rifulge il legno della mia stanza,

    bagnata dalla luce.

    L'esistenza è priva di memoria,

    me ne rendo conto

    quando guardo fuori

    attraverso l'alta finestra di un altro giorno.

    L'esistenza, mentre vive nell'aria,

    si mantiene in un presente perpetuo.

    Ho fede in un autunno

    in cui la mia speranza rimane intatta

    e in cui la mia remota fiducia nel mondo

    non è ancora scaduta.

     

    16.   HE encontrado en las cosas,

    en los seres más simples,

    una forma

    de dejarse llevar, una manera

    de abandonarse al flujo secreto de la vida

    que nos invita a la modestia.

    Los poemas que nos hacen mejores

    son los que nos devuelven

    a ese estado anterior

    en el que era posible,

    en nuestras relaciones con el mundo,

    conducirnos con naturalidad, sin artificio.

    Me conmueve la humildad de los pájaros

    que trabajan día y noche para trenzar un nido

    en un árbol sin nombre.

     

    Ho trovato nelle cose,

    negli esseri più semplici,

    un modo

    di lasciarsi andare, un modo

    di abbandonarsi al flusso segreto della vita

    che ci invita alla modestia.

    Le poesie che ci rendono migliori

    sono quelle che ci riportano

    a quello stato anteriore

    in cui era possibile,

    nei nostri rapporti con il mondo,

    guidarci con naturalezza, senza artifici.

    Mi commuove l'umiltà degli uccelli

    che lavorano giorno e notte per tessere un nido

    su un albero senza nome.

     

    17.   EN el valle, un castaño

    ha elevado sus hojas

    sobre el tejado rojo de una casa

    y ahora puede mirar al horizonte.

    La noche entre los árboles

    es una oscuridad iluminada, un silencio de pájaros

    en los que confiar, una espesura

    de ramas transparentes,

    de pañuelos azules,

    de animales benévolos.

     

    Necesito vivir en un país

    que no haya renegado de sus árboles,

    necesito vivir en una tierra que envejezca a su sombra.

     

    Nella valle, un castagno

    ha elevato le sue foglie

    sopra il tetto rosso di una casa

    e ora può guardare l'orizzonte.

    La notte tra gli alberi

    è un'oscurità illuminata, un silenzio di uccelli

    in cui confidare, una macchia

    di rami trasparenti,

    di fazzoletti blu

    di animali benevoli.

    Ho bisogno di vivere in un paese

    che non abbia rinnegato dei suoi alberi,

    ho bisogno di vivere in una terra che invecchi alla loro ombra.

     

    18.   LA poesía no explica ni argumenta,

    la poesía sólo llama a las cosas.

    El poeta no es otro

    que el que entra de noche en una habitación

    y permanece inmóvil

    frente a una oscuridad

    a la que poco a poco consigue acostumbrarse.

    El que asiste en silencio

    al nacimiento humilde de las formas

    que comienzan de pronto a definirse,

    a adquirir su certeza,

    su individualidad.

    El inundado

    definitivamente por aquello

    que, llevando en su seno la lumbre del sentido,

    es capaz de ofrecerle su presencia,

    la posibilidad de su secreto.

    La poesía es el oficio del espíritu.

    En las casas de los acantilados,

    en medio de la noche,

    brilla sobre la mesa de los viejos buscadores de conchas

    la aguja de la sal.

     

    La poesia non spiega né argomenta,

    la poesia chiama solo le cose.

    Il poeta non è altro

    che colui che entra di notte in una stanza

    e rimane immobile

    davanti a un'oscurità

    a cui poco a poco riesce ad abituarsi.

    Colui che assiste in silenzio

    all'umile nascita delle forme

    che improvvisamente iniziano a definirsi,

    ad acquisire la loro certezza,

    la loro individualità.

    Colui che è inondato

    decisamente da ciò

    che, portando in seno la luce del significato,

    è capace di offrire la sua presenza,

    la possibilità del suo segreto.

    La poesia è il mestiere dello spirito.

    Nelle case delle scogliere,

    nel cuore della notte,

    splende sul tavolo dei vecchi cercatori di conchiglie

    l'ago l'ago del sale.

     

    19.   NADIE debería ser obligado

    a caminar descalzo por un campo de nieve.

    Nadie debería ser obligado

    a caminar a solas con su sombra.

    Vivir en las palabras,

    asumir el fervor como una forma secreta de penuria

    lo decide uno mismo

     

    Nessuno dovrebbe essere costretto

    a camminare scalzo su un campo di neve.

    Nessuno dovrebbe essere costretto

    a camminare da solo con la propria ombra.

    Vivere nelle parole,

    assumere il fervore come una forma segreta di penuria

    lo si decide da soli.

  • BASILIO SÁNCHEZ
    POESIA TRA ETICA E UTOPIA
    (PARTE SECONDA)

    data: 19/10/2025 12:37

    Basilio Sánchez è un poeta spagnolo nato a Cáceres nel 1958.Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università dell'Estremadura, si è poi specializzato in terapia Intensiva, attività che svolge dal 1983 presso la Terapia Intensiva dell'Ospedale Universitario della sua città natale.

    Sulla sua poesia:

    La sua è una poesia sottile, serena, senza stridenza, che propone un'utopia che è anche un'etica.

     

    (Piedad Bonnett, giuria del Premio Loewe.)

     

    LA herramienta de bronce,

    el mástil de los nómadas,

    la piedra de molino de los pueblos del mar.

    En la profundidad del yacimiento

    los arqueólogos

    reconocen la huella en los altares

    de las manchas de sangre,

    las plumas de las aves incrustadas en las rocas votivas,

    las figuras de barro

    en que se convirtieron las palabras

    al elevarse el humo del primer sacrificio.

    En la profundidad del yacimiento

    una ciudad a oscuras

    avanza silenciosa

    transportando en sus hombros el mito de la luz.

    En la profundidad del yacimiento

    nuestros antepasados

    continúan siendo fieles

    al vaticinio de la luna, a la promesa

    de un orden inmutable en el que sólo está Dios.

     

    L'utensile di bronzo,

    l'albero maestro dei nomadi,

    la mola dei popoli del mare.

    Nella profondità del giacimento,

    gli archeologi

    riconoscono sugli altari le tracce

    di macchie di sangue,

    le piume degli uccelli incuneate nelle rocce votive,

    le figure di fango

    su cui le parole si sono trasformate

    mentre si elevava il fumo del primo sacrificio.

    Nelle profondità del giacimento

    una città al buio

    avanza silenziosa

    portando sulle spalle il mito della luce.

    Nelle profondità del giacimento

    i nostri antenati

    continuano ad essere fedeli

    al vaticinio della luna, alla promessa

    di un ordine immutabile in cui esiste solo Dio.

    ---

    2.      HE visto una ventana recluida

    en el círculo de claridad de una linterna,

    animales

    que buscaban refugio

    bajo los escalones de la noche,

    a una mujer y a un hombre

    sentados contra un muro

    compartiendo la frazada del miedo.

    Nadie sabe cómo estar en el mundo.

    Mis palabras inventan un espacio

    para expresar un tiempo cuyas vicisitudes

    han nacido conmigo.

    Donde acaba la noche

    el horizonte es blanco como la nieve de la tierra.

     

    Ho visto una finestra isolata

    nel cerchio del chiarore di una lanterna,

    animali

    che cercavano rifugio

    sotto i gradini della notte,

    una donna e un uomo

    seduti contro un muro,

    condividendo il manto della paura.

    Nessuno sa come stare al mondo.

    Le mie parole inventano uno spazio

    per esprimere un tempo le cui vicissitudini

    sono nate con me.

    Laddove finisce la notte

    l'orizzonte è bianco come la neve della terra.

      

    3.      CON las primeras lluvias

    el jardín se ha cubierto de maleza.

    Ya apenas se distingue el amarillo

    en la asamblea de las flores.

    Es verdad

    que en la idea del jardín subyace oculta

    la idea del sufrimiento,

    la de que prevalece

    sobre el orden de la naturaleza

    el orden de los hombres.

     

    Es verdad que, a menudo,

    sin pensar en las cosas,

    logramos extraer de lo arbitrario

    la materia de la celebración.

    Pero cuido un jardín y he iluminado

    con dos cerezas rojas una parte del mundo.

     

    CON le prime piogge,

    il giardino si è ricoperto di erbacce.

    A malapena si distingue il giallo

    nell'assemblea dei fiori.

    È vero

    che nell'idea del giardino soggiace nascosta

    l'idea della sofferenza,

    quella che prevale

    sull'ordine degli uomini.

    È vero che, spesso,

    senza pensare nelle cose,

    riusciamo a estrarre da ciò che è arbitrario

    il materiale della celebrazione.

    Ma curo un giardino e ho illuminato

    con due ciliegie rosse una parte del mondo.

    ---

    4.      ÉSTE es el buen lugar.

     

    De esta tierra ha manado leche y agua.

    De esta tierra

    las hojas del manzano

    extrajeron su pudor y su fuerza.

     

    De esta tierra sacaron nuestros muertos

    el rojo de las bayas,

    el silencioso verde de los campos.

     

    Las historias

    de los libros sagrados

    debieron ser escritas por pastores

    que, al final de la tarde,

    aguardaban sentados a la sombra

    el regreso de los rebaños

    por las iluminadas laderas de los montes.

     

    QUESTO è il posto buono.

     

    Da questa terra sono sgorgati latte e acqua.

    Da questa terra,

    le foglie del melo

    hanno estratto il loro pudore e la loro forza.

     

    Da questa terra i nostri morti hanno estratto

    il rosso delle bacche,

    il silenzioso verde dei campi.

     

    Le storie

    dei libri sacri

    avrebbero dovuto essere scritte da pastori

    che, alla fine della sera,

    aspettavano seduti all'ombra

    il ritorno delle loro greggi

    lungo gli illuminati pendii dei monti.

    ---

    5.      LOS pueblos se dispersan,

    las civilizaciones se dispersan,

    nosotros mismos somos

    un país fragmentado,

    una ciudad en ruinas,

    una extensa escombrera de desaparecidos.

     

    En un mundo

    que se ha quedado viejo

    te busco por las casas que entre los matorrales

    se mantienen en pie,

    por las habitaciones donde alguien,

    con un cabo de vela, se recoge

    para contar historias.

     

    En un mundo

    que se ha quedado viejo,

    por las habitaciones donde alguien,

    con un cabo de vela, se recoge

    para escuchar a otro que las cuenta.

     

    I popoli si disperdono,

    le civiltà si disperdono,

    noi stessi siamo

    un paese frammentato,

    una città in rovina,

    una vasta discarica di persone scomparse.

     

    In un mondo

    che è rimasto vecchio

    ti cerco tra le case che tra i cespugli

    restano in piedi,

    tra le stanze dove qualcuno,

    con un moncone di candela, si raccoglie

    per raccontare storie.

     

    In un mondo

    che è rimasto vecchio,

    tra le stanze dove qualcuno,

    con un moncone di candela, si raccoglie

    per ascoltare un altro che le racconta.

    ---

    6.      ESTÁ en las escrituras:

    La visión se concede, los profetas

    escriben al dictado.

     

    Pero nosotros no venimos de los profetas,

    nosotros descendemos

    de un pastor de rebaños

    al que no permitieron, en mitad de la noche,

    entrar a la ciudad.

     

    È nelle Scritture:

    La visione è concessa,

    i profeti scrivono sotto dettatura.

     

    Ma noi non veniamo dai profeti,

    noi discendiamo

    da un pastore di greggi

    a cui non fu concesso, nel cuore della notte,

    di entrare in città.

    ---

    7.      POR el arco de una iglesia románica

    discurre, silencioso,

    el río de las cosas.

    Un hilo transparente,

    un reflejo de agua en el que beben,

    como si fuesen trazos de ese río,

    las abubillas y los cárabos.

     

    Pienso en la desmesura de los árboles

    que arropan con su sombra

    lo que dicen sus frutos.

    Pienso en la desmesura de las nubes

    y en la forma que tienen, sigilosas,

    de colmar el vacío.

    Pienso en otra mañana

    que se deja llevar a la deriva

    sobre la duermevela de los campos.

     

    Un hilo transparente,

    un reflejo de agua del que yo formo parte

    con mis vacilaciones y flaquezas,

    con mis debilidades

    y mis incertidumbres.

    Ocupado en secreto en este oficio de acarrear imágenes

    para un templo sin culto.

     

    ATTRAVERSO l'arco di una chiesa romanica,

    scorre, silenzioso,

    il fiume delle cose.

    Un filo trasparente,

    un riflesso d'acqua in cui bevono,

    come se fossero tracce di quel fiume,

    le upupe e gli allocchi.

     

    Penso alla dismisura degli alberi

    che riparano con la loro ombra

    ciò che dicono i loro frutti.

    Penso alla dismisura delle nuvole

    e al modo che hanno, silenziose,

    di colmare il vuoto.

    Penso a un altro mattino

    che si fa trasportare alla deriva

    sul dormiveglia dei campi.

     

    Un filo trasparente,

    un riflesso d'acqua di cui io faccio parte

    con le mie esitazioni e cedimenti,

    con le mie debolezze

    e le mie incertezze.

    Segretamente impegnato in questo compito di trascinare immagini

    per un tempio senza culto.

    ---

    8.      UNO empieza un poema

    por aquello que sabe

    y lo acaba por lo que desconoce.

     

    Escribir un poema es andar sobre las aguas,

    confiarnos a lo bueno del mundo.

     

    La primera conquista es la de la ternura.

     

    Luego viene la de la soledad,

    esa conquista

    que nos abre las puertas del silencio.

     

    SI inizia una poesia

    con ciò che si sa

    e la si conclude con ciò che si ignora.

     

    Scrivere una poesia è camminare sulle acque,

    affidarsi al bene del mondo.

     

    La prima conquista è quella della tenerezza.

     

    Poi viene quella della solitudine,

    quella conquista

    che ci apre le porte del silenzio.

    ---

    9.      BAJO un cielo

    tembloroso de estrellas

    atravieso, sereno, los arcos de la noche,

    aseguro las puertas de la casa,

    apago las farolas, los fanales de viento,

    la lucecilla gris de los hangares

    donde duermen los pájaros.

     

    Quizá porque las cosas

    parece que no cambian,

    que discurren en la tranquilidad

    de un tiempo ilimitado,

    hoy me encuentro más viejo, más pequeño,

    completamente solo en un espacio

    que se va reduciendo hasta extinguirse

    como si fuese un punto del paisaje

    del que nos alejamos para siempre.

     

    Yo creo que no es el tiempo

    lo que, al final, la muerte consigue arrebatarnos,

    es el espacio,

    la visión de lo abierto, la grandeza

    sencilla de las cosas

    con las que compartimos nuestra vida,

    nuestra ausencia de límites.

     

    Yo creo que no es el tiempo.

    La muerte es una hipótesis

    que te acaba robando la posibilidad del horizonte.

     

    SOTTO un cielo

    tremolante di stelle

    attraverso, sereno, gli archi della notte,

    serro bene le porte di casa,

    spengo i lampioni, i fanali di vento,

    la piccola luce grigia degli hangar

    dove dormono gli uccelli.

     

    Chissà perché le cose

    sembra che non cambino,

    che discorrano nella tranquillità

    di un tempo illimitato,

    oggi sono più vecchio, più piccolo,

    completamente solo in uno spazio

    che si va riducendo fino ad estinguersi

    come se fosse un punto del paesaggio

    da cui ci allontaniamo per sempre.

     

    Io credo che non sia il tempo

    ciò che, alla fine, la morte riesce a strapparci,

    è lo spazio,

    la visione dell'aperto, la grandezza

    semplice delle cose

    con cui condividiamo la nostra vita,

    la nostra assenza di limiti.

     

    Io credo che non sia il tempo.

    La morte è un'ipotesi

    che finisce per rubare la possibilità dell'orizzonte.

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    10.   UNO escribe un poema para sentirse vivo.

    Uno escribe un poema

    para que otro descubra que estás vivo.

     

    La poesía le ha movido la piedra de la entrada

    a la gruta de las resurrecciones.

     

    La poesía ha corregido

    la inclinación del eje de la tierra

    y ha arrojado la manzana de Newton

    sobre la fuente de los pájaros.

     

    SI scrive una poesia per sentirsi vivi.

    Si scrive una poesia

    affinché un altro scopra che sei vivo.

     

    La poesia ha spostato la pietra dell'ingresso

    alla grotta delle resurrezioni.

     

    La poesia ha corretto

    l'inclinazione dell'asse della terra

    e ha gettato la mela di Newton

    sulla sorgente degli uccelli.

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    11.   CON el tiempo me he vuelto silencioso

    como el carbón de estufa.

     

    Desde hace algunos años, me encomiendo

    a los pájaros mudos

    y a los hombres

    que hicieron del sigilo su ciudad en la tierra.

     

    El silencio es un océano en calma

    que permite que afloren

    como islas

    o como promontorios

    los pequeños sonidos de las cosas,

    sus músicas secretas.

     

    El silencio le deja a cada uno llegar a ser quien es.

    El silencio es la elegancia absoluta.

     

    COL tempo sono diventato silenzioso

    come il carbone di una stufa.

     

    Da alcuni anni, mi affido

    agli uccelli muti

    e agli uomini

    che hanno fatto del silenzio la loro città sulla terra.

     

    Il silenzio è un oceano calmo

    che permette che emergano

    come isole

    o come promontori

    i piccoli suoni delle cose,

    le loro musiche segrete.

     

    Il silenzio consente a ciascuno di diventare ciò che è.

    Il silenzio è l'eleganza assoluta.

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    12.   NO hay azafrán ni clavo,

    no hay canela ni vino para el láudano.

     

    El dolor verdadero,

    igual que la alegría verdadera,

    forma parte de un patrimonio íntimo

    que no nos es posible compartir.

     

    No he paseado nunca con mi herida

    por ninguno de los jardines que conozco.

     

    La herida es el eclipse que revoca la luz,

    la herida es la distancia

    que nos convierte en extranjeros.

     

    En el dolor no hay pájaros,

    sólo dioses hablando con los dioses.

     

     

    Non c'è croco né chiodo di garofano,

    non c'è cannella né vino per il laudano.

     

    Il vero dolore,

    come la vera gioia,

    fa parte di un patrimonio intimo

    che non ci è possibile condividere.

     

    Non ho mai passeggiato con la mia ferita

    in nessuno dei giardini che conosco.

     

    La ferita è l'eclissi che revoca la luce,

    la ferita è la distanza

    che ci trasforma in estranei.

     

    Nel dolore non ci sono uccelli,

    soltanto dei che parlano con gli dei.

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    13.   HAY instantes

    que dejan de ser nuestros,

    que cruzan uno a uno los puentes de la historia

    sin menoscabo apenas,

    sin llegar a perder en los derrumbes

    sucesivos del mundo

    su luminosa intensidad.

     

    Hay ciudades

    que nos resultan misteriosas

    porque siempre nos parecen a punto

    de confiarnos un secreto.

     

    Hay libros que son fértiles,

    países por los que puede uno caminar.

     

    Éste es el patrimonio que hemos recibido:

    la promesa de una tierra excesiva,

    de una vida abundante.

     

    Algo espera en nosotros desde siempre.

    Es en el corazón de las manzanas donde crecen

    las estrellas perfectas.

     

    Ci sono istanti

    che cessano di essere nostri,

    che attraversano uno a uno i ponti della storia,

    attenuati appena,

    senza mai perdere nei crolli

    successivi del mondo

    la loro luminosa intensità.

     

    Ci sono città

    che ci risultano misteriose

    perché sembrano essere sempre sul punto

    di confidarci un segreto.

     

    Ci sono libri che sono fertili,

    paesi attraverso i quali si può camminare.

     

    Questo è il patrimonio che abbiamo ricevuto:

    la promessa di una terra eccessiva,

    di una vita abbondante.

     

    Qualcosa in noi è in attesa da tempo.

    È nel cuore delle mele dove crescono

    le stelle perfette.

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    14.   EL lenguaje del cielo está plagado

    de signos invisibles,

    de palabras que nunca

    conseguiremos pronunciar.

     

    La luz inesperada,

    la mano imprevisible,

    todo eso que se nos da por añadidura

    como un tiempo

    que está fuera del tiempo

    quizá sea la única porción de eternidad

    que aún está a nuestro alcance.

     

    Las cosas nos ofrecen lo mejor de sí mismas.

    En la vida que amparan hay un orden del mundo.

     

     

    Il linguaggio del cielo è costellato

    di segni invisibili,

    di parole che mai

    riusciremo a pronunciare.

     

    La luce inattesa,

    la mano imprevedibile,

    tutto ciò che ci viene dato in più,

    come un tempo

    che è fuori dal tempo,

    è forse l'unica porzione di eternità

    ancora alla nostra portata.

     

    Le cose ci offrono il meglio di sé.

    Nella vita che proteggono c'è un ordine del mondo.

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    15.   UN camino de tierra quebradiza

    me lleva hasta un crepúsculo

    que se vierte lentamente en el mar.

     

    Las gaviotas planean

    sobre los azulejos de la orilla,

    sobre la hermosa muerte de las conchas.

     

    Cuando acaba la tarde,

    sentarme frente al mar

    me enseña a ver un mundo sin obstáculos,

    sin apenas sucesos o accidentes

    que en realidad no existe.

     

    Cuando acaba la tarde, sentarme frente al mar

    es sentarme a la puerta de una sinagoga

    a la hora del rezo.

     

    Una strada di terra fragile

    mi conduce a un crepuscolo

    che si getta lentamente in mare.

     

    I gabbiani planano

    su gli azulejos della riva,

    sulla splendida morte delle conchiglie.

     

    Quando finisce la sera,

    sedermi di fronte al mare

    mi insegna a vedere un mondo senza ostacoli,

    quasi senza avvenimenti o impedimenti,

    che in realtà non esiste.

     

    Quando finisce la sera, sedermi di fronte al mare

    è come sedermi alla porta di una sinagoga

    all'ora della preghiera.

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    16.   MI pensamiento fluye con los peces

    por las aguas

    de un río subterráneo,

    con las ramas caídas por la serenidad

    de una noche perpetua.

     

    No soy como los árabes,

    como las caravanas del desierto:

    yo mendigo la luz.

    Yo soy el que ha escarbado en la tierra de los dones

    y ha extraído raíces,

    la madera quemada de un incendio.

     

    He aprendido a convivir con las ruinas,

    a abrir una ventana y asomarme en silencio a la ternura

    de lo que ya no existe.

     

    Oculto en la espesura de las cosas

    queda un último eco, sin embargo,

    de la canción del paraíso,

    un pequeño reflejo de la lámpara

    que alumbró el primer día las fachadas

    de las casas del mundo.

     

    He heredado un nogal sobre la tumba de los reyes.

     

    Las palabras son mi forma de ser.

     

     

    IL mio pensiero fluisce coi pesci

    sulle acque

    di un fiume sotterraneo,

    con i rami caduti dalla serenità

    di una notte perpetua.

     

    Non sono come gli arabi,

    come le carovane del deserto:

    io mendico la luce.

    Sono colui che ha scavato nella terra dei doni

    e ha estratto radici,

    la legna bruciata di un incendio.

     

    Ho imparato a convivere con le rovine,

    ad aprire una finestra e affacciarmi in silenzio alla tenerezza

    di ciò che non esiste più.

     

    Nascosta nella boscaglia delle cose,

    rimane tuttavia un'ultima eco,

    del canto del paradiso,

    un piccolo riflesso della lampada

    che illuminò il primo giorno le facciate

    delle case del mondo.

     

    Ho ereditato un noce sulla tomba dei re.

     

    Le parole sono il mio modo di essere.

     

    (De He heredado un nogal sobre la tumba de los reyes. Loewe Fundación. Colección Visor de Poesía)